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martedì 5 febbraio 2013

Zero Dark Thirty ( Kathryn Bigelow , 2012 )


Giudizio: 6/10
Documento storico, Cinema zero

Il decennio che ha aperto il Terzo Millennio è stato per gli Stati Uniti d'America uno dei più drammatici: dall'11 settembre 2001 al 2 maggio 2011 il Paese ha vissuto con l'ossessione di liberarsi del Diavolo dal volto di Bin Laden e la sua uccisione è stata vissuta come la fase terminale di un grande processo di esorcizzazione.
Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow è il racconto di questa ossessione durata dieci anni, vista con gli occhi del'agente Cia Maya, personaggio in gran parte di fantasia, ma sotto il quale si cela probabilmente qualche persona reale, che con la sua tenacia e la sua intuizione ha portato all'operazione che ha annientato il capo di Al Qaeda.
La recensione completa può essere letta su LinkinMovies.it

giovedì 11 marzo 2010

The hurt locker (Kathryn Bigelow , 2008 )

*****
Un film che passa senza lasciare traccia.

Pur non volendo prendere in considerazione l'assurda incetta fatta da questo film all'ultima edizione degli Oscar, non si può non riflettere sulla mediocrità del cinema americano che intende ora, con due anni di ritardo, spacciarci per capolavoro, quello che è soltanto un filmetto che nulla di meglio offre rispetto alle decine di omologhi, clamorosamente ricicciati negli ultimi anni grazie alla massiccia presenza americana nei più drammatici scenari di guerra, infarcito come è dei soliti luoghi comuni e delle consuete situazioni streotipate (dai dialoghi alle scene da caserma) cui il cinema di guerra ci ha abituati dai tempi dello sbarco in Normandia.
E' vero, la storia racconta di una squadra di artificieri, professione poco narrata sugli schermi ed è altrettanto vero che la regia in alcuni momenti è buona finchè non viene soverchiata da una sceneggiatura modesta, ma il film nel suo insieme non dice nulla che possa essere degno di essere ricordato. Forse, se invece di mostrarci il sergente James perennemente in tuta anti-esplosione, più simile ad un astronauta con camminata alla Frankstein, la Bigelow si fosse incentrata sulla sua figura che aveva i crismi dell'estremo e che impersonificava alla perfezione la frase che apre il film "la guerra è una droga", la pellicola avrebbe senz'altro avuto qualche qualità in più , laddove, invece, regna sovrana la confusione e , spesso la noia, diretta conseguenza di una sceneggiatura troppo zoppicante e approssimativa.
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