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venerdì 10 aprile 2026

The Stranger [aka L'etranger aka Lo straniero] ( François Ozon , 2025 )

 



IMDB

Giudizio: 9/10

C'è qualcosa di quasi temerario nel voler portare sullo schermo un romanzo come L'étranger di Albert Camus: un libro che vive di assenza, di silenzi, di una voce narrante ridotta all'osso, di una prosa che sembra rifiutare qualsiasi ornamento superfluo proprio come il suo protagonista rifiuta qualsiasi sentimento superfluo. Un libro in cui la letteratura diventa essa stessa manifesto esistenziale, in cui la forma coincide con il contenuto fino a renderli inseparabili. Eppure François Ozon, tra i cineasti francesi contemporanei più colti e versatili, ha accettato questa sfida con un coraggio che rasenta l'incoscienza e ne è uscito, straordinariamente, vincitore proprio in quell'aspetto per cui ha ricevuto da parte della critica le maggiori critiche, e cioè l'assoluta fedeltà filologica al testo intesa non solo in senso letterario, ma anche in quello filosofico che il capolavoro di Camus contiene tra le sue righe.
L'étranger di Ozon, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2025 e accolto da un successo di critica che ha poi trovato conferma nei premi più prestigiosi del cinema francese, è molto più di una semplice trasposizione cinematografica. È un atto d'amore riverente verso Camus, una lettura profonda e meditata del testo originale, una traduzione visiva che riesce nell'impresa rarissima di non tradire lo spirito del libro pur reinventandone la superficie. È, soprattutto, un film che parla al nostro tempo con la stessa urgenza con cui il romanzo parlava al suo.
La storia è quella che milioni di lettori conoscono a memoria. Algeri, fine degli anni Trenta, Meursault, giovane impiegato di modeste ambizioni, viene informato con un telegramma della morte della madre, ricoverata in una casa di riposo. La seppellisce senza versare una lacrima, senza manifestare la benchè minima emozione. Il giorno seguente va in spiaggia, incontra Marie, una collega, fa il bagno con lei, va al cinema a vedere una commedia con Fernandel e quindi i due vanno a casa di lui e danno inizio ad una relazione "amorosa"; riprende la sua vita ordinaria e poi, in circostanze quasi casuali, quasi sonnambule, uccide un uomo arabo su una spiaggia accecata dal sole. Viene quindi processato e  condannato a morte, non per il crimine commesso ( in fin dei conti ha solo ucciso un arabo...), ma per la sua incapacità di fingere sentimenti che non prova.
Ozon rispetta questa trama con una fedeltà che è quasi filologica; ogni scena del romanzo trova il suo equivalente visivo nella pellicola, ogni snodo narrativo, ogni personaggio, ogni dettaglio che Camus aveva disseminato nel testo con quella precisione chirurgica che lo contraddistingueva, riappare sullo schermo con un'accuratezza che testimonia la profondità con cui il regista ha studiato il materiale di partenza. 
Le sequenze si susseguono con la stessa logica narrativa del romanzo: la veglia funebre nel villaggio, le conversazioni con Raymond il vicino dal passato e dal presente torbido, le giornate di mare con Marie, lo scontro con gli arabi sulla spiaggia, il caldo feroce come personaggio autonomo nella scena dell'omicidio, il carcere, il processo, il dialogo finale con il cappellano, non manca nulla. 
Ozon non ha ceduto alla tentazione di semplificare o di spettacolarizzare. Ha avuto la pazienza e l'intelligenza di fidarsi di Camus.
Ma è nell'interpretazione che questa fedeltà si trasforma in arte cinematografica autentica. Ozon sceglie di girare il film in un bianco e nero rigoroso, esatto, classico , quasi architettonico, e la scelta si rivela non un omaggio nostalgico ma una necessità estetica e filosofica. Il colore sarebbe stato una forma di seduzione, un invito alla partecipazione emotiva, il bianco e nero invece mantiene la distanza, obbliga lo spettatore a guardare senza lasciarsi travolgere, esattamente come Meursault guarda il mondo senza lasciarsi travolgere. 
La fotografia, algida e solare al tempo stesso, restituisce l'atmosfera della costa algerina degli anni Trenta con una precisione che è anche metafora: quella luce bianca, quasi violenta, non rivela i dettagli, li cancella. Come la coscienza di Meursault cancella le sfumature della vita morale.
Benjamin Voisin, l'attore scelto da Ozon per incarnare Meursault dopo aver lavorato con lui in Été 85, offre una delle prove più ammirevoli del cinema europeo degli ultimi anni. Il compito era immane: interpretare un personaggio che non esprime emozioni senza che la sua performance diventi monotona o ermetica. Voisin risolve questo paradosso con una sottigliezza straordinaria. Il suo Meursault non è apatico nel senso clinico del termine, non è uno spento, è piuttosto un uomo che percepisce tutto con un'intensità quasi fisica, i colori, i suoni, i profumi, il calore del sole sulla pelle, il sapore del mare, ma che non riesce a tradurre queste percezioni sensoriali in emozioni socialmente riconoscibili, in sentimenti codificati. C'è qualcosa di dolorosamente onesto in questo personaggio, e Voisin lo trasmette attraverso gli occhi, attraverso certi movimenti minuti, attraverso una presenza corporea che esprime una forma di attenzione assoluta e al tempo stesso di irriducibile separazione dal mondo.



Rebecca Marder nel ruolo di Marie è luminosa in un modo che contrasta magnificamente con l'opacità di Meursault. Marie ama, o almeno vuole amare, vuole essere amata, vuole dare senso alla propria esistenza attraverso il legame con un altro essere umano; la sua incomprensione di fronte all'indifferenza di Meursault non è mai ridotta a semplice reazione emotiva ma diventa essa stessa un commento sulla natura del desiderio umano; Swann Arlaud, Denis Lavant e soprattutto Pierre Lottin nel ruolo di Raymond completano un cast di altissimo livello.
Uno degli elementi più intelligenti della regia di Ozon riguarda la scelta di aprire il film non con l'incipit celeberrimo del romanzo, "Aujourd'hui, maman est morte", ma con la frase "J'ai tué un arabe". Questa inversione non è un capriccio stilistico ma una scelta interpretativa precisa e coraggiosa. 
Collocando il crimine al centro narrativo fin dall'inizio, Ozon costringe lo spettatore a guardare la storia da una prospettiva diversa, a chiedersi chi è la vittima, a interrogarsi sul contesto coloniale in cui tutto si svolge. Il film si chiude, simmetricamente, con la canzone dei Cure, Killing an Arab, che fa eco a questa scelta di apertura in modo quasi liturgico.
Qui si tocca uno degli aspetti più originali e al tempo stesso più rispettosi dell'operazione di Ozon. Il regista francese riconosce nella storia di Meursault una dimensione coloniale che Camus aveva lasciato implicita ma che era inevitabilmente presente nel testo. 
La vittima anonima, nel romanzo chiamata semplicemente "l'Arabe", diventa nel film un essere umano con un nome, con un volto, con una presenza( unica libertà che il regista si è preso rispetto al completo anonimato del testo)  che rivendica la propria esistenza contro il meccanismo narrativo che la aveva ridotta a pretesto. 
Ozon inoltre apre il film con un montaggio tipo cinegiornale d'epoca di immagini d'archivio dell'Algeria coloniale, accompagnate dalla voce paludata di un narratore che esalta la modernità portata dalla Francia ai suoi possedimenti nordafricani. La satira è sottile ma implacabile: quella voce mente, e il film lo sa, e lo spettatore lo sa.
Questa contestualizzazione storica non tradisce Camus, che fu lui stesso un feroce critico del colonialismo francese, al contrario, porta alla luce una dimensione del testo che era sempre stata lì, in attesa di essere riconosciuta. Meursault come allegoria dell'indifferenza del colonizzatore verso la vita del colonizzato. La sua incapacità di attribuire valore morale alla propria azione si rispecchia nella struttura di un sistema che considera certe vite più importanti di altre. 
Il processo che condanna Meursault non per l'omicidio di un arabo ma per la sua insensibilità alla morte della madre rivela il vero scandalo morale: agli occhi della giustizia coloniale, la vita di "l'Arabe" non pesa abbastanza da giustificare un'indignazione autentica. Ciò che indigna la corte è la violazione del codice sentimentale borghese, non il delitto.
Il film indaga con straordinaria lucidità la tematica dell'assurdo, che è il cuore filosofico non soltanto di questo romanzo ma dell'intera opera camusiana. 
L'assurdo, in Camus, non è il bizzarro o il grottesco nel senso popolare del termine bensì è la discrasia irriducibile tra il bisogno umano di chiarezza, di significato, di ordine morale, e il silenzio del mondo di fronte a questo bisogno. Meursault incarna questo assurdo nella sua forma più radicale: non perché sia un nichilista, non perché creda che nulla abbia importanza, ma perché percepisce con un'onestà feroce l'impossibilità di giustificare razionalmente le convenzioni morali e sociali che gli vengono richieste. Quando i giudici lo condannano a morte, la sua reazione, magnificamente espressa in alcune pagine e in un brano del film, tra i più dolorosamente belli, il confronto col cappellano del carcere,  non è disperazione ma qualcosa di più strano e più profondo: una specie di sollievo, quasi, come se la certezza della morte fisica fosse paradossalmente l'unica verità solida in un mondo di finzioni.
Ozon rende questa dimensione filosofica senza ricorrere alla didascalia: non c'è un personaggio che spieghi Camus allo spettatore, non c'è una voce fuori campo che commenti la vicenda in chiave saggistica. C'è invece una messa in scena che incanala la filosofia nell'immagine, che traduce il pensiero in gesto, in luce, in ritmo. 

domenica 24 agosto 2025

Sotto le foglie [aka When Fall is Coming] ( François Ozon , 2024 )

 




When Fall Is Coming (2024) on IMDb
Giudizio: 8/10


Michelle, anziana vedova che vive nella campagna francese, divide le giornate tra la cura della casa e del giardino e l’amicizia con Marie-Claude, vicina di lunga data, madre di Vincent, un ragazzo che sta per uscire dal carcere dopo piccoli reati. 
Michelle ha un rapporto difficile con la figlia Valérie, donna divorziata, e riversa tutto il suo affetto sul nipote Lucas, un ragazzino che adora la nonna e ne è il centro di gravità. Quando Vincent torna in libertà, Michelle lo accoglie assumendolo come giardiniere. Il giovane, riconoscente, decide di aiutare la donna tentando una mediazione con Valérie per ricucire la frattura familiare. Ma durante l’incontro , Valérie muore precipitando dal balcone. Per alcuni un tragico incidente, per altri un gesto che nasconde ambiguità. L’equilibrio fragile tra colpa, perdono e seconda possibilità si incrina definitivamente, mentre il destino dei personaggi rimane sospeso tra la condanna sociale e l’illusione di una riconciliazione.
François Ozon, con When Fall Is Coming, realizza un film che si inserisce nella tradizione del dramma-thriller della provincia francese, capace di alternare la delicatezza dei gesti quotidiani e la durezza dei conflitti familiari. 
L’autunno del titolo non è soltanto una cornice stagionale, ma un vero e proprio stato d’animo: le foglie che cadono, i campi in riposo, la luce obliqua diventano specchio della fragilità dei rapporti umani e della loro precarietà.
Il cuore del film è l’ambiguità: la morte di Valérie ha solo un testimone sul quale grava il peso del suo passato prossimo segnato dal carcere e resta sospesa tra caso e colpa. Ozon evita di dare una risposta definitiva, l’incidente diventa così un prisma che riflette i timori e i pregiudizi dei vari personaggi. Vincent, ex detenuto appena reinserito, è il primo a cadere sotto il sospetto, anche solo per il suo passato; Michelle oscilla tra l’amore incondizionato per il nipote e la colpa per non aver saputo sanare prima lo strappo con la figlia; la comunità circostante si fa giudice silenzioso, pronta a emettere verdetti senza prove; ma soprattutto , grazie alla sua narrazione precisa e tagliente che spande sul film il seme del dubbio che si trasforma lentamente in tensione, Ozon sembra costruire un ambiente nel quale vanno a convergere personaggi distanti tra loro ma che comunque sembrano uniti  sotto una sorta di famiglia surrogata protettrice che va a sostituire e se necessario a distruggere quella tradizionale.



La colpa attraversa il film in più strati: individuale, familiare, comunitaria. Ozon lavora con grande sensibilità sulla dimensione religiosa della colpa: i riti cattolici, i funerali, le immagini sacre nelle case rurali sono costanti richiami a un’idea di peccato che non si cancella, ma può essere affrontato. 
La redenzione non è mai scontata, Vincent cerca di riparare attraverso gesti di lavoro, di servizio, di ascolto; Michelle, invece, è chiamata a guardare in faccia il fallimento del suo ruolo materno. 
L’autunno diventa quindi la stagione della resa dei conti: niente fioriture improvvise, ma la lenta consapevolezza che ciò che è caduto può solo trasformarsi in humus per qualcosa di nuovo.
Lucas, il nipote, rappresenta il futuro che osserva gli adulti e ne subisce le conseguenze. Il suo sguardo innocente interroga le bugie e i silenzi, e diventa la posta in gioco più alta: che tipo di eredità emotiva riceverà? 
Ozon affronta con tatto il tema dell’educazione dei figli: protezione e verità si scontrano, mostrando come la crescita passi non dal silenzio ma dall’assunzione del dolore. Lucas impara che la vita non è fatta di certezze, ma di zone grigie, e che proprio in quelle ambiguità si misura la possibilità di diventare adulti.
Il film si interroga sul tema cruciale del diritto a una seconda possibilità: Vincent, con il suo passato carcerario, incarna la figura del “colpevole già giudicato” che fatica a reinserirsi in una comunità pronta a ricordargli i suoi errori. Ozon non costruisce un ritratto agiografico, ma mostra la fatica quotidiana del reinserimento, la diffidenza sociale, la necessità di guadagnarsi ogni gesto di fiducia. 

giovedì 19 ottobre 2023

Mon Crime - La colpevole sono io [aka The Crime Is Mine] ( François Ozon , 2023 )

 




The Crime Is Mine (2023) on IMDb
Giudizio: 7/10

Ancora relativamente lontano dalla fatidica soglia dei 60 anni, Francois Ozon si afferma in maniera definitiva come uno dei più prolifici registi , grazie ai suoi 22 lungometraggio e ad un'altra ventina di corto e mediometraggi; il paragone viene quasi spontaneo con l'inarrivabile Hong Sangsoo che del più prolifico del mondo tiene ben stretta la palma. 
La cadenza annuale che sembra essere diventata un metronomo cinematografico per il regista parigino porta persino a situazioni per cui questo Mon Crime, presentato all'ultimo Festival di Cannes esce nelle sale ben prima del penultimo lavoro, quel Peter Von Kant che porta la data del 2022 e che invece vede la luce nelle sale italiane in questi giorni: situazione che molto spesso capita ai registi più prolifici oltre che più stimati, quale è appunto Ozon.
Mon Crime, film che in tutto e per tutto è un lavoro votato ad un femminismo, magari un po' snob , ma certamente sentito e attuale, rimanda per molti aspetti ad altri lavori di Ozon ( Potiche e 8 Donne e un mistero) in cui questi esplora con occhio divertito e curioso il mondo femminile.


In Mon Crime sebben lo sguardo rimanga apparentemente leggero e sostenuto da toni francamente da commedia classica alla francese, la tematica è però ben più sostanziosa: strascici del metoo, la violenza ( soprattutto psicologica) sulle donne,  la riflessione morale sulle attenuanti di fronte al sopruso subito e vendicato con la forza, la denuncia di una ambiente dello spettacolo ben poco propenso a dare una possibilità a tutti se non dietro qualcosa di utile di rimando.
Mom Crime si apre con una scena che per molti versi sembra derivare da un   prologo chabroliano o da racconto alla Maigret: Parigi, anni trenta, vediamo una giovane donna fuggire sconvolta da una lussuosa casa con splendido giardino; nel frattempo in un'altra casa , una catapecchia più che altro, vediamo un'altra giovane donna alle prese con un omaccione venuto a reclamare il pagamento degli affitti arretrati: le due ragazze si ritrovane nella catapecchia ed il film costruisce così il filone principale.
Madeleine è una giovane attrice, neanche tanto talentuosa, alla ricerca di una parte che possa avviarla alla professione e che ha appena subito l'assalto del solito produttore predatore, ha una specie di fidanzato che però ben si guarda dal rendere pubblica la loro relazione pena l'avversione della ricchissima famiglia; Pauline è la sua amica del cuore ( e forse anche qualcosa di più...) con cui condivide l'appartamento, avvocatessa alle prime armi in cerca di qualcuno da difendere per guadagnare qualche soldo.
Un quadro ben delineato in brevi passaggi da Ozon: due giovani donne in cerca di affermazione che debbono scontrarsi con un mondo di squali e maschi cinici.
Quando Madeleine viene accusata di avere ucciso il produttore nella sua villa per trafugare denaro, la ragazza dapprima insorge dichiarandosi innocente, ma poi anche dietro consiglio dell'amica avvocata confesserà il crimine, dando il via ad una poderosa ascesa nell'olimpo del cinema, grazie anche ad un processo, in cui viene assolta perchè la sua è stata leggittima difesa, che la porta all'attenzione di tutto il paese.

giovedì 16 marzo 2023

Peter Von Kant ( François Ozon , 2022 )

 




Peter von Kant (2022) on IMDb
Giudizio: 8/10

Nel 1972 Rainer Werner Fassbinder presentava al Festival di Berlino la versione cinematografica di una sua opera teatrale, rimasta fino ad allora inedita; il regista viveva in quegli anni la fase più prolifica della sua carriera e Le lacrime amare di Petra Von Kant fu accolto con grande favore dalla critica, soprattutto da quella fetta che lo aveva eletto a cineasta di culto, nonchè artefice della rinascita del cinema tedesco.
50 anni esatti dopo il Festival di Berlino del 2022 decide di omaggiare il regista in occasione del quarantennale della morte, aprendo la rassegna con il tributo di François Ozon a quello che è stato  uno dei suoi punti di riferimento culturali cinematografici: Peter Von Kant è infatti una straordinaria operazione che omaggia l'opera e l'uomo e al tempo stesso lo stesso Ozon che già nel 2000 agli albori della sua carriera aveva indicato Fassbinder come uno dei suoi pilastri di riferimento mettendo su pellicola Gocce d'acqua su pietre roventi, testo del regista tedesco.
Con la lettura personale  di quella che è stata anzitutto una opera teatrale, il regista francese, modifica e manipola qualche ingranaggio per rendere il testo ancor più vicino a se stesso, senza però comprometterne la forza drammatica che contiene, costruendo un processo di identificazione opera-autore che alla fine risulta molto ben riuscito e ricco di riferimenti.



La storia raccontata, a parte piccole variazioni quale il cambio di genere dei protagonisti e una certo alleggerimento delle atmosfere da dramma da camera teatrale, rimane fedelissima all'originale, raccontando una storia d'amore omosessuale intrisa di passione , follie e autodistruzione  attraverso la figura del protagonista Peter Von Kant.
Quest'ultimo è un regista affermato (altra variazione, non casuale, del testo) ,  artefice di una vita eccessiva, fatta di rapporti amorosi non sempre appaganti, padre di una figlia nata da un matrimonio fallito, vive a Colonia ( dove però si parla francese...) insieme ad un suo tuttofare che subisce silenziosamente le stranezze e le vere proprie angherie del protagonista.
La sua attrice feticcio (una sorprendentissima Isabelle Adjani) gli presenta un giovanotto magrebino del quale Peter si infatua a prima vista, da poco giunto in città in cerca di fortuna; tra i due nasce una relazione che appare subito sbilanciata e che consente comunque al ragazzo , Amir Ben Salem ( rammentiamo il nome perchè non è un caso che sia quello...), di poter entrare trionfalmente nel mondo del cinema.
La relazione amorosa che scivola sempre più verso la fine, contribuisce a portare Peter sull'orlo del baratro consumato dal dolore e dalla sua tendenza all'autodistruzione, professionale e personale.
E' già chiaro con leggendo queste brevi note sinottiche che l'aderenza al testo e alla versione cinematografica di Fassbinder non è completo, ma ogni modifica che Ozon ha introdotto è perfettamente funzionale a far sì che il suo lavoro non sia solo un omaggio all'ingegno letterario e cinematografico di Fassbinder, ma un tributo al regista stesso che Ozon tenta di compenetrare nell'opera stessa fino al punto che non si riesce quasi a valutare se il centro della pellicola sia la storia di Peter Von Kant oppure la figura del regista stesso.

giovedì 5 maggio 2022

E' andato tutto bene [aka Everything Went Fine] ( François Ozon , 2021 )

 




Everything Went Fine (2021) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Nel variegato e polimorfo universo cinematografico di Francois Ozon, mancava fino a qualche anno fa il racconto che una volta si sarebbe definito di impegno civile: con Grazie a Dio prima e con E' andato tutto bene ora nell'arco di due anni mette sul piatto la sua visione di due tematiche a forte impronta civile, la pedofilia nella Chiesa e l'eutanasia; ma mentre nel primo caso affronta l'argomento partendo da un fatto realmente accaduto che scosse la comunità cattolica di Lione fin nei suoi vertici ecclesiastici per approdare ad una pellicola carica di dramma personale e sociale, nel caso di quest'ultimo E' andato tutto bene, lo spinoso argomento dell'eutanasia e della autodeterminazione del malato a decidere una fine dignitosa, viene descritto sotto una prospettiva nella quale la mano consueta del regista parigino è evidentissima soprattutto per il suo tocco di humor e per l'eleganza con cui viene raccontata la storia.
Tratto da un romanzo autobiografico di Emmanuele Bernheim, scrittrice e collaboratrice di Ozon negli ultimi anni , scomparsa nel 2017 all'età di 62 anni, il film narra la storia dell'ultraottantenne Andrè, che colpito da un ictus che lo invalida nei movimenti, per nulla nelle funzioni cerebrali, decide di voler ricorrere all'eutanasia non sopportando più di vivere su una sedia a rotelle con tanto di assistenza continua, lui che nella sua lunga vita è stato uno di quei personaggi un po' bohemien che popolano i racconti di Ozon: musicista di fama ,sposato e separato da una donna i cui parenti si opposero fieramente al matrimonio, in quanto ritenevano Andrè un gay , ed in effetti l'uomo, da bravo viveur non disdegnava i piaceri corporali con altri uomini, padre tutt'altro che esemplare anche con le figlie cui decide di gettare sulle spalle la croce della sua decisione di porre fine alla sua vita.



Le due figlie, Emmanuelle, la maggiore, e Pascale, si trovano quindi ad affrontare il problema non solo dal punto di vista morale ed etico, che è poi di fatto il perno su cui ruota tutta la riflessione contenuta nel film, ma anche pratico visto che anche in Francia la legge vieta tale procedura , motivo per cui, dovranno rivolgersi  all'accogliente Svizzera (basta avere i soldi, ovvio...) per portare a termine i desideri del vecchio patriarca.
Lungi dall'essere carica di drammaticità, l'opera di Ozon è percorsa da venature di umorismo, a volte anche un po' grigiatsro, se non proprio nero, e da una prospettiva comunque mai di parte, senza essere schierato, evitando quindi la battaglia ideologica in favore di un equilibrio e soprattutto di una tematica che si discosta un po' dal cuore del problema: il tormento , l'imbarazzo e il dolore di chi si trova a dover diventare come colui che stacca la spina dalla macchina che tiene in vita, una macchina stavolta, nel caso di Andrè, puramente figurata, visto che comunque l'uomo mantiene viva la sua funzione intellettiva e la sua lucidità; è insomma la prospettiva tipica del regista che predilige raccontare l'uomo davanti alle sua contraddizioni e alle sue responsabilità, ieri era contro il potere oggi è contro il destino e la dinamica famigliare.
La scelta di Andrè inoltre fa ben presto venire a galla il passato della due figlie, la maggiore , la prediletta, che però ha sempre pensato da giovane di voler vedere il padre morto e che ora ha sulle sue spalle il  gravoso compito di accompagnarlo nella fossa, e la minore che ha sempre vissuto un po' all'ombra della sorella: la famiglia borghese benestante, cui va aggiunta la figura di una madre artista in perenne crisi depressiva che vive da sola e che però non ha mai strappato definitivamente il legame con un marito che ha molto amato comunque, altro bersaglio abituale di Ozon, calderone nel quale ribollono le passioni e le contraddizioni personali, i vissuti dell'infanzia e le esperienze di una vita.

martedì 14 aprile 2020

Grazie a Dio ( Francois Ozon , 2019 )




By the Grace of God (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Vincitore dell'Orso d'Argento per il Gran Premio della Giuria alla Berlinale del 2019, l'ultima fatica di Francois Ozon, conferma quella che ormai sembra essere diventata una curiosa consuetudine: infatti, nonostante il regista parigino sia senza dubbio tra i migliori registi francesi,  non ha mai vinto non solo un premio a Cannes ma neppure incredibilmente ai Cesar, sebbene abbia collezionato una miriade di nomination, comprese svariate per Grazie a Dio; un raro caso insomma di rifiuto di applicare quello sciovinismo di cui i francesi brillano in tutti i settori.
Che Grazie a Dio sia film scomodo è fuori discussione, anche pensando alle polemiche e , secondo qualcuno , alle pressioni che da certi settori spingevano a ritardare l'uscita del film.
Grazie a Dio infatti tratta lo spinoso tema della pedofilia all'interno della Chiesa , ispirandosi in maniera molto fedele allo scandalo che sconvolse la diocesi di Lione e che portò al processo sia del parroco reo confesso che dell'arcivescovo di Lione, percorso giudiziario che al momento dell'uscita del film non era ancora terminato e da qui è facile capire da quali settori provenissero i tentativi di ritardarne l'uscita .


I fatti cui si riferisce la storia avvennero tra gli anni 80 e gli anni 90, quando i protagonisti che vediamo narrati erano dei ragazzini che frequentavano le attività della parrocchia tra cui anche i campi scout.
Alexandre ora ha una bella famiglia, con cinque figli , sorretto da una fede incrollabile; quando viene a sapere che il prete che lo molestò quando era ragazzino ancora viene tenuto in contatto con i bambini inorridisce all'idea che anche questi possano subire le stesse esperienze dolorose subite da lui e per tale motivo chiede udienza al vescovo della città il quale sin da subito mostra una certa riluttanza ad affrontare il problema, oltre tutto il reato nel caso di Alexandre è prescritto.
Ormai però la miccia è stata accesa,  e Alexandre troverà altri suoi coetanei che subirono anch'essi le molestie del prete, e, soprattutto, non vedendo alcun tipo di collaborazione e di ammissione da parte del potere ecclesiastico della città, i tre decidono di passare ad un livello superiore: coinvolgono la stampa, creano una associazione che raccoglie tutti coloro che furono molestati, smuovono insomma l'opinione pubblica, non tanto animati dall'odio per il prete pedofilo il quale oltre tutto si dichiara colpevole in quanto morbosamente malato, bensì dal disgusto per l'atteggiamento della diocesi e del suo vescovo.
Sui titoli di coda sapremo come andò il processo, conclusosi da poco con la condanna sia del prete che dell'arcivescovo, anche sull'onda delle decise prese di posizione di Papa Francesco riguardo al problema della pedofilia in seno alla Chiesa.
Attraverso dei rapidi flashback che non mostrano nulla ma lasciano capire l'atteggiamento da manipolatore del prete,  Ozon ci racconta l'esperienza dei tre protagonisti principali, tre personaggi tra loro diversi, appartenenti a classi sociali diverse, mossi da motivazioni e da rancori differenti: se Alexandre è ancora fermamente cattolico e credente, Francois è ateo convinto, mosso da un sentimento di dispregio verso le istituzione ecclesiastiche mentre invece Emmanuel è quello che sembra portarsi addosso un carico di dolore e di disagio maggiore, che segna una vita non certo brillante oscillante tra una madre affettuosa ma possessiva e una fidanzata isterica e instabile.

venerdì 8 dicembre 2017

L'amant double ( Francois Ozon , 2017 )




Amant Double (2017) on IMDb
Giudizio: 6/10

Doverosa premessa: la recensione contiene accenni di spoiler, ma tenendo presente che l’aspetto thriller del film è di fatto trascurabile, quel minimo che può essere svelato non inficia di certo la visione della pellicola.
La nuova opera di Francois Ozon, regista che ormai ha abbandonato il ruolo di enfant prodige del nuovo cinema francese essendo approdato anche egli ai 50 anni, se da un lato ne conferma le doti da purissimo esteta dell’immagine e del linguaggio, dall’altro si presenta come un deciso passo indietro rispetto al precedente Frantz.
Da sempre quasi ossessionato dall’ambiguità in tutte le sue forme e da quella sorta di disagio che si crea quando il mondo reale si compenetra con la fantasia, Ozon con L’Amant double affronta l’emblema assoluto della duplicità e dell’ambiguità con il tema dei gemelli.


La protagonista della storia è Chloe una giovane donna dall’apparenza fragile che soffre di continui dolori al ventre; appurato che non c’è nessuna malattia organica che li causa la donna si rivolge ad uno psichiatra, Paul, che sin dall’inizio ascolta con grande interesse il racconto dei malesseri psicologici che la attanagliano e che sono alla base dei suoi disturbi; l’interesse è talmente tanto (lei che migliora, lui che si infatua) che i due tranciano il rapporto paziente-terapeuta, si ritrovano amanti e vanno a vivere assieme.
Chloe sembra guarita, i dolori la hanno abbandonata, ma ben presto scopre qualcosa di oscuro nella vita di Paul: la presenza di un fratello gemello, psicoterapeuta egli stesso, con cui lui non ha più rapporti al punto di essersi cambiato persino il cognome.

sabato 11 marzo 2017

Frantz ( Francois Ozon , 2016 )




Frantz (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

La Grande Guerra è appena finita, in ogni angolo d'Europa, anche il più sperduto, si piangono i morti, giovani mandati a combattere una guerra di trincea che rimane ancora oggi il più sanguinoso conflitto della storia dell'umanità; il fronte francese ha prodotto morti, distruzioni e un odio strisciante tra Francia e Germania che da sconfitta ha dovuto subire la durissima e umiliante legge del vincitore.
In un piccolo villaggio tedesco Anna ogni giorno visita il cenotafio dell'amato Frantz, suo promesso sposo , morto in battaglia sul fronte francese; la giovane vive coi genitori del ragazzo che la hanno adottata come figlia, un modo per tenere accanto a sè un ricordo tangibile del figlio.


Un mazzo di rose trovato sulla tomba, la visita di uno straniero al cimitero prima e alla casa dei genitori di Frantz rinfocola il ricordo del defunto: Adrien , un giovane francese che si presenta come un amico di Frantz ai tempi della sua permanenza a Parigi, viene a raccontare , come estremo omaggio all'amico, le loro giornate parigine tra i quadri del Louvre e le feste danzanti quasi a riportare la sua immagine per una volta ancora nella sua famiglia.
L'uomo ben presto riesce a fare breccia nell'ostilità del padre di Frantz che vede in lui, in quanto francese, uno degli assassini del figlio, e nella ritrosia della ragazza: la sua presenza riesce a far rivivere il ricordo del giovane tedesco morto, alleviando il dolore.
Quando con la consueta costruzione narrativa che contraddistingue i suoi lavori, Ozon riesce a instillarci la convinzione che fra i due ragazzi ci fosse un legame che andasse oltre la semplice amicizia, tematica omosessuale sempre più o meno esplicitamente presente nei lavori del regista francese, questi con un autentico colpo di scena ribalta tutta la prospettiva così armoniosamente creata fino a quel momento, in favore di un altro dei capisaldi del suo cinema: la menzogna.
Se la menzogna, il dubbio e l'ambiguità sono sempre stati per Francois Ozon il grimaldello per compenetrare in una società borghese perbenista ed ipocrita, in Frantz, lavoro in costume e storico, diventano gli strumenti con i quali costruire un racconto fatto di pietas e di consolazione, quasi come un inganno che si costruisce lentamente per mantenere una situazione che porti a lenire le pene nascondendo la verità dolorosa.

giovedì 13 agosto 2015

Una Nuova Amica ( Francois Ozon , 2014 )




The New Girlfriend (2014) on IMDb
Giudizio: 7/10

Claire e Laura sono legatissime da quando hanno 7 anni: pomeriggi trascorsi insieme, giochi , promesse di eterno legame scolpite nella corteccia dell'albero e bagnate col sangue; un legame che forse ha anche i connotati del morboso e che le porta a compiere quasi in contemporanea i gesti consueti della vita; Laura però muore lasciando il marito David con la figlioletta di sei mesi e per Claire è un dovere morale non far mancare loro il suo aiuto.
Tutto questo è concisamente ma efficacemente raccontato nella primissima parte del film introdotto da un beffardo incipit sui titoli di testa che rasenta il macabro: la Laura che vediamo scrupolosamente vestita da sposa non sta andando all'altare bensì giace nella bara pronta per essere seppellita.


Ci pensa David a regalare al film l'esplosione che lo guiderà verso mete lontane: lui ama vestirsi da donna, un segreto che solo la defunta moglie conosceva e che aveva però con la sua femminilità tenuto a freno, Claire lo scopre e dapprima l'uomo cerca di convincerla che lo fa per regalare una immagine femminile alla figlioletta ma ben presto la menzogna cade: David lo fa per sè, forse perchè la perdita di Laura ha fatto tornare a galla suoi vecchi desideri, o forse semplicemente perchè ciò gli dona piacere.
L'iniziale sdegno di Claire lascia il posto alla curiosità e poi alla fantasia e all'attrazione vera e propria: David diventa l'immagine della amata amica, lo stimolo delle sue fantasie cui l'uomo reagisce con l'attrazione per lei: insomma una donna che è attratta da un uomo che fa la donna ma che ha desideri intimamente maschili; finchè David è Virginia (alter ego travestito) Claire si lascia travolgere, quando David riacquisisce anche per un solo momento i connotati da uomo Claire fugge, ma soprattutto questo tourbillon di identità sessuali deboli e precarie esplode nelle fantasie , nel feticismo di lingerie e rossetti indossati dal maschio accentuando il senso di incertezza e di dubbio.

venerdì 11 aprile 2014

Giovane e Bella ( Francois Ozon , 2013 )

Giudizio: 7/10

Con puntualissima cadenza annuale ecco il quattordicesimo lavoro di Francois Ozon, autore certamente tra i più interessanti e prolifici del panorama cinematografico francese.
Giovane e Bella è un film che va ad esplorare con originalità e grande sensibilità il mondo adolescenziale all'interno del più vasto ambiente borghese della moderna Francia.
Il racconto è imperniato intorno alla figura di Isabelle una giovane e bella diciasettenne, figlia della borghesia media, con una famiglia tipo alle spalle , compresi i genitori separati; vive con la madre, il suo nuovo partner e  il fratello minore.
Di ritorno dalle vacanze estive, dopo che ha conosciuto, senza grande soddisfazione, l'ebbrezza del primo rapporto sessuale, la ragazza inizia a prostituirsi, in proprio, racimolando i clienti via internet: una escort con tutti i crismi insomma.
Quando la madre scoprirà l'attività di Isabelle, per la ragazza giunge il momento di dare un senso , forse, definitivo alle sue inquietudini adolescenziali.

domenica 13 ottobre 2013

Nella Casa / Dans la Maison ( Francois Ozon , 2012 )

Giudizio: 7.5/10
Il narratore ed il voyeur

Francois Ozon è regista di quelli che riescono sempre , nel bene, spesso, e nel male, raramente, a lasciare il segno,soprattutto quando, con occhio chabroliano, si concentra sui vizi e le virtù (poche) della classe media borghese.
In questo lavoro però il regista parigino riesce a sorprendere ancora con una storia che si basa fondamentalmente sul rapporto tra narratore e pubblico ed in ultima analisi risulta una sorta di confessione critica del proprio lavoro.
Vero che l'ambiente in cui si sviluppa la storia è quello tipico dei film di Ozon (classe media, borghesia intellettualoide), ma stavolta il tutto appare più come una necessaria cornice ad una riflessione sull'arte in senso lato, soprattutto sul legame che lega i due poli (artista e pubblico).
Ovviamente Ozon non poteva limitarsi ad una ovvia e convenzionale partitura, per cui il curioso, quasi morboso legame che unisce i due protagonisti, viene inteso quasi come un voyueristico gioco spietato.

giovedì 24 febbraio 2011

Potiche - La bella statuina ( Francois Ozon , 2010 )

Giudizio: 7/10
Aria da commedia anni cinquanta e da lotta di classe


Se ancora serviva una ulteriore prova, Francois Ozon dimostra in maniera inequivocabile la sua grandissima poliedricità che ne fa uno dei cineasti più originali del vecchio continente: Potiche è un tuffo nella commedia stile anni 50 di hollywoodiana memoria condito però con il giusto intellettualismo della commedia francese e costituisce un totale ribaltamento del registro narrativo del precedente lavoro, avvicinandosi di più , come ambientazione e come struttura, a 8 donne e un mistero.
Riportando le lancette del tempo a 35 anni fa, Ozon racconta una storia molto borghese , calata in un contesto di lotta di classe in cui trova spazio perfino una citazione per George Marchais; Robert Pujol dirige con mano ferma e con metodi si direbbe oggi antisindacali la fabbrica di ombrelli ereditata dalla moglie che da parte sua vive la sua vita da bella statuina, puro oggetto ornamentale, costretta a parlare con gli scoiattoli e a scrivere insulse poesie.

giovedì 13 gennaio 2011

CinquePerDue - Frammenti di vita amorosa ( Francois Ozon , 2004 )

Giudizio: 8/10
La vita di coppia secondo Ozon


Cinque scene per altrettanti momenti simbolo della vita di coppia compongono l'amaro e dolente compendio dell'amore coniugale secondo Francois Ozon, che con la consueta abilità unita ad una lucidità espressiva notevole mostra tutto il suo pessimismo sul rapporto di coppia, omo o eterosessuale che sia, visto come un illusorio momento di benessere in cui però sono altre le tematiche che si affacciano e che lo minano sin dall'origine.
I cinque frammenti di vita amorosa , come recita l'ingombrante sottotitolo alla versione italiana, come se allo spettatore vada spiegato sempre tutto, riguardano una coppia che seguiamo a ritroso, dal giorno in cui il divorzio diventa effettivo, con una lunga e agghiacciante lettura dell'atto di separazione, al giorno della confessione e del racconto della tragressione non condivisa e del tradimento, a quello della nascita del figlio, al matrimonio e al primo incontro, tappe che sono segnate come macigni, così ovvie e così uguali a molte coppie, ma raccontate con una partecipazione apatica dei personaggi, forse da subito consci del loro destino ineluttabile come lascia metaforicamente intendere il finale( che poi è l'inizio) in cui il sole al tramonto, nel luogo simbolo , ammantato di sacralità per il cinema di Ozon, che è la spiaggia.

martedì 11 gennaio 2011

Il tempo che resta ( Francois Ozon , 2005 )

Giudizio: 8/10
Aspettando la morte


Ancora un riflessione sulla morte, vissuta sulla propria pelle stavolta e non sotto forma di abbandono. Il tempo che resta , come risultato si avvicina più a Sotto la sabbia che a Il rifugio , gli altri due capitoli che hanno per tema la perdita, l'abbandono e la morte, in quanto Ozon riesce con la consueta grazia e forza al tempo stesso a raccontare una storia che parla della preparazione e dell'accettazione della dipartita, in cui morte ed infanzia si intecciano quasi a dimostrare una continuità finalistica.
Romain è un giovane fotografo di moda che scopre a soli 30 anni di avere un cancro che gli concede scarsissime possibilità di sopravvivenza , anche sottoponendosi alla chemioterapia; decide di rifiutare ogni tentativo e di attendere la fine. La prima reazione istintiva è quella di nascondere il tutto senza informare nessuno e con un gesto dettato dall'egoismo e dall'istinto di sopravvivenza allontana da se la famiglia e il suo compagno; si confiderà solo con la nonna  perchè, come dicono entrambi, sono simili l'uno all'altra.

mercoledì 22 dicembre 2010

Swimming pool ( Francois Ozon , 2003 )

Giudizio: 7/10
Lo scrittore e la costruzione della realtà

Dopo l'intermezzo brillante e ardito di 8 donne e un mistero, Francois Ozon torna sui suoi passi, a quelle tematiche e situazioni a lui senz'altro più congeniali , molto più vicine a Sotto la sabbia, che rimane probabilmente il suo lavoro più bello.
Quello che Ozon sa utilizzare con continuità, coerenza e senza annoiare è la situazione tipica di molti dei suoi lavori in cui il microcosmo ristretto costruito intorno ad una solitudine o a una inquietudine, viene sfruttato per sondare gli stati d'animo, ricorrendo ad un clichè sempre uguale a sè stesso: l'eremo dove trovare tranquillità, le incursioni di personaggi che la tranquillità la fanno esplodere, una vitalità ritrovata.
Anche stavolta al centro del racconto c'è una donna, Sarah, , scrittrice di romanzi gialli di successo che per trovare ispirazione e slancio si reca nella villa in Francia del suo editore nonchè amante. La donna incarna il tipico stereotipo dell'intellettuale pietrificato nella sua scorza autoriale , per cui è facile immaginare quale esito possa avere l'arrivo inaspettato alla villa della figlia dell'editore, Julie, ragazza sfrontata, dall'erotismo smisurato e dalla vita libertina.

martedì 14 dicembre 2010

Il rifugio ( Francois Ozon , 2009 )

Giudizio: 6/10
Ritorno al lutto


Torna  a percorre i sentieri narrativi che meglio sa raccontare Francois Ozon, in questo film nel quale, seppure con risultati nettamente inferiori rispetto a quelli dei lavori precedenti, riflette sulla morte e sull'abbandono, sul senso di vuoto che colma l'improvvisa perdita di un caposaldo affettivo della propria vita.
Stavolta è Mousse, una giovane donna eroinomane, che perde il compagno anch'esso tossicodipendente in seguito ad un overdose; durante il ricovero, e quasi contemporaneamente alla notizia della morte di Louis, apprende di essere incinta (il ciclo vitale che si perpetua, con tanto di predicozzo cattolicheggiante durante la funzione funebre...) e nonostante i tentativi della madre del defunto di dissuaderla dal proseguire la gravidanza, la ragazza decide di non abortire e si trasferisce in assoluta solitudine in una villa in riva al mare , dove metabolizzare il lutto e prepararsi alla nuova vita.

venerdì 16 aprile 2010

Sotto la sabbia ( Francois Ozon , 2000 )

*****
La difficile accettazione della perdita

Marie e Jean sono sposati da venticinque anni, vivono una esistenza agiata e durante una vacanza al mare , lui scompare mentre fa il bagno.
La vita di Marie rimarrà fossilizzata a quel momento, rifiutando la sua nuova condizione: suo marito, per lei, è sempre lì, ci parla , la accarezza, mangia e prende il te con lei.
Le circostanze in cui è avvenuta la sparizione non sono indagate, il dubbio che di fuga si tratti rimane, lo sguardo di Jean nelle scene iniziali del film lascia intendere un suo qualche disagio di coppia, ma tutto ciò passa in secondo piano di fronte al rifiuto di Marie di accettare la morte e la sua solitudine.
Anche quando i fatti sembreranno indirizzare la soluzione del mistero, lei si aggrapperà disperatamente ad una immagine lontana, quasi una visione, pur di continuare a rimuovere il dolore della perdita-abbandono.
Tutto il film gira intorno alla figura di Marie, al suo fragile modo di vivere la tragedia, ai suoi desideri e ai suoi sogni, alla sua vita sociale  che lei intende ancora da coniugata, anche quando cede alle lusinghe  di un uomo che si infatua di lei. 
Quello che invece traspare spesso, quasi mai  detto, è l'angoscia per una spiegazione dell'evento che non riesce a trovare, un motivo che darebbe una ragione e probabilmente una tranquillità interiore alla donna che invece , in mancanza di ciò, continua a nascondere la testa sotto la sabbia, come lascia alludere il titolo.

martedì 26 gennaio 2010

8 donne e un mistero (Francois Ozon , 2002)

*****
Teatro, musical e tante star


Anni 50, una splendida villa immersa nella neve, una ricca famiglia che si ritrova per le festività natalizie e, sorpresa iniziale, l'unico uomo della casa trovato morto con un pugnale nella schiena.
L'assassino non può che albergare nella casa, popolata, fino alla fine del film, da sole donne: la moglie con le sue due figlie, la sorella, la cognata , la suocera e le governanti; una di queste ha inferto il colpo fatale. Con un impianto volutamente ispirato ad Agatha Christie assistiamo al dipanarsi della vicenda che rimane circoscritta all'interno dello splendido salone della villa e che si avvale di una struttura scenica tipicamente teatrale.
Se da una parte la vicenda, tra inserti di puro musical , rivelazioni varie e immancabile colpo di scena finale, svela alla fine il mistero, dall'altra scoperchia una sorta di vaso di Pandora portando alla luce intrecci e personalità degne del miglior nido di vipere.
Ozon si avvale di un testo teatrale per mettere in scena un arditissimo tentativo: riunire su un unico palco alcune tra le più grandi attrici francesi appartenenti ad almeno tre generazioni diverse e dietro il pretesto della scrittura, lasciarle scambiarsi frasi al vetriolo, insulti (mai volgari) e maldicenze; indubbiamente operazione ardua, ma perfettamente riuscita e con un risultato gradevolissimo, nobilitato anche dalle performance canore delle otto attrici.
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