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giovedì 13 maggio 2021

Dissolve [aka Din] ( Kim Kiduk , 2019 )

 




Dissolve (2019) on IMDb
Giudizio: 6/10

Parlare dell'ultimo lavoro di Kim Kiduk, tragico epilogo della sua straordinaria parabola di vita e cinematografica, non è facile: la sua morta avvenuta in Lettonia a causa del Covid-19 appare come il suggello ad una esistenza tribolata che ha visto il suo atto finale quasi da esule, nel suo eterno tentativo di inseguire qualcuno che potesse finanziare le sue opere come avveniva ormai da qualche anno, con in più il peso addosso dell'ignominia derivata dalle accuse derivate dal MeToo che lo avrebbero visto protagonista.
A ben guardare l'ultimo capitolo della sua vita e l'ultimo ( ma forse non sarà esattamente così, come vedremo) foglio della sua attività cinematografica qualcosa in comune ce lo hanno e cioè la necessità primordiale di fare cinema, di raccontare per immagini il mondo che lo circondava , il bisogno di tornare ad affrontare gli aspetti di una umanità nella quale l'amore e la violenza, il dualismo innato che risiede in ogni essere vivente e la ribellione sono solo alcuni degli aspetti.



Kim muore in Lettonia dove era approdato per stabilirsi e continuare nella sua vita di narratore cinematografico tra i più spigolosi e scomodi che negli ultimi tempi però aveva subito una sterzata in negativo sia dal punto di vista dell'ispirazione che da quello personale, dopo essere transitato per il Kazakistan all'inizio di una peregrinazione che nasce da una sorta di autoesilio volontario dove comunque lascia il suo testamento cinematografico con Dissolve, ultima opera prodotta che se da un lato conferma la scarsa vena del Kim degli ultimi anni , dall'altro acquista , alla luce del triste epilogo della sua esistenza, una importanza diversa, proprio perchè è quasi l'impronta che il regista ha voluto lasciare per riportare in auge il suo pensiero cinematografico.
Dissolve è infatti una pellicola nella quale Kim cerca di riportare a galla alcune delle tematiche che hanno fatto delle sue opere iniziali degli autentici gioielli: la storia , semplice come plot, ma alquanto complessa se vogliamo leggerne tutte le sfumature che contiene, vede protagoniste due giovani donne che hanno in comune una straordinaria somiglianza fisica ma  sono però all'opposto nel loro modi di affrontare la vita: una vive in un famiglia tradizionalista dove ogni suo movimento è controllato da un fratello tirannico e una madre arpia , con il solo padre che cerca di difenderla dalle prepotenze che subisce, l'altra invece è una donna opportunista, che si fa mantenere da un riccone e che vive la sua vita in assoluta libertà di costumi; una volta incrociate le loro strade le due donne si cambieranno spesso i ruoli; la timorata Din sostituirà l'altra nei suoi incontri con l'amante in attesa che arrivi lei per l'atto sessuale, viceversa la esuberante Din sconvolgerà le regole di famiglia  mostrandosi non più remissiva ma ben intenzionata ad acquisire la sua libertà.

martedì 7 gennaio 2020

Human,Space,Time and Human ( Kim Kiduk , 2018)




Human, Space, Time and Human (2018) on IMDb
Giudizio: 4/10

Piccola premessa indispensabile: per chi scrive Kim Kiduk è stato forse il più importante  cineasta nel condizionare i suoi gusti cinematografici successivi, il vero Virgilio che lo ha condotto nel mondo del cinema asiatico, l'autore che lasciava a bocca aperta coi suoi capolavori.
Poi ad un certo punto qualcosa è cambiato, i capolavori sono diventati lavori ordinari fino all'incredibile e per certi aspetti sconvolgente Arirang che per molti ha decretato la fine artistica di Kim.
Chi scrive ha serbato la speranza che qualcosa potesse ancora cambiare, ed in effetti con Pieta, non da tutti apprezzato nonostante il Leone d'Oro a Venezia , la speranza che il peggio fosse passato diventava tangibile, ma poi arrivò la mazzata Moebius, anche per  questo fortemente controversa è stato il giudizio della critica, che riportò indietro le lancette dell'orologio artistico di Kim.
La speranza non è mai morta ma l'escalation successiva è stata sconcertante, nonostante The Net che un minimo salvava la faccia, fino a questo Human, Space,Time and Human che già nel titolo doveva far pensare a qualcosa di terribilmente pericoloso: con questo lavoro il regista coreano, purtroppo, certifica in maniera incontestabile che il suo tramonto artistico è probabilmente definitivo.


La premessa era necessaria per poter rendere credibile la recensione di questo lavoro, anche perchè i giudizi della critica  sono stati  tutti estremamente negativi , oltrechè , probabilmente anche prevenuti.
Sta di fatto che l'ultima fatica di Kim Kiduk è un film brutto, raccapricciante per la superficialità e il pressappochismo che lo pervade, un puro esercizio didascalico che sembra essere diventato il marchio di scarsissima qualità dei lavori di Kim a partire da Arirang, con la unica eccezione del citato Pietà.
Come detto già la quadripartitura del titolo che è anche nello sviluppo del racconto, richiama con molta furbizia  quel Primavera, estate,autunno , inverno e ancora primavera, una delle grandi opere dell'epoca di splendore del cinema del regista coreano, con molta presunzione tra l'altro, quasi a voler creare un nesso con questa scialba pellicola.
Il racconto si volge su una ex nave da guerra trasformata , chissà perchè, in una nave da crociera, su cui prendono posto tutti personaggi che fanno chiaro e patetico riferimento alle varie classi sociali di cui è composta una società , non solo quella coreana: il politico di nome col suo giovane rampollo, giovinastri teppisti, un paio di coppie di neosposi e di fidanzati, una gang di delinquenti, un manipolo di prostitute , uno strano e silenzioso personaggio anziano che raccoglie terra sulla nave, e ovviamente l'equipaggio; insomma una immagine mataforica che più didascalica e scontata non si può.
Ben presto a bordo i problemi cominciano ad affiorare: il politico mangia un pasto ben più ricercato che gli altri viaggiatori, per di più gli viene assegnato un alloggio più comodo e spazioso, il capo della banda di gangster decide di porsi come guardia del corpo del politico e di suo figlio e li difende dalle proteste degli altri viaggiatori; le battone trovano ben presto lavoro e soldi, gira pure la droga , i teppisti decidono che è ora di divertirsi a stuprare qualcuna delle passeggere e pure il politico decide dietro consiglio del gangster di violentare la neosposina  dopo che già anche lui si era servito.
Unico personaggio che guarda in silenzio e non agisce è l'anziano.

giovedì 8 febbraio 2018

The Net ( Kim Kiduk , 2016 )




The Net (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nam Chulwoo è un pescatore che vive in Corea del Nord al confine con quella del Sud, la sua vita è tutta dedicata alla pesca unica fonte di sopravvivenza della sua famiglia composta da una moglie e una figlioletta. 
Una mattina come tante Nam sale sulla barca si allontana dalla riva, qualcosa, la rete che deve tirare su dall'acqua ,si impiglia nel motore che si blocca  e la barca alla deriva entra nelle acque territoriali della Corea del Sud.
Qui viene subito preso sotto sorveglianza dalla polizia che si occupa dello spionaggio: a Seoul chiunque venga dal nord è una potenziale spia comunista, motto rimasto immutato negli anni che hanno seguito la divisione del paese, alimentato dall'ossessione anticomunista che ha sempre contraddistinto le autorità sud coreane.


L'angelo custode di Nam è un giovane agente, Oh Jinwoo, incaricato della sua sicurezza e da subito convinto di trovarsi di fronte un povero diavolo e non una spia, nonostante l'ispettore che conduce le indagini la pensi diversamente e non si faccia problemi ad usare i metodi duri e spiccioli per estorcere una confessione.
Nam è fedele al suo paese e alla sua ideologia, pensa solo al bene della famiglia e rifiuta, come un ragazzino capriccioso, di tenere gli occhi aperti per vedere Seoul, il simbolo capitalista della ricca e corrotta Corea del Sud.
Non cavando nulla dal buco la polizia decide di liberarlo e di lasciarlo allo sbando per le strade della caotica capitale sperando che l'uomo possa condurli al covo di spie.
Quando il caso diventa di dominio pubblico con l'intervento delle televisioni , i coreani del sud non possono trattenere oltre l'uomo e lo liberano restituendogli la barca riparata; rientrato i patria ed accolto come un piccolo eroe , l'uomo però deve subire i pressanti interrogatori della polizia nord coreana che utilizza metodi non troppo differenti da quella dei sudisti.
La purezza dell'ideologia e la sua ferma dichiarazione di lealtà non servirà a Nam a dimostrare la sua mancata corruzione capitalistica: le ideologie sono la vera rete (quella del titolo) che impedisce il superamento delle barriere.

giovedì 25 settembre 2014

One on One ( Kim Ki-duk , 2014 )

Giudizio: 5/10

Seppur relegato alla sezione collaterale Orizzonti, anche quest'anno Kim Ki-duk trova modo di fare la sua comparsata alla Mostra Cinematografica di Venezia dove due anni ottenne il Leone d'Oro con Pieta , illudendoci che forse qualcosa di positivo tornava a galla dal fondo della palude; con One on One invece il regista coreano sembra più essere incanalato nel flusso di Moebius che in quello del lavoro con cui vinse a Venezia.
One on One è infatti film che delude, confuso, un coacervo di tematiche appena accennate tenute insieme solo da uno sfoggio di violenza per lo più gratuita che non richiama certo la violenza ancestrale e torbida che animava i primi lavori del coreano.
La storia sembra più un pretesto per gettare ai quattro venti riflessioni sociologiche, politiche ed esistenziali, in quanto di fatto è un loop di circa due ore che ci presenta un gruppo di personaggi (un branco di disperati scopriremo poi) che decidono di farsi giustizia da soli con gli autori di un brutale assassinio di una giovane ragazza.

sabato 21 settembre 2013

Moebius ( Kim Ki-duk , 2013 )

Giudizio: 4.5/10
Kim si da alla commedia demenziale

Lei è una alcolizzata frustrata dai tradimenti del marito, lui se la spassa con l'amante, il figlio si eccita a guardare di nascosto il padre in azione; lei tenta di evirare lui e non ci riesce, quindi ripiega sul figlio che ha il torto di masturbarsi nottetempo ripensando alle gesta del padre, lei sparisce dopo il fattaccio e lui si fa staccare il pene in attesa di poterlo donare al figlio in un funambolico intervento di trapianto; nel frattempo l'amante ci prova col ragazzotto e il padre si fa venire le occhiaie per trovare su internet un rimedio alla mancanza dell'organo (sua e del figlio); alla fine il trapianto si fa , tecnicamente riuscito, ma l'organo non si erge nonostante le stimolazioni; ricompare lei e , sorpresa, il ragazzotto ha la prima impetuosa erezione al solo tatto delle mani materne.
Concentrato di durezze Kimkidukkiane o pecoreccia dark comedy demenziale?
Neppure le reazioni raccolte a Venezia hanno potuto risolvere il quesito: si va da chi grida al capolavoro assoluto a chi abbandona la sala inveendo, a dimostrazione che sicuramente stavolta il regista ha scatenato il putiferio , dopo che già la censura in patria aveva stroncato il film.

sabato 14 settembre 2013

Amen ( Kim Ki-duk , 2011 )

Giudizio: 5.5/10
Sprazzi di Cinema in filmino vacanziero

Incastonato nel tempo tra il patetico Arirang e il premiato Pieta, emblema di una apparente rinascita artistica, Amen sembra voler disegnare il punto di svolta: un ritorno al linguaggio cinematografico, abbandonando l'autocommiserazione e gli sproloqui che avevano contraddistinto il precedente lavoro di Kim Ki-duk.
Affermare che Amen sia propedeutico a Pieta è probabilmente azzardato, ma senza dubbio nel breve racconto di un girovagare europeo della protagonista c'è senz'altro la volontà di tornare al concetto cinematografico che è proprio del regista coreano.
Qualche sprazzo delle sue tematiche è effettivamente accennato, gettato nel marasma di un film che somiglia tanto a quello di un qualsiasi vacanziere alla ricerca delle bellezze di Parigi, Venezia ed Avignone: il rapporto amoroso intriso di dolore, l'assoluto ermetismo, un certo misticismo che va tingendosi sempre più di tinte cristiane, il minimalismo tecnico,
La storia della protagonista, rigorosamente senza nome, alla ricerca del suo amante in Europa si configura però a ben vedere come una ulteriore analisi interiore allegorica, in cui Kim pone al centro se stesso, in maniera quasi più sdegnata di quanto fece in Arirang; la giovane protagonista è una proiezione del regista stesso che , sotto le spoglie di un misterioso uomo con maschera antigas, insegue, pedina e pressa da vicino la donna.

mercoledì 12 settembre 2012

Pieta ( Kim Ki-duk , 2012 )

Giudizio: 8/10
Ritorna il Cinema primordiale di Kim Ki-duk

Trionfatore a Venezia 69 con l'immancabile e squallida coda di polemiche innescate da mediocri personaggi frustrati del sottobosco cinematografico, Pieta è un vorticoso tuffo all'indietro nel magma di celluloide del  coreano Kim Ki-duk; chi ha amato e apprezzato questo regista, a partire dagli esordi fino al suo lento e apparentemente inarrestabile declino iniziato già dal pur bello Primavera , Estate... che nascondeva già i germi di una certa pedanteria pedagogica e concluso con la deludentissima prova di Arirang, non potrà che ritrovare tratti che sembravano persi in una storia che fa della sua durezza e del suo divenire dramma inarrestabile il principale caposaldo.
Quella violenza primordiale, intesa in senso lato, che grondava da Bad Guy e da Address unknown ad esempio, in Pieta torna a rifulgere, magari a sprazzi, ma con una forza di penetrazione quasi immutata.

venerdì 19 agosto 2011

Arirang ( Kim Ki-duk , 2011 )

Giudizio: 5/10
Kim-barbone si autocelebra

Una volta tanto la Tv di stato, Rai tre per la precisione, compie un'opera meritoria e manda in onda in tipici orari ghezziani-ferragostani, l'ultimo lavoro del regista coreano, assente ormai da tre anni e rientrato , seppure in una rassegna collaterale, nella kermesse di Cannes con questo documentario (per ora definiamolo così) che vuole dare risposte alle numerose voci che circolavano da tempo sulla causa della prolungata assenza di Kim.
Si era vociferato a lungo di una sua grave forma di depressione che lo aveva portato ad allontanarsi dal mondo del cinema e con questo lavoro autobiografico , sotto forma di autoconfessione, il regista sembra volere confermare le voci, anche se alla fine quelli che emergono sono altri aspetti.

mercoledì 9 settembre 2009

Soffio ( Kim Ki-Duk , 2007 )


Giudizio: 5.5/10
Algidi sentimenti

La giovane donna vive nel suo grigiore fatto di tradimenti subiti, di panni da stirare e di quotidianità scialba; lui è carcerato per avere ucciso moglie e figlia e vive nel silenzio e tra le morbose attenzioni di un suo compagno di cella, tra un tentativo di suicidio e l'altro; lei sente la notizia in Tv dell'ennesimo tentativo di suicidio di lui e decide di incontrarlo.
Due mondi che si incontrano nell'angusta stanza del parlatoio, sotto l'occhio del secondino e della tv a circuito chiuso.
Gli incontri si susseguono dapprima fatti solo di sguardi, foto, canzoncine e poster che rivestono la stanza simulando lo scorrere delle stagioni; ma poi si passa ai baci soffiati, agli abbracci , alle lacrime e ,infine, all'avvilupparsi dei corpi, sapientemente interrotto dalla sirena di fine visita.
Poi qualcosa cambia: lui lì nella cella al buio, lei con marito (pentito) e figlioletta nel candore del prato innevato.
E' passato un anno dal non indimenticabile Time e Kim prosegue sulla falsariga iniziata dallo stupendo Ferro 3, ideando questa pellicola che conferma la sua ridottà carnalità filmica in ragione di una quasi ascetica visione dei sentimenti. Il film manca di qualcosa , indubbiamente: difetta di poca incisività di scarso coinvolgimento morale e corporeo da parte di chi guarda, non ha la prorompente forza penetrativa che ha reso la visione di talune sue opere autentiche esperienze sensoriali; le parole che mancano , come sempre, non sono urlate dagli occhi e dagli sguardi con la stessa potenza che abbiamo imparato a conoscere.
Kim scandaglia i sentimenti , li mette in mostra, ma con troppa pudicizia, forse, con meno fragore, sicuramente, e questo rende ragione di un film grandissimo nella sua perfezione stilistica, con un senso estetico da vero artista quale lui è , con dei momenti che sembrerebbero raggiungere per un attimo le vette più alte della sua poetica. Nel complesso però quello che pervade il film e che raggiunge chi osserva è un algore e una asetticità raffinata sì, ma che non riempie il cuore fino a farlo esplodere come accaduto con tante sue altre opere.

mercoledì 8 luglio 2009

Primavera, Estate , Autunno , Inverno...e ancora Primavera ( Kim Ki-Duk , 2003 )


Giudizio: 8/10
Splendido affresco


La casa galleggiante sullo specchio d'acqua dove vive il monaco è uno di quei luoghi fatati e ipnotici che il Cinema ogni tanto ci dona (cito ad esempio solo il porticato di Rashomon); luoghi che sono essi stessi l'essenza del film: in questo lavoro di Kim Ki-Duk c'è un'altro fattore che ne ingigantisce la suggestione: lo splendido affresco che ne fa il regista, pittore prima che cineasta, mescolando immagini statiche , con poco movimento ma stupefacenti per i colori e per la cura con cui vengono disegnate.
Il film va considerato come una colorata e poetica metafora sulla vita che scorre, passa , ciclicamente come le stagioni; ogni fase con i suoi turbamenti , le sue passioni, i suoi dolori: inelluttabile scorrere del tempo di cui si è troppo passivamente, a volte, solo spettatori. Vediamo dapprima il fanciullo che mostra già la sua tempra troppo incline all'istinto, lo troviamo poi giovanotto alle prese con la passione amorosa e col desiderio , sempre sotto lo sguardo austero del monaco che gli ricorda come seguire il desiderio può portare ad azioni mortali; lo ritroviamo adulto bussare ancora alla porta del vecchio in mezzo al lago , in fuga dopo avere ucciso la moglie ed infine, a chiusura del cerchio, ormai maturo liberato dalla colpa, tornare per sempre sulla casa galleggiante dove il vecchio monaco nel frattempo è morto; qui infine giungerà una madre col piccolo figlio che lascerà e che darà inizio nuovamente al ciclo vitale.
E' un film di grandissimo rigore morale filosofico e religioso raccontato con sconfinata grazia e delicatezza, con qualche cenno di ironia pure; è un tentativo di descrivere la vità e la sua caducità contrapposte alla forza del rigore morale , magnificamente incarnata dal monaco anziano, arricchito da allegorie e simboli che potrebbero, apparentemente, renderlo di difficile lettura.
Ma è soprattutto la straordinaria capacità pittorica del regista che rende il film unico: sembra divertirsi a giocare coi colori, con le foglie che cadono, con le acque che scorrono ; un affresco quasi naturalista che fa da specchio all'incedere del tempo che lascia , come sempre, una scia di storie ed esperienze da raccontare.

sabato 20 giugno 2009

Dream ( Kim Ki-Duk , 2008 )


Giudizio: 4/10
La stecca di Kim


Due giovani, un uomo e una donna, entrambi solitari , entrambi con dolorose separazioni amorose recenti, uniti in modo indissolubile da una strana e inspiegabile attività onirica; i loro sogni si intersecano, si fondono, diventano realtà, li portano a vivere, di necessità, uno per l'altra. Lo script è intrigante e , si è portati a pensare, in mano ad un Maestro come Kim, foriero di mirabilie filmiche. E invece , ahimè, no. Il rigore stilistico è sempre lo stesso, la cura della telecamera pure, ma la storia, e il film nel suo insieme, è un continuo avvilupparsi su se stesso con momenti in cui sembra sfuggire di mano al regista. Il tema del sogno come pozzo di S.Patrizio da cui attingere le paure e i desideri che tormentano i protagonisti non regge ed inevitabilmente il succo dell'opera è di qualità quasi dozzinale. Kim è un fuoriclasse e da uno come lui ti aspetti qualcosa che ti faccia strabuzzare gli occhi incredulo, ma stavolta l'impressione è quella di una stecca, ben confezionata, ma pur sempre di una stecca. Non mancano momenti in cui si riconosce lo stile del grande cineasta, ma sono attimi asettici, freddi, senza anima, anche quando pervasi di puro melò , come la scena finale.
Non sarei catastrofico come molti che hanno già suonato la marcia funebre per Kim, ma il debito morale verso i suoi cultori dovrà impegnarlo a far sì che il prossimo lavoro torni sulla scia di "Ferro 3" e degli altri capolavori che ci ha regalato.

Ferro 3 - La casa vuota ( Kim Ki-Duk , 2004 )


Giudizio: 10/10
La forza dirompente del silenzio


Il Cinema del silenzio. Nessuna parola esce dalla bocca dei due protagonisti, le uniche voci che si sentono sono solo sottofondo, fastidioso.
Parlano, anzi urlano, gli occhi, le mani, i volti, i piedi e mai un silenzio così intenso è stato così poetico. Urla la mazza da golf che spara le palline come proiettili colpendoci in pieno petto, parlano le palline da golf che scivolano nella stanza e ci lasciano senza parole con lo sguardo nel vuoto.
Film metafisico, film etereo, film di sentimenti donati allo spettatore e film di fuga: fuggire dal mondo terreno per diventare spirito, visibile solo a chi crede nei sentimenti e nel valore dell'anima, a questo anelano il nostro eroe e la sua splendida complice; liberarsi dalla loro solitudine fatta di collage di foto, di botte, di terrene incomprensioni.
Vivere in maniera solitaria, saltare da una casa all'altra, trovare una identità nel vivere per un solo attimo in mura estranee che appartengono ad altri e quando ciò non è più possibile diventare un ombra, un fantasma e raggiungere per sempre, felice, leggero come una piuma l'unico essere che ti accetta e ti capisce; film di solitudine, di leggerezza , film di poesia, poesia del silenzio che emoziona e lascia estasiati.

La samaritana ( Kim Ki-Duk , 2004 )


Giudizio: 8.5/10
Kim il moralista


Vasumitra si prostituisce dopo la scuola , le servono i soldi per andare all'estero , l'amica del cuore le fa da maitresse pur disapprovandola, prende gli appuntamenti, tiene i conti, la aspetta sotto al motel: sembra quasi un gioco con quel gusto del proibito che solo i quattordicenni possono avere; ma Vasumitra muore cadendo da un balcone fuggendo e l'amica diventa La Samaritana , reincontra i clienti della defunta , si giace con loro e le restituisce i soldi del precedente servizio ; catarsi cristiana per tornare ad essere libera dal ricordo dell'amica amata. Ma il padre poliziotto la scopre e , come una Sonata in crescendo beethoveniano, rimette le cose a posto con spietatezza e ferocia punendo tutti i clienti della figlia. Dal gioco alla tragedia, tutto permeato di un moralismo rigorosissimo da cui Kim non recede mai, neppure nell'ultima metafora splendida: "Ora la macchina la puoi portare da sola, papà ti guarda, vai!!!" e lei va , senza accorgersi che l'ultimo atto morale del padre non può che essere uno solo, dopo avere ricondotta la giovine sulla retta via.
Corri con la macchina! Attenta alla'acqua! Schiva il fango che ti impantani, accellera, cazzo, che altrimenti ti fermi, corri dietro a quella macchina,non vedi che sta scappando via? Accellera che affondi......
La grandiosità di Kim sta in un film stilisticamente perfetto, in una rigorosità intellettuale e formale senza eguali nel trattare il tema della pedofilia , della colpa, del rimorso, della giustizia. Tutto appare perfetto e logico, tranne quelle ruote che lentamente e con fragore affondano nel fango e l'altra macchina che si allontana senza indugio: lì c'è tragedia greca pura, intrisa di pathos. La Samaritana adesso è sola.

Bad guy ( Kim Ki-Duk , 2001 )


Giudizio: 9/10
L'Amore balordo vince


L'amore balordo trionfa.....a nulla valgono gli eccessi di squallore con cui viene presentato, non bastano schiaffi, sputi, sangue, accoltellamenti, battone e magnaccia: l'amore balordo, l'amore insano vince, e lo fa raggiungendo, nonostante tutto , vette di poesia difficili da ritrovare nel cinema moderno; bisogna ritornare ai personaggi dalle facce sporche e segnate dalle cicatrici ma capaci di storie d'amore grandiose del cinema anteguerra.
I bad guy sono così non ci interessa perchè ,non ci viene svelato quale background hanno, sono così basta e non cercano redenzione, il loro destino è segnato: il boss magnaccia tale rimane e la prostituta anche, pur se stretti mano nella mano.
Han-gi ama Sun-hwa, la spia mentre si vende, il suo unico contatto con lei è con la mediazione dello specchio/vetro (ispirazione wendersiana di paris texas? ); solo quando lei, insospettita, lo romperà e scoprirà il suo boss dall'altra parte si squarcerà il velo che la divide da lui e il ritorno alla panchina da dove tutto è cominciato, dove han-gi pensa di ridare la libertà alla fanciulla è uno dei momenti più straordinari del Cinema, del grande cinema: è il momento che segna l'apice della poesia e della descrizione dell'amore marcio.
L'amore balordo trionfa, nonostante tutto e forse nessuno capirà mai come possa raggiungere momenti di così alta grandiosa liricità, ma è così ,avviene ,e Kim Ki Duk da grande maestro lo descrive e basta , non spiega nulla, non gli interessa: ci vuole solo raccontare una grande storia d'amore, balordo, ma stupefacente che colpisce tutti i sensi e ti lascia a bocca aperta e con gli occhi fissi sullo schermo nero.
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