martedì 1 novembre 2016

Elle ( Paul Verhoeven , 2016 )




Elle (2016) on IMDb
Giudizio: 6/10

Da sedici anni ormai Paul Verhoeven è stato silenziosamente giubilato da Hollywood, dove a cavallo tra gli anni 80 e 90 aveva saldamente piantato le radici producendo alcuni tra i film di più grande successo: per Elle il regista olandese si affida ad una coproduzione tipicamente europea ( Francia, Belgio, Germania) costruendo un lavoro che per moltissimi aspetti ricalca i canoni più consolidati del cinema del Vecchio Continente.
Il film si apre con una rapidissima e violenta scena di stupro: Michele, donna di mezza età di quelle tipiche della nostra epoca improntata alla competitività e alla fiera affermazione di se stessi, subisce la violenza carnale nella sua casa da uno sconosciuto mascherato.


La donna è una manager di un casa di produzione di videogames, non troppo ben voluta sul lavoro dai suoi dipendenti, non tanto per il suo ruolo, quanto per il suo modo di agire improntato all'assoluto controllo quasi dispotico.
Anche nella vita privata Michele mostra la sua durezza e la tendenza a voler condizionare le scelte nella vita delle persone a lei più vicine: il figlio, l'ex marito , la migliore amica, tutto ciò che orbita intorno a lei deve essere sotto il suo stretto controllo decisionale.
Quando Michele scopre l'identità del violentatore, la donna instaurerà con lui un rapporto morboso e perverso che avrà comunque l'unica finalità di porre sotto il proprio controllo ossessivo anche lo stupratore ( non sarà difficile capire sin quasi da subito chi sia l'uomo mascherato).
Il finale del film scivola dal dramma più intenso al quasi lieto fine, consumato tra i viali del cimitero.

Etichettare Elle come un thriller è un azzardo sostanzioso: il film di Verhoeven sembra più una di quelle commedie nere con un pizzico, ma proprio poco, di suspance e che, in perfetto stile francese, sembra soprattutto volersi prendere gioco di una borghesia degradata e abietta: intorno a Michele si coagulano infatti, tresche torbide, rapporti all'insegna dell'odio profondo e del disprezzo, rancori e soprattutto un passato che vorrebbe dare alla figura della donna un'aura di maledizione e di malvagità; Michele infatti è stata protagonista forse solo involontaria o forse no, di un evento esecrabile accaduto parecchi anni e di cui lei porta ancora i segni addosso, sia nel rapporto con la grottesca madre che con il padre, praticamente ripudiato.
Insomma citare anche in questo caso la scuola francese che fa capo a Chabrol non appare un semplice e puro citazionismo forzato: Michele è l'eroina sporca e detestabile di una classe sociale che ha perso ogni etica e che trova la sua linfa vitale solo nell'esercizio del potere bieco e del controllo; Verhoeven ci mette del suo soprattutto nell'aspetto più strettamente sessuale della situazione, dove la violenza è sempre stata una delle sue idee più ricorrenti.
Nel suo complesso però Elle è film che non convince in pieno, troppe cose si incastrano in maniera forzata, il thriller come tale non funziona e l'aspetto più strettamente sociologico appare un po' troppo grondante manierismo di facile presa.
Certamente la figura di Michele ha il suo fascino un  po' maledetto e preverso, ma , seppur sostenuta da una Isabelle Huppert eccellente, troppe volte sembra deragliare verso derive poco credibili.



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