Giudizio: 6.5/10
Autrice di lavori anche sgraditi alla censura e di altri che invece hanno riscosso un certo successo di pubblico quale Buddha Mountain, anche Li Yu abbraccia quello che sembra essere diventato un nuovo filone del cinema cinese: il racconto generazionale, solitamente ambientato negli anni 90 che sono stati quelli in cui i giovani iniziavano ad allungare lo sguardo oltre la madre patria, spesso ad impronta più o meno autobiografica vista l'età dei registi che con tale forma di racconto si sono cimentati, e che soprattutto ha un certo impatto sul pubblico con un buon ritorno commerciale; in tal senso capostipite di questo sottogenere è l'opera d'esordio di Zhao Wei So Young.
Quindi anche Li Yu lascia per un attimo da parte temi scabrosi o storie oblique o addirittura thriller psicologici per raccontare una generazione di studenti di medicina degli anni 90: lo fa attraverso la voce narrante del protagonista Qiu Shui, studente di medicina e scrittore di novelle wuxia a tempo perso scopiazzando lo stile dei più famosi autori, che ci presenta sin da subito quelli che sono i suoi amici più stretti nel campus e la sua fidanzata.
I giovani vivono una fase di grande esaltazione ottimistica: la Cina sta uscendo dall'isolamento, lo studio potrebbe aprirgli le porte della ricchezza oltre che a far diventare realtà il sogno di poter essere utili per la comunità, ma la giovinezza passa una volta sola e quindi Qiu Shui e masnada non vogliono neppure perdere quegli anni preziosi per divertirsi.
Dopo però un inizio addirittura frenetico ( e divertente) ben presto si capisce che dietro le pulsioni giovanili e le aspirazioni si nasconde soprattutto nel protagonista una certa inquietudine generata dalla mancanza di certezze e dal conflitto tra l'impegnativo studio e la fisiologica voglia di divertimento e di sfogo passionale.
