Giudizio: 7.5/10
E' un film che lascia strane tracce Mother di Omori Tatsushi: lo si finisce di vedere e quello che più si prova è un misto di delusione , di rabbia e di sconcerto; poi ci si ricorda che il regista è lo stesso di The Ravine of Goodbye e del più recente , meno riuscito seppur interessante , Hikari per collegare almeno idealmente i tre lavori, cercando nelle tematiche che il regista abitualmente utilizza; ed ecco allora che Mother assume tutt'altra prospettiva: l'ossessione che permea sempre i lavori di Omori trova qui il terreno più fertile possibile perchè va a scavare in un rapporto madre-figlio basato sul marcio, sulla sopraffazione, sull'amore tossico e sul nichilismo che porta alla distruzione.
Ispirandosi ad uno dei non rarissimi fatti di cronaca esecrabili e ripugnanti che avvengono in Giappone, Omori ci inquadra sin da subito la storia cui stiamo per assistere sin dai primi fotogrammi: una madre priva di qualsiasi moralità ed etica ed un figlio che le corre dietro a piedi mentre lei va in bicicletta; il ragazzino ha disertato la scuola perchè preso di mira dai bulli e accompagna la madre dai nonni materni per fiancheggiarla nello squallido tentativo di rimediare soldi dai suoi genitori.
Akiko, infatti, è la più classica delle poche di buono che il cinema ci mostra sovente, sebbene Omori non ci descriva il seppur minimo background personale che non sia un rapporto ormai deteriorato con i famigliari.
Distrutta da interminabili giornate passate a giocare d'azzardo al pachinko, disponibile a qualsiasi rapporto con qualsivoglia poco di buono di passaggio, abituata a mollare il figlio anche per giorni per inseguire qualche truffatore o squattrinato come lei, la donna non sembra curarsi di Shuehi se non in funzione del puro interesse che può trarre dal ragazzino, il quale da parte sua ha ormai l'esistenza segnata da questo legame tossico , totalizzante dal quale non riesce a liberarsi.
Se all'inizio tutto sembra riportare al Koreeda di Nobody Knows, dove comunque una traccia seppur flebile di sguardo poetico esisteva nell'ottica del regista quando posava il suo sguardo sui ragazzini, ben presto Mother intraprende la strada del disagio, della rabbia, del crescere e dell'affermarsi di un rapporto fatto da una parte dall'ossessione della madre per un rapporto di dominazione e di sopruso e dall'altra di plagio e di dipendenza che non riesce però a scalfire l'amore , o forse l'ideale di amore, del figlio; Shuehi in vari momenti del film , che si svolge nell'arco di sei anni, si domanda: " E' sbagliato amare la propria madre?" , domanda retorica con risposta scontata che non prende in considerazione l'inferno che la donna ha costruito per il figlio , nel quale lo vuole tenere in eterno, frustrando ogni seppur minimo segno di ribellione, rinsaldando anzi in maniera patologica quel legame morboso ed ossessivo fino al gesto finale sconvolgente prova inconfutabile di dipendenza psicologica e non solo.

