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martedì 31 agosto 2010

Happy Family ( Gabriele Salvatores , 2010 )

Giudizio: 6/10
Il pirandelliano Salvatores


Incursione nella commedia brillante per Gabriele Salvatores che riprendendo una piece teatrale di Alessandro Genovesi , porta sul grande schermo questo Happy Family con risultati, è bene dirlo subito, altalenanti e non pienamnete convincenti, nonostante la pirandelliana atmosfera che si respira in tutto il film.
Il mescolare vita reale e finzione, attori e autori, tormenti e amori da vita ad un film senza dubbio piacevole, ben costruito in cui si sente la mano del regista, ma soffre enormemente del difetto che deriva dall'atteggiamento dell'autore che si cala in una genere ritenuto minore con l'atteggiamento di chi non vuole sporcarsi troppo le mani, senza considerare che costruire buone commedie brillanti e intelligenti è operazione difficilissima.
L'inquieto Ezio si cimenta nella scrittura di una storia che vede coinvolte due famiglie tenute assieme dai figli sedicenni che hanno la balzana idea di sposarsi.

mercoledì 25 agosto 2010

Come Dio comanda ( Gabriele Salvatores , 2008 )

Giudizio: 6.5/10
Vite ai limiti nutrite di amore profondo


Salvatores si affida ancora ad un testo di Niccolò Ammaniti per un suo film, così come fece per Io non ho paura ed il risultato , pur essendo la pellicola bella per taluni aspetti, non è di quelli che fanno gridare di stupore, soprattutto quando il regista è uno di quelli che sa far centro.
Anche stavolta al centro della narrazione c'è il rapporto padre-figlio, qui  al limite dell'estremo in tutti i suoi aspetti.
In un nordest friulano freddo e piovoso, raccontato con immagini spersonalizzante , fatte di ciminiere che gettano fumo contro le montagne e in cui strisciante è il sentimento xenofobo , Rino e Christian, padre e figlio, vivono la loro vita alle soglie dell'indigenza, segnata dal carattere violento , dal razzismo conclamato e dalle simpatie nazistoidi dell'uomo che fungono da linea guida per il ragazzino , istruito alla legge della sopravvivenza; ma entrambi si nutrono di un amore vicendevole viscerale, totalizzante per l'uno, quasi doloroso  per l'altro, una vita quasi in simbiosi in cui alle aspettative del padre corrisponde una sorta di mitizzazione del figlio.
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