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martedì 21 dicembre 2010

13 (Gela Babluani , 2010 )

Giudizio: 5.5/10
Il remake che delude


Quando nel 2005 il giovane regista franco-georgiano diresse 13 Tzameti, la critica rimase folgorata dalla cristallina bellezza del film, che mostrava in maniera evidente il forte influsso della Novelle Vague francese in una storia durissima, quasi una cronaca della deriva umana sotto forma di un gioco sanguinoso e spietato.
Cinque anni dopo il medesimo regista cede alle lusinghe americane e dirige un remake, ambientato nel gelido Ohio, che sconfessa in maniera pesante il lavoro originario.
Pur mantenendosi fedele alla storia ( il giovane Vincent che rimane impelagato in un gioco clandestino a colpi di pistola dietro al quale scorrono fiumi di denaro), purtroppo ne smonta gran parte della struttura che sta alla base della narrazione, introducendo la stucchevole tematica tutta americana del bisogno impellente di denaro che spinge l'uomo a tutto.

sabato 7 novembre 2009

13 Tzameti ( Gela Babluani , 2005 )


Giudizio: 8/10
La deriva umana

Raggelante esordio di questo regista georgiano abbeveratosi alla fonte della Novelle Vague e del cinema indipendente francese: un film durissimo, pesante nelle sue tematiche , popolato da facce truci che sembrano uscite dalla Cayenna che ci racconta senza scrupoli la deriva morale e fisica dell'uomo.
Il giovane Sebastien, emigrato georgiano nella tranquilla provincia francese , paga a carissimo prezzo l'impudenza di essere entrato in possesso di una lettera che sembra l'inizio di una caccia al tesoro , ma che invece lo conduce dritto dritto in un mondo che non gli appartiene, nel quale vedrà cadere tutti i suoi principi in favore di una degradazione progressiva.
Partecipa, gioco estremo per ricconi annoiati e disturbati, ad una sorta di roulette cinese di gruppo, dietro alla quale scorrono soldi e si muove un mercato di uomini giunti al capolinea della dignità.
Veniamo bellamente ingannati dal bravo regista, non prevedendo quello che succederà nel procedere della storia: all'inizio sembra solo uno strano anche se morboso gioco di biglietti e di numeri, ma la villa nel bosco ci apre le porte dell'abiezione e non si esce più fuori.
Una umanità inguardabile, terribile, ridotta alla sopravvivenza solo grazie all'istinto naturale proprio dell'animale avvolge il giovane , che ormai è in ballo e non si può fermare. Il gioco è tutto in una pistola , una luce che si accende e il mucchio di cadaveri che aumenta.
Contribuisce al clima angosciante e claustrofobico un bianco e nero azzeccatissimo, una tensione disturbante e quasi insopportabile che cresce in maniera esponenziale e , soprattutto, una totale mancanza di luce in fondo al tunnel.
Il giovane crederà di averla sfangata, finchè un gesto d'umanità (forse l'unico dell'intero film) cambierà drasticamente tutto , lì su quel treno che corre lungo le pianure della campagna francese.
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