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venerdì 18 settembre 2015

Francofonia ( Aleksandr Sokurov , 2015 )



Francofonia (2015) on IMDb 
Giudizio: 9/10

Con Arca Russa ed il suo incredibile e ineguagliabile unico piano sequenza che costituiva il film Sokurov aveva già esplorato una nuova strada cinematografica, con la quale aveva raccontato la grande madre Russia attraverso la visita al Museo dell' Hermitage di San Pietroburgo concludendola col metafora della nave in viaggio nella vastità del mare; Francofonia, senza ombra di dubbio uno dei film più belli visti a Venezia, è invece un altro lavoro a suo modo rivoluzionario nella sua forma e nel suo linguaggio cinematografico: una lunga, accorata , a tratti onirica riflessione sull'immenso potere dell'arte attraverso la storia del Louvre durante l'occupazione tedesca.


Utilizzando molteplici tecniche che vanno dal documento d'epoca , a frammenti erosi dal tempo e all'intervista immaginaria, dalla rappresentazione del museo oggi con i toni della pellicola ingiallita, al racconto quasi biografico di Jacques Jaujard, direttore del Louvre all'epoca dell'occupazione nazista di Parigi e Franz Wolff-Metternich, il responsabile del Reich per il recupero e la tutela delle opere d'arte, per approdare agli spettri parlanti di Marianna e Napoleone Bonaparte, i due emblemi della Francia moderna, Sokurov ci descrive il grande museo come la casa della cultura, dove giacciono le vite di tutti coloro che ne sono ritratti nelle opere, il punto di incontro dell'arte come suprema sintesi della aspirazione dell'Uomo all'immortalità.
Di fronte al Louvre svuotato dai suoi capolavori, saggiamente messi in salvo nei Castelli intorno Parigi, simulacro della cultura europea, simbolo di una civiltà che per il  regista già allora mostrava il suo anelito alla unione e alla identità comune, ecco le truppe naziste, la Parigi città aperta, le distruzioni di una guerra infame, l'ignavia della politica, la Francia che cerca a Vichy, attraverso Petain, di salvare il suo anelito alla uguaglianza, alla fraternità e alla libertà, come Marianna ci ripete, ma anche la guerra di Napoleone che il Louvre foraggiò con il suo bottino bellico.

sabato 28 gennaio 2012

Faust ( Aleksandr Sokurov , 2011 )

Giudizio: 9/10
Sokurov legge Faust

E' Cinema difficile quello di Sokurov: difficile non perchè noioso, come ahimè da qualche parte ancora si legge, difficile non perchè richiede una ampiezza di sguardo e una accettazione supina della struttura narrativa; è difficile perchè è uno sconfinato compendio filosofico-letterario di fronte al quale si percepisce con mano la propria inadeguatezza conoscitiva e culturale di fronte al fluire delle citazioni filosofiche che sconfinano nella teologia e nelle riflessioni escatologiche.
Lo è sempre stato così il Cinema di Sokurov, anche in quelle opere in cui l'atmosfera aveva colori e atmosfere apparentemente più convenzionali (Arca russa ad esempio); non deve quindi stupire quanto terribilmente ostica risulti la sua lettura di Faust, mito che ha nutrito e nutre ancora la nostra civiltà occidentale.

domenica 21 marzo 2010

Madre e figlio ( Alexandr Sokurov , 1997 )

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L'amore assoluto tra madre e figlio

Una vecchia casa in disarmo nella campagna, in un luogo e un tempo imprecisato: solo una madre morente ed un figlio che la accudisce con passione, i prati sferzati dal vento, rari alberi che si slanciano verso il cielo, nessun segno di vita se non una lontana locomotiva a vapore che passa. I due come animali simbionti vivono in quasi perenne contatto fisico: il figlio porta la madre in braccio tra l'erba, su una panchina, sotto un albero; gesti quotidiani, ma dolorosi che emanano un senso di epica tragicità: il ragazzo che come Enea si carica addosso la madre malata, l'attesa per la morte che arriverà nonostante gli esorcismi dettati dall'amore e dall'affetto , una attesa fatta di dolore immane, di silenzi , di immagini deformate , di una farfalla posata sulla mano.
Sono 70 minuti di pellicola che commuovono, che racchiudono un nucleo di tragicità che solo la cultura russa sa esprimere con tanta grandezza ed emozione: sembrano due eroi madre e figlio, quegli eroi che possiedono l'infinita forza di toccare il cuore. Il rimorso dell'una e il dolore dell'altro non trovano tregua in nessun momento, neppure quando il sibilo lontano della locomotiva regala al ragazzo una lontanissima via di fuga; il rifugio sarà un largo tronco a cui si appoggia l'uomo e piange , singhiozza, certo dell'imminente arrivo della morte.

sabato 6 febbraio 2010

Alexandra ( Alexandr Sokurov , 2006 )

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Poesia purissima e grandiosa


Alexandr Sokurov, uno tra i più grandi registi viventi,  mostrando la sua straordinaria sensibilità , dirige questo splendido film su una delle spine nel fianco della recente storia russa: la guerra in Cecenia; e lo fa senza mostrare nulla della guerra in senso stretto, ma colpendo in pieno petto per il suo messaggio antimilitarista e per la dolorosa descrizione dell'esistenza di chi in questa guerra ha messo in gioco tutto ciò che aveva.
Vedere Alexandra (una grandiosa Galina Vishnevskaya, grande cantate lirica russa e moglie di Rostropovic) girare per il campo militare presso cui è di stanza Denis ,il nipote che non vede da sette anni, ufficiale dell'esercito russo nella Cecenia, con la sua austerità e bonarietà da grande matriarca è una immagine che commuove e che lascia riflettere sul senso della guerra e di tante esistenze che con essa sono mutate radicalmente.
Alexandra viene vista da tutti i giovani soldati come la madre, la nonna che hanno lasciato a casa, su di lei si posano gli occhi di tanti militari sporchi di terra che vorrebbero attraverso lei poter sentire il calore della famiglia e della loro casa.
Dall'altra parte della barricata c'è un mercato tra macerie e rovine dove la donna conosce una cecena , la cui famiglia è stata decimata dalla guerra, l'incontro lungi dal portare a galla il rancore e l'odio, mette di fronte due donne sole, stanche che vivono il dramma della guerra su fronti diversi, ma che sentono e assaporano le stesse cose. La guerra non fa sconti nè a chi occupa nè a chi si ribella.

mercoledì 13 gennaio 2010

Arca russa ( Alexandr Sokurov , 2002 )


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La Russia tra Arte e Storia


Un non meglio precisato visitatore contemporaneo russo ed un nobile proveniente dall'800 si ritrovano come per magia nel Palazzo dell'Hermitage a San Pietroburgo: nessuno (o quasi) può vederli nè sentirli e si avviano ad un lungo cammino lungo gli sterminati corridoi e le colossali sale del palazzo, passando in rassegna opere d'arte, incontrando personaggi storici che quel palazzo abitarono ( i vari zar e zarine da Pietro il Grande a Nicola II, dai cortigiani ai diplomatici), disquisendo di storia , a rte, lettere e politica. Il viaggio, tra sale ora adibite a museo ed altre che testimoniano la magnificenza del palazzo, si conclude in un fantasmagorico ballo nel 1913 alle soglie della Rivoluzione che spazzerà via tutto e alla quale simbolicamente vanno incontro i nobili uscendo dal salone da ballo lungo le scale che conducono all'esterno.
L'opera di Sokurov si presta a molteplici considerazioni così ammantata come è di visionarietà e di magia, pesantemente condizionata dalla scelta rivoluzionaria e geniale di girare il film in un unico piano sequenza.
L'Hermitage inteso come fulcro della storia russa, passata e presente, diviene il magico luogo di culto in cui si celebra la grandiosa e tragica epopea della madre Russia: da un lato il diplomatico francese che ne celebra la grandezza derivata da una poderosa potenza politica e militare, dall'altro il nostro contemporaneo che del paese conosce il dramma del XX secolo tra Rivoluzione, guerre e sconvolgimenti sociali e politici che ammantano il suo narrare di disincanto e di tragicità.
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