Giudizio: 6.5/10
Incontrarsi a Parigi
Il tema dello straniero in terra lontana è diventato negli ultimi anni uno fra i capisaldi più utilizzati su cui incentrare commedie per lo più dal tono agrodolce, basti citare il famosissimo Lost in Translation di Sofia Coppola; e, a parti invertite, I have to but new shoes, sembra proprio , almeno sotto taluni aspetti, un richiamo a quel film, soprattutto perchè qui è un giapponese perso nella Ville Lumiere cui arriva in soccorso una connazionale trasferita ormai da anni in Francia.
La storia, assolutamente scarna e giocata su atmosfere e dialoghi (al limite del logorroico ad essere sinceri) in cui domina la pacatezza cui fa da sfondo scenico la magnificenza di Parigi, racconta infatti di Sen, giovane fotografo trascinato con forza dalla sorella nella capitale francese per essere poi comicamente mollato dalla stessa che ha da inseguire un artista vecchia fiamma che vive qui da anni.
L'incontro con Aoi, giornalista e frotografa , ben più matura del giovanotto piacente, diventa il classico pretesto per mettere a confronto ,fino a toccarsi fugacemente , due anime in pena: lei solitaria e preda della frequente nostalgia per il Giappone, lui insoddisfatto per il suo lavoro che trova poco appagante e tutto sommato spirito libero poco incline a legami. Come spesso accade in questi casi l'alchimia e l'attrazione silenziosa alimentano la situazione altrimenti destinata a chiudersi nello spazio temporale di poche battute.