Giudizio: 8/10
C'è un universo freddo e impersonale che vive racchiuso in una cittadella fortificata alla periferia di Varsavia: case tutte uguali, strade pulite, giardini curati, vigilanti all'entrata e ronde a tutte le ore, una grottesca omologazione che ha distrutto quella comunista ma che di fatto è semplicemente l'altra faccia della medaglia, il conformismo borghese e perbenista che anima la ripresa sprint economica di tanta parte dell'ex impero sovietico.
In questo ambiente asettico, percorso solo dalle misere vite dei suoi abitanti, dove tra qualche anno, come in tutta la Polonia, non nevicherà più, quasi un anticipo di una apocalisse, si presenta un giorno Zhenia, un aitante giovane ucraino che viene da un altro angolo dell'ex impero spazzato via, dove però il destino è stato più malvagio: l'uomo infatti è nato nelle vicinanze di Chernobyl e tutto lascia pensare a lui quasi come ad un essere mitologico sorto dalla catastrofe ma che possiede delle doti stupefacenti: non solo conosce tutte le lingue, anche se parla preferibilmente il russo, ma la sue doti di massaggiatore e pranoterapeuta lo rendono indispensabile a molti , quasi tutti , gli abitanti di quell'universo: le sue mani, i suoi massaggi, la sua semplice presenza riesce ad alleggerire il peso della vita alle persone, riesce quasi ad assorbire la negatività che essi racchiudono per trasformarla in benessere ed in positività e , in taluni casi, in forza sensuale ed erotica.
L'uomo che viene da lontano, che nessuno sa bene chi sia , che solo una ragazzina dice di sapere da dove viene, che un giorno, dopo aver stretto intorno a sè un cerchio di persone tutte infelici a modo loro, scompare, così come era arrivato, senza sapere se davvero non ci sarà più la neve, irrompe in quell'universo, metafora di un paese che si racchiude in se stesso ma anche, estrapolando, di una umanità che vive trascinandosi dietro i malanni dello spirito sperando che qualcuno venga magicamente a liberarla, e quasi come una divinità porta nelle case della casalinga annoiata, del malato di cancro e della moglie, della signora e dei suoi cani umanizzati, del soldato in pensione, della donna alcolista e del ragazzino che produce droghe, tutti esempi di un conformismo che sguazza nelle metafore dei problemi annosi di un paese che ha creato esseri solitari e privi di qualsiasi calore umano ed empatia, la sua capacità di liberare dagli affanni.
Qualcuno ha parlato di una rivisitazione del pasoliniano Terorema di cui però Never Gonna Snow Again condivide forse solo le premesse narrative: qui Zhenia si insedia nella comunità con una finalità salvifica, anche se basata su un surreale imbroglio, diventa una sorta di eroe senza tempo, per metà santo e per l'altra metà mago, forse anche imbroglione ma con l'intento di curare il fisico e lenire i malesseri dello spirito.
