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venerdì 10 maggio 2013

Beijing Flickers / 有種 ( Zhang Yuan / 张元 , 2012 )

Giudizio: 8/10
Solitudine a Pechino

In occasione della scorsa edizione del FEFF il regista cinese Zhang Yuan propose una mostra fotografica e un libro che dovevano essere i primi due capitoli di un lavoro frutto di ricerche pazienti sul mondo giovanile di Pechino. Il terzo atto di questo progetto è il film Beijing Flickers che quest'anno abbiamo visto sempre al FEFF.
E' quasi un riflesso condizionato ripensare al Beijing Bastards che ormai 20 anni orsono lo stesso cineasta propose per raccontare la Pechino del fermento artistico, ed in effetti l'operazione trova la medesima aspirazione, quello che cambia è l'ambiente, la metropoli che ha mutato il volto e che è lo specchio di un Paese che rispetto a due decenni fa ha subito una delle metamorfosi più straordinarie dell'era moderna.
La particolare attenzione che ha sempre guidato la ricerca sociale del regista sulle tematiche giovanili, culminata in Diciassette Anni film del 1999 che ricevette un importante riconoscimento anche a Venezia, probabilmente il suo lavoro più noto, trova in Beijing Flickers ulteriore ispirazione.

mercoledì 17 marzo 2010

La guerra dei fiori rossi ( Zhang Yuan , 2006 )

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Scuola di conformismo

Zhang Yuan è uno dei cineasti indipendenti cinesi maggiormente osteggiato dalla censura nel suo paese e , di pari passi, tra i più stimati e incoraggiati dall'occidente; questo suo lavoro nasce anche per la corposa compartecipazione italiana a livello di produzione (Rai cinema, Istituto luce, Marco Muller) che ne ha favorito anche la distribuzione nel nostro paese. Ovviamente il regista non viene meno alle sue qualità se non proprio antagoniste, celatamente critiche verso il regime di Pechino, presente e passato; lo fa con un film che, dietro una apparenza leggiadra e frizzante e una assoluta atemporalità (anche se si intuisce che siamo in piena Rivoluzione Culturale), va a descrivere in modo pacato ma deciso una storia altamente simbolica, relegata nella finzione filmica all'ambiente dell'infanzia.
Il piccolo Qiang , di quattro anni, viene lasciato dal padre e della madre in un asilo dove arriva in lacrime ed impaurito per la nuova vita che lo attende, ma i genitori sono impegnati con il lavoro e quindi non possono dedicarsi a lui. Che sia un bambino dal carattere particolare lo si intuisce subito, non solo scrutando la faccia furba e impunita. Le regole dell'asilo, improntate ad una ferrea disciplina e ad una omogeneizzazione delle personalità, sono per lui incomprensibili e frustranti, a maggior ragione per chi come il piccolo è dotato di grande fantasia. I fiori rossi del titolo sono il simbolo in carta velina della gratificazione che i bambini ottengono rispettando poche regole, ma che possono repentinamente perdere violandone tante altre. La sfrenata fantasia del ragazzino trova sfogo nell'immaginare , di comune accordo con una ragazzina, la maestra come un animale feroce in procinto di mangiarsi i bambini; ne è talmente convinto che coagula intorno a sè tutta la scolaresca che tenterà nottetempo una sorta di assalto al letto dove dorme l'insegnante. La ribellione di Qiang diviene sempre più decisa nonostante le punizioni, soprattutto psicologiche, al punto di divenire un bulletto in erba.

venerdì 26 febbraio 2010

Diciassette anni ( Zhang Yuan , 1999 )

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Tragedia neorealista

"Guarda come ci siamo ridotti per 5 miseri yuan" , questa la frase  che viene prononciata dal padre a compendio finale di un dramma familiare iniziato diciassette anni prima e che trova la sua mesta conclusione sotto gli occhi di una poliziotta e nel mezzo di una cambiamento epocale che stravolge la Cina.
Tao Xiaolan e Yu Xiaoqin sono due ragazze , diversissime una dall'altra, figlie di genitori diversi, che vivono rispettivamente con la madre e con il padre divorziati e risposatisi tra loro: la famglia atipica vive in un clima in cui i genitori si insultano, le due si detestano amorevolmente, troppo diverse tra di loro, animate da ideali e sogni antitetici; da una banale disputa insorta per la scomparsa di cinque yuan, Tao uccide con una bastonata la sorellastra e finisce in carcere per diciassette anni. La ritroviamo in procinto di godere di un permesso premio per la buona condotta avuta in carcere che le permetterà di trascorrere il capodanno in famiglia.
L'uscita dal carcere sarà di un impatto drammatico e durissimo: nessuno ad attenderla, la città che è cambiata totalmente, le macchine che sfrecciano, lei che vaga atterrita ed inebetita. In suo soccorso verrà un capitano della polizia penitenziaria che se la prende in carico per accompagnarla a casa; il quartiere fatiscente dove viveva, ma che conservava forse ancora un po' di calore umano oltre che i ricordi della sua giovinezza, è stato raso al suolo in favore di moderne costruzioni, tutte uguali, in una delle quali vive ora la madre e il patrigno.

venerdì 19 febbraio 2010

Green tea ( Zhang Yuan , 2003 )

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La foglie di te e la leggerezza dell'inquietudine


Appartenente al movimento della cosiddetta Sesta Generazione dei cineasti cinesi, Zhang stupisce con questo Green Tea ,un film che forse a molti farà storcere il naso, come spesso avviene per la cinematografia cinese moderna, ma che per altri è autentica e purissima gioia per gli occhi, come dovrebbero essere le arti visive. Stimola fortemente lo sguardo questa storia semplice all'apparenza, descritta con linearità e nobilitata dalla fotografia di Christopher Doyle, una storia che descrive i tormenti sentimentali che si sviluppano nella solitudine e attraverso strade tortuose.
Fang è una giovane studentessa che passa il suo tempo libero dedicandosi agli incontri al buio, in uno di questi incrocia Chen, appena mollato dalla fidanzata ed in evidente crisi amorosa. Nasce un rapporto travagliato, seppur descritto con molta leggerezza e senza isterie, in cui Chen si sente attratto da questa ragazza dall'apparenza dimessa , la quale a sua volta tende e rilascia la corda non mostrando le sue reli intenzioni; si raccontano storie di altri nei loro incontri, storie che hanno del surreale e del drammatico allo stesso tempo, si intuisce quasi che l'amica di cui parla Fang altri non sia che se stessa, accanita bevitrice di te verde di cui sa leggere le foglie come una aruspice sa farlo con le interiora degli uccelli. Quando Chen incontra una pianista da pianobar che somiglia in tutto e per tutto a Fang , solo più disinibita, più femminile e più disponibile, l'affare si complica: da chi è attratto Chen ? dalla dimessa Fang o dalla seducente pianista? è la doppia faccia di una stessa medaglia? sono la stessa persona ? Il finale ci darà una possibile linea di lettura, con l'immancabile  tazza  in cui volteggiano leggere le foglie di te verde a chiudere il film.
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