Giudizio: 6.5/10
L'infermiera olandese Lucia de Berk fu protagonista nei primi anni duemila di uno dei casi giudiziari più controversi e clamorosi d'Europa: la donna fu arrestata nel 2001 e condannata all'ergastolo in primo e secondo grado per la morte di alcuni pazienti da lei curati e per il tentato omicidio di altri; per il fatto che una parte dei paziente fossero bambini poco più che neonati il caso scatenò le immancabili follie collettive che portarono ad una sorta di caccia all'untore fino a che la donna solo nel 2010 dopo sette anni di galera fu riconosciuta innocente e rilasciata con tante scuse.
L'immancabile epiteto di "Angelo della morte" fu subito marchiato a fuoco sulla pelle della poveraccia che aveva il solo torto di essere una persona silenziosa , schiva, solitaria con un passato tragico alle spalle fatto di prostituzione giovanile, un divorzio e una certa passione per l'occultismo e la cartomanzia.
Il film di Paula van der Oeste si muove tra il più classico dei thriller giudiziari e l'indagine psicologica e antropologica della protagonista con frequenti riferimenti a certe tendenze della società sempre pronta ad additare le "stranezze" ed il mancato conformismo e , nel particolare della storia, certi legami poco chiari personali tra gli amministratori dell'ospedale dove Lucia lavorava e gli ambienti giudiziari.