domenica 19 marzo 2017

A Decent Woman [aka Los Decentes] ( Lukas Valenta Rinner , 2016 )




A Decent Woman (2016) on IMDb
Giudizio: 5/10

Dopo aver superato una rapida selezione Belen viene assunta come domestica in una villa di un lussuoso comprensorio alla periferia di Buenos Aires: circondato da alte mura, vigilato da guardie armate, il quartiere è un insieme di case di lusso, immerso nel verde e nella quiete, lontano dal caos della metropoli.
La villa dove Belen va a lavorare è abitata da una donna dall'aspetto sofisticato, dai modi gentili ma decisi e da suo figlio, aspirante campione di tennis su cui la madre riversa tutte le sue attenzioni ed aspettative.
Sbirciando al di là della recinzione che delimita il giardino della villa ed il quartiere, Belen si accorge che in una ampia proprietà vive una comunità di nudisti, seguaci di filosofie naturalistiche.


Nonostante l'attenzione di una guardia di vigilanza che mostra interesse per lei, Belen, che appare da subito come una donna remissiva e grigia, vede nella comunità di nudisti una possibile via di fuga da una quotidianità squallida, per cui, dapprima con molto imbarazzo, e poi molto più a suo agio, inizia a frequentare quella che appare a tutti gli effetti come una moderna comune dove si parla di filosofia, si pratica il libero bisessualismo, si vive a stretto contatto con la natura e dove si respira un'aria post sessantottesca.
La comunità è abitata da persone di tutte le età che ostentano i loro copri nudi, spesso deformati dalla pinguedine o cadenti per l'età, persone che si accoppiano in un afflato di amore universale e che vivono lontano dalle dinamiche della società.
Quando uno dei membri della comune muore folgorato al contatto con la recinzione elettrificata messa a protezione dell'agglomerato di ville lussuose, il film cambia fragorosamente registro avviandosi ad un finale che sta a metà strada tra il cinema di Yorgos Lanthimos prima maniera ed il grottesco surreale.
Lukas Valenta Rinner, qui al suo secondo lavoro, ha sicuramente fatto centro nella giuria del Festival di Torino che gli assegnato il Premio Speciale, riconoscendogli il tentativo di affrontare il tema della contrapposizione di classe in maniera metaforica, ed in effetti A Decent Woman parte da buone premesse: la caratterizzazione di Belen stereotipo di donna repressa e insoddisfatta che galleggia nel suo grigiore e la costruzione di un ambiente alto borghese che vive delle sue ossessioni e delle sue futilità pongono le basi per lo sviluppo di una storia potenzialmente portatrice di tematiche interessanti.
Quando però la metafora, attraverso la ribellione che passa attraverso l'uso del proprio corpo e della nudità, diventa tema stesso del racconto A Decent Woman naufraga abbastanza fragorosamente; lo stesso finale chiaramente estremo ed eccessivo più che dare un senso alla metafora, diventa racconto esso stesso, motivo per cui il film rimane fino al termine ingessato nel suo voler perseverare sulla strada intrapresa.
La descrizione della comunità di nudisti è troppo legata a clichè vintage, tra hippie e freakettoni stile anni 70 che fanno della libertà sessuale e della nudità la loro arma e che fanno apparire anche la conversione di Belen molto poco credibile: insomma se il ritratto di una donna persa nel suo abbandono risulta efficace , la sua spinta alla rivolta e alla rinascita appare molto poco convincente.
La lotta di classe ( guardando il finale è chiaro che di questo si tratta...) tra la ricca borghesia decadente, frivola e nevrotica e un manipolo di rivoluzionari anti borghesi e anticonformisti descritta da Valenta Rinner insomma convince ben poco, nonostante le buone promesse iniziali e nonostante il regista mostri una indubbia capacità dietro la macchina da presa , soprattutto nella descrizione degli ambienti.
Senza dubbio valida la prova di Iride Mockert nei panni di Belen, soprattutto perchè riesce a impersonare bene la carica di repressione e di depressione che la protagonista si porta dietro.

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