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sabato 4 novembre 2017

A Prayer Before Dawn ( Jean-Stephane Sauvaire , 2017 )




A Prayer Before Dawn (2017) on IMDb
Giudizio: 6/10

Il secondo lungometraggio di Jean-Stephane Sauvaire che fa seguito alla sua opera prima Johnny Mad Dog che nove anni orsono ricevette un riconoscimento al Festival di Cannes, trae ispirazione dalla autobiografia di Billy Moore, un inglese che visse per 15 anni nelle prigioni thailandesi  dove fu imprigionato per possesso e consumo di droga.
Il giovane protagonista vive a Bangkok tra un incontro di boxe e l’uso di eroina finché non viene arrestato e condotto nel più famigerato carcere della capitale thailandese, dove l’inferno sembra essere sceso sulla terra senza possibilità di evitarlo; combattuto tra la dipendenza e la volontà di uscire dal tunnel Billy trova nella boxe thai una ancora di salvezza che gli permette se non altro di vivere in maniera appena più decente la sua detenzione.


L’incontro con un ladyboy e l’orrore del carcere lo spingono a cercare nella boxe, che appare la sua unica ragione di vita, un modo per tentare un riscatto soprattutto con se stesso.
Il racconto che costruisce il regista francese si basa tutto sulla prospettiva del giovane: le violenze, i soprusi aberranti, le regole non scritte del carcere che sembra una terra di nessuno gli impongono di contenere e controllare la sua rabbia violenta che cova dentro, portandolo a girare lo sguardo quando serve e a difendersi quando non ne può fare a meno.
Il ritratto che Sauvaire fa del carcere è violento , durissimo sebbene si compiaccia un po’ su tutta una serie di luoghi comuni che accompagnano qualsiasi discorso che riguardi il paese dell’estremo oriente: soprattutto all’inizio si mescola la droga e la boxe, i ladyboys e la violenza , la protervia dei poliziotti e le condizioni dei carcerati; insomma, in questa carrellata manca solo la presenza di qualche fantasma.
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