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venerdì 21 luglio 2023

R.M.N. [aka Animali selvatici] ( Cristian Mungiu , 2022 )

 




R.M.N. (2022) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Universalmente riconosciuto come uno dei più autorevoli capiscuola del nuovo cinema rumeno nato dalle ceneri del comunismo a partire dai primi anni novanta e giunto fino ad oggi con frequenti cambi di prospettive e di linguaggi, Cristian Mungiu è autore che distilla i suoi lavori avendo diretto nell'arco di oltre 20 anni sei lungometraggi, la gran parte dei quali ricoperti di riconoscimenti e premi soprattutto a Cannes , almeno fino a R.M.N. che sorprendentemente non ha ricevuto nessun riconoscimento nel 2022 quando fu presentato ( e come vedremo tanto a sorpresa il fatto non è, pur tenendo in considerazione l'ormai abituale opera di adozione cinematografica compiuta dal Festival francese con l'autore rumeno).
Presentato in sala anche in Italia col ben poco azzeccato titolo di Animali selvatici , R.M.N. (che forse trova ragione del titolo in una delle tante allegorie di cui l'opera di Mungiu è costellata) è pellicola in cui la grande impronta formale sostenuta da una regia rigorosa nella sua semplicità e staticità conferma il talento visivo di Mungiu già ampiamente espresso nelle opere precedenti, quello che convince meno è invece l'impianto del racconto e la sua struttura complessiva, come meglio vedremo in seguito.



Ambientato in una piccola comunità della Transilvania circondata da montagne e boschi, la storia si impernia su Matthias un giovane che lavora in un mattatoio tedesco e che in seguito una azione violenta contro un collega di lavoro è costretto scappare in fretta in furia e tornare al suo villaggio tra le montagne dove vive la moglie con la quale ormai il rapporto è deteriorato ed il figlio, oppresso da una forma di mutismo scatenata dalla paura  di aver visto qualcosa nei boschi; il padre incolpa la madre di essere troppo protettiva con lui e decide di prendere in mano l'educazione e la gestione del figlio basandosi su sue teorie personali basate su un senso di machismo e anche di violenza.
Nel villaggio incontra anche Csilla, sua amante,che nel frattempo ha fatto carriera come direttrice di un panifico locale, con la quale intenderebbe ricucire la vecchia unione.
Quando nel panificio dove lavora la donna vengono assunti tre lavoratori dello Sri Lanka perchè così l'UE  concederà dei fondi , la popolazione locale andrà incontro ad una sorta di rivolta , dapprima mediata dal web con relative minacce e in seguito anche con atti violenti  verso gli stranieri, riaprendo una ferita che in quella regione , punto di incrocio di varie etnie , non  è mai realmente guarita nonostante , come dichiarano fieri i membri della comunità, gli zingari siano stati cacciati.
Questo episodio detonante diventa per Mungiu un pretesto per poter affrontare a vari livelli e utilizzando diversi punti di vista  un coacervo di problematiche e di tensioni sottotraccia che a partire dalla piccola comunità in Transilvania, si estendono al paese intero e all'Europa in generale, ben lungi dall'essere una reale Unione ma pervasa invece da revanchismo nazionalista soprattutto in alcune aree dell'est e dei Balcani.
L'immagine complessiva che tratteggia Mungiu è sconfortante perchè mostra una società rurale chiusa in un isolazionismo a tratti fiero in altri frangenti patetico, all'interno di un paese in cui le aree urbane hanno visto una crescita e quelle rurali invece sono rimaste indietro, spaccando di fatto il paese in due con relative migrazioni interne sulle quali si è innestata una immigrazione "che ruba il lavoro ai locali" come troppe volte abbiamo sentito.

giovedì 5 gennaio 2017

Bacalaureat [aka Un Padre, Una Figlia] ( Cristian Mungiu , 2016 )




Graduation (2016) on IMDb
Giudizio: 8/10

Affrontando una storia carica di amoralità, Cristian Mungiu detta quelle che sono le sue regole di moralità: uno sguardo neutro, in certi momenti forse compassionevole, di sicuro severo ma al tempo stesso pragmatico sulle fatiche di un protagonista in rotta con tutto, che si appiglia al futuro della sua unica figlia per dare un senso di compiutezza alla sua esistenza.
Mungiu è autore tra i più efficaci nel raccontare una quotidianità fatta di scelte, spesso dolorose, altre volte obbligate, ma al tempo stesso è preciso e austero narratore del libero arbitrio.
Il centro del suo racconto in Bacalaureat (titolo italiano Un padre, una figlia-con tipica finalità descrittiva) è il medico Romeo, persona che intuiamo, e che lui non perde mai occasione di sottolineare, di valori integri, costretto a muoversi in una società come quella rumena, dove la stagnazione mefitica impone operazioni sottobanco, compromessi, favori incrociati, ricorso ad amici degli amici; un paese "incivile" come spesso lascia intendere dalle cui sabbie mobili vuole salvare la figlia Eliza per la quale è pronta una borsa di studio a Londra, a patto che all'esame di maturità imminente raggiunga una valutazione prossima alla perfezione.


La ragazza ha la testa sulle spalle, è studiosa, ma non è convinta al cento per cento della scelta futura che il padre soprattutto le ha imposto; la madre da parte sua vive in un costante stato di depressione emotiva e comunque vede la fuga della figlia come un atto imposto e non come una scelta.
Turbata da una aggressione che subisce il giorno prima degli esami la ragazza mostra apertamente il timore di non riuscire a superare la prova ; Romeo però, che su quella scelta ha investito tutto sè stesso, viene meno alla sua presunta integrità morale e cerca di ammorbidire l'esame della figlia.
La scelta dell'uomo non sarà priva di conseguenze su tutti i fronti: su quello già estremamente vacillante del rapporto coniugale tenuto in piedi solo per non turbare la figlia, su quello del rapporto con la ragazza stessa che vede nelle azioni del padre l'aderire di quest'ultimo ad un sistema che aveva sempre cercato di respingere.

giovedì 15 maggio 2014

Oltre le colline ( Cristian Mungiu , 2012 )

Giudizio: 6.5/10

Cristian Mungiu è considerato uno degli alfieri della Nouvelle Vague cinematografica romena, quella corrente formatasi a partire dalla caduta del comunismo e che ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo: Mungiu tra questi autori è sicuramente il più premiato oltre che quello meglio inserito nei circuiti festivalieri europei.
Per il suo terzo lungometraggio (vincitore del premio come migliore sceneggiatura al Festival di Cannes, oltre al riconoscimento alle attrici) sceglie di ispirarsi ad un fatto di cronaca avvenuto alcuni anni prima in Moldova su cui costruisce un racconto che in maniera molto schematizzata potremmo definire un titanico scontro tra due irrazionalità: quella della religione e quella di un amore passionale ed ossessivo.
Le protagoniste sono due ragazze, cresciute assieme in un orfanotrofio, figlie di quel baratro che fu il periodo a cavallo tra la caduta di Ceausescu e i primi passi della fragile democrazia romena; uscite dall'istituto le loro strade si separano: una, Voichita, entra in un monastero ,  l'altra viene data in affidamanto ad una famiglia dalla quale ben presto fugge per andare a cercare fortuna in Germania.
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