Giudizio: 6.5/10
La Polonia dei primi anni 90, il primo paese oltre cortina a godere dei frutti della esperienza di Solidarnosc prima e della caduta del Muro di Berlino poi, è lo sfondo non soltanto iconografico del lavoro del giovane regista Tomasz Wasilewsky, premiato a Berlino nel 2016 con l'Orso d'argento per la migliore sceneggiatura.
La contestualizzazione del periodo storico ha grande importanza nel film, sebbene esso, di fatto, sia un racconto multisfaccettato con al centro quattro donne che in misura differente si incrociano tra loro nonostante il legame narrativo non esista.
Le quattro donne sono Agata, che stanca di una vita di coppia grigia si infatua di un giovane prete della parrocchia vicina, scatenando in lei un turbamento erotico potente, Iza una direttrice di una scuola , donna autoritaria e nevrotica, che intrattiene una relazione clandestina con un medico la cui moglie è appena morta e la cui figlia frequenta la scuola dove lavora la donna, Renata una insegnante che lavora nella medesima scuola di Iza, ormai vicina alla pensione e che subisce il fascino della giovane vicina di casa Merzena, sorella di Iza ex reginetta di bellezza in cerca di rilancio.
Appare chiaro dalla breve sinossi come stavolta il titolo italiano sia ben più significativo e aderente rispetto a quello internazionale: Le donne e il desiderio è infatti anzitutto un dramma delle pulsioni che animano le protagoniste della storia, ma attraverso esso Wasilewsky, che ha spesso ripetuto che il film ha una tocco autobiografico se non altro nell'ispirazione dei personaggi, vuole ripercorrere quel periodo storico fondamentale nella storia della Polonia.
Se da un lato la libertà acquisita permetteva di indossare gli agognati jeans americani, fumare le sigarette occidentali, ascoltare la musica alla moda, seguire le mode dell'occidente, dall'altro i polacchi vivevano un momento di grandi incertezze sul futuro, liberi sì dal giogo ma ora, soli davanti alla società.