Giudizio: 7.5/10
Daniel Mantovani è il primo scrittore argentino a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, alla cerimonia ufficiale, in rigoroso abito anticonvenzionale, lo scrittore pronuncia un discorso intriso di acida polemica e che suona come pietra tombale sulla sua attività di artista: l'avere avuto un simile riconoscimento da parte di scrittori, accademici e persino reali è sinonimo di omologazione, quindi la sua opera di artista è finita, pronto per la statua ed il museo.
Dopo cinque anni Daniel è ancora inattivo, vive pigramente a Barcellona dove la segretaria gli elenca i numerosi premi assegnatogli, le interviste richieste e le manifestazioni letterarie cui è invitato e che con fare annoiato e altezzoso regolarmente rifiuta; solo l'invito da parte della città di Salas , 800 km da Buenos Aires, dove nacque e dalla quale fuggì ormai 40 anni orsono sembra suscitare in lui un barlume di interesse.
Qualche giorno dopo Daniel, da solo, arriva a Salas, accolto come una delle grandi glorie della nazione ( Maradona, il Papa e Messi) : la città gli conferisce la cittadinanza d'onore anche perchè tutti i suoi romanzi sono ambientati in questa squallida e provinciale cittadina.
Qui Daniel incontra vecchi amici di infanzia, il suo amore giovanile e una serie di personaggi che in un modo o in un altro sembrano legati alle sue opere, realtà tangibile della sua opera di fantasia.
L'iniziale fervore col quale viene accolto, condito di surreali pacchianate, ben presto lascia spazio ad un crescente rancore perchè in fondo Salas è un luogo che nei ricordi e nella fantasia dello scrittore appare un concentrato di rozzezza e di volgarità che infastidisce i suoi abitanti.
Nel breve volgere di qualche giorno lo scrittore vedrà scorrere davanti a sè il suo passato e un presente fatto di una realtà che sembra addirittura voler superare la fantasia.