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venerdì 24 gennaio 2020

The Forest of Love ( Sono Sion , 2019 )




The Forest of Love (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Dopo il folle triennio 2015-2017 caratterizzato da una pletora di lavori diretti ( otto per la precisione), che avevano spesso divagato in campi non proprio ortodossi rispetto al Cinema del suo autore, Sion Sono torna a ritmi più umani e  soprattutto sembra volere ripiegare  su quei temi e a quel cinema che è diventato con gli anni il suo inconfondibile marchio di fabbrica: The Forest of love è infatti un genuino ritorno del regista giapponese al passato sia nelle forme artistiche che nei contenuti, un compendio di un credo cinematografico di uno degli autori più originale ed estremi del cinema moderno, che dopo l'esperienza più ombre che luci con Amazon e la serie Tokyo Vampire Hotel si affida a Netflix, l'altro gigante dell'on demand.
Il film inizia con al centro del racconto la giovane Mitsuko una ragazza segnata indelebilmente da alcuni traumi della vita , soprattutto la morte dell'amica carissima di liceo con la quale aveva in piedi una relazione saffica, ora vive come una reclusa nella sua stanza  con una madre iperprotettiva e un padre tirannico; presto nella vita di Mitsuko si affaccia Taeko una ex compagna di scuola, e altri due giovani in cerca di qualche tematica interessante per girare un film.


Poco dopo nella vita di Mitsuko farà irruzione anche un'altra persona che cambierà definitivamente la sua esistenza e quella della famiglia: Joe Murata infatti è un uomo dal grande fascino che fa della manipolazione delle persone il suo modus operandi fino a giungere al plagio vero e proprio  e ad azioni chiaramente truffaldine.
Come non bastasse Murata è anche un pervertito, manipolatore anche sessuale, sadico e  violento, un soggetto però dal quale nè Mitsuko , nè altri personaggi riescono a staccarsi, come fossero magnetizzati.
Da questo nucleo narrativo la storia procede suddivisa in capitoli , a dire il vero, senza neppure una grande coerenza e un ben definito filo logico, mostrando progressivamente tutto quello che è stato il cinema più classico di Sion Sono, con rimandi alle opere precedenti e con l'affastellarsi di tematiche e di situazioni che periodicamente il regista giapponese ha inserito nei suoi lavori; per tale motivo spazio ad adolescenti viziose e morbose, reggiseni che coprono mammelle floride da adolescente , mutandine e posteriori in gran schiera,  per passare poi alla tematica dl suicidio, del cinema come specchio della vita, alla critica violenta e acida della società giapponese e della famiglia tradizionale, autentico centro di malvagità, e ancora , il sesso come affermazione violenta di se stessi, personaggi ai margini , ribelli, eccessivi, nichilisti, votati alla disperazione e al dolore, masochismo e sadismo che si intrecciano, insomma tutto il folto campionario di elementi costitutivi della idea cinematografica di Sono.

lunedì 27 novembre 2017

Antiporno ( Sono Sion , 2016 )




Antiporno (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Non poteva di certo mancare una figura come quella di Sono Sion nel revival del porno soft core messo in piedi dalla casa di produzione Nikkatsu per celebrare i 45 anni di attività e che negli anni 80-90 fu tra la più importanti nel genere pinku che divenne una sorta di ciambella di salvataggio per larga parte del mondo cinematografico giapponese in crisi.
Insieme a Sono sono stati chiamati a raccolta altri registi nipponici , tra cui anche il maestro del J-Horror Nakata Hideo , con l'incarico di rievocare il genere roman-porno, che pur nella sua ovvia anarchia aveva delle regole ben precise: una scena di sesso simulato ogni 10 minuti.
Quel cinema Sono lo conosce bene, ne ha calpestato i marciapiedi mefitici, è vissuto di pane e pinku, ne ha appreso i trucchi e le dure regole che poi lo hanno aiutato a diventare il regista che è ora: una fucina in grado di dirigere anche 5 o 6 film all'anno, proprio come la legge del porno imponeva.


Non stupisca quindi l'adesione di Sono alla richiesta, piuttosto lascia interdetti il titolo del film: Antiporno è infatti qualcosa che sembra stare dall'altra parte dell'orizzonte rispetto al porno, una sarcastica critica all'ambiente impregnato di un maschilismo becero e da regole spietate.
Come non bastasse Sono gira un lavoro di meno di 80 minuti in cui non c'è quasi traccia di personaggi maschili, incentrando il suo interesse intorno alla figura di Keiko, una giovane artista visiva a metà strada tra la cultura pop e l'avanguardia astratta che vive nel suo open space dove le tele e gli oggetti d'arte stanno di fronte ad un inquietante gabinetto dalle pareti rosso sangue.
Keiko è soggetto combattuto, quasi dilaniato, come molti di quelli usciti dall'estro del regista : una nullità o un'artista ? insoddisfatta o realizzata? ma soprattutto ripete come in loop : " Voglio essere una puttana" .  Il suo estro erotico si spinge ai confini del fetish e del sadomaso sfiorando il connubio Eros-Thanathos, inteso come la vera realizzazione della libertà.

domenica 13 novembre 2016

Shinjuku Swan ( Sono Sion , 2015 )




Shinjuku Swan (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Kabukicho,il quartiere di Tokyo a luci rosse nel distretto di Shinjuku, è un purgatorio di anime erranti: non solo love hotel, locali per massaggi e night club dove si consumano divertimenti proibiti, ma anche il rifugio di persone alla ricerca di qualcosa che dia una svolta alla loro vita; una di queste è Tatsuhiko, capitato lì quasi per caso e senza neppure i soldi per tornare a casa; preso di petto da una banda di teppistelli viene salvato dall'intervento di Mako , personaggio di spicco di una organizzazione dedita al reclutamento di ragazze per i locali del quartiere; spinto da un afflato di simpatia per il ragazzo lo pone sotto la sua protezione e lo avvia alla carriera di reclutatore, grazie alla quale si possono ottenere buoni guadagni sulle percentuali del lavoro delle ragazze assoldate, diventando di fatto un protettore.


Tatsuihiko entusiasta e riconoscente col suo benefattore per il colpo di fortuna piovutogli addosso entra quindi nella organizzazione che gestisce il giro delle ragazze sotto la protezione della yakuza , ben presto però si renderà conto degli sporchi disegni che stanno alle spalle della lotta tra organizzazioni rivali , oltre che sperimentare sulla sua pelle come i problemi si risolvano quasi sempre a colpi di cazzotti e calci.
Tatsuiko però è anche un cuore tenero, una specie di cavaliere errante senza macchia  spinto dai suoi principi e dai suoi sentimenti che si farà coinvolgere sentimentalmente con una delle ragazze reclutate e soprattutto dovrà far fronte al passato che riaffiora nei rapporti con un reclutatore della organizzazione avversaria.
Tra i lavori diretti nel 2015 frenetico di Sono Sion questo Shinjuku Swan è probabilmente il meno incisivo: tratto da un manga di Ken Wakui già adattato ad una serie Tv giapponese di alcuni anni fa, pronto il sequel che vedrà la luce probabilmente il prossimo anno, il lavoro del regista nipponico è una storia che galleggia stabilmente tra lo yakuza movie e il racconto sulla ribellione giovanile, nel quale però manca quasi totalmente il tocco personale tipico dell'autore.

martedì 13 settembre 2016

The Virgin Psychics ( Sono Sion , 2015 )




The Virgin Psychics (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nella personale annata cinematografica di Sono Sion, senza dubbio la più prolifica degli ultimi anni, non poteva mancare il lavoro più genuinamente suo, almeno da qualche anno a questa parte, da quando cioè si è lasciato alle spalle le tematiche di The Land of Hope; dopo lavori horror ( o pseudotali) musical eccessivi, riflessioni filosofiche sulla civiltà post atomica alla deriva, storie d'amore quasi smielate, il regista giapponese si esibisce in quello che è uno dei suoi punti di forza: un film assurdo, estremo, volgare e boccaccesco nel quale dà sfogo alla sua passione per gli sguardi sotto le gonne e per le pulsioni sessuali.
The Virgin è però tutt'altro che un film soft porno, nudi non ce ne sono e tanto meno amplessi, ma il suo impianto, fatto di pruriginose immagini e di allusioni frammiste a sprazzi di surreale comicità ,somiglia tanto a quei B-Movie, ed il filone italiano anni 70 in questo è all'avanguardia, in cui con molta audacia si faceva sfoggio di situazioni piccanti e allusive.


Basti il prologo del film per capire di cosa stiamo parlando: uno strano fenomeno cosmico che si appalesa come un violento fascio di luce in una notte colpisce un gruppo di masturbatori solitari , per di più tutti vergini, ragazzi e ragazze; questo regalerà a loro dei poteri eccezionali come la telepatia, la telecinesi, la vista che perfora come erano gli occhiali che consentivano di guardare oltre i muri tanto pubblicizzati negli anni 70 anche qui da noi, insomma in una notte un manipolo di segaioli ( e segaiole) diventa una masnada di supereroi. Perchè tutto ciò? Perchè qualcuno nello spazio lontano vuole salvare il mondo dai diavoli sessuomani che con medesimi poteri si aggirano sulla terra ed in particolare nella tranquilla cittadina giapponese dove i nostri eroi vivono.
La gran parte di essi sono studenti all'ultimo anno di liceo, adolescenti con la ovvia fissazione del sesso ben stampata addosso e ad essi presto si aggiungono due studiosi (si fa per dire...) dei fenomeni paranormali che dovrebbero coordinare il gruppo di supereroi presunti salvatori del mondo.

lunedì 1 agosto 2016

Love & Peace ( Sono Sion , 2015 )




Love & Peace (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Nel pirotecnico e prolifico 2015 cinematografico di Sono Sion trova spazio anche un lavoro che forse più di tutti si discosta nella forma dagli schemi consueti del regista giapponese: Love & Peace è infatti lavoro che ad una lettura sommaria e anche superficiale può apparire come una sconfinamento nel cinema più commerciale, di sicuro invece è film nel quale pur considerando le sue peculiarità la mano di Sono si vede chiara per larga parte dell'opera.
Che il mondo della musica alternativa abbia sempre attratto il regista è cosa risaputa, ma il suo affidarsi anche alla favola moderna con sconfinamenti nel kaiju eiga è evento tutt'altro che comune nella lunga cinematografia di Sono.


Il testo del film fu scritto dal regista stesso circa 25 anni fa e nel suo 2015 ricco di opere trova spazio con una rilettura alla luce di tematiche più recenti.
Il protagonista della storia è  Ryoichi un grigio impiegato in una azienda che opera nel mondo della musica: vessato dai colleghi, vilipeso da tutti , considerato un perdente nato, trova un minimo di solidarietà solo nella timida collega di lavoro Yuko; Ryoichi aveva tentato la fortuna nel mondo della musica raccogliendo però un fallimento colossale , motivo per il quale tutti lo considerano un incapace.
Solo verso una piccola tartaruga di mare l'uomo riesce a provare qualche sentimento, al punto che la stessa diventa la sua fidata amica cui confessare i suoi sogni: diventare un grande cantante che conquisterà la fama mondiale attraverso un percorso a tappe immaginario.
Quando Ryoichi perde la tartaruga caduta in uno scarico del water la disperazione prende il sopravvento perchè nel piccolo animale vedeva l'unica via per uscire dalla mediocrità di una vita insulsa.

martedì 1 dicembre 2015

Tag ( Sono Sion , 2015 )




Tag (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Frutto della  annata cinematografica più prolifica della sua carriera ( ben sei lavori nel 2015) Tag fa parte di quel gruppo di pellicole dirette da Sion Sono in cui la vena anarchica, visionaria e grottesca costituisce il vero fulcro dell’opera.
Raccontare anche per bervi linee la trama di Tag è impresa piuttosto ardua, proprio perché non esiste un tema narrativo preciso e lineare, essendo invece il film un collage di immagini surreali e di situazioni che sfuggono ad un tentativo di sintetizzarle.


Possiamo dire però che il film parte con una situazione che sembra richiamare il Sono di Suicide Club , quello che porta all’eccesso lo splatter, allorquando ci mostra un gruppo di ragazze in gita su un pullman su cui si abbatte una folata di vento assassino che taglia in due tutto, corpi compresi; si salva solo Mitsuko, casualmente accovacciata a raccogliere una penna.
Da qui in poi inizia un racconto a metà tra l’horror e l’incubo, tra il sogno e il surreale, in cui Mitsuko dapprima inizia a credere che tutto ciò che ha vissuto sia un sogno e poi invece si trasforma in una avventura surreale e orrorifica nella quale la ragazzina inizia una corsa a perdifiato per fuggire ad assassine inguainate di nero che vomitano fiumi di proiettili dalle loro armi automatiche; nel correre Mitsuko diventa prima una giovane donna,Keiko, in procinto di sposarsi, e quindi in Izumi una atleta impegnata in una gara podistica.

domenica 18 ottobre 2015

The Whispering Star ( Sono Sion , 2015 )




The Whispering Star (2015) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Lo spazio infinito ospita le ultime retroguardie del genere umano ridotte ormai a piccola minoranza: l’universo è abitato da intelligenze artificiali, una di queste Suzuki Yoko è un androide che vaga per lo spazio parcellizzato svolgendo il suo ruolo di corriere trasportando pacchi agli ultimi umani rimasti in vita; la fredda intelligenza dell’androide non si spiega perché l’uomo non utilizzi il teletrasporto e preferisca comunicare inviando insignificanti oggetti; in particolare c’è un pianeta sul quale vivono solo umani, oppressi da un sibilare monotono sotto una soglia di pochi decibel.


Suzuki viaggia su uno strano velivolo spaziale a forma di casa di campagna con tanto di veranda, alla guida un computer che sembra il figlio povero di HAL 9000 con le sue forme da radio a valvole, la plancia di comando del velivolo sembra uscita da un film di fantascienza degli anni 60 con tanto di timone marino; all’interno Suzuki vive in una disadorna dimora in tutto e per tutto simile ad una casa “umana”.
Nel suo viaggio perenne che dura decenni visita luoghi desolati dove le tracce dell’umanità sono sempre più flebili, sufficienti però a far sorgere nell’androide la curiosità per una genere che appare così arretrato.

martedì 3 febbraio 2015

Tokyo Tribe ( Sono Sion , 2014 )

Giudizio: 7/10

Ci voleva pure il musical nella filmografia di Sono Sion: seguendo un andamento cinematografico ondivago e apparentemente senza alcun riferimento, il regista giapponese negli ultimi anni ha abbandonato se non lo stile le tematiche a lui più care o meglio le ha fortemente contaminate sino ad approdare a lavori come The Land of Hope e Why don't you play in Hell ? che si posizionano quasi agli antipodi l'uno dell'altro.
Tokyo Tribe è un musical, molto sui generis, piuttosto monocorde dal punto di vista musicale che però è molto ben aderente alla ambientazione della storia: la città di Tokyo è ormai in mano a bande organizzate di giovani teppisti che si spartiscono i vari quartieri e che sono in lotta tra di loro inseguendo ognuna il suo credo anarchico; ci sono i seguaci del peace and love che però menano le mani anche loro, c'è la gang di ragazzotte in lattice vestito e con fruste in mano, c'è quella che controlla i bordelli e altre i cui membri girano vestiti come giocatori di baseball; infine c'è la banda più feroce capitanata da un folle personaggio che racchiude tutte le perversioni e le manie possibili al cui soldo lavora un biondo ossigenato che se ne va in giro quasi sempre mezzo nudo.

sabato 29 marzo 2014

Why don't you play in Hell ? ( Sono Sion , 2013 )

Giudizio: 8/10

Nato da una sceneggiatura dello stesso regista datata ben oltre il decennio e che doveva fungere da impalcatura per un action movie, Why don't you play in hell ? ci restituisce il lato di Sono che più di ogni altro ne fa un regista originale: il gusto per l'eccesso e per l'iperbole che sconfinano nell'anarchia narrativa sommersa dal fiume di immagini.
Era dai tempi di Love Exposure che il regista giapponese non appariva così estremo e dissacrante avendo negli ultimi anni optato per storie più lontane dai suoi modelli abituali, spesso senza raggiungere risultati particolarmente apprezzabili.
E' curioso il fatto che questo lavoro esca un anno dopo The Land of Hope che dal punto di vista stilistico, nella sua classicità, sta agli antipodi del suo credo cinematografico.
Raccontarne anche per sommi capi la storia è impresa ardua tanto incalzante e zigzagante è la sceneggiatura che si basa su una lotta senza confine tra due boss della yakuza e i loro clan in mezzo ai quali si interpone una troupe cinematografica alla ricerca da 10 anni del capolavoro che segni la storia del cinema; la bipartizione narrativa si svolge su piani paralleli per gran parte del film fino a quando , e siamo alla ultima mezzora , il Dio del cinema fa incrociare i due sentieri.

mercoledì 26 marzo 2014

The Land of Hope ( Sono Sion , 2012 )

Giudizio: 7.5/10

Lo tsunami che colpì il Giappone nel 2011, con la conseguente catastrofe nucleare di Fukushima, è stato senza dubbio l'evento più drammatico che ha investito il paese dai tempi della bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki e proprio sul ricordo di quell'evento ha rinfocolato le paure e il terrore che mai avevano del tutto abbandonato il Giappone post-atomico. Nel Cinema l'evento ha portato a frequenti riferimenti raccontati nelle maniere più svariate, proprio perchè l'arte cinematografica in Giappone è sempre stata molto legata alle tradizioni popolari e agli umori sociali del paese.
Che un evento del genere fosse affrontato anche da un regista sempre "eccessivo" ed estremo come Sono Sion non stupisce, già lo fece con Himizu in cui le paure post Fukushima erano raccontate sullo sfondo a complemento di un racconto come sempre crudo e sarcastico sulla società nipponica; con The Land of Hope il regista di Strange Circus riesce però a stupire ancora una volta, in direzione diametralmente opposta a quella a lui usuale. Tralasciando gli eccessi , le ossessioni e i voyeurismi Sono dirige un film che si ispira totalmente alla grande epopea del cinema classico giapponese: il risultato è una opera non solo singolarmente stupefacente da questo punto di vista, perchè fuori dalle consuete corde del regista, ma perchè ci mostra un ribaltamento quasi totale delle prospettive che in tanti lavori precedenti abbiamo visto narrate.

mercoledì 18 luglio 2012

Himizu ( Sion Sono , 2011 )

Giudizio: 7.5/10
L'apocalisse della famiglia 

In attesa del parto distocico dell'attesissimo Lord of Chaos, Sion Sono sforna un lavoro dal sapore antico che va a rimestare nelle tematiche espresse in molti dei precedenti film.
Himizu è un lavoro di piluccatura nel quale trovano spazio le tematiche e le ossessioni più care al regista giapponese: e allora sotto con l'adolescenza disastrata, psico-sociopatici votati allo sterminio, nazisti con i capelli a forgia di SS, teppistelli violenti e cani sciolti, yakuza con medaglioni da rapper che si grattano le palle in continuazione, padri violenti che attirano vendette, genitori che costruiscono forche luminescenti e colorate per i figli istigandoli al suicidio, famiglie disintegrate ed esplose fragorosamente e perfino il solito , seppur brevissimo , sguardo voyeur-sado-masochistico.
Tutto racchiuso nella prima parte del film in maniera organica e tutto sommato accattivante nella sua durezza e crudeltà psicologica.

sabato 3 dicembre 2011

Guilty of Romance ( Sion Sono , 2011 )

Giudizio: 8/10
Il sesso ci salverà

Nell'attesa della tante volte annunciata e tante altre volte rimandata uscita di Lord of Chaos e dopo la poco convincente prova di Cold Fish, Sion Sono da sfoggio di una ritrovata ispirazione tumultuosa con Guilty of Romance, opera che lo riporta sui binari che dai tempi di Love exposure aveva parzialmente abbandonato e che sono quelli più congeniali alla sua strafottente e dissacratoria concezione cinematografica.
Il film , di cui esistono due versioni, una per il pubblico occidentale e l'altra un director's cut di circa 20 minuti più lungo, è un abile esercizo di divertimento che il regista si concede col pubblico: l'incipit infatti sembra orientare verso un thriller con tanto di cadavere smembrato e grottescamente ricomposto, rigorosamente abitato da una bella quantità di vermi, per lasciare ben presto il passo a quelle tematiche tanto care al regista che nella violenza e nella morte trovano la loro naturale esplicitazione.

venerdì 15 luglio 2011

Cold fish ( Sion Sono , 2010 )


Giudizio: 5.5/10
La felicità nella violenza ?

Presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, Cold fish è un lavoro che mantiene le promesse (nel bene e nel male) che sempre si accompagnano ai film di Sion Sono, divenuto ormai da tempo regista le cui pellicole sono quasi sempre precedute da attese spasmodiche.
Il regista giapponese , in effetti è divenuto ormai un punto di riferimento nell'approccio al cinema giapponese da parte del pubblico occidentale, alla stregua di Takeshi Kitano o di Takashi Miike.
Cold fish è un'opera che sembra riportare, riguardo alle tematiche, ai tempi di Noriko's dinner table uno dei suoi film più belli.
Pur offrendo ancora una volta il proprio volto pletorico, seppure non ai livelli di Love Exposure (il film dura due ore e mezzo piene), Cold fish manca anzitutto di quella forza surreale che è l'impronta d'autore di Sion Sono, il quale da parte sua ci tiene subito a ricordarci che la storia è liberamente ispirata ad un fatto realmente accaduto, puntualizzando in continuazione riferimenti di data ed orario nel corso della narrazione, quasi a metterci in guardia che i voli pindarici, le atmosfere surrealiste ed oniriche non fanno parte del suo nuovo lavoro.

mercoledì 18 maggio 2011

Hazard ( Sion Sono , 2005 )


Giudizio: 8/10
Il Giappone che fa addormentare


Quarto film diretto da Sono nel 2005, anno di assoluta grazia visto che al medesimo periodo risalgono anche Strange Circus  e Noriko's dinner table, a dimostrazione di una vena creativa fertilissima che ha prodotto un capolavoro assoluto (Strange Circus) e altri due eccellenti lavori.
Se il suo capolavoro è film eccessivo, surreale, stravagante, cattivissimo e originalissimo nello svolgimento, Hazard sembra posizionarsi su un versante diametralmente opposto: film lineare, rari sprazzi di surrealismo, cattiveria e durezza a gogo anche qui , ma molto realistiche, quasi documentaristiche, soprattutto in funzione della scelta tecnica di ripresa , dominata da macchina da presa a mano, immersione nella realtà totale (spesso si ha l'impressione nelle scene girate in esterna  che solo gli attori sappiano che si sta girando un film), descrizione di un ambiente urbano essenziale, quasi minimalista.

lunedì 7 marzo 2011

Be sure to share ( Sion Sono , 2009 )

Giudizio: 8.5/10
Stavolta Sono colpisce al cuore


Che Sion Sono appartenga a quella ristretta cerchia di cineasti che riesce sempre a stupire ormai è assodato, ma che il regista dell'eccessivo, rutilante e bellissimo Love Exposure possa essere in grado, dopo un anno di distanza, di dirigere un lavoro impregnato di un lirismo delicato e profondo è comunque evento che sorprende in maniera forte.
Vero che con quella dedica furbescamente inserita nei titoli di coda , in cui dichiara palesemente l'impulso autobiografico che anima il film, Sono mostra quanto sentito sia stato il lavoro per lui, ma indubbiamente vedere il regista di Strange Circus saper così delicatamente toccare le corde del sentimento con lievità e con toni misurati , può apparire ai più inverosimile, non per chi ha imparato ad apprezzarlo come uno dei più grandi cineasti viventi che non sa solo stupire provocare e spiazzare ma anche saper dare un respiro ampio alle sue opere.

domenica 2 gennaio 2011

Exte : Hair extension ( Sion Sono , 2007 )


Giudizio: 7/10
Sempre capelli, ma stavolta uccidono


E' probabilmente un lavoro da considerarsi minore nella cinematografia di Sion Sono, senza che questo debba intendersi come un connotato negativo, in quanto, pur non raggiungendo nè le vette del suo capolavoro Strange Circus che lo precede, nè quelle dell'eccessivo e rutilante Love Exposure che lo segue, Hair Extension è film bello, atipico forse, considerando lo stile particolarissimo che distingue il regista, apparendo quasi come un intattenimento leggero , anche se al suo interno alcune delle tematiche che sempre accompagnano i film di Sono sono ben presenti.
Inoltre , cosa da non sottovalutare nel formulare il giudizio, il film trabocca di una scanzonata e dissacrante ironia sul J-horror, quasi ad assurgere a parodia: quello che per centinaia di film  del genere è un topos consolidato, quasi sacro, per Siono diventa oggetto di sarcasmo: i lunghi capelli che scendono sul viso, diretta emanazione del Ringu nakatiano, diventano in questo lavoro, i protagonisti assoluti, ma nei modi e nelle forme che al regista sono più consone, tra feticismo e splatter.

venerdì 10 dicembre 2010

Love Exposure ( Sion Sono , 2008 )


Giudizio: 9/10
Il ciclone Sion Sono


Poteva mai un film di 4 ore di un regista giapponese provocatorio, irrispettoso fino quasi all'iconoclasia, adorato da una abbastanza ristretta cerchia cinefila e considerato dai più un pazzo furioso pervertito, trovare spazio nelle sale italiane affollate da ignobili baggianate? La domanda è chiaramente retorica e l'ovvia risposta comporta la mancata visione, per chi non metta in atto una ostinata cocciutaggine per procurarselo, di uno dei film più belli e stimolanti degli utlimi anni, naturale prodotto di una mente fertile e coraggiosa come quella di Sion Sono, uno dei registi più bravi del cinema nipponico contemporaneo.
Love Exposure, pur mancando di quel folle surrealismo visionario che animava Strange Circus, indubbio capolavoro del nuovo millennio, è comunque un opera meravigliosa in cui il regista da sfoggio del suo indubbio bagaglio culturale oltre che di una abilità tecnica strabiliante.

lunedì 26 ottobre 2009

Strange Circus ( Sion Sono , 2005 )



Giudizio: 10/10
Stavolta è grandissimo Cinema


Un circo a colori e suoni felliniani apre e chiude il film, ergendosi a luogo dove il sogno e la fantasia permeano ogni cosa prima che la ghigliottina scenda implacabile su chi guarda e rimane sconcertato dalle certezze mandate all'aria da un finale spiazzante e ricchissimo di colorata ambiguità.
La storia, a fortissime tinte bunueliane, è come sempre con Siono ardua , cattiva, grondante sentimenti forti, a tratti profondamente disturbante: Mitsuko , 12 anni, subisce le angherie sessuali del padre che da buon depravato obbliga madre e figlia ad assistere vicendevolmente ai loro accoppiamenti; il lungo prologo scandito dalla voce fuori campo in soggettiva della giovincella diviene il plot di un romanzo che una scrittrice di successo sta scrivendo; i due piani narrativi si sovrappongono e verremo inesorabilmente a conoscere come poi tanto lontani alla fine non siano. Saremo travolti in un turbine di identità celate, rifiutate, drammatici e surreali confronti, vendette atroci che culminano in un finale spettacoloso che sembra mettere i paletti a tutta la storia. Ovviamente Sono è troppo geniale per concluderla così e il dubbio, l'ambiguità se non proprio un finale aperto esplodono sullo schermo e ci lasciano piacevolmente interdetti e confusi.
La grandezza di Siono è assolutamente fuori discussione, sin dai tempi di Suicide Circle, ma in questo film riesce a dare un senso di magnifica compiutezza che altre volte era mancato; tratta con decisione e senza alcuno schermo morale o perbenista un tema devastante quale l'incesto, mostrandoci una vendetta dolorosa che pur nella sua vena quasi surreale risulta più che penetrante, indica nel percorso della accettazione e della metabolizzazione del rancore la strada per emergere dal buio che paralizza, plasma realtà e sogno in funzione di una verità che non sempre deve esser univoca.
Il film è geniale in tutta la sua struttura: ambientazioni barocche estreme, musiche circensi e sonate al piano che accompagnano con grazia lo svolgersi degli eventi, colori decisi , netti che riempiono lo schermo, grandissima tecnica di ripresa e momenti singoli di cinema indimenticabili ( il corridoio rosso di lynchiana memoria , la sega elettrica brandita come strumento di giustizia e di purificazione , inserti circensi sfocati).
Lascia un segno indelebile anche la bravissima Masumi Miyazaki , capace di impersonificare madre e figlia contemporaneamente con risultati eccellenti , grazie ad una espressività composta ma efficace.
Stavolta possiamo dirlo: Sono ci ha regalato un capolavoro, grandioso nella sua imponente forza destruente che da una parte colpisce come un gancio in pieno mento e dall'altra ci dona i colori vivaci della fantasia e del sogno.

mercoledì 2 settembre 2009

Noriko's dinner table ( Sion Sono , 2006 )



Giudizio: 9/10
Filosofia applicata al Cinema


Prima di iniziare a parlare di questa pellicola occorre necessariamente sgombrare il campo in maniera netta: non è il sequel-prequel di "Suicide Circle" , come qualche campagna pubblicitaria furbesca vuol fare intendere; vero , le due storie si intersecano in un paio di occasioni (tra le quali la spettacolosa scena del suicidio di massa nella stazione), ma i due film vanno tenuti rigorosamente distinti, almeno sul piano narrativo, perchè sul piano filosofico-sociologico indubbiamente appartengono allo stesso filone intrapreso da Sion Sono nella descrizione della società nipponica.Vediamo Noriko, giovane ragazza della provincia annoiata e delusa dal piatto scorrere della sua esistenza, scappare alla volta di Tokyo per incontare la sua amica virtuale Ueno Station 54 , che in realtà si chiama Kumiko e che, nella vita reale, è molto più sveglia e intraprendente di Noriko: svolge come lavoro , infatti, quello di sostituire all'interno delle famiglie lacerate da separazioni, morti , scomparse, l'elemento venuto a mancare; inoltre è membro di spicco del Suicide Circle che già conosciamo bene, motivo per cui le due ragazze saranno testimoni del drammatico suicidio di massa della stazione di Shinjuku.Nel frattempo Yuka la sorella minore di Noriko fungge anch'essa di casa alla ricerca della sorella, seguita a sua volta dal padre , rimasto nel frattempo vedovo per il suicidio della moglie, intenzionato a rintarcciare le figlie e a scoprire cosa si cela dietro il Suicide Circle. Insomma inseguimento continuo a buon fine e apparentemente con lieto fine grazie anche a Kumiko che , come impone l'etica del suo lavoro, ricuce la famiglia. Ma la notte si sa porta consiglio e l'alba ci porterà una conclusione molto amara.Di fronte a questo canovaccio così apparentemente prolisso e confuso, non si può non provare un minimo di stordimento almeno, anche perchè Sono, da buon furbastro, si diverte a render le cose ancora più apparentemente ingarbugliate: interseca i piani narrativi, divide il film (lungo, ben oltre le 2 ore e mezza) in capitoli in cui ognuno dei protagonisti si fa voce narrativa fuori campo fino a portare ad una soggettivizzazione estrema, mostra eventi e verità come sempre di molteplice lettura.Ma è il suo scalpello a volte raffinato , a volte brutale, che scava nelle viscere del degrado della società nipponica quello che supporta il film in maniera fantastica: il suo sarcasmo nel descrivere la crisi della famiglia fino all'alienazione, la crisi di identità e l'insoddisfazione delle nuove generazioni, il sempiterno rapporto con la morte sono portati alla luce, liberati da ogni corteccia sovrastrutturale, descritti senza pietà fino al midollo, usando una tecnica di ripresa molto rigorosa, formalmente classicheggiante, pronta ad esprimere con grande forza i sentimenti che emergono.Per questo il film va considerato quasi più un trattato di filosofia applicata che un opera cinematografica, ed è per questo, inoltre, che risulta più potente e lacerante del pur bellissimo "Suicide Circle" che soffriva però del difetto di essere un'opera incompiuta: qui tutto è più limpido, chiaro , nonostante i giochini di Sion Sono che portano fuori strada, qui c'è una struttura narrativa lineare pur nella sua altissima complessità; non è in contrasto con la precedente opera, anzi, è semplicemente più vero, più totalizzante e di una bellezza inquietante.Ovviamente noi italici non abbiamo avuto, almeno per ora, il privilegio di poter vedere questo film , come tanti altri: meglio buttarsi sui vacanzieri, sugli italiani in gita e sui Muccini di turno.

lunedì 22 giugno 2009

Suicide circle ( Sion Sono , 2002 )


Giudizio: 7.5/10
Il capolavoro imperfetto

Parte la pellicola e subito si assiste ad una delle scene più belle nella storia del Cinema (vale da sola il prezzo del biglietto, si sarebbe detto una volta), autentico brano d'antologia che fa da preludio ad un film tra i più duri e contestati . Esiste in Giappone un Club di adolescenti votati al suicidio, per lo più collettivo, che si afferma tramite una sorta di gioco telematico: naturalmente lo sconcerto e il terrore attanaglia tutta la nazione.Tragico specchio di un società in cui l'arrivismo, il ripudio dell'essere sconfitti e non affermati, il problema adolescenziale e il sempre , ossessivamente, presente rapporto morboso con la morte costituiscono la spina dorsale dei malanni e de disturbi di un paese cresciuto troppo in fretta dalla disfatta bellica.In questo Sion Sono è molto abile a descrivere le fobie e gli sconvolgimenti, senza scadere in ovvietà psicoanalitiche, girando un film zuppo di suggestione che ti avviluppa nelle sue spire, usando una tecnica sopraffina con momenti di altissima cinematografia, anche dove vira allo splatter. Un vero crescendo fatto di indagini e di suicidi inspiegabili, di folli e di esseri in preda al terrore: film di suggestioni forti che farebbero preludere all'esplosione finale e allo squarcio sulla verità. Ma ahimè il capolavoro è imperfetto; il film finisce e non te ne accorgi, tutta la carne messa sul fuoco evapora e lascia un amaro in bocca dopo averti oppresso con una abbondantissima salivazione in attesa del piatto sopraffino. E' un capolavoro, furbescamente sfruttato dallo stesso regista anche nel film seguente che fa da prequel ideale (il pur bello Noriko's dinner table), ma assolutamente imperfetto, monco e forse per questo ancora più suggestivo. I più maliziosi critici penseranno (non senza qualche ragione) che tirare le fila quando si ingarbuglia e si intreccia troppo è difficile, e il regista non ci è riuscito.Ma la grandezza del film rimane ed è una grandezza che punge ed incalza, proprio come il treno della scena iniziale lanciato a grande velocità nella stazione.

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