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sabato 3 luglio 2010

Il caso Mattei ( Francesco Rosi , 1972 )

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Rivisitazioni cinematografiche
Il potere che lotta contro il potere


Prototipo del Cinema-inchiesta, filone ormai abbandonato da anni in Italia e mai sufficientemente rimpianto, Il caso Mattei di Francesco Rosi esplora con la forza di un documentario realistico e con la grandezza di cui il regista è capace uno dei primi grandi misteri di cui la storia italica è cronicamente percorsa.
Il film , dal taglio polimorfo, documento-inchiesta-cronaca, fu girato 10 anni dopo l'episodio misterioso (ma poi non tanto ) del 1962 che portò alla morte del presidente dell'ENI, quando orami era chiaro, nonostante la disinformazione e le deviazioni di rito, che non di incidente si trattò bensi di sabotaggio, ad opera, come sempre, di personaggi non noti ma facilmente identificabili in quell'ambito di potere che le scelte gestionali di Mattei mettevano seriamente in pericolo.
Rosi affronta il problema di petto, come ha sempre fatto, raccogliendo documenti (l'intervista con Parri ad esempio), mostrando se stesso intento nelle indagini personali finalizzate alla stesura del copione del film, ma soprattutto descrive con grande precisione, senza suggestioni di parte, quella che è stata la storia personale di uno dei personaggi più importanti e controversi della vita italiana del dopoguerra. Il ritratto di Mattei è lucidissimo, rivolto essenzialmente al suo ruolo manageriale e politico, che ne fa uno degli antesignani dei gestori del potere economico del paese.

giovedì 19 novembre 2009

Cadaveri eccellenti ( Francesco Rosi , 1975 )


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Rivisitazioni cinematografiche / 9
C'era una volta il cinema di denuncia


La rivisitazione di questo film,fedelmente ispirato a Il Contesto, bellissimo romanzo di Leonardo Sciascia, lascia un amaro senso in bocca: la percezione netta della morte e sepoltura, in Italia almeno, del cosiddetto cinema di denuncia di cui Rosi senz'altro è stato uno degli autori più validi. In pieno periodo di strategia della tensione, drammatico preludio agli anni di piombo che verranno, il regista prende un testo molto controverso, bersaglio di aspre critiche e lo mette sul grande schermo dando sfoggio di una grande coraggio e di una lucidità narrativa pari al romanzo e attirandosi critiche ben più feroci che il libro.
L'ispettore Rogas si trova ad indagare sugli omicidi di alcuni alti magistrati dietro i quali si celano nefandezze provenienti dalle più alte cariche politiche e militari dello stato. Muovendosi tra la Sicilia e i palazzi del potere di Roma capirà che il gioco è più grande di lui e non avrà modo di fermarsi, l'ingranaggio ormai è in moto e nulla può fermarlo.
La lucida e feroce descrizione del potere e dei suoi paladini domina su tutta la storia con riferimenti a fatti e personaggi che seppur di fantasia risultano facilmente intellegibili. La conduzione dell'indagine dell'ispettore è fatta con ritmi lenti, ambientata in spazi grandi che smaterializzano quasi i protagonisti, porta il poliziotto a contatto con un pittoresco ambiente che orbita intorno alle leve del comando fatto di feste snob in cui comunisti (antesignani di certo snobismo cattocomunista ) e reazionari si lanciano in danze sfrenate e in conversazioni da salotti bene.
Due momenti del film su tutti: lo splendido inizio in cui il morituro giudice Varga ( un carismatico Charles Vanel) ci guida in una camminata nei sotterranei della chiesa tra mummie e scheletri con marcia funebre di Chopin in lontananza e un confronto, che poi è quasi un monologo, tra il presidente della Corte di Cassazione Riches ( un gelido Max Von Sydow) e l'ispettore, in cui il magistrato si lancia in parabole e teorie antivolteriane per spiegare l'infallibilità della Giustizia.
La sconfinata schiera di grandi attori ( oltre i citati, Tino Carraro e Fernando Rey) , impreziosisce il film garantendo una recitazione di livelli eccelsi: su tutti emerge però Lino Ventura, faccia da Maigret nostrano, il cui volto passa dalla poliziesca curiosità iniziale all'incredulità del servitore dello stato onesto che scopre le trame fino al terrore per le conseguenze che lo aspettano.
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