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venerdì 13 maggio 2011

Fat choi spirit ( Johnnie To , Wai Ka-fai , 2002 )

Giudizio: 6.5/10
Il cinepanettone di Johnnie To e Wai Ka-fai


Equivalente Hkese dei cinepanettoni nostrani (ma solo per la coincidenza di uscita, l'occasione è il Capodanno) , questa commedia brillante con tanto di firma griffata è un film che non si pone altra finalità che il divertimento leggero (e il botteghino...) costruito intorno alla passione popolare per il Mahjong, complicato gioco d'azzardo che crea più dipendenza di una droga e al forte legame popolare per la commedia.
Grazie ad una sceneggiatura praticamente inesistente e ad un cast lasciato con le briglie scioltissime, quasi recitasse su un appena accennato canovaccio, la coppia To-Wai dirige un lavoro a tratti molto divertente, dal ritmo sostenuto in cui la mano dei registi si nota appena, in qualche particolare fondamentalmente, popolato da una lunga serie di personaggi più simili a macchiette che si affannano intorno ad un tavolo da gioco.

sabato 17 aprile 2010

Fulltime killer ( Johnnie To , Wai Ka Fai , 2001 )

*****
Killer tosti a confronto

In un vorticoso e movimentato rincorrersi tra Kuala Lampur e Singapore, Corea e Hong Kong, facciamo subito conoscenza dei due eroi di giornata, due killer tanto spietati quanto efficienti, ognuno col suo modus operandi: il giapponese O , taciturno, meticoloso, attento a tutte le precauzioni possibili e il cinese Tok, spavaldo e gigione nelle sue azioni, che porta a termine i suoi lavori come farebbe un mattatore di teatro, amante del cinema d'azione e che non risparmia citazioni.
Il loro rincorrersi trova un punto di incontro in Chin , ragazza taiwanese che lavora in una videoteca di film giapponesi e che  come secondo lavoro fa le pulizia a casa di O. L'incontro (intuiremo poi neppure casuale) con il vulcanico Tok è di quelli che lasciano il segno: rimanendo fedele alle passione per le citazioni cinematografiche, quest'ultimo si presenta a Chin con tanto di maschera di Bill Clinton sul volto.
La gara tra i due killer può quindi avere inizio e si concluderà solo all'ultimo fotogramma, dopo averci furbescamente ingannato.
Impegnato nella caccia ai due killer troviamo l'agente Albert Lee, cui l'ingrato compito porterà solo guai, compresa la beffa finale.
Alternando con sapienza momenti di azione purissima ad altri da commedia brillante, Johnnie To dirige un film non tra i suoi migliori, ma che la sua parte la fa e bene fino in fondo. Il confronto tra i due killer, che è anzitutto uno scontro di personalità e di caratteri, è molto ben condotto, con un ritmo costante ed un tono quasi giocoso; lo stesso finale , abbastanza prevedibile a dire il vero, si tinge di pirotecnico (non solo metaforicamente) e mette il suggello ad una lunga rincorsa fatta di abilità balistica, cialtronaggine e rivalità amorosa.

domenica 24 gennaio 2010

Running on karma (Johnnie To , Wai Ka-Fai , 2003)

*****
Thriller filosofico-religioso


Uno spettacoloso inizio fatto di omini Michelin che si spogliano su un palco tra donne adoranti, una scena del delitto buia e insozzata che vede sbucare da una scatola il presunto assassino, inseguimenti che si incrociano tra chi cerca l'assassino e chi deve riacciuffare un gonfio culturista fuggito nudo, apre in maniera frenetica questo film dell'accoppiata To-Wai, a dire il vero piacevolmente atipico, soprattutto riguardo  Johnnie To che pur non abbandonando il poliziesco e il noir in senso lato, si cimenta in un riuscito esperimento di thriller filosofico.
Big è un culturista che sbarca il lunario esibendosi come spogliarellista in club per donne in cerca di trasgressione; anni prima era stato un monaco buddhista fino al giorno in cui una sua amica fu uccisa brutalmente.
Si ritrova nel bel mezzo di una retata della polizia condotta da Lee Fung Yee, giovane poliziotta che si era finta sua fan, che si conclude con il poveraccio completamente nudo alla mercè della polizia dopo un lungo inseguimento nel quale viene anche scambiato per un assassino cui altri poliziotti stavano dando la caccia. Big ha un dono e una maledizione: riesce a vedere il karma delle persone riuscendo quindi a leggere il loro destino.

giovedì 25 giugno 2009

Mad detective ( Johnnie To , Wai Ka Fai , 2007 )


Giudizio: 8/10
Il solito , grande Johnnie To


Strano tipo il detective Bun: dapprima lo vediamo cercare di risolvere dei casi difficili affidandosi a tecniche quanto meno originali come farsi buttare giù per le scale chiuso in una valigia o simulare un combattimento a colpi di coltello con un maiale morto appeso, poi tagliarsi un pezzo di orecchio da offrire come regalo al suo vecchio capo che va in pensione, ed infine messo a riposo per sempre in quanto etichettato come "psicopatico".
Ma quando il giovane detective Ho, che con lui ha lavorato qualche anno prima per poco tempo, rimanendone affascinato, si trova di fronte ad un caso apparentemente irrisolvibile non trova di meglio da fare che affidarsi al vecchio mentore nel frattempo dedito ad una vita grama e da recluso in preda alle sue "pazzie" e con la presenza (o materializzazione?) di una moglie inquietante.
Quello che rende Bun unico (e quindi "pazzo") non sono solo i suoi pantaloni alla "zompafosso" (come si diceva una volta), è anche e soprattutto il saper guardare nell'animo delle persone fino ad individuarne tutte le personalità che le abitano.
Su questo personaggio, vera spina dorsale di tutto il film, To, in collaborazione con Wai Ka Fai, ricama una storia bella , divertente a tratti, sempre con quel filo di sottile ironia che alberga spesso nei suoi lavori e con dei momenti di pura arte cinematografica come l'incontro-scontro nel bagno del ristorante. Un intreccio di flebili e taglienti aspetti psicologici, non semplicissimi da seguire,conditi da un po' di metafisica e conglobati nella sua solita splendida Hong Kong, questa volta meno buia, meno lercia, ma sempre ventre molle delle disgrazie e delle bassezze umane , autentica protagonista neppure tanto occulta del film. A tutto ciò aggiungiamoci i momenti di azione e le immancabili pistole puntate alla testa e avremo un Johnnie To doc, forse un po' più propenso all'introspezione e al gioco raffinato della psiche, ma che nel finale, amarissimo e bellissimo nella selva di specchi, ci dimostra ancora una volta di essere un grandioso e adorabile Maestro.
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