venerdì 7 febbraio 2014

Rigor Mortis / 殭屍 ( Juno Mak / 麦浚龙 , 2013 )

Giudizio: 7/10

Il ventinovenne Juno Mak, uno dei personaggi più poliedrici del panorama artistico Hkese, cantante, attore, produttore, si cimenta nella sua opera prima alla regia in un lavoro che fa della rimembranza del genere horror-vampiresco anni 80 il suo punto fermo di partenza.
Depurandolo degli aspetti comici brillanti che permeavano lavori quali quelli della serie Mr Vampire, Mak dirige una pellicola su cui vale la pena sin da subito fare una premessa fondamentale, necessaria per gli horror-maniaci: Rigor Mortis non è un film dell'orrore; semmai è una rilettura in tono drammatico delle antiche leggende cinesi sui vampiri e sui fantasmi.
A confermare l'intento rievocativo di partenza, il regista si avvale sullo schermo delle prove attoriali di personaggi che di quel cinema anni 80-90 sono stati protagonisti basilari.
La storia è esilissima, quasi assente con un solo punto di partenza chiaro dal quale si diramano momenti, flashback, rasoiate di immagini spesso poco coerenti una con l'altra: un attore fallito, abbandonato anche dalla famiglia si rifugia in un oscuro e fatiscente complesso residenziale con l'intento di porre fine alla sua vita, quando questo sta per accadere e spiriti assetati di vite da rubare lo circondano viene salvato in extremis da un praticante taoista.

Con il tempo, scampato il pericolo, l'uomo inizia a conoscere gli abitanti del condominio , tutti piuttosto singolari e misteriosi, tutti in qualche modo legati alle leggende che aleggiano nel caseggiato  che sembra popolato anche da oscure presenze. Taoisti, esperti di magia nera, personaggi che vagano circondati da una eterna paura, altri che non si rassegnano alla morte, esperimenti di ritorni dalla morte, fugaci presenze spirituali in cerca di corpi cui aggrapparsi; Rigor Mortis è un succedersi di tutto ciò, con un buon uso di effetti speciali mai invasivi, anzi ben dosati oltre che ben costruiti.
Sebbene il film come detto sia tutt'altro rispetto ad un horror, nonostante la presenza in veste di produttore di Shimizu Takashi , uno dei maggior esponenti del J-Horror, la costruzione di situazioni ad alta tensione è ben condotta e anzichè attendersi il classico salto sulla sedia, la storia tende più a sorprendere e a creare una marea montante di situazioni che miscelano con buona efficacia splatter ed angoscia, violenza ed eccesso, tralasciando invece gli aspetti ironici, tranne forse la figura del protagonista così come viene raccontata nel breve prologo.
Il finale, sebbene forse un po' forzato, offre comunque varie chiavi di lettura a tutto il racconto, ponendo una serie di domande le cui risposte non appaiono per nulla semplici.
Chin Siu-ho , Anthony Chan e Kara Hui regalano le migliori prove interpretative, ma anche i personaggi di contorno, nei cui ruoli si cimentano svariati attori dell'epoca d'oro del cinema di Hong Kong, sono ben costruiti e funzionali alla riuscita del film.

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