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giovedì 9 maggio 2013

The Complex ( Hideo Nakata , 2013 )

Giudizio: 5/10
La solita casa e i soliti trucchetti

Presentato in prima mondiale al Festival di Rotterdam nel gennaio scorso , prima di vedere la luce sugli schermi giapponese a fina maggio, The Complex , ultimo lavoro del regista nipponico Hideo Nakata, transita per il FEFF di Udine , dove l'attesa era corposa per poter rivedere all'opera l'autore della saga di Ringu e di Dark Water.
Il ritorno di Nakata a tematiche ed ambientazioni a lui più consone però si veste più di delusione che di luce: il maestro del J-Horror infatti non riesce ad essere incisivo come si sperava, anzi The Complex, in definitiva può essere considerato film che delude alquanto.

domenica 4 settembre 2011

Chatroom ( Hideo Nakata , 2010 )


Giudizio: 4.5/10
Nakata, torna ai fantasmi !

Cosa possa spingere un regista giustamente considerato come uno dei fondatori del J-horror ad emigrare temporaneamente a Londra per dirigere un lavoro scritto da uno autore irlandese (Enda Walsh) e liberamente ispirato ad un testo teatrale dello stesso, rimane un motivo arcano ai più, soprattutto ove si consideri il mezzo fallimento della pellicola, presentata in una sezione collaterale a Cannes lo scorso anno.
Sarà forse stato l'abbaglio di considerare le tematiche trattate affini a certa cinematografia nipponica, ma l'avere accettato di dirigere un lavoro che parte male sin dal testo, ed è sicuramente l'aspetto più negativo del film, non poteva che condurre ad un risultato mediocre, dove solo la sapienza tecnica del regista, ben conosciuta e osannata, risulta alla fine l'unica ancora di salvezza, insufficiente a salvare l'opera , a meno che non ci si accontenti di un esercizio di stile e basta.

venerdì 26 novembre 2010

Apparition ( Hideo Nakata , 2007 )

Giudizio: 7/10
Maledizioni in serie


Uno scorrere impetuoso di maledizioni e di vendette segna la trama di Apparition, lavoro del regista Hideo Nakata, cui il cinema giapponese deve molto per il rilancio in grandissimo stile del J horror, grazie a due fondamentali opere come Ringu e Dark water.
Ambientato nel periodo Edo e introdotto da un prologo con narrazione fuoricampo in cui si racconta la storia dell'usuraio ucciso dal samurai che non vuole saldare i suoi conti, veniamo subito investiti dalla primigenia maledizione del vecchio morente, il tutto descritto in un bianco e nero patinato e quasi fumettistico, con conseguente  immancabile scia di sangue e mistero.

sabato 12 settembre 2009

Chaos ( Hideo Nakata , 1999 )


Giudizio: 7.5/10
Omaggio al noir

Sorprendentissimo lavoro di Hideo Nakata: il regista , universalmente riconosciuto come il padre dell'horror giapponese raffinato grazie ai due Ringu , autentici pietre miliari del genere, tira fuori dal cilindro questo film noir che ha tutte le stigmate del "classico", permeato in ogni suo fotogramma dallo spirito di Marlowe, di Chabrol, di Simenon e compagnia occidentale. Il regista mostra di conoscere molto bene questo genere al punto di far nascere il dubbio se il suo altro non sia che uno sconfinato omaggio ai Maestri del giallo.
C'è tutto quello che un noir classico impone: il tipico triangolo lui, lei e l'altra con l'immancabile fesso di supporto, suo malgrado, il morto che non ti aspetti, l'ambientazione molto sfumata, gli esterni come fugaci momenti, il richiamo agli ambienti europei (il ristorante , il caffè), la giusta costante tensione.
L'ottima mano del regista porta un tocco di vera originalità soprattutto nella struttura narrativa con flash back introdotti in punta di piedi che si scoprono tali solo quando le cose iniziano a tornare al loro posto; una circolarità narrativa che impegna lo spettatore a non distrarsi neppure un attimo e che sembra ripetersi all'infinito. Tutto quello che in un preciso momento appare chiaro, si disgrega con lo scorrere del piano narrativo precedente, lasciando tutto intimamente legato ma non totalmente connesso. I conti torneranno alla fine, svelando il grande inganno, e al povero spettatore non resterà altro che chiedersi il significato ultimo di un finale che appare l'unico momento del film in cui l'animo nipponico del regista sembra affiorare.

domenica 6 settembre 2009

Dark water ( Hideo Nakata , 2002 )


Giudizio: 8/10
Acqua sporca, grande film


La madre nell'ascensore stringe a sè la piccola , zuppe di una acqua melmosa dalla quale la ha appena carpita salvandola; il suo sguardo si posa sul lungo corridoio , inquietante quanto quello di kubrickiana memoria, dalla porta semiaperta spunta dapprima una mano, poi un piede e poi....
Scena madre bellissima, risolutiva del film ,che ribalta tutte le dolorose certezze che il povero spettatore aveva fatto sue; è un inganno visivo di grandissima efficacia, cui seguono attimi di profondissima tristezza e di commozione.
Hideo Nakata mette a segno un nuovo colpo dopo la saga di Ringu, costruendo un film bellissimo, un horror piscologico fuso con una ghost story, molto ben costruito e coerente.
Una giovane madre separata dal marito va a vivere con la figlioletta di sei anni in uno squallido casermone di periferia, cercando di superare le difficoltà che la separazione e la ricerca di un nuovo lavoro comportano.
La casa dove abitano si mostra ben presto più inquietante di quanto possa sembrare l'aspetto del condominio intero; dal piano superiore provengono stranissime infiltrazioni d'acqua vero elemento pulsante di tutto il film, l'acqua dei rubinetti sembra tutt'altro che salubre, strani rumori giungono dal piano superiore, uno zainetto rosso spunta nei luoghi più strani come fosse animato.
La donna scoprirà , grazie ad un rapido flashback, che al piano superiore viveva anni prima una bambina misteriosamente scomparsa e mai più ritrovata e che ora la casa stessa vive in un totale abbandono.
Nakata è bravissimo nel fondere le storie della giovane donna e quelle della figlia con quelle della fanciulla scomparsa , in un processo di identificazione fatto di esperienze comuni. Il suo è un grido di dolore contro l'infanzia violata, privata delle sue certezze, e nel contempo, un atto di difesa di coloro che altro non sono che anelli deboli di una catena di errori oltre che vittime designate.
Il film è ricchissimo di simbolismi, tutti sfruttati per accrescere tensione e immedesimazione, ha un suo ritmo costantemente e inesorabilmente incalzante, non va mai sopra le righe in uno stile cui ormai il regista ci ha abituato sin dai tempi di Ringu; le immagini sembrano sempre filtrate da un flou che gli dona quella parvenza di sfocato e sfuggente; insomma Nakata si afferma in modo definitivo come uno dei maggiori talenti del cinema giapponese e non solo per essere stato colui che con Ringu ha aperto nuove strade (e tante imitazioni).
Il finale del film può apparire come un tentativo di riempire il fossato che è stato scavato , addirittura speri in un altro imbroglio visivo che rimetta le cose a posto, ma basta un attimo, un breve attimo che si materializza con una figura sfocata alle spalle, per capire che non sarà così.
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