martedì 31 gennaio 2017

Ordinary People ( Kim Byung-june , 2015 )



Giudizio: 6/10

La domenica bestiale di un impiegato medio, un tipico rappresentate di quelle persone ordinarie troppo spesso messe alla berlina da una società arrivista e competitiva in maniera maniacale quale quella sudcoreana, è il cuore di questa dark comedy diretta da Kim Byung-june, alla sua opera seconda.
Il povero medio man ha una moglie che lo detesta perchè non ha la macchina bella, un lavoro redditizio e il conto in banca gonfiato, motivo per il quale ha deciso di divorziare nonostante i due abbiano una bambina in tenera età; come non bastasse il meschino è vessato al lavoro da un superiore che lo tratta come uno zerbino e che , sotto la minaccia di un licenziamento, gli propone un bell'imbroglio da gestire; inoltre c'è una sorella che sembra infervorata per la religione e che deve sostenere le spese per la ristrutturazione di una chiesa pur non avendo un lira.


Ma la domenica bestiale prende una piega nera quando il nostro impiegato tornando a casa trova la moglie a terra apparentemente morta con una ferita in testa, scappa dalla polizia e tra equivoci, scene surreali e spesso comiche, viene messo in mezzo come fortemente sospetto dell'omicidio.
La notte prosegue tra colpi di scena, decisioni folli, incontri bizzarri che vanno tutti ad ingarbugliare e a rendere intricata una situazione ormai sfuggita di mano al povero protagonista che da parte sua ha sempre in mente il lavoro da compiere entro la notte pena il licenziamento.
Attingendo a volte a situazioni che richiamano il cinema di John Landis, altre a quello dei fratelli Coen, Kim nella prima parte riesce a costruire una storia ad incastri che diverte anche , sebbene forse troppo spesso scivoli nel film comico gratuito, soprattutto quando ci sono di mezzo gli immancabili poliziotti idioti e incapaci che sembrano più vicini a Gianni e Pinotto che a due tutori della legge; poi però verso il finale, quando cerca di dare un tono apparente anche sociale o comunque imbastisce una vera e propria sottotrama incentrata sulla famiglia del protagonista, il film sfugge di mano; non tanto perchè non rimane coerente alle sue atmosfere quanto perchè si cerca di dare una parvenza sociologica a tutto il racconto che finisce con l'approdare ad una morale un po' superficiale: le persone ordinarie meglio che non si imbarchino in imprese più grandi di loro, meglio rimanere al proprio posto e soprattutto coltivare i valori della famiglia che rimane il rifugio sicuro da ogni pericolo, considerazioni che di per sè potrebbero anche essere giuste , ma nel contesto di Ordinary People stonano e tolgono al film quella vena quasi demenziale e sfasata che è il vero motore trainante almeno per i primi due terzi della pellicola.

Se la critica verso le ossessioni  della società coreana è palese e anche ben costruita sotto forma di satira grottesca, l'immancabile dileggio della polizia raggiunge però livelli difficili da sostenere seppur in un film che fa della ricerca del grottesco uno dei suoi fini: quando ci sono i poliziotti sullo schermo sembra francamente di assistere a sketch da cinepanettone con ben poco costrutto.
Nel suo insieme insomma Ordinary People ha il pregio di iniziare come una dark comedy piuttosto intelligente per poi però perdere molto del suo mordente quando scade nel ridanciano e quasi nella commedia famigliare; avesse osato maggiormente, mettendo da parte evoluzioni narrative forzate, il film di Kim avrebbe potuto essere sicuramente più valido.


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