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mercoledì 1 maggio 2013

Kekexili:Mountain Patrol / 可可西里 ( Lu Chuan / 陆川 , 2004 )

Giudizio: 8/10
La guerra in nome delle antilopi tibetane

Due anni dopo l'esordio già carico di soddisfazioni con The Missin Gun, Lu Chuan nel 2004 dirige Kekexili:Mountain Patrol, film che raccolse una messe di riconoscimenti e che confermò il talento del giovane regista.
Anche questo lavoro a basso budget, come lo era stato il precedente, racconta una storia aspra e dura, con uno stile scarno, a tratti quasi documentaristico, ambientata in uno degli ambienti più ostili al mondo, la regione di Kekexili appunto, sperduta nell'immenso e inospitale del Tibet.
Da un lato i bracconieri che sterminano le antilopi tibetane fino a portarle quasi all'estinzione per il commercio delle loro pelli, dall'altro uno sparuto gruppo di polizia montana, abbandonata a se stessa, priva di finanziamenti che raschia il fondo del barile pur di sconfiggere i banditi, in mezzo un reporter inviato da Pechino il cui reportage sarà risolutivo, nella realtà, per la soluzione del problema che mobilitò anni orsono gli ambientalisti di tutto il mondo.

giovedì 4 aprile 2013

The Last Supper / 王的盛宴 ( Lu Chuan / 陆川 , 2012 )

Giudizio: 8/10
La tragedia dell'ambizione

207 AC , caduta della dinastia Qin; 195 AC morte di Liu Bang , passato alla storia col nome di Gao Zu, fondatore della dinastia Han: in questo lasso temporale si svolge la storia raccontata da Lu Chuan, personale interpretazione di uno dei periodi storici più drammatici e al tempo stesso più affascinanti della millenaria storia imperiale della Cina.
Sin dall'inizio, con Liu Bang sul letto di morte, tormentato da fantasmi che sorgono dal profondo della sua anima, l'impronta alla storia impressa da Lu è chiara: dramma storico sì, ma soprattutto tragedia umana di stampo quasi shakespeariano, in cui gli eventi sembrano rispondere ad una trama costruita per mostrare fin nel profondo alcuni aspetti della natura umana che albergano dentro di noi da quando è nato il mondo.
Utilizzando una narrazione a balzi temporali che in certi tratti sembrano quasi voler frantumare la unitarietà del racconto Lu Chuan ci mostra episodi con occhio quasi rashomoniano che sono passati alla storia ( il banchetto di Hongmen, che già abbiamo visto  citato di recente in White Vengeance con ben diversa profondità, la battaglia di Gaixia) nell'epoca in cui Liu Bang e Xiang Hu si contendevano lo scettro imperiale dopo la caduta dei Qin, l'affermazione del primo, di estrazione umile sul secondo, nobile razza guerriera doc e il concretizzarsi del motto " re si diventa , non si nasce", la figura del generale Han Xi, fratello d'armi di Liu Bang prima di diventare il fantasma che perseguiterà l'imperatore fino alla morte convinto della sua slealtà, gli intrighi di corte tra imperatrici-Lady Macbeth, dignitari oscuri concubine e prole bastarda.

lunedì 12 marzo 2012

The missing gun / 寻枪 ( Lu Chuan / 陆川 , 2002 )

Giudizio: 8/10
La pistola e il destino di un uomo

L'opera prima di Lu Chuan, primo film interamente girato in digitale in Cina, non vive solo sulla straordinaria interpretazione di Jiang Wen, sa offrire anche spunti di riflessione su una provincia cinese nella quale si consuma, tra toni da commedia brillante e dramma , la storia di una pistola sparita.
Ma Shan, poliziotto ex veterano di guerra in una tranquilla cittadina del Sichuan, si accorge di avere smarrito la sua pistola: seguendolo a ritroso in un frenetico inizio dal montaggio quasi videoclippato, si convince che l'arma si sia persa al matrimonio della sorella, dove naturalmente lui si è ubriacato.
Pressato ed intimidito dai superiori ("ricorda quella pistola contiene 3 proiettili ed un killer esperto può uccidere sei persone", è il ritornello che si ripete svariate volte), Ma Shan si mette alla caccia della pistola, aiutato da due suoi compari ex commilitoni che si improvvisano improbabili detective.

lunedì 10 maggio 2010

City of life and death ( Lu Chuan , 2009 )

*****
Guerra e kolossal

Filmone con livrea da kolossal hollywoodiano che narra la caduta di Nanchino per mano giapponese nel 1937 e degli eccidi di civili che fecero seguito all'occupazione dell'esercito imperiale, City of life and death si presenta come un lavoro in cui il facile sdegno va a braccetto con una sostanza molto flebile.
L'ambientazione curata, a metà strada tra Schindler's List e film di guerra classico , in cui lo schermo viene riempito per interminabili minuti da battaglie tra case diroccate e fumanti e momenti di puro orrore bellico e che si avvale di un bianco e nero visto già troppe volte, non è sufficiente a far sollevare la pellicola da un livello appena decente: filmare l'orrore della guerra, gli stupri , le mitragliatrici che sputano fuoco è esercizio che rende sempre dal punto di vista emotivo estemporaneo, ma che a conti fatti lascia pochissimo, in quanto già tutto visto e, ahimè, metabolizzato,  tanto da creare una sorta di cinismo cinematografico.
A poco serve inserire nel contesto storico vicende personali e drammi individuali che rimangono troppo lontani, sovrastati dall'enormità dell'evento epocale.
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