mercoledì 4 gennaio 2017

A Good Wife [aka Dobra Zena] ( Mirjana Karanovic , 2016 )




A Good Wife (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Una donna di mezza età si guarda allo specchio, la sua attenzione cade sulle sue mammelle ancora belle floride e dai contorni armonici, il suo sguardo fa trapelare un contenuto compiacimento salvo poi fissarsi quasi nel vuoto; è proprio attraverso le mammelle di Milena che Mirjana Karanovic ( la proprietaria stessa delle mammelle), magnifica e stimata attrice serba, qui al suo debutto come regista, costruisce la sua metafora sulla Serbia di oggi, ancora, dopo molti anni , alle prese con gli esiti, soprattutto morali, della guerre balcaniche.
Milena ha una bella famiglia, un marito premuroso, una bella casa poco distante da Belgrado, due figli poco più che adolescenti che vivono ancora con lei e una che vive nella capitale impegnata nelle tante associazioni che si occupano di portare alla luce i crimini di guerra, un gruppo di amici con i quali trascorrono piacevoli giornate in allegria.


Un quadro quasi idilliaco insomma almeno fino a quando insorge il sospetto prima e la certezza dopo avere eseguito gli accertamenti, di un cancro alla mammella; presa da una frenesia di iperattività Milena riesuma da un ripostiglio le vecchie divise di guerra di Vlade, suo marito, cosa che suscita in lei qualche turbamento che diventa vera angoscia nel momento in cui scopre su una vecchia videocassetta, che nella prima parte contiene immagini felici della famiglia di molti anni prima, una ripresa che raffigura il marito ed alcuni suoi commilitoni in una operazione di guerra condotta contro i civili bosniaci.
Quello che sembrava un quadro perfetto in poco tempo si trasforma nella descrizione di un incubo, dove nulla di quello che si vede in superficie è reale: i vecchi amici commilitoni sono legati tra loro solo dall'omertà , dalla paura e dal disprezzo reciproco, le loro famiglie sono un covo di rancore e di crudeltà che sfocia nella pazzia,lo stesso sentimento di Milena di assoluta devozione verso il marito altro non è che una paura ancestrale di rimanere da sola. E poi c'è il cancro, la metafora della Serbia attuale, l'organo femminile per eccellenza, quello che più di tutti descrive il legame tra madre e figli che può tornare ad essere un simbolo di ricchezza e di floridità sono estirpando la malattia che altrimenti lo corroderebbe fino alla morte.

In tutto il film ascoltiamo i dibattiti che la televisione trasmette sulla responsabilità del paese nei crimini di guerra, sul libero arbitrio, sulla necessità di portare a galla quanto di ancora c'è sepolto.
"Allora dovrebbero arrestare metà della popolazione della Serbia" dichiara infastidito Vlade di fronte a questi dibattiti, e , in fondo ha ragione: giusto punire chi ha dato gli ordini, ma quella fu una guerra che si basò fondamentalmente sull'odio razziale e religioso che in un paese di suo fortemente nazionalista come la Serbia poteva trovare largo appoggio anche tra la popolazione e di conseguenza tra i soldati, dando fiato ad iniziative personali o di piccoli gruppi.
L'onda lunga e distruttiva della guerra insomma ancora mina alle fondamenta il paese che da un lato vuole lasciarsi alle spalle una epoca terribile e dall'altra però deve fare i conti con la sua coscienza storica.
Il dramma personale di Milena diventa quindi lo specchio di una società che in parte ha dovuto compiere quello che fece la Germania post nazista, con la differenza che quella dei Balcani fu una delle prime guerre raccontate mediaticamente in ogni suo piccolo dettaglio e quindi privando l'alibi del " non sapevamo" col quale molto tedeschi si lavarono la coscienza nell'immediato dopoguerra.
Di certo Mirjana Karanovic ha voluto raccontare una storia con la prospettiva delle donne, di coloro cioè che videro mariti e figli partire con le armi e che a distanza di anni ancora debbono espiare le colpe di quegli eventi; ecco quindi che la metafora della malattia al seno di Milena diventa ancora più pregnante e profonda se pensiamo alla prospettiva secondo la quale il film è costruito; rimane solo il dubbio sul cardine narrativo del racconto e cioè: poteva Milena non sapere nulla del passato del marito? Possibile che mai nulla fosse filtrato?
A parte ciò A Good Wife è un film intenso, dominato dalla prova straordinaria della Karanovic nel ruolo di Milena, che forse difetta solo nell'avere dato poco spazio e profondità alla prospettiva delle nuove generazioni , in special modo della figlia Natasha che vive a Belgrado.
La morale però è chiara: c'è ancora molto da lavorare sulla coscienza nazionale serba in un'epoca in cui la spinta nazionalista sembra riprendere fiato , soprattutto nei suoi aspetti più deleteri.

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