Visualizzazione post con etichetta Far East Film Festival 15. Mostra tutti i post
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giovedì 20 giugno 2013

Countdown ( Nattawut Poonpiriya , 2012 )

Giudizio: 8/10
Jesus, lo spacciatore che viene dal Vecchio Testamento

La stanchezza mi aveva sopraffatto e quindi ben oltre mezzanotte pensai bene di abbandonare il Festival al suo destino in cambio di qualche ora di riposo in più, tanto , pensai, è il solito film Thai mezzo violento, mezzo fantasmoso, mezzo thriller; e malissimo feci: uno dei soli tre film che persi al FEFF è risultato sia nel giudizio del pubblico che in quello della critica come uno dei più belli e interessanti, a piena ragione.
L'opera prima del regista thailandese Nattawut Poonpiriya è infatti un film originale, dalle tematiche affrontate con ironia e con uno sguardo totalmente nuovo che tende a espandere i limiti del thriller nudo e crudo in favore di una  narrazione quasi mai ovvia e ben ritmata, sebbene il fattore claustrofobico sia prepotente.
Passare il Capodanno in piazza a  New York, dopo che dall'altra parte del mondo i fuochi hanno già illuminato l'alba del nuovo anno è un desiderio comune a molti, ma non a tutti, sicuramente non ai tre ragazzotti thailandesi che a New York vivono già da un po' cazzeggiando e sperperando il denaro che le famiglie han dato loro per mandarli a studiare.

sabato 8 giugno 2013

Girls for keeps ( Yoshihiro Fukagawa , 2012 )

Giudizio: 6/10
Donne ad una svolta

Lo sguardo sull'universo femminile filtrato da toni da commedia  che una volta si piega verso il brillante , un'altra si raggomitola sul drammatico è il tema centrale di Girl for Keeps del regista giapponese Yoshihiro Fukagawa, film che si affida alla storia di quattro donne, tutte tra la soglia dei 30 e quella dei 40 anni che rappresenta un po' il punto di svolta e al tempo stesso di bilancio della vita.
Queste donne, tutte legate tra loro da un rapporto di amicizia oltre che tutte ugualmente impegnate nel competitivissimo mondo del lavoro del Giappone moderno, si trovano in quel punto fatidico della loro esistenza in cui si tirano i conti e si progetta quello che si vorrà fare una volta raggiunta la maturità: la manager frustrata che deve rispondere agli agguati maschilistici, la più giovane di tutte, quasi trentenne , che ancora non sa bene cosa volere dalla sua vita se non spendere e spandere in shopping compulsivi, la donna matura che subisce il fascino del ragazzotto appena assunto nella sua azienda e che però si reprime conscia del gap generazionale ed in fine la single madre che deve barcamenarsi tra un figlio da crescere cui manca la figura paterna e il lavoro.

venerdì 7 giugno 2013

A Story of Yonosuke ( Shuichi Okita , 2013 )

Giudizio: 5.5/10
Tutti pazzi per Yonosuke

L'anno scorso al FEFF il regista Shuichi Okita presentò la storia colorata di surreale e di tinte tenui del boscaiolo solitario catturato dal cinema in The Woodman and the Rain, quest'anno con A story of Yonosuke , storia-fiume di oltre 2 ore e mezza, conferma la sua scelta narrativa in un lavoro che vede al centro degli eventi Yonosuke Yokomichi, a partire dagli anni 80, quelli del boom economico che consolidò la potenza del Giappone, quando il giovane provinciale dal candore tipico del campagnolo si trasferisce a Tokyo per studiare all'Università.
Nel corso degli anni il giovane, suo malgrado e tutto sommato abbastanza incomprensibilmente, diviene il catalizzatore delle vite di gran parte delle persone che gli girano intorno: colleghi di università, fidanzate quasi per caso, escort di alto bordo per finire a quello che appare come l'amore della sua vita , la ragazza alla moda figlia del benessere urbano del boom economico.
Usando flashback rapidi e, a volte, anche difficili da ricollegare, vediamo gli stessi personaggi, vent'anni dopo ripensare alla figura di Yonosuke, nel frattempo, apprendiamo , morto in circostante grottesche quanto drammatiche.

giovedì 6 giugno 2013

See you tomorrow, everyone ( Yoshihiro Nakamura , 2013 )

Giudizio: 6.5/10
L'eterna fedeltà al Danchi

L'impietoso countdown che appare sovraimpresso sullo schermo segna il numero di ex compagni di scuola che abbandona l'isolamento del Danchi dove vive da sempre Satoru per tornare nella vita disordinata e confusa di un Giappone ormai potenza industriale dalla forza economica straripante.
Satoru infatti ha deciso fermamente di rimanere legato al suo complesso abitativo dove ha sempre vissuto, uno di quei luoghi che sono l'emblema del boom economico nipponico del dopo guerra, e se la sua scelta appare per larga parte del racconto quasi incomprensibile, ma nel finale, quando un po' di fili vengono riannodati, le cose appariranno un po' logiche e giustificate.
Satoru però non è un asociale nè un personaggio problematico, è la sua concezione della vita, morbosamente legata alle sue radici che lo porta a fare le sue scelte, contrariamente a tutti i suoi amici che mosche scapperanno via come ne avranno la possibilità.

martedì 4 giugno 2013

Juvenile Offender ( Kang Yi-kwan , 2012 )

Giudizio: 7/10
La strada comune verso il riscatto

La vita di Jigu è segnata già dall'inizio: persino il nome è un errore del nonno in fase di registrazione; non conosce il padre, la madre che lo ha messo al mondo da ragazzina lo ha lasciato col nonno che ora è gravemente malato e che conta solo sul ragazzo per la sua sopravvivenza, frequenta coetanei tutt'altro che raccomandabili, piccoli vascelli alla deriva in un mondo dove l'emarginazione si paga a caro prezzo e inevitabilmente fa la spola tra la scuola che frequenta svogliatamente e il riformatorio dove il giudice non ha alcuna intenzione di avere indulgenza con lui, ritenendo che allontanarlo dalla sua casa e parcheggiarlo nell'istituto per minori problematici sia la scelta migliore per il recupero del giovane.
Dal nulla spunta la madre e la possibilità di assaporare nuovi aspetti della vita attraverso la frequentazione e la conoscenza della donna, autentica sconosciuta fino ad un attimo prima.
Il percorso comune di figlio e madre, anch'essa travolta dalle problematiche della vita, segna tutta la seconda parte del film, descrivendo un tentativo di riscatto comune nel quale ognuno può essere lo stimolo decisivo per l'altro.

lunedì 3 giugno 2013

It's me , It's me ( Satoshi Miki , 2013 )

Giudizio: 4.5/10
L'Io moltiplicato

Cosa penserebbe ciascuno di noi se scoprisse che esistono delle nostre copie che se ne vanno in giro per il mondo tranquille? E se poi scoprissimo che forse l'originale non siamo noi ma una di quelle copie?
Ed un evento del genere scatenerebbe più il narcisismo egocentrico o la confusione dei ruoli ? E come ci sembrerebbero gli altri "noi" che come noi non sono?
Il film di Miki Satoshi It's me, It's me contiene in fondo tutte queste e molte altre domande che affiorano in una atmosfera che si fa sempre più surreale man mano che la storia procede e purtroppo ben presto quelle che sembrano domande cosmiche si perdono in un racconto dove oltre le moltiplicazioni del protagonista, le chiacchiere, regna l'appiattimento e la noia.
Il protagonista del film Hitoshi (interpretato dall'idol Kazuya Kamenashi) da il via a questo surreale bailamme appropriandosi di un cellulare dimenticato in un bar: da qui, pensando di fregarsi un po' di soldi fingendosi il proprietario del telefono, scopre che esistono altri Hitoshi, per molti versi differenti da lui, quasi della facce diverse di una stessa realtà.

Shackled ( Upi , 2012 )

Giudizio: 6/10
Il coniglio rosa immerso nell'incubo

Elang vive i suoi incubi notturni sempre nello stesso modo: omicidi, sangue a profusione e l'immancabile pupazzo a forma di coniglio, unica vera e stabile presenza in tutte le circostanze.
Che il protagonista abbia qualche sofferenza psicologica lo si capisce subito: la sua vita è un continuo rincorrere gli incubi notturni che lo portano a squarciare un velo sulla realtà che pian piano affiora con il passare del film, soprattutto quando si scopre che nel quartiere dove vive si nasconde probabilmente un serial killer.
I sogni inquietanti sono realtà filtrata dal subconscio oppure sono un affiorare di schegge impazzite dell'ossessione che attanaglia Elang ?
Dietro la risposta c'è la soluzione del film, thriller per certi aspetti interessante che però si perde un po' nella scelta narrativa troppo flemmatica.

sabato 1 giugno 2013

Touch of the Light / 逆光飞翔 ( Chang Jung-chi / 张荣吉 , 2012 )

Giudizio: 7/10
La forza dell'amicizia

Opera prima del poco più che trentenne regista taiwanese Chang Jung-chi, Touch of Light è stato uno dei film che alla rassegna udinese del FEFF ha riscosso maggior successo, ricevendo anche uno dei premi collaterali.
Rispetto al filone classico per cui il cinema taiwanese gode oggi di grande credito, la commedia romantica, questa pellicola si discosta alquanto andando a raccontare più una storia di amicizia , di riscatto e di affermazione che una storia d'amore.
Huang è un ragazzo cieco, con la grande passione per il pianoforte che vive nella campagna taiwanese che si trasferisce a Taipei per frequentare la facoltà di Musica; qui farà conoscenza con una aspirante ballerina,Chieh, che lavora in un chiosco di bibite.
Due aspirazioni a confronto, che vengono però da lidi opposti: lui , nonostante il difficile status è un ragazzo pieno di tenacia e di ottimismo, lei invece vive la sua aspirazione come una frustrazione in quanto incompresa da una madre sciroccata intenta solo a comprare prodotti di bellezza in offerta speciale e vessata da un fidanzato che non le presta attenzione.

The thieves ( Choi Dong-hoon , 2012 )

Giudizio: 5/10
Ladri che rincorrono Ocean's Eleven

In Corea The thieves  è risultato uno dei film che maggiormente hanno sbancato al botteghino nella storia del cinema coreano; in effetti il regista Choi Dong-hoon ha creato un lavoro che ha tutto per essere appetibile commercialmente: attori di fama, situazioni spettacolari, cast tecnico di primo ordine, scene d'azione e, non ultimo, il richiamo ad Ocean's Eleven di cui per buona parte sembra ricalcare il canovaccio narrativo.
La trama semplice , ma al contempo, artificiosamente articolata, fino ad un finale alla "ognuno per sè e Dio per tutti", si basa sul più classico dei colpi del secolo e si svolge tra Macao, Hong Kong e la Corea con tutto il corredo di personaggi loschi e misteriosi, ladri esperti in acrobazie, in furti con classe, in fughe in macchina che debbono mettere in atto un piano articolato e difficilissimo e per il quale vengono convocati dai quattro angoli dell'Estremo Oriente.
Tutti i personaggi, e forse qui sta il tratto più positivo del film, hanno il loro background personale che affonda nelle più varie problematiche, e costituiscono un piccolo universo che il colpo da mettere in pratica agglomera per un breve lasso di tempo, sufficiente a scatenare dinamiche e situazioni imprevedibili.

I have to buy new shoes ( Eriko Kitagawa , 2012 )

Giudizio: 6.5/10
Incontrarsi a Parigi

Il tema dello straniero in terra lontana è diventato negli ultimi anni uno fra i capisaldi più utilizzati su cui incentrare commedie per lo più dal tono agrodolce, basti citare il famosissimo Lost in Translation di Sofia Coppola; e, a parti invertite, I have to but new shoes, sembra proprio , almeno sotto taluni aspetti, un richiamo  a quel film, soprattutto perchè qui è un giapponese perso nella Ville Lumiere cui arriva in soccorso una connazionale trasferita ormai da anni in Francia.
La storia, assolutamente scarna e giocata su atmosfere e dialoghi (al limite del logorroico ad essere sinceri) in cui domina la pacatezza cui fa da sfondo scenico la magnificenza di Parigi, racconta infatti di Sen, giovane fotografo trascinato con forza dalla sorella nella capitale francese per essere poi comicamente mollato dalla stessa che ha da inseguire un artista vecchia fiamma che vive qui da anni.
L'incontro con Aoi, giornalista e frotografa , ben più matura del giovanotto piacente, diventa il classico pretesto per mettere a confronto ,fino a toccarsi fugacemente , due anime in pena: lei solitaria e preda della frequente nostalgia per il Giappone, lui insoddisfatto per il suo lavoro che trova poco appagante e tutto sommato spirito libero poco incline a legami. Come spesso accade in questi casi l'alchimia e l'attrazione silenziosa alimentano la situazione altrimenti destinata a chiudersi nello spazio temporale di poche battute.

giovedì 30 maggio 2013

All about my wife ( Min Kyu-dong , 2012 )

Giudizio: 5.5/10
Marito vessato e moglie dominatrice

Il povero Doo-yun a tutto avrebbe potuto pensare quel giorno in Giappone in cui offrì protezione e rassicurazione alla giovane Jung-in durante un terremoto, tranne che in quel momento iniziava il suo calvario sentimentale del quale vediamo sette anni dopo i risultati. Quelli che erano due giovani sono ora sposati felicemente (si fa per dire...) e quella vivace fanciulla che carpì il cuore del giovanotto è una dispotica, logorroica e ipercinetica moglie dalla quale si vorrebbe fuggire con qualsiasi mezzo.
Neppure il trasferimento pietito al capo della azienda per cui lavora Doo-yun in una desolata e sperduta località riesce a mettere al riparo l'uomo dalle attenzioni della donna; sembra che fuggire non sia possibile, quindi ecco che scatta la scintilla dell'uomo vessato e ridotto alla disperazione: assoldare uno strambo e all'apparenza poco credibile playboy per sedurre la moglie e avere quindi il coltello dalla parte del manico per potere chiedere il divorzio.
Finchè regge questa commedia delle parti All about my wife presenta momenti interessanti, ma quando nella seconda parte approda sui classici lidi da commedia romantica molti dei crediti acquisiti svaniscono implacabilmente.

mercoledì 29 maggio 2013

The Floating Castle ( Shinji Higuchi , Isshin Inudo , 2012 )

Giudizio: 7/10
Il buffo Samurai

Ispirato ad un episodio reale accaduto nel 1590, all'epoca del tentativo di unificare il Giappone da parte di Hideyoshi Toyotomi, The Floating Castle racconta del piccolo Castello di Oshi  che tenta di opporsi strenuamente ad un esercito potentissimo: 500 impavidi che tennero testa ad oltre 20 mila uomini prima di cedere le armi alle loro condizioni.
Detta così sembrerebbe la ben collaudata storia di eroica difesa nella lotta fra forze impari di cui la Storia si nutre dai tempi degli Spartani alle Termopili, invece The Floating Castle è fondamentalmente un film che se dobbiamo in qualche modo definire avremmo delle difficoltà, perchè l'epica del racconto ben narrata attraverso battaglie in stile kolossal si fonde ad un clima da commedia, creando un curioso mix che diverte in maniera intelligente.
Il Castello di Oshi è infatti in mano ad uno strano personaggio che del samurai ha veramente poco, piuttosto sembra quasi un guitto capitato lì per caso: anticonvenzionale, strampalato e goffo, preferisce trascorrere il tempo nei campi con i contadini tra danze rituali e raccolti, trattando viceversa i suoi collaboratori con distacco e quasi con disprezzo.

lunedì 27 maggio 2013

My sassy hubby / 我老婆唔夠秤II:我老公唔生性 ( James Yuen Sai Sang / 阮世生 , 2012 )

Giudizio: 6.5/10
La coppia che scoppia

Riemerge dalle nebbie dopo oltre dieci anni My wife is 18, grazie a questo sequel-non sequel , nel senso che anche se non si è visto il primo non cambia nulla: James Yuen che già diresse  l'ipotetica prima parte della storia, sposta le lancette dell'orologio a dieci anni dopo e ci mostra la coppia Thirtheen Cheung e Yoyo Ma ormai al decimo anno di matrimonio, professore universitario lui e imprenditrice rampante lei.
Lei esuberante, bizzarra, spesso petulante, lui compassato insegnante che discetta filosoficamente di amore coi suoi allievi e che subisce , nonostante tutto, le decisioni della moglie che se ne frega altamente delle sue opinioni: una coppia frizzante insomma, ma anche avviata ad una certa stagnazione soprattutto perchè Yoyo Ma non ne vuol sapere di una vita tranquilla, dimostrando così con una certa evidenza la differenza di età col marito.
Con queste premesse la crisi è dietro l'angolo: lui parte per la tangente per una sua allieva che fa la modella e che lo coinvolge comicamente nei suoi set fotografici, lei vede rispuntare il vecchio amore fanciullesco e per altro si scopre che il prete che celebrò il loro matrimonio non era abilitato; è così che il gioco delle parti prende il via, tra dispetti, imbrogli e maldestre trovate.

Mariposa in the cage of the night ( Richard V. Somes , 2012 )

Giudizio: 7/10
Il lurido sottobosco di Manila

Mariposa in the cage of the night del filippino Richard Somes è film estremo, proiettato in una dimensione che in certi momenti sembra più quella di un fantasy sub-urbano che quella di un thriller convulso come in effetti è.
Maya, la giovane protagonista che viene dalla provincia a Manila per scoprire come è morta la sorella, inghiottita dal ventre famelico della città, diventa ben presto per lo spettatore una sorta di guida in un tour dello squallore e della putredine.
La sorella morta ha varcato le soglie di una città che vive nascosta, nei vicoli, tra disgustose fabbriche di salumi insozzate da insetti e ristoranti frequentati da folli personaggi che tra un pasto a base di teste di scimmie e giovani ragazze sfregiate , coltivano il macabro sogna di clonare un amore insano e allucinato.
Il sottobosco di Manila, dove si pratica ogni turpitudine, compresi interventi chirurgici plastici eseguiti con tecniche mengheliane, è il vero centro del racconto: una storia buia, che si divincola in un ambiente lurido che spesso ha le sembianze dell'incubo, in cui si muovono personaggi al limite dell'umano , violenti e privi di ogni scrupolo, compresi poliziotti corrotti e boss paranoici.

domenica 26 maggio 2013

Ghost Sweepers ( Shin Jung-won , 2012 )

Giudizio: 4/10
La masnada degli (improbabili) acchiappafantasmi

Cosa aspettarsi da un film che vede come protagonisti la più variegata e improbabile masnada di acchiappafantasmi riuniti per sconfiggere l'attacco degli spiriti maligni? Capolavoro assoluto delle demenzialità o fiasco completo ?
Ghost sweepers del coreano Shin Jung-won appartiene senza dubbio alla seconda possibilità.
Pur con tutte le indulgenze e gli alibi concessi ad un regista che fa della anarchia e della imprevedibilità narrativa il suo marchio di fabbrica, il giudizio non può che essere negativo dal momento che porre le premesse fondamentalmente giuste per un lavoro ipercinetico fatte seguire da una accozzaglia senza alcuna struttura di gag e demenzialità a mano libera porta inevitabilmente alla più completa incomprensibilità del film, soprattutto dopo un inizio in cui se non altro la parata di personaggi eccentrici suscitava qualche interesse e riusciva anche a strappare qualche risata.

Comrade Kim goes flying ( Kim Gwang-hun , Nicholas Bonner , Anja Daelemans , 2012 )

Giudizio: 6/10
L'aspirante compagna trapezista

E' stato uno degli eventi al recente FEFF di Udine, se non altro per la provenienza dalla Corea del Nord del film e per la sua faticosa genesi resa possibile anche dall'intervento dei registi e produttori occidentali; in effetti di lavori provenienti da quel paese ne circolano veramente pochi, la cinematografia nordcoreana risente in maniera pesantissima della propaganda di regime per cui ogni opera deve essere anzitutto una apologia dell'isolazionismo comunista integralista che domina nel paese.
Da questi vincoli non si discosta neppure Comrade Kim goes flying, nonostante siano tenuti sapientemente a freno dai registi, ma frasi del tipo " Ricordati che sei una rappresentate dei lavoratori" oppure "Fai trionfare la classe operaia" pullulano nel corso della scarsa ora e mezza di durata del film.
Semmai la scelta narrativa di raccontare una storia quasi fosse una favola, all'interno della quale sono pienamente intellegibili i connotati della propaganda attraverso la favola della Compagna Kim, minatrice e sognatrice con l'aspirazione di diventare una trapezista, rende comunque il clima della pellicola leggero e pervaso di buoni sentimenti.

sabato 25 maggio 2013

The Gangster ( Kongkiat Khomsiri , 2012 )

Giudizio: 7/10
Gang and Rock'n'roll

Thailandia anni 50 : anche il mondo della malavita risente degli influssi del rock'n'roll , di Elvis e poi di James Dean e degli eroi maledetti, ecco quindi che The Gangster diventa prima di tutto uno spaccato su un ambiente sociale, violento e sempre in fermento, dove però ci si veste da rockabilly e si ascoltano le canzoni di Presley.
Il faro di questo racconto è Jod , malavitoso gentiluomo, figlio e fratello premuroso, amatissimo dagli amici e anche dal capo nella cui ombra vive pur sapendo e dimostrando di essere lui il vero capo carismatico. Sembra quasi un personaggio finito nel film per caso, se non fosse che in lui si incarnano tutti quegli ideali che sono diventati col tempo degli archetipi irrinunciabili per le crime story: lealtà, amicizia virile, anelito alla giustizia seppur cercato con la violenza, destino quasi sempre segnato in una solitudine che non lascia scampo.
Quando il capo chiede a Jod di far fuori i suoi amici è la fratellanza che prende il sopravvento e che scardina le regole e le gerarchie.

venerdì 24 maggio 2013

New World ( Park Hoon-jung , 2013 )

Giudizio: 6.5/10
Lotta per il potere e colletti bianchi

Inseguendo una tipica tendenza modaiol-cinematografica che cerca costantemente di ribattezzare ogni pellicola come la variante di un precedente classico, New World del regista coreano Park Hoo-jung si è visto appioppare epiteti come " Il Padrino alla coreana" oppure "La versione coreana di Infernal Affairs" o amenità simili. La verità, semplicissima, è che New World è una classica, forse anche banale, per chi è in cerca di originalità a tutti i costi, gangster-story nuda e cruda, priva di tutte quelle frequenti e spesso fastidiose sovrastrutture narrative con cui il cinema coreano infarcisce le crime-story.
La storia è tutto sommato semplice: la lotta che si scatena all'interno di una organizzazione malavitosa dai colletti bianchi nel momento in cui il capo supremo è in punto di morte; i due delfini, così diversi e così nemici, si scontrano senza neppure troppo ritegno, il luogotenente più fidato di uno dei due è ormai da otto anni un inflitrato della polizia ed ha raggiunto i vertici dell'organizzazione grazie alla sua intelligenza ed efficacia, la polizia stessa cerca di manovrare nell'ombra i destini dell'organizzazione e lo fa senza alcuno scrupolo , mettendo a repentaglio anche l'incolumità dei suoi uomini.

Saving General Yang / 忠烈杨家将 ( Ronnie Yu / 于仁泰 , 2013 )

Giudizio: 6.5/10
Il destino della Famiglia Yang

L'epopea della leggendaria famiglia Yang, uno dei capisaldi storici dell'ultima dinastia Song, è stata ampliamente utilizzata in numerose opere cinematografiche e televisive oltre che interpretata da attori famosissimi; la rilettura che ne fa Ronny Yu, regista HKese, non si discosta molto dal tono apologetico che permea tutte le precedenti.
E' un racconto drammatico ed eroico in cui c'è spazio per tutte quelle tematiche così care al cinema cinese ed HKese: l'onore, l'unità del clan, il destino, la vendetta e il sacrificio si rincorrono in Saving General Yang, concorrendo a creare un film dal pathos debordante che però poco aggiunge a quanto la Storia prima e il Cinema poi avevano già raccontato.
Il Generale Yang impersonifica la lealtà al trono, la cieca obbedienza all'Imperatore in nome di una fedeltà e di una disciplina conquiste sul campo di battaglia, per cui quando a lui verrà affidato il compito di difendere l'Impero dalle incursioni barbariche del nord, lasciando alla infida famiglia rivale Pan il comando supremo delle forze armate, Yang Ye si imbarca nella pericolosa missione dietro la quale si cela il più classico dei trappoloni.

giovedì 23 maggio 2013

Finding Mr. Right / 北京遇上西雅图 ( Xue Xiaolu / 薛晓璐 , 2013 )

Giudizio: 6/10
Pechino a Seattle

Dopo l'eccellente esordio dietro la macchina da presa nel drammatico Ocean Heaven in cui la regista Xue Xiaolu potè esprimere la sua profonda conoscenza del mondo dei pazienti sofferenti di autismo, per l'opera seconda cambia totalmente registro e si affida alla più classica delle commedie romantiche: Finding Mr Right, totalmente girato a Seattle, è infatti un tipico film di genere, in cui amori e situazioni complicate si rincorrono a ciclo continuo.
Jia Jia è una giovane cinese, legata sentimentalmente ad un ricco uomo sposato  che la spedisce in America a partorire, presso una clinica clandestina,approdo di molte donne cinesi allettate dalla possibilità di poter dare al figlio un futuro migliore.
Lei è una classica mantenuta di alto bordo, capricciosa e insolente che troverà non pochi problemi ad adattarsi alla vita in comune con le altre donne e con la padrona di casa, vivendo sempre nell'attesa di poter vedere comparire l'amante che sistematicamente le da buca.
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