Giudizio: 7/10
Ambientato all'epoca della resistenza lituana alla sovietizzazione del paese nell'immediato dopoguerra, il film di Šarūnas Bartas non si discosta di molto dallo stile dell'autore che lo ha reso riconoscibile universalmente; è la tematica semmai da aver destato non poche polemiche in patria per la sua lettura ben poco apologetica del movimento partigiano che si opponeva allo smembramento dell'identità lituana attraverso la penetrazione forzata da parte dei soviet all'interno del paese baltico.
Il racconto del regista , nella prima parte, oscilla tra un gruppo di partigiani, volto scolpito e sguardo perso dall'abbrutimento di una guerra senza speranza, ed una fattoria abitata da un proprietario terriero ,Pliauga con il suo figlio adottivo , Unte e una donna spettrale , la moglie di Pliauga che però da tempo ha abdicato il suo ruolo di coniuge e che vive nel doloroso ricordo e nella sua freddezza glaciale che spaventa.
Unte simpatizza per i partigiani, il padre, in un segmento incentrato su un loro dialogo, filosofeggia sul concetto di verità e su quello di bugia che diventa verità , dando al film un tono da tragedia dostoevskiana; arrivano i soldati sovietici che intendono requisire tutto , ma a parte la fattoria di Pliauga trovano ben poco da razziare prima di accanirsi sui suoi abitanti.
Bartas fa un grosso lavoro di caratterizzazione dei suoi personaggi per far emergere l'altro caposaldo narrativo e non solo del film: il tradimento che fa parte dell'animo umano che avvolge buoni e cattivi e che non lascia vie d'uscita; il tradimento domina all'interno del film permeandolo, nel bosco dove i partigiani , fantasmi che sembrano usciti da un quadro di qualche pittore nordico, sembra che non aspettino altro che la fine o il loro destino, dove il rosario del prete si avvolge intorno al mitra, dove la legge è quella imposta da uno, nella fattoria di Pliauga dove si cerca di insinuare nei poveracci l'idea del tradimento come via d'uscita, nella sede in cui si stabiliscono i soldati sovietici dove gli interrogatori alternano la carota ed il bastone.
Per tutto ciò In the Dusk manca di tutta quella epica bellica dei combattenti, essendo invece più incline a riflettere sull'animo umano e alle sue reazioni quando sembra che non ci sia più via di fuga.
Verità e menzogna, due facce della stessa medaglia , almeno fin quando una bugia può diventare verità , e qui il regista sembra voler riferirsi alle metodologie imperialiste sovietiche basate sulla menzogna istituzionalizzata, ma anche sulle verità di Pliauga che poi sono menzogne , come implicitamente afferma al ragazzo, sempre in quel dialogo che è un po' il cuore pulsante filosofico della storia di Bartas.







