martedì 10 gennaio 2017

L'Avenir ( Mia Hansen-Love , 2016 )




Things to Come (2016) on IMDb
Giudizio: 6/10

Dopo il racconto della sua generazione dipanato nell'arco di alcuni anni  , attraverso le gesta di un famoso dj alternativo nel deludentissimo Eden, Mia Hansen Love cambia obiettivo e con modalità tutte "francesi" si dedica al racconto di una borghesia intellettuale, rigorosamente , e ipocritamente , di sinistra per dimostrarci che anche per lei è arrivato il momento di saltare la generazione: la storia di Nathalie, infatti è un ritratto di una donna matura, alle prese con una serie di fallimenti personali (in primis quello matrimoniale), vissuti sempre all'ombra rassicurante della filosofia e della cultura in genere.


La protagonista insegna al liceo ( in rivolta per le leggi approvate in Francia sulla pensione), ha un rapporto privilegiato e intellettualmente molto vivace con un suo ex allievo , ormai divenuto anch'esso saggista , sebbene di fatto disoccupato, vede la sua opera di scrittrice messa in discussione dalla piccola  casa editrice nella quale la copertina dei libri sembra avere più importanza del contenuto, secondo le ormai imperanti leggi del marketing, vive col marito anch'esso insegnante di filosofia un rapporto basato più su Schopenhauer e Rousseau che su un reale amore, ha due figli che la guardano con affettuosa ironia come si potrebbe osservare un obsoleto oggetto che tenta di rimanere al passo coi tempi e si porta sulle spalle il peso di una madre ormai sull'orlo della follia.
Alla scelta del marito di andarsene perchè impegnato in un'altra relazione amorosa, Nathalie reagisce da vera intellettuale: "vattene e non fregarti i miei libri coi miei appunti"; l'unica cosa per cui prova nostalgia è la deliziosa casetta sulle spiagge della Bretagna che però appartiene al marito.
Alla ricerca di una sempre più difficile sintonia intellettuale con un mondo che cambia, la donna decide di recarsi dal suo pupillo ritiratosi nel suo buen retiro sulle Alpi da bravo intellettuale in cerca di isolamento.

L'esistenza della protagonista è tutta una materializzazione dell'eterno dilemma che scuote gli intellettuali: al pensiero deve seguire l'azione? come armonizzare quello che si studia, si scrive , si insegna con la propia vita e con i suoi aspetti che non sempre collimano?
Tipica querelle da intellettuale radical chic che supera addirittura lo schema destra-sinistra, progressista-conservatore per imperniarsi invece sulla propria identità culturale e la regista sceglie di metterci di fronte tutta la schiera di possibili variazioni sul tema; ex comunisti redenti, austeri conservatori, giovani intellettuali che combattono per le strade ma poi si ritirano negli isolati alpeggi per scrivere i loro pensieri vivendo come anacoreti, ragazzini che boicottano le lezioni ( rigorosamente in prestigiosi licei del centro) perchè il governo ha introdotto la nuova legge sulle pensioni.
Insomma L'Avenir sembra , a tratti, più un compendio di quanto la borghesia radical -chic è in grado di produrre, e i suoi conseguenti tormenti, piuttosto che la storia incentrata su una donna che si trova a dovere guardare in faccia, propio nel mezzo del cammin della sua vita, la sua struttura morale e culturale; ed è proprio su quest'aspetto che il film perde molto smalto, perchè il quadro nel suo insieme sembra un po' troppo edulcorato, privo di quella ironia e a volte cattiveria, che certe situazioni richiederebbero.
Il ritratto di Nathalie di per sè, sarebbe anche interessante (grazie anche alla solita bravissima Isabelle Huppert) e avrebbe potuto dare esito ad un risultato luminoso se solo la Hansen-Love avesse messo un minimo più sullo sfondo un aspetto sociale troppo ipertrofico, avesse meno indugiato su stereotipi e situazioni scontate, tipo manuale del buon intellettuale e avesse lesinato le numerose citazioni filosofiche, spesso fin troppo invadenti.
Accanto ad un racconto ben riuscito dalle tinte delicate ed intime che non possono non richiamare quelle rohmeriane, L'Avenir mostra un'altra faccia tutt'altro che indimenticabile nella quale la regista ha voluto calcare troppo la mano sulla descrizione di un'ambiente fortemente borghese in crisi con se stesso e con il suo immobilismo e ingessato rigore intellettuale.

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