Giudizio: 7/10
Fedele al suo stile e alla sua scelta di vita, Scud anche nell'ultimo lavoro torna ad affrontare le tematiche a lui care nonostante l'atmosfera di Utopians, lungi dall'essere percorsa da quella tremebonda tensione che animava i suoi lavori precedenti, si nutre più di tematiche filosofiche che generano idee utopistiche appunto.
Utopians non viene meno a quelli che sono i cardini del credo cinematografico di Scud, anzi li amplifica quasi a dismisura: grande gusto per l'estetica dell'immagine, riflessioni su un pansessualismo privo di qualsiasi barriera, una ricerca ossessiva dell'estetica dei corpi che si traduce nelle abituali carrellate di nudità.
La pellicola si apre con una scena dalla forte impronta feticistica: è uno dei ricorrenti sogni di Hins, un giovane studente universitario che vive con la madre vedova.
All'università fa la conoscenza con il professor Ming, un nuovo insegnante, gay dichiarato, che apre la sua prima lezione mostrando una foto di due corpi maschili avvinghiati e che suscita il disappunto della fidanzata del giovane, di religione cattolica.
Hins è fortemente attratto dalle dissertazioni filosofiche di Ming che ruotano intorno alla cultura ellenistica tra Platone, Aristotele e Alcibiade e soprattutto vede in lui un vate al quale affidarsi per riuscire a conoscere meglio se stesso e la sua sessualità.
Ming è un fautore del pansessualismo, un libertino si direbbe, che ben presto attira il giovane nel suo mondo, iniziandolo al suo credo utopistico che si basa sul concetto di una società dove i sentimenti , l'amore e il sesso non dovrebbero avere barriere, oltre il matrimonio e i rapporti stabili.
La relazione tra i due però è di fatto illegale in quanto Hins non ha ancora compiuto 21 anni e per la legge di Hong Kong i due sono fuorilegge.
Il finale consolatorio, fortemente evocativo ed illusorio, in piena ideologia utopistica, sebbene abbastanza forzato soprattutto nella sua struttura narrativa un po' frettolosa, ci disegna i contorni del mondo che Scud vorrebbe.