giovedì 13 ottobre 2016

Storm Children : Book One [aka Figli dell'Uragano] ( Lav Diaz , 2014 )




Storm Children: Book One (2014) on IMDb
Giudizio: 8.5/10

C'è voluto il trionfo alla Mostra Cinematografica di Venezia di qualche settimana fa che ha assegnato a The Woman Who Left il Leone d'Oro, seppur accompagnato dai soliti grugniti di protesta dei presunti cineasti (italiani ovviamente), per sdoganare definitivamente anche in Italia Lav Diaz, dopo quasi venti anni di attività che ha prodotto autentici capolavori e una forma personalissima di approcciare l'arte cinematografica: Storm Children ( Figli dell'Uragano è il titolo italiano) è infatti il primo lavoro del grande regista filippino ad approdare in Italia, in sala e in streaming, grazie anche al coraggio di due piccole case di distribuzione indipendenti, Malastradafilm e Zomia.


Il lavoro di Lav Diaz fu concepito nel 2014 all'indomani del disastroso tifone Yolanda che sconvolse l'arcipelago filippino: il regista raggiunse le zone colpite e iniziò a raccontare quello che la catastrofe aveva lasciato alle spalle, incentrando il suo racconto sulle figure dei ragazzini scampati all'uragano.
Storm Children non è però un documentario in senso stretto, è piuttosto il racconto del passaggio di un evento apocalittico che spazzo via migliaia di persone lasciando distruzione ovunque.
Il film si apre con un lungo piano fisso su una notte sconvolta da piogge torrenziali, appena illuminata da luci fioche che sembrano provenire da un altro mondo; a questo prologo fanno seguito tre diversi momenti raccolti subito dopo il passaggio del tifone: strade allagate lungo le quali a fatica si muovono automibili, motocicli e i tipici veicoli adattati a minitaxi simili alle nostre Api che si trovano ormai solo , forse, nelle aree rurali; nelle strade allagate i ragazzini giocano come se si trovassero in una immensa piscina, piena di acqua sporca e carica di rifiuti.

Subito dopo vediamo due ragazzini che cercano di raccogliere contenitori di plastica da un torrente che attraversa un centro abitato trasportando rifiuti vari per venderli, forse ai rigattieri e rimediare quattro soldi.
Ed infine la parte finale, la più lunga e corposa, girata tra le macerie di un villaggio in riva al mare dove la forza bruta della natura ha voluto lasciare una traccia indelebile con alcune navi scagliate fino sulle strade: una immagine potente post apocalittica intorno alla quale però la vita sembra ricominciare proprio con la colonizzazione di quei relitti da parte degli abitanti della zona.
Sono soprattutto i ragazzini i protagonisti di questo racconto fatto di immagini tanto nitide quanto taglienti ,forti del loro realismo: ragazzini che scavano tra le macerie alla ricerca di qualcosa da rivendere, ragazzini che raccontano la storia della loro famiglia spazzata via dal tifone e altri che trasportano acqua aiutando la famiglia ,ragazzini che trovano la forza di divertirsi e di giocare, arrampicandosi come formiche sulle spaventose carcasse delle navi usate come trampolini per tuffi giocosi; proprio nella lunga scena finale in cui vediamo le navi prese quasi d'assalto dai ragazzini c'è il senso profondo di una storia dalla quale emerge la straordinaria capacità di saper ricominciare e di sapere sorridere alla vita da parte di queste popolazioni che con la povertà e la distruzione hanno un rapporto quasi simbiotico.
Il cinema di Lav Diaz è un forma di arte non semplice, e non solo per la sua abitudine di comporre opere fiume di svariate ore: il suo cinema non è semplice perchè è scarno, essenziale, privo di orpelli e di mediazioni, si basa su un linguaggio fatto di lunghi piani fissi costruiti però con un senso geometrico mirabile, è un racconto privo di vie intermedie , capace di carpire l'occhio e l'attenzione attraverso un meccanismo di rapimento sensoriale che ha come fine quello di rappresentare la realtà in maniera quasi primitiva.
Storm of Children, durata a parte, contenuta nelle 2 ore e mezza, contiene tutte le stigmate dell'arte di Lav Diaz che si basa sulla sua capacità di raccontare con un bianco e nero primordiale e al contempo elegantissimo, storie di vita con una prospettiva umanistica filtrata da immagini cariche di realismo che ben pochi altri registi possiedono.
Si spera che la distribuzione di questo lavoro nel nostro paese possa essere il primo passo della riscoperta dell'opera di questo straordinario regista per troppo tempo colpevolmente emarginato nelle sale dei Festival.


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