Nostalgia per il passato
L'ultimo lavoro del singaporiano Kelvin Tong, che già con Rule number one aveva mostrato il suo talento cinematografico applicato al thriller-ghost story, è un film piccolo, nel senso che è tutto racchiuso in uno spazio e in un luogo ben preciso, in un trentennio (1940-1970) rivisitato con gli occhi di oggi attraverso delle sbiadite fotografie in bianco e nero.
Il racconto ruota intorno al parco di divertimenti Great World di Singapore, un luogo che per le abitudini e le usanze di quegli anni era molto più che un semplice luna park: era un microcosmo vivissimo in cui pulsavano vite e storie accomunate da una visione della vita probabilmente troppo diversa da quella odierna.
Kelvin Tong bene ricostruisce quell'atmosfera, un po' paesana ma sicuramente più vera ,che si respira nel parco e in tutto ciò che vi orbita intorno e lo fa con uno sguardo disancantato, quasi fanciullesco, carico di nostalgia ("è stata la televisione ad allontanare la gente dalla vita del parco" dice uno dei protagonisti ricordando i tempi andati), in cui sogni e aspirazioni, amori e dolori si consumano nell'arco del trentennio.
