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venerdì 26 aprile 2019

Hidden Man / 邪不压正 ( Jiang Wen / 姜文 , 2018 )




Hidden Man (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10


Lasciata alle spalle l’esperienza attoriale Hollywoodiana di Rouge One di due anni orsono, Jiang Wen torna e concentrarsi sul suo cinema e in particolare sul periodo storico dei primi decenni della Repubblica cinese, epoca in cui sono ambientati sia Let the Bullets Fly che Gone With the Bullets, i più recenti lavori che precedono questo Hidden Man: sebbene non ci sia alcun riferimento che porti a considerare gli ultimi tre lavori del regista cinese facenti parte di un unico discorso cinematografico, si ritiene comunemente che Hidden Man sia il tassello conclusivo (almeno per ora) di un (molto) ideale trittico che ha appunto come tema centrale la prima era repubblicana cinese.
Ispirato alla novella wuxia The Reclusive Hero dello scrittore  Zhang Beihai, Hidden Man è un racconto di vendetta e di onore,  argomenti centrali del genere wuxia; ma siccome Jiang si è molto liberamente ispirato, va detto subito che non assisteremo a mirabolanti combattimenti( solo un paio),  sfoggio di tecnica marziale né a funambolici guerrieri che saltano da un tetto ad un altro, il regista infatti, pur conservando alcune di queste caratteristiche, spesso rielaborandole con l’ironia che gli è propria (vedi il continuo passeggiare sui tetti del protagonista), anche in questo caso intende elaborare un discorso più incentrato sull’epoca storica.


Il film ha un prologo che sembra uscito dritto dritto da una pellicola di Tarantino: un maestro d’arti marziali viene ucciso in casa insieme a tutta la sua famiglia da un allievo traditore, Zhu, e il suo compare giapponese Nemoto perché non vuole cedere a questi i terreni su cui coltivare l’oppio; teste mozzate, zampilli di sangue e un incendio dal quale si slava solo il tredicenne Li Tianran, un trovatello che il maestro d’arti marziali ha adottato e che viene a sua volta salvato dalle fiamme che lo stanno per divorare da un medico americano di passaggio sul luogo della strage.
Quindi anni dopo Li Tianran è in America, ha terminato il suo addestramento ed è pronto a diventare un agente segreto, ha coltivato la sua passione per le arti marziali e ha assunto il suo nome occidentale di Bruce Li (…non è un caso…bensì una boutade anacronistica tipica di Jiang); quando gli viene comunicato che sta per essere inviato a Peiping (che altro non è che Pechino, così chiamata nel periodo pre bellico in cui la capitale era stata spostata a Nanchino) Bruce-Tianran Li intravvede la possibilità di dare corpo alla sua vendetta che aspetta da quindici anni.

mercoledì 5 ottobre 2016

Gone with the Bullets / 一步之遥 ( Jiang Wen / 姜文 , 2014 )




Gone with the Bullets (2014) on IMDb
Giudizio: 7/10

Che Jiang Wen fosse uno tra i registi cinesi contemporanei più geniali era ormai appurato da diverso tempo grazie ai suoi film quasi tutti pietre miliari del cinema  a partire da quel In the Heath of the Sun che nel lontano 1994 alla Mostra del Cinema di Venezia svelò le grandi doti del regista; che il regista stesso sia un personaggio molto sui generis, dalla grande personalità che qualcuno potrebbe scambiare per tracotanza e presunzione, amatissimo e stimatissimo in patria anche per essere attore di indubbie qualità è altrettanto noto; che i suoi lavori siano spesso ricchi di un gusto per il paradosso e l’eccesso colorati di genialità è altrettanto indiscutibile: nonostante tutto ciò Gone with the Bullets è lavoro che riesce comunque a spiazzare e del quale è veramente difficile dare una lettura completa , soprattutto riguardo a quelle che erano le reali intenzioni del regista.


Partiamo da una impressione puramente personale basata solo su qualcosa di sensoriale: sembra che Jiang Wen abbia voluto , provocatoriamente, mettere sul piatto quello che il cinema cinese può esprimere quando tenta di abbracciare Hollywood in modo quasi pedissequo; “volete lo spettacolo puro con lustrini e paillettes , eccovi serviti” sembra voler affermare col suo controverso lavoro che sia in patria che all’estero ha ricevuto commenti che abbracciano tutta la gamma dei valori, da porcata assoluta a capolavoro.
Ed in effetti Gone with the Bullets è per molti versi film non semplice, pur tenendo a mente l’esperienza cinematografica di Jiang Wen.
Nonostante il titolo ingannatore la pellicola non ha nulla a che vedere con il precedente Let's the Bullets Fly, che pur nel suo frequente ricorso alla ridondanza era lavoro coerente con lo stile di Jiang; qui periodo storico e atmosfere son ben diverse così come la struttura del film stesso.
Siamo nei primi anni 20 a Shanghai, durante i primi anni della zoppicante Repubblica Cinese che aveva abbattuto il millenario Impero Celeste; come in tutti i periodi di transizione non tutti erano disposti ad accettare il nuovo ordine , motivo per cui si creò in Cina una serie di autentiche satrapie personali a capo delle quali dominavano i signori della guerra , quasi sempre alti dignitari militari del vecchio regime imperiale cui spesso lo stesso traballante potere della repubblica doveva piegarsi.

mercoledì 1 giugno 2011

Let the bullets fly ( Jiang Wen , 2010 )

Giudizio: 9/10
Le bellissime pallottole di Jiang Wen

Ci aveva deliziato nel 2007 con The sun also rises, a conferma di un talento e di un carisma smisurato espresso già nel suo capolavoro Devils on the doorstep, come regista, e in numerosi altri lavori come attore di grande qualità e con quest'ultima fatica, Jiang Wen si conferma come uno tra i più bravi registi della Sesta Generazione di cineasti cinesi.
Il lavoro, apprezzatissimo al box office come pure dalla critica, si pone come espressione di altissimo livello di un cinema popolare (dove il termine non ha il connotato che comunemente intendiamo noi) come quello cinese, sempre più oscillante tra tradizione, influssi provenienti da Hong Kong ( e qui ce ne sono moltissimi) , kolossal e mainstream.

venerdì 28 gennaio 2011

In the heat of the sun ( Jiang Wen , 1994 )

Giudizio: 8.5/10
La Rivoluzione Culturale e le piccole storie quotidiane

E' questa l'opera prima di Jiang Wen , attore e , soprattutto , regista tra i più bravi del Cinema cinese, autore di quel Devils on the doorstep , lavoro tra i più belli in assoluto degli ultimi anni in Cina.
Per il suo esordio sceglie di dirigere un'opera dalla forte impronta auotobiografica, ambientandola nella Cina degli anni 70, ancora pervasa dall'onda lunga della Rivoluzione culturale; in quegli anni Jiang era un ragazzotto che viveva , come molti, quel clima tra l'esaltato ed il magico che si imperniava intorno alla figura del Grande Timoniere.
In questo lavoro i suoi occhi sono quelli del sedicenne Ma Xiaojun , protagonista della storia, emblema di quella gioventù cinese che vedeva i propri genitori vivere spesso lontano da casa tra missioni militari e lavori nei campi collettivi , cosa che lasciava ai giovani ampia libertà di poter vivere la loro vita; il gruppo di ragazzi su cui si impernia la storia sono amici sin dall'età infantile, e dopo varie peripezie, si ritrovano nella stessa scuola e a vivere il passaggio dall'adolescenza all'età matura.

venerdì 11 giugno 2010

The sun also rises ( Jiang Wen , 2007 )

*****
Frammenti di grande Cinema

Sette anni dopo il bellissimo Devils on the doorstep, Jiang Wen torna ad offrirci un lavoro di quelli che lasciano il segno, di tutt'altra pasta rispetto al precedente, ma senz'altro con una dose di originalità in più.
Se in Devils on the doorstep il suo sguardo curioso e a volte scanzonato, narrava del dramma della guerra in forme assoltamente atipiche che fondevano il dramma col sorriso, in The sun also rises crea invece un caleidoscopico puzzle di immagini e colori e lo immerge in una situazione quasi fiabesca per raccontare un flusso  di emozioni legate alla condizione umana.
Il film possiede una assoluta incoerenza di linearità di narrazione che se  sul momento può disorientare un attimo, con l'ultimo segmento,che vuole essere un antefatto e che sistema ogni pezzo al suo posto, acquisisce la sua completa finitezza. Probabilmente sta proprio in questa struttura filmica originale ad incastro uno dei  pregi maggiori del film: i vari segmenti (quattro) si affiancano tra loro quasi casualmente, si rincorrono e alla fine, in un epilogo magnifico da tutti i punti di vista , si ricongiungono a dare organicità al racconto.
Ed è così che storie fatte di donne che impazziscono nel ricordo del marito, di palpeggiamenti pruriginosi, di campi di rieducazione convergono in un episodio finale che rimette con geometrica precisione tutto al suo posto.

venerdì 19 febbraio 2010

Devils on the doorstep ( Jiang Wen , 2000 )

*****
La guerra tra commedia, dramma ed odio

E' il 1945 ,  un villaggio sperduto tra le montagne della Cina dal nome profetico di Armappesa all'ombra della Grande Muraglia, di lì a poco la guerra avrà fine, una guerra che agli occhi dei contadini del villaggio ha la faccia della banda giapponese che ogni giorno scende al mare dal fortino che sovrasta le case suonando una marcetta militare, tra fanciulli curiosi e caramelle regalate, quasi una quotidiana fiera di paese insomma.
Le cose cambiano drasticamente quando uno sconosciuto bussa alla porta di Ma Dasan e con modi poco amichevoli gli consegna due sacchi con dentro due soldati giapponesi: il contadino dovrà tenerli nascosti per alcuni giorni fino a quando qualcuno tornerà a riprenderli.
Nel villaggio il trambusto è totale e lo diviene ancora di più quando il tempo passa e nessuno viene a ritirare i due. Frenetiche riunioni tra gli uomini del villaggio, interrogatori burla giocati sull'incomprensione linguistica, discussioni senza fine su cosa fare dei due non portano a nulla. Neppure la decisone di disfarsene uccidendoli risolve nulla, visto che lo stesso Ma Dasan, incaricato del compito , all'ultimo desisterà, probabilmente per atto di pietà.
Si decide al fine di mettere in piedi una sorta di pantomima  burlesca con la quale riconsegnare i giapponesi alla loro guarnigione ed ottenere in cambio provviste alimentari.
Il capitano Sakatsuka accetterà lo scambio , il grano arriva nel villaggio, esplode la festa , giapponesi e cinesi assieme, ma all'improvviso qualcuno si ricorda che c'è la guerra e , nonostante il Giappone abbia appena dichiarato la resa, l'ultimo atto militare decretato dal capitano della guarnigione nipponica sarà atroce.
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