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martedì 2 maggio 2017

Close-Knit ( Ogigami Naoko , 2017 )




Close-Knit (2017) on IMDb
Giudizio: 8/10

Dopo il premio ricevuto a Berlino per i film a tematiche LGBT, Ogigami Naoko conquista anche il Far East Film Festival che le consegna sia il premio dell'audience che quello assegnato dagli accreditati Black Dragon, evento che poche si è verificato nella storia della rassegna udinese, a dimostrazione di una accoglienza trionfale ricevuta da Close-Knit, in effetti tra i migliori lavori visti al FEFF di quest'anno.
Per chi scrive è stata una autentica sorpresa il lavoro della Ogigami, se non altro perchè era una di quelle registe finite nella personale black list dopo una serie di lavori improntati ad un minimalismo vacuo e quasi fastidioso.


Close-Knit invece è lavoro che ci mostra una autrice matura, capace di rimanere fedele al suo stile e al contempo di raccontare una storia piena di tematiche interessanti, con la quale finalmente si confronta con aspetti sociali e con drammi personali.
L'undicenne Tomo ha una madre che è un disastro, una di quelle donne perse nel loro tormento e inclini alla fuga; dopo l'ennesima sparizione della madre, la ragazzina si rifugia dallo zio materno, un tipo ordinario e tranquillo che vive con una trans, Rinko, ormai donna a tutti gli effetti tranne che per l'anagrafe; nonostante con molto tatto lo zio metta al corrente della particolarità del suo rapporto amoroso, Tomo, all'inizio, rimane colpita nel trovarsi di fronte questa donna che "per un errore di Dio" è nata uomo.
Rinko però è persona sensibile e si prende subito cura della ragazzina cercando di supplire all'assenza materna e ben presto la titubanza di Tomo si trasforma in affetto verso questa donna che faticosamente tenta di affermare definitivamente la sua identità.

lunedì 7 maggio 2012

Rent a cat ( Naoko Ogigami , 2012 )

Giudizio: 3/10
Tappare i buchi coi gatti e con la noia

Ne hai visto uno, li hai visti tutti: questo è lo slogan con il quale si potrebbe liquidare in pochissime parole l'ultimo lavoro della giapponese Naoko Ogigami.
Armato della consueta tendenza recondita al masochismo che anima segretamente la mente dell'appassionato di Cinema, sperando però , altrettanto furtivamente, che la sorpresa possa appalesarsi come il classico fulmine al ciel sereno, la visione di Rent a cat non fa altro che confermare che al peggio non c'è mai fine.
Se in Megane era il "crepuscolare", se in Kamome diner erano le chiacchiere senza alcuna sostanza, in Renta a cat il centro dell'universo cinematografico è "tappare i buchi", quelli dell'anima naturalmente che è lo slogan col quale la protagonista cerca di vendere a noleggio i suoi gatti (belli e simpatici, l'unica cosa che meriti del film).

sabato 5 maggio 2012

Kamome diner ( Naoko Ogigami , 2006 )

Giudizio: 4/10
Giapponesi in Finlandia

Uscito un anno prima del deludente Glasses/Megane , Kamome diner viene considerato dalla schiera di estimatori di Naoko Ogigami come il suo capolavoro: film ambientato in Finlandia, dove una giapponese in fuga non si capisce bene da che apre un bar-ristorante dove non mette piede mai nessuno.
Dove in Megane era l'isolotto dalla bianca sabbia il centro degli universi collidenti dei vari personaggi di passaggio, qui è il ristorante a divenirlo: una donna anch'essa in fuga dal Giappone, un'altra che perde la sua valigia all'aeroporto ed è costretta ad una sosta forzata in Finlandia che curiosamente per informarsi sull'eventuale ritrovamento della valigia si reca sempre sul molo per telefonare dove incontra immancabilmente un omino con un gatto in braccio, un ombroso uomo che insegna a fare il caffè e che si trasforma in ladro, un ragazzotto scroccone che con la scusa di essere stato il primo avventore del bar non paga mai, una alcolizzata in crisi sentimentale, quattro megere che guardano con astio dalla vetrina salvo poi essere accalappiate dalle squisitezze prodotte nel ristorante.

domenica 15 aprile 2012

Glasses ( Naoko Ogigami , 2007 )

Giudizio: 4.5/10
Come annoia il "crepuscolare"...

Glasses come occhiali, quelli che indossano tutti e cinque i protagonisti del film; scelta non casuale, nell'ottica narrativa, quasi a volere dare una impronta di peculiarità al loro  sguardo sulla vita.
Naoko Ogigami è regista che gode di una buona critica e sulla scia dei suoi precedenti lavori, getta ancora il suo sguardo surreale e trasognato sull' esistenza, dirigendo un film nel quale non esiste trama, se non quella che deriva dall'incontro quasi casuale di cinque persone su un isola giapponese dalla sabbia bianchissima e dal mare celeste splendente, in cui tutto si va formando strada facendo, tra riflessioni condite di filosofia zen, solitudine ,evasione dalla realtà, isolamento quasi ascetico, alla ricerca di quel "crepuscolare" che domina tutto il film di cui, a ben vedere, non si capisce il significato più profondo; non è il "meriggiare pallido e assorto" di Montale e neppure "l'ora che volge al desio" di dantesca memoria, è una condizione impregnata di ascetismo e di simbolismo che però, pur intrufolandosi in ogni discorso, non riesce mai a dare un senso compiuto della condizione.
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