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mercoledì 6 ottobre 2010

The housemaid ( Im Sang-soo , 2010 )

Giudizio: 7/10
Ritratto di borghesia coreana

Impropriamente considerato un remake del famoso film degli anni 60 omonimo, una delle opere classiche della cinematografia coreana, l'ultimo lavoro di Im Sang-soo si rifa solo a grandi linee al film di Kim Ki-young, starvolgendone in larga parte la struttura e rivisitando la tematica sociale e politica dello scontro di classe con la consueta lucidità propria delle sue opere.
Conosciamo Im per l'ottimo The President last bang e per La moglie dell'avocato, raro esempio di cinemtografia orientale importata in Italia, al di fuori dei tre-quattro nomi universalmente conosciuti e anche questa volta, pur presentando il film qualche scricchiolio, il risultato è valido, confermando la stima che il regista si è attirato anche in occidente.

lunedì 17 maggio 2010

The old garden ( Im Sang-soo , 2006 )

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Amore incompiuto e fatti storici

Mantenendosi su un terreno più convenzionale, il coreano Im Sang-soo dirige questo film che si dipana tra il melodramma e lo storico-sociale, col risultato di trovarci di fronte ad una pellicola che non prende  una via decisa, rimanendo troppo in bilico tra i due generi.
Sia chiaro , il film vale la visione,anche perchè la regia di Im è sempre sapiente e ben dosata, ma l'impressione è quella di trovarci di fronte ad una storia che rimane troppo in superficie senza affondare gli artigli.
Hyun-woo esce di galera dopo 17 anni, essendoci finito in piena dittatura militare in seguito ai tragici eventi di Gwangju; la lunga detenzione ha spezzato la sua fresca storia d'amore con Yoon-hee , una pittrice che lo aveva aiutato nella clandestinità, e che ha lasciato come frutto una figlia.
La donna poco prima è morta per cancro e una volta uscito di galera Hyun-woo inizia un percorso a ritroso nella memoria del suo amore incompiuto che lo riporterà nei luoghi che conservano il ricordo, fino all'incontro con la figlia, unico tangibile raccordo col passato.

La moglie dell'avvocato ( Im Sang-soo , 2003 )

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Storie di adulteri

Disgregazione e dramma di una famiglia coreana moderna con tanto di lunga dissertazione sull'adulterio e sulle abitudini sessuale della Corea moderna: questo, in pillole. il tema del film di Im Sang-soo , uno dei più interessanti e originali registi coreani, che , dietro un film all'apparenza microcosmico, descrive in realtà il forte conflitto tra tradizione e modernità, in un paese in cui queste due anime faticano sempre più a coesistere.
Famigliola ed affini si presentano subito in tutti i suoi vizi  e virtù: marito avvocato di successo che passa la gran parte del suo tempo tra lavoro, amante  e bevute, moglie ballerina, sportiva, trascurata che rende pan per focaccia spupazzandosi un giovane vicino di casa, madre e padre di lui in perenne lotta di collisione che non evitano frecciate e insulti neppure quando lui vomita sangue e la cirrosi epatica lo divora, figlioletto perennemente ossessionanto dal suo status di adottato, foriero di lazzi da parte degli amichetti.
Tra incontri amorosi clandestini, pratiche erotiche curiose, masturbazioni , riscoperte dell'orgasmo e ammiccamenti vari, la vita scorre come può essere quella di schegge impazzite alla ricerca della (in)felicità, disegnando la frantumazione del nucleo famigliare e degli affetti tradizionali.

mercoledì 30 settembre 2009

The President's last bang ( Im Sang-soo , 2005 )


Giudizio: 7.5/10
Politica e commedia

Il film narra gli eventi avvenuti nella notte del 26 ottobre del 1979 che portarono all'omicidio del Presidente coreano Park Chung-hee e delle sue guardie del corpo per mano del Capo dei servizi segreti Kim.
Va detto subito che il regista si è ben guaradto dal dare un taglio da cronaca storica alla pellicola, il che creerà qualche imbarazzo per chi non conosce la storia coreana; anzi per molti aspetti siamo di fronte ad una commedia noir , seppur violenta in alcuni passaggi. Non sono i fatti e le conseguenze che portarono ad interessare Im , bensì la descrizione lucida, austera e a tratti sarcastica che tratteggia dell'ambiente legato alle alte sfere politico militari, fatto di corruzione, festini piccanti e mancanza totale di etica.
In tutto il film si respira aria di squallore, perfino nelle gesta dei pochi congiurati, alcuni dei quali totalmente ignari di quello che stava accadendo gettati in una impresa chiaramente approssimativa e priva di qualsiasi disegno.
La stessa figura del Presidente Park ne esce quasi ridicolizzata, così filo-giapponese e così gretto, dedito alla compagnia prezzolata di giovani fanciulle , deriso sottilmente dai suoi stessi collaboratori e pianto con atteggiamenti quasi isterici all'obitorio con un capello da militare pudicamente posato sui genitali a coprirne le nudità.
Nel finale sapremo il destino toccato in sorte ai congiurati il che è ben lungi dal conoscere la verità "vera", ma non era certo questo lo scopo del film.
Park fu amato e odiato in patria, visto che sotto la sua presidenza-dittatura la Corea prese il volo come potenza industriale e uscì da una povertà spaventosa a scapito però delle più ovvie regole democratiche, ma qui lo vediamo nella sua solitudine forte solo del suo potere che gli consente tutto, anzi viene quasi il dubbio che il regista, per convinzione o per opportunismo, abbia un atteggiamento abbastanza indulgente verso di lui.
Il film nel suo insieme regge bene, a momenti rifulge anche di luce purissima, soprattutto in alcune scene (il volo d'uccello sul luogo della strage, la corsa in auto in una Seoul dai viali sterminati e deserti) e la mano che disegna i protagonisti è ferma e decisa, grazie anche ad uno stile pulito ed essenziale.
Naturalmente il film in Italia non è mai uscito, privandoci ancora una volta della possibilità di approfondire la conoscenza di una filmografia coreana sempre più convincente.
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