giovedì 1 dicembre 2016

Il Cittadino Illustre [aka El Ciudadano ilustre] ( Gaston Duprat , Mariano Cohn , 2016 )




The Distinguished Citizen (2016) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Daniel Mantovani è il primo scrittore argentino a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, alla cerimonia ufficiale, in rigoroso abito anticonvenzionale, lo scrittore pronuncia un discorso intriso di acida polemica e che suona come pietra tombale sulla sua attività di artista: l'avere avuto un simile riconoscimento da parte di scrittori, accademici e persino reali è sinonimo di omologazione, quindi la sua opera di artista è finita, pronto per la statua ed il museo.
Dopo cinque anni Daniel è ancora inattivo, vive pigramente a Barcellona dove la segretaria gli elenca i numerosi premi assegnatogli, le interviste richieste e le manifestazioni letterarie cui è invitato e che con fare annoiato e altezzoso regolarmente rifiuta; solo l'invito da parte della città di Salas , 800 km da Buenos Aires, dove nacque e dalla quale fuggì ormai 40 anni orsono sembra suscitare in lui un barlume di interesse.


Qualche giorno dopo Daniel, da solo, arriva a Salas, accolto come una delle grandi glorie della nazione ( Maradona, il Papa e Messi) : la città gli conferisce la cittadinanza d'onore anche perchè tutti i suoi romanzi sono ambientati in questa squallida e provinciale cittadina.
Qui Daniel incontra vecchi amici di infanzia, il suo amore giovanile e una serie di personaggi che in un modo o in un altro sembrano legati alle sue opere, realtà tangibile della sua opera di fantasia.
L'iniziale fervore col quale viene accolto, condito di surreali pacchianate, ben presto lascia spazio ad un crescente rancore perchè in fondo Salas è un luogo che nei ricordi e nella fantasia dello scrittore appare un concentrato di rozzezza e di volgarità che infastidisce i suoi abitanti.
Nel breve volgere di qualche giorno lo scrittore vedrà scorrere davanti a sè il suo passato e un presente fatto di una realtà che sembra addirittura voler superare la fantasia.

Il Cittadino Illustre , caustica commedia con qualche deriva quasi nera, dell'accoppiata Duorat-Cohn è un intelligente , divertente e al contempo profonda descrizione del rapporto di un artista con la realtà e con la fantasia: Daniel Mantovani è infatti il classico scrittore che ha cannibalizzato i suoi ricordi, vivisezionato la sua città d'origine dalla quale è fuggito come un ladro per mettersi alle spalle la grettezza provinciale e che ha percorso in senso inverso il viaggio che gran parte degli argentini hanno compiuto, nei secoli scorsi, dall'Europa per stabilirsi in Sud America.
In questo contesto i registi inseriscono in maniera mai pedante riflessioni sul ruolo dell'artista, sul suo rapporto con la politica, su la cultura in senso lato: tutto viene filtrato attraverso lo sguardo del protagonista, attraverso episodi a volte addirittura esilaranti conditi da una bella carrellata di personaggi costruiti con colorita efficacia.
Ma il racconto trova il suo punto di forza più grande sul rapporto tra lo scrittore ed il suo passato, sulla sua capacità di leggere la realtà e sulla costruzione della fantasia; l'atteggiamento di Daniel è da tipico eroe di Woody Allen, pieno di manie, di ritualità, arroccato nella sua alterigia che nasconde una strisciante acrimonia e misantropia, accentuata dal suo calarsi in una realtà gretta e tutt'altro che culturalmente nobile come  quella della sua città d'origine; i suoi concittadini , lungi dal considerarlo un eroe nazionale, provano un astio profondo verso colui che ha elaborato la realtà per piegarla alle sue fantasie letterarie denigrando una intera comunità, per cui il suo viaggio a Salas sembra diventare una fatidica resa dei conti,
Quale è il compito dell'artista quindi? sembrano chiedersi i due registi, è lecito fagocitare la realtà per sfamare la propria vena ispirativa?
Il finale, che passa per lo sguardo ricco di sarcasmo di Daniel , sembra dare una risposta alle domande: l'ispirazione artistica vive degli impulsi della realtà, manipolati e piegati alle volontà e al narcisismo dell'autore che riesce attraverso un processo di assimiliazione a ritrovare il filo narrativo perso; ma è sempre la multiformità della realtà che si presta a infinite interpretazioni il perno intorno al quale ruota il ruolo dello scrittore; "vedi questo segno sulla pelle " dice Daniel ad un giornalista nel finale" secondo te cosa è? una ferita procurata cadendo dalla bicicletta, una cicatrice chirurgica o una ferita da arma da fuoco? La verità non esiste, tutto è interpretazione".
Carta , matita e vanità, questi gli strumenti dello scrittore di fronte ad una verità e a una realtà che altro non sono che livelli di interpretazione.
Oscar Martinez , vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretzione maschile alla Mostra del Cinema di Venezia è autore di una prova di notevole spessore soprattutto nell'infondere quell'aria da artista sempre in bilico tra altezzoso distacco e fervore.

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