lunedì 27 marzo 2017

Toni Erdmann [aka Vi presento Toni Erdmann] ( Maren Ade , 2016 )




Toni Erdmann (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Giunta al terzo lavoro, la regista tedesca Maren Ade, già  premiata qualche anno orsono a Berlino, sforna un altro lavoro che la inserisce di diritto fra i registi europei più interessanti ed originali: Toni Erdmann,quasi unanimemente riconosciuto da critici e testate specializzate come uno tra i due-tre film migliori del 2016, è lavoro luminoso, ben diretto e che va dritto al cuore di almeno un paio di tematiche tra le più pregnanti di questo terzo millennio, rapporto genitore-figlio nella fase di maturità di entrambi e lo stile di vita che si riflette nell'intimità della persona rapportato con l'epoca sociale ed economica del momento.
Wilfried è un insegnante di musica in pensione con la passione per i travestimenti e gli scherzi che non risparmia a nessuno, compreso il malcapitato postino che suona alla sua porta, si prende cura della anziana madre davanti alla quale non si pone problemi a presentarsi truccato da zombi in occasione di una festa scolastica, sin dai primi minuti del film si capisce che l'uomo ha uno strambo modo di affrontare la vita, quasi esorcizzandola col suo essere inguaribilmente burlone.


Ines è la figlia trentacinquenne, tipica donna in carriera, che lavora per una importante società tedesca che l'ha inviata a Bucarest per mediare importanti operazioni finanziarie mediante le quali la donna spera di ottenere riconoscimenti importanti per la sua carriera.
I due si incontrano brevemente e Wilfried ,col tipico sesto senso da genitore che  ha a cuore le sorti della figlia, intuisce una silenziosa infelicità in Ines, motivo per cui decide qualche giorno dopo, in occasione del compleanno, di recarsi a Bucarest per trascorrere qualche giorno con lei.
La vita frenetica della donna però non prevede troppo spazio per il padre, e per i rapporti umani in genere, essendo tutta incentrata sul lavoro e sulle relazioni personali che fungono da substrato per una carriera di successo, a maggior ragione lo spazio per il padre è limitato dal suo essere eccentrico oltre ogni limite accettabile.
Dopo una bella serie di episodi quasi grotteschi Ines lascia intendere al padre che è meglio che se ne vada, risultando la sua presenza troppo ingombrante nella sua vita; Wilfried da parte sua ottiene la certezza di quanto sospettava: la figlia non solo è una nevrotica in overdose da lavoro ma anche profondamente infelice, una vita insomma che sta scappando dalle sue mani per entrare nel gorgo dello stress perenne, priva di ogni calore umano.
Ecco allora che l'uomo, lungi dal rinunciare a fare qualcosa per il bene della figlia, ricompare poco dopo nella sua vita , armato di parrucca, denti falsi, vestito in maniera alternativa : Toni Erdmann è il suo nome, life-coach il suo lavoro, l'ex grande tennista rumeno Ion Tiriac uno dei suoi seguaci.

Al suo comparire di nuovo di fronte ad Ines in una scena memorabile, la donna si rende conto definitivamente della simpatica follia che alberga nel padre che da quel momento seguirà la figlia sotto mentite spoglie cercando di modificare il corso della sua vita, ricorrendo alla sua cialtronaggine e alla sua filosofia di vita: vivere il momento cercando di capirne l'importanza.
Nonostante la durata monstre ( due ore e quaranta minuti) il film di Maren Ade passa veloce come un tuono, forte della sua apparente leggerezza formale sotto la quale si nasconde però una profonda riflessione non solo sull'importanza dei legami famigliari, ma soprattutto sul male di vivere contemporaneo troppo improntato sulla carriera, sul lavoro, sull'arrivismo sociale, sull'affermazione di se stessi a qualunque costo.
Il mezzo che usa Wilfried-Toni Erdmann per fare breccia nel muro di durezza e di nevrosi che circonda  la figlia è l'eccentricità, l'originalità, l'eccesso verbale e comportamentale, il riportare a galla le debolezze personali e i lati repressi e nascosti dall'aridità di un mondo nel quale non c'è spazio per nulla se non per una corsa sfrenata e senza fine verso un apparente edonismo che crea infelicità.
Fra le righe di Toni Erdmann c'è anche una profonda critica sociale dell'epoca contemporanea improntata al liberismo sfrenato nell'orbita del quale cercano di porsi anche paesi come la Romania che da poco hanno avviato la loro modernizzazione: in questo contesto Ines si muove come una killer professionista e spietata che progetta le acquisizioni di società  e gestisce gli esuberi.
La scelta di Maren Ade di affrontare le tematiche che popolano Toni Erdmann facendo ricorso in larghissima parte ai canoni della commedia risulta vincente soprattutto perchè venata da un gusto per il grottesco e l'eccentricità che si manifesta in diverse scene  e situazioni che risultano addirittura esilaranti ( il già citato primo incontro tra Ines e Toni Erdmann, la festa del sottofinale, alcuni dialoghi tra Toni Erdmann e i colleghi di Ines) alternati ad una sottile melanconia che emerge da una sorta di incapacità di interconnessione tra i due mondi rappresentati da padre e figlia ( bellissima, al limite della commozione, la scena di Ines che canta Whitney Houston); ma è soprattutto il tratteggio dei personaggi verso i quali , per motivi diversi, si prova sin da subito una forte simpatia che crea una sottile atmosfera carica di emozione, tipica di quando abbiamo di fronte a noi personaggi nei quali non è difficile specchiarsi.
Se è vero che in Toni Erdmann si ride spesso è anche vero che il film nella sua essenza è un racconto profondamente drammatico perchè esplora con tagliente lucidità alcuni mali della società contemporanea che condizionano pesantemente l'esistenza, e il più grande pregio della regista sta nell'aver trovato il modo di raccontare tutto ciò con grande leggerezza e, nel contempo, con decisione.
Sia Sandra Huller nella parte di Ines che Peter Simonischek in quella di Wilfried danno il loro meglio nell'interpretazione delle due figure chiave contribuendo a creare dei personaggi che ricorderemo per molto tempo.




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