Giudizio: 6.5/10
Universalmente riconosciuto come uno dei più autorevoli capiscuola del nuovo cinema rumeno nato dalle ceneri del comunismo a partire dai primi anni novanta e giunto fino ad oggi con frequenti cambi di prospettive e di linguaggi, Cristian Mungiu è autore che distilla i suoi lavori avendo diretto nell'arco di oltre 20 anni sei lungometraggi, la gran parte dei quali ricoperti di riconoscimenti e premi soprattutto a Cannes , almeno fino a R.M.N. che sorprendentemente non ha ricevuto nessun riconoscimento nel 2022 quando fu presentato ( e come vedremo tanto a sorpresa il fatto non è, pur tenendo in considerazione l'ormai abituale opera di adozione cinematografica compiuta dal Festival francese con l'autore rumeno).
Presentato in sala anche in Italia col ben poco azzeccato titolo di Animali selvatici , R.M.N. (che forse trova ragione del titolo in una delle tante allegorie di cui l'opera di Mungiu è costellata) è pellicola in cui la grande impronta formale sostenuta da una regia rigorosa nella sua semplicità e staticità conferma il talento visivo di Mungiu già ampiamente espresso nelle opere precedenti, quello che convince meno è invece l'impianto del racconto e la sua struttura complessiva, come meglio vedremo in seguito.
Ambientato in una piccola comunità della Transilvania circondata da montagne e boschi, la storia si impernia su Matthias un giovane che lavora in un mattatoio tedesco e che in seguito una azione violenta contro un collega di lavoro è costretto scappare in fretta in furia e tornare al suo villaggio tra le montagne dove vive la moglie con la quale ormai il rapporto è deteriorato ed il figlio, oppresso da una forma di mutismo scatenata dalla paura di aver visto qualcosa nei boschi; il padre incolpa la madre di essere troppo protettiva con lui e decide di prendere in mano l'educazione e la gestione del figlio basandosi su sue teorie personali basate su un senso di machismo e anche di violenza.
Nel villaggio incontra anche Csilla, sua amante,che nel frattempo ha fatto carriera come direttrice di un panifico locale, con la quale intenderebbe ricucire la vecchia unione.
Quando nel panificio dove lavora la donna vengono assunti tre lavoratori dello Sri Lanka perchè così l'UE concederà dei fondi , la popolazione locale andrà incontro ad una sorta di rivolta , dapprima mediata dal web con relative minacce e in seguito anche con atti violenti verso gli stranieri, riaprendo una ferita che in quella regione , punto di incrocio di varie etnie , non è mai realmente guarita nonostante , come dichiarano fieri i membri della comunità, gli zingari siano stati cacciati.
Questo episodio detonante diventa per Mungiu un pretesto per poter affrontare a vari livelli e utilizzando diversi punti di vista un coacervo di problematiche e di tensioni sottotraccia che a partire dalla piccola comunità in Transilvania, si estendono al paese intero e all'Europa in generale, ben lungi dall'essere una reale Unione ma pervasa invece da revanchismo nazionalista soprattutto in alcune aree dell'est e dei Balcani.
L'immagine complessiva che tratteggia Mungiu è sconfortante perchè mostra una società rurale chiusa in un isolazionismo a tratti fiero in altri frangenti patetico, all'interno di un paese in cui le aree urbane hanno visto una crescita e quelle rurali invece sono rimaste indietro, spaccando di fatto il paese in due con relative migrazioni interne sulle quali si è innestata una immigrazione "che ruba il lavoro ai locali" come troppe volte abbiamo sentito.
