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giovedì 16 settembre 2010

Il fiore del male ( Claude Chabrol , 2002 )

Giudizio: 7/10
La colpa e gli scheletri negli armadi


"Facciamo finta di niente e tutto si sistemerà"; queste parole pronunciate alla fine del film sono la giusta chiosa all'ennesimo racconto di Chabrol sui vizi e le virtù (pochissime) della media borghesia francese di provincia. E sono parole che ci stanno benissimo a decretare lo stile di vita della famiglia vivisezionata dall'occhio severo e freddo del Maestro francese che imbastisce un finto thriller per gettarci in faccia un ritratto in nero, cupissimo di quel ceto sociale agiato che dietro una robusta patina di perbenismo nasconde armadi stracolmi di scheletri che fanno sentire i loro sinistri scricchiolii nel corso degli anni , rammentando anche alle generazioni nuove il loro passato, che, per quanto sepolto, di tanto in tanto torna ad affacciarsi.

martedì 20 aprile 2010

Betty ( Claude Chabrol , 1992 )

 *****
Caduta all'inferno senza ritorno

Sulla traccia segnata da un racconto di Simenon, Claude Chabrol mette in scena un altro di quei drammi borghesi che con tanta lucidità rappresenta nei suoi film.
La storia è quella di Betty, giovane donna allontanata e ripudiata dalla famiglia dell'alta borghesia parigina del marito perchè colta in flagrante adulterio.
Nel suo vagare notturno la giovane si imbatte in una serie di personaggi che delineano con efficacia lo squallore della sua esistenza, fino a quando, come una sorta di samaritana, si prende cura di lei una donna che vive in  esilio dorato in un albergo a Versailles.
Giocando , a volte con qualche sbavatura, con una serie di flashback sovrapposti, Chabrol ci disegna la personalità di Betty , fin da quando è una fanciulla, mostrandone le fragilità e il senso di inquietudine derivante da una difficile accettazione del suo ruolo femminile, votato,sin dall'età precoce, alla sofferenza. Più volte nel raccontarsi Betty si definisce una puttana, una poco di buono, una perenne insoddisfatta carica di una forza autodistruttrice che non trova mai pace.
Lo stato catatonico, alimentato dall'alcool , in cui versa nel suo stato di abbandono trova solo una parziale attenuazione grazie a Laure, la donna che decide di prendersela sulle spalle, mossa da compassione e con cui Betty trascorre gran parte del suo tempo raccontando e analizzando la sua vita.

sabato 12 dicembre 2009

Bellamy ( Claude Chabrol , 2009 )


*****
Ancora sospetti e scheletri nell'armadio

Il famoso Paul Bellamy, detective parigino, trascorre le sue vacanze a Nimes nella casa di famiglia della moglie, dove , ben lungi dal dedicarsi ai cruciverba e al riposo, viene coinvolto in maniera piuttosto atipica in uno strano caso di cronaca nera su cui indagano i locali investigatori.
La sua curiosità professionale nonchè il suo altissimo fiuto per il sospetto lo spingeranno a mettere in piedi una sorta di indagine parallela in cui verranno a galla meschinità, tradimenti, ardite truffe stile furbetto del quartierino, chiacchiere di provincia e sospetti. Anche la su vita privata viene messa a dura prova dall'arrivo del fratello, alcolizzato , nullafacente e puttaniere che serba grossi rancori verso di lui.
L'atipica struttura del giallo porterà ad un finale telefonato che sarà solo una delle molteplici facce delle storie raccontate e anche per Bellamy ci sarà un redde rationem.
Per la prima volta il grande Maestro si avvale del mostro sacro Depardieu per un suo film, creando un binomio che sembra rispecchiarsi in se stesso, tanto la figura del detective ha in comune col modus operandi del regista così pregno di curiosità e disincanto.
I peccati più o meno torbidi della provincia tornano ancora in prima piano in un film di Chabrol, descritti e studiati con la solita distaccata ed elegante classe dal regista; la figura del detective per buona parte del film si fonde con l'occhio di Chabrol , salvo poi scoprire che scheletri dentro l'armadio ne ha anche lui e pure pesanti; la sua curiosità professionale lo porta ad indagare sempre col sospetto che lo tallona, anche per le faccende famigliari.
Ecco quindi che da una parte il giallo segue i suoi binari che tutto portano tranne che suspance , dall'altra il ritratto di Bellamy acquista contorni sempre più nitidi attraverso il suo modo di condurre le indagini, il suo rapporto con la bella moglie che sa molto di platonico e poco di carnale ma non per questo privo di stima ed amore, il suo eterno scontro col fratello che nasce da atavici contrasti.
Alla fine il film risulta atipicamente bello nell'ottica chabroliana, forte di un intimismo non proprio consono al Maestro e magnificamente nobilitato da un Depardieu in gran forma , sempre più grasso, ma sempre più bravo, affiancato da una brava Marie Bunel (nel ruolo della moglie), a tratti con forti venature erotiche soprattutto quando comunica al marito di essere uscita senza mutandine.

martedì 25 agosto 2009

L'innocenza del peccato ( Claude Chabrol , 2007 )


Giudizio: 7.5/10
Benpensanti e vizi privati

Ultima fatica , la quarantottesima, di Claude Chabrol che continua , come un baldanzoso giovinotto, a sfornare film, quasi sempre di altissima qualità. Con "L'innocenza del peccato" , fin troppo libera e ignobile traduzione di La fille coupée en deux (La ragazza tagliata in due) continua nella sua incessante e sarcastica denuncia della borghesia di provincia francese, squarciando il velo sulle miserie, le ambizioni, le frustrazioni e i vizi; sembra divertirsi sempre di più in questa opera dissacrante il grande Maestro, ci si muove a suo agio, proprio come un pesce nella sua acqua ed è questa forse la chiave di lettura più valida di questo film: il disincanto , la pungente ironia , quasi il dileggio con cui annichilisce i benpensanti e i miseri personaggi, privi di moralità avvinghiati ai loro schemi sociali, protetti nella loro meschinità dal conformismo.
Anche la bella e giovane Gabrielle, giornalista televisiva agli esordi , emblema della freschezza e della ingenuità, cadrà nella rete, contesa tra un maturo scrittore alla page propenso ai vizi (segreti) e un giovane sfaccendato rampollo di una ricca famiglia di provincia, fino a quando lo strano e ambiguo certame non sfocia in cronaca nera.
L'arguto e spietato occhio di Chabrol descrive tutto con gelida asetticità, senza un minimo accenno di empatia, intento solo a raccontare la deriva e il degrado morale dell'ambiente che fa da sfondo alla storia. Forse manca un po' di incisività nella descrizione psicologica dei protagonisti (su tutti una bellissima e seducente Ludivine Sagnier), più interessato al contesto generale , e , forse, lascia un po' troppo amaro in bocca con quel finale che spiega alla perfezione il titolo originale del film.
Inutile affermare che dal punto di vista formale-estetico il film brilla di luce intensissima e probabilmente si eleva, complessivamente, di una spanna al di sopra de "La Commedia del potere" , opera precedente, anche se le vette raggiunte dallo Chabrol noir sono ancora lì, inavvicinabili, in attesa di essere arrichite da altri capolavori che questo grande Maestro sarà senz'altro in grado di donarci finchè avrà questa vitalità sorprendente.

martedì 11 agosto 2009

La commedia del potere ( Claude Chabrol , 2006 )


Giudizio: 7/10
Storie italiane in Francia


Film abbastanza atipico questo di Chabrol:niente trame delittuose, niente storie torbide, niente detectivi e sospettati, semplicemente una banale, seppur clamorosa , storia di corruzione, sperpero di soldi pubblici e intrecci fraudolenti tra politica ed affari, sulla quale l'occhio sempre vispo del regista cala lo sguardo con il consueto interesse antropologico per i protagonisti delle vicende.
Una superba Isabel Huppert interpreta un magistrato impegnato nel fare luce su un caso di corruzione e sperpero di denaro pubblico che la porta inevitabilmente a impaludarsi nei tenaci rapporti tra potere politico ed economico; è animata da spirito missionario e giustizialista che riempe totalmente la sua vita fino a portarla inevitabilmente alla crisi coniugale.
A Chabrol interessa poco l'aspetto civile e morale della questione; preferisce al solito, scrutare con sguardo distaccato , ironico e disincantato l'incedere dei protagonisti, il loro modo di affrontare gli eventi, le loro passioni e miserie; non è cinema di denuncia è cinema delle relazioni umane, della loro complessità , della debolezza dello spirito. Lungi da lui fare il moralista o il cercatore di verità nascoste: il suo sguardo furbo osserva e annota, sempre con grande classe , ironia e amarezza come lascia intravvedere il finale. Per noi italiani sembra una storia ovvia, vista tante volte, di cui ci par di conoscere già la fine, sarà semplicemente la nostra assuefazione ad eventi simili? Oppure è la bravura e la saggezza del Vecchio Maestro che anche di fronte ad eventi così eclatanti che dovrebbero indignarci riesce a farci distogliere lo sguardo e a farci guardare oltre?
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