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venerdì 2 febbraio 2018

Where Has The Time Gone ? ( Walter Salles,Alexey Fedorchenko,Madhur Bhandarkar,Jahmil X.T. Quebeka,Jia Zhangke , 2017 )




Where Has the Time Gone? (2017) on IMDb
Giudizio: 7/10

Nel 2010 i leader dei quattro paesi ad economia maggiormente emergente si riunirono in una associazione prettamente economica che l’anno dopo fu allargata ad un quinto paese: nacque così il BRICS , acronimo delle che prende origine dalle iniziali dei 5 paesi (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa); per ampliare l’unione oltre i confini economici e commerciali qualche anno fa il gruppo ha intrapreso anche iniziative culturali che favorissero lo scambio tra i paesi; da quest’anno anche il Cinema entra a fare parte del BRICS: per il prossimo lustro, un lavoro ogni anno , diretto da registi dei paesi membri verrà prodotto per presentare un confronto tra le cinematografie.
Architetto della prima opera , in veste di produttore e di padrone di casa visto che il film è stato presentato nel Festival di Pingyao, da lui creato, Jia Zhangke, uno dei maggiori cineasti viventi.
Nasce così Where Has The Time Gone ?, opera corale nella quale cinque registi dei paesi aderenti al BRICS hanno diretto un mediometraggio di circa 20 minuti ciascuno: da come lascia chiaramente intendere il titolo il soggetto della pellicola è il Tempo e il rapporto che le esistenze umane degli abitanti in quei paesi percorsi da tumultuosi cambiamenti hanno con esso.


When the Earth Trembles del brasiliano Walter Salles prende spunto da una tragedia che colpi un piccolo villaggio nello stato del Minas Gerais, quando nel 2015 una valanga di fango originatasi da un invaso di proprietà di una miniera, spazzò via ogni cosa causando morte e distruzione. Il Tempo qui è il passare dei giorni in attesa che il padre del giovane protagonista ricompaia essendo ufficialmente disperso. Seguiamo i soccorsi, le sistemazioni d’emergenza, poi la ricerca di qualche brandello di quelle che furono le proprie cose, il tentativo di voltare pagina; ma per il piccolo protagonista l’attesa del ritorno del padre diventa un presente che lentamente , ma inesorabilmente diventa passato.
Breathing del regista russo Alexey Fedorchenko si svolge in un paesaggio che sembra più appartenere ad un fantasy; distese di ghiaccio e neve , alberi imponenti, un treno che sembra un giocattolo e una giovane coppia dove la gelosia del marito ubriacone che sospetta un tradimento della moglie col macchinista di quel treno porta ad una esplosione di violenza durante la quale l’uomo rimane gravemente ferito e incapace di respirare da solo; la moglie , utilizzando una fisarmonica che il marito in un atto di violenza aveva rotto, riesce a tenerlo in vita , costruendo un rudimentale respiratore meccanico: lei che muove la fisarmonica come un mantice, lui che respira solo grazie all’aria insufflata, il tempo che passa nell’attesa dei soccorsi, e la vita dell’uomo nelle mani della donna che con quel grottesco respiratore che emana un suono greve e melanconico decide il tempo della vita e quello della morte.

venerdì 30 gennaio 2015

First on the Moon ( Alexey Fedorchenko , 2005 )

Giudizio: 8.5/10

Nel 2005 , dopo tre anni di lavoro e all'età di 39 anni Alexey Fedorchenko dirige il suo primo lungometraggio che vede la luce in occasione della Mostra Cinematografica di Venezia, sezione Orizzonti, dove riceve il premio, primo di una lunga serie, come miglior opera.
First on the Moon è opera esemplare e fondamentale nella cinematografia del regista russo, tra i maggiori dell'ex impero sovietico frantumato: dietro la sua particolarissima struttura si nasconde tutto il talento di Fedorchenko che apprezzeremo in forma diversa ma sempre abbagliante nei lavori seguenti.
La firma sotto i suoi lavori il regista russo la lascia sempre col quel suo tono che ondeggia tra il fantastico e il soave e First on the Moon è forse in tal senso l'opera più "pura".
Costruendo un documentario come se fosse una raccolta di filmati d'epoca (quasi tutti naturalmente inventati) il film racconta di una troupe giornalistica che sta indagando su una fantomatica sfera di fuoco caduta dal cielo sulle Ande in Cile nel 1938; durante le ricerche, nascosto in vecchio sterminato scantinato scoprono un archivio cinematografico contentente migliaia di filmati che dimostrerebbero come già prima della Seconda Guerra Mondiale l'URSS aveva dato il via ad un programma spaziale che avrebbe dovuto portare l'uomo sulla luna, quindi più di venti anni prima del leggendario volo spaziale di Yuri Gagarin.

lunedì 22 dicembre 2014

The Railway ( Aleksei Fedorchenko , 2007 )

Giudizio: 8/10

In una piccola città ai margini della grande steppa siberiana due prodi personaggi mettono a punto un assurdo piano per risolvere i problemi della scuola di cui uno è preside e per affacciarsi al magico e misterioso mondo sconfinato della steppa con il suo bambino l'altro: rubare la gloriosa locomotiva a vapore guidata dal pioniere russo ferroviere che fa bella vista come monumento storico nel centro del paese e avventurarsi sulla vecchia linea ferrata che attraversa la Siberia, ormai dismessa , ma che un tempo era l'orgoglio di tutti i piccoli villaggi che attraversava, l'orgoglio di un paese in cui la forza della passione e del romanticismo permeava ogni cosa; trasformarsi in nostalgici dei vecchi carovanieri che portavano merce da vendere lungo il viaggio, scambiando il carbone furtivamente sottratto alla grande miniera a cielo aperto con tutto quanto possa servire per comprare materiale per la scuola.
Il topos più cinematografico che esista, quello del viaggio, è l'anima del secondo lavoro di Aleksei Fedorchenko: un on the road a bordo di un mostro di ferraglia sbuffante vapore che si fa strada tra le erbacce della vecchia linea in disuso con alla guida un veterano macchinista e con un piccolo drappello di folli e visionari avventurieri;a bordo della macchina a vapore c'è anche spazio per lo spirito della madre del piccolo che abbandonò lui e il padre e che quest'ultimo in un testardo e patetico tentativo di tenerezza e di amore cerca di ricordare al figlio nelle vesti di una eroina senza paura  pur di nascondere il suo fallimento.

lunedì 27 ottobre 2014

Angels of Revolution ( Aleksei Fedorchenko , 2014 )


Giudizio: 8/10

E' il 1934: la Rivoluzione Russa dilaga nell'immenso ex impero zarista, impregnando col suo ardore ogni zona, anche la più remota; rimangono delle sacche di resistenza però ed in particolare due comunità ,quella degli Ostachi e dei Nenci, fieri popoli che abitano la tundra, che vivono seguendo le leggi delle loro tradizioni millenarie e che non mostrano alcuna intenzione di soggiogarsi al potere dei Soviet.
Le autorità decidono di mandare sul posto una compagnia di artisti, capeggiata dalla fervente rivoluzionaria Polina, eroina sovietica, con lo scopo di sottomettere con le buone, attraverso una manovra prevalentemente culturale, la recalcitrante popolazione che vive sul fiume Amnija.

Il manipolo di arditi prende sede nel villaggio di Kazym dove vengono costruite una scuola, un ospedale, un museo e un ambulatorio veterinario: nulla da fare, la popolazione autoctona rifiuta ogni forma di cultura diversa dalla propria incentrata sullo sciamanesimo e su divinità severe e guarda i colonizzatori con diffidenza.
La recensione completa può esser letta su LinkinMovies.it

mercoledì 2 gennaio 2013

Silent Souls ( Aleksei Fedorchenko , 2010 )

Giudizio: 8.5/10
I grandi fiumi divinità assolute

Le grandi pianure alluvionali del nordovest della Russia ospitano gli ultimi discendenti di una etnia formatasi dall'unione di ceppi finnici, ungarici e slavi, un popolo, quelli dei Mari, che ha via via visto scomparire la sua identità inghiottito dalla globalizzazione di un paese sterminato.
E' attraverso questi spazi sconfinati che dilatano il tempo che i due protagonisti del film viaggiano per dare corpo all'usanza Mari del funerale e del ritorno alle acque.
Come Fedorchenko ci ricorda, attraverso il racconto del protagonista scrittore, i grandi fiumi che solcano le pianure di quella regione sono l'unico legame che ancora lega i Mari alle tradizioni, gli unici di cui sia stato tramandato il nome; fiumi come aspre e accoglienti divinità che danno la vita e che la tolgono regalando la pace , acque nelle quali, anche se nascoste sotto uno strato di ghiaccio, vanno affidate le cose più care affinchè si conservino in attesa di poterle raggiungere una volta sopraggiunta la morte.

lunedì 12 novembre 2012

Spose celestiali dei Mari della pianura / Celestial wives of meadow Mari ( Alexey Fedorchenko , 2012 )


Giudizio: 7.5/10
Leggende e tradizione nella Terra dei Mari


L'etnia Mari appartiene a quel grande ventre dela madre Russia: sebbene l'alfabeto usato sia quello cirillico, per il resto la cultura è assolutamente peculiare, appartenendo a quella zona finnica della Federazione Russa che risente degli influssi dell'europa continentale orientale.
A questa comunità raccolta sotto la bandiera di una Repubblica autonoma svolge il suo sguardo Alexey Fedorchenko nel suo ultimo lavoro, Celestial wives of meadow Mari, mediante un lavoro che più che un film sembre essere una raccolta di frammenti di immagini e di storie che hanno tutte al centro una figura femminile.
Attraverso racconti, alcuni fatti di pochissimi fotogrammi, intrisi di tradizioni, superstizione, religione e credi Fedorchenko crea un atmosfera a metà tra il fiabesco e l'antropologico, creando una carrellata di personaggi femminili, alcuni dei quali molto ben riusciti, quasi dei fotogrammi cristallizzati di vite vissute nella solitudine di distese innevate e di villaggi minuscoli.
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