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giovedì 5 febbraio 2026

Nouvelle Vague ( Richard Linklater , 2025 )

 



IMDB

Giudizio: 7.5/10

Con Nouvelle Vague, Richard Linklater realizza un’opera che si colloca a metà tra il film storico, il saggio cinematografico e la riflessione meta-autoriale. Il regista statunitense, da sempre interessato al rapporto tra tempo, memoria e costruzione identitaria, affronta uno dei momenti fondativi della modernità filmica: la nascita della Nouvelle Vague francese e, in particolare, la genesi di À bout de souffle (Fino all’ultimo respiro, 1960) di Jean-Luc Godard.
Il film non si limita a ricostruire un episodio cruciale della storia del cinema europeo, ma si propone come una riflessione teorica sulla trasformazione dell’autorialità cinematografica, inscrivendosi nel solco di un discorso più ampio sul passaggio dal cinema classico al cinema moderno, così come teorizzato da studiosi quali André Bazin, David Bordwell e Gilles Deleuze.
La ricostruzione operata da Linklater si inserisce nel contesto della Francia della fine degli anni Cinquanta, periodo segnato da profondi mutamenti sociali e culturali. 
La nascita della Nouvelle Vague coincide con la crisi del cosiddetto cinéma de qualité, ovvero quella produzione cinematografica francese dominata da adattamenti letterari e da una regia formalmente raffinata ma considerata da molti giovani critici priva di vitalità espressiva.
In questo senso, il film evidenzia il ruolo cruciale della rivista Cahiers du Cinéma, fondata nel 1951 da André Bazin, Jacques Doniol-Valcroze e Joseph-Marie Lo Duca. 
Linklater restituisce con notevole accuratezza il clima intellettuale che caratterizzava la redazione della rivista, dove giovani critici come François Truffaut, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Éric Rohmer e Jacques Rivette sviluppavano un nuovo modo di pensare il cinema.
Particolarmente significativa è la citazione implicita del celebre saggio di Truffaut del 1954, Une certaine tendance du cinéma français, nel quale il futuro autore di Les Quatre Cents Coups denunciava la rigidità del cinema accademico e introduceva la necessità di un cinema personale e autoriale. Linklater utilizza questo momento teorico come punto di svolta narrativo, evidenziando come la Nouvelle Vague nasca da una rivoluzione critica prima ancora che produttiva.
Uno dei nuclei teorici centrali di Nouvelle Vague è la rappresentazione della cosiddetta politique des auteurs, concetto sviluppato dai critici dei Cahiers e successivamente rielaborato negli Stati Uniti da Andrew Sarris.
Linklater mette in scena Godard come incarnazione dell’autore moderno: un cineasta che considera il film non come prodotto collettivo subordinato all’industria, ma come espressione di una visione personale. Tuttavia, il film evita una rappresentazione puramente celebrativa, sottolineando le contraddizioni della figura godardiana, oscillante tra rigore teorico e impulso sperimentale.



La ricostruzione del set di Fino all’ultimo respiro evidenzia come Godard sovverta sistematicamente le convenzioni produttive del cinema francese dell’epoca. L’uso della macchina a mano, le riprese in esterni nelle strade di Parigi e il ricorso all’improvvisazione attoriale diventano strumenti di una poetica che rifiuta la pianificazione tradizionale.
Il film sottolinea inoltre l’importanza del montaggio discontinuo e dei celebri jump cut, introdotti da Godard con il montatore Cécile Decugis. Linklater mostra come questa innovazione non rappresenti soltanto una soluzione tecnica, ma una trasformazione radicale della percezione temporale dello spettatore, anticipando quella che Deleuze avrebbe definito la nascita dell’“immagine-tempo”.
Pur concentrandosi sulla figura di Godard, Nouvelle Vague restituisce la natura collettiva del movimento: Linklater ricostruisce le relazioni tra i diversi cineasti della Nouvelle Vague, evidenziando le differenze stilistiche e ideologiche.
François Truffaut viene rappresentato come figura più narrativa e sentimentale, in linea con opere come Les Quatre Cents Coups (1959) e Jules et Jim (1962), mentre Claude Chabrol emerge come autore più attento alla dimensione sociologica e borghese, anticipata da film come Le Beau Serge (1958). Éric Rohmer, invece, appare come intellettuale legato alla riflessione morale e filosofica che caratterizzerà successivamente i Contes moraux.
Linklater mostra come la Nouvelle Vague nasca da un dialogo continuo tra queste diverse sensibilità, configurandosi come una vera comunità culturale in cui la competizione artistica convive con la collaborazione intellettuale.
Uno degli elementi più evidenti del film è la precisione della ricostruzione storica, Linklater riproduce con estrema cura l’ambiente culturale della Parigi di fine anni Cinquanta: i cineclub del Quartiere Latino, le sale della Cinémathèque Française diretta da Henri Langlois, i caffè frequentati dai giovani critici e cineasti.

domenica 3 novembre 2024

Hit Man [aka Hit Man-Killer per caso] ( Richard Linklater , 2023 )

 




Hit Man (2023) on IMDb
Giudizio : 8/10

Richard Linklater sorprende un po’ tutti , anche chi non appartiene alla schiera di fans fedeli come chi scrive, con Hit Man - Killer per caso, un thriller brillante che coniuga ironia e riflessione filosofica, centrato su una figura affascinante e contraddittoria e incredibilmente ispirato ad un personaggio realmente esistito. 

L’opera ruota attorno a un professore di filosofia, chiamato a vestire i panni di un killer per conto della polizia, in un susseguirsi di situazioni tra il grottesco e il profondo, che pone interrogativi sull’identità e sulla mutevolezza della personalità umana.

Il protagonista, Gary Johnson, è un accademico di giorno, con una vita apparentemente  fin troppo ordinaria. Appassionato di informatica, a tempo perso collabora con la polizia per problemi tecnici legati appunto alle apparecchiature informatiche. 

La sua vita cambia radicalmente quando, in seguito al concatenarsi di situazioni fortuite, si ritrova coinvolto in un’operazione della polizia che lo porta a recitare il ruolo di Ron, un killer: fungere cioè da trappola per essere assoldato da gente che vuole fare fuori qualcun’altro servendosi appunto di un killer prezzolato. 

Quello che comincia come una finzione di mestiere si trasforma presto in un’esperienza di auto-scoperta, che porta Gary a mettere in discussione le certezze sul suo vero Io e sul confine tra maschera e realtà; inoltre quando tra i mandanti di omicidi compare una giovane donna, Madison, stufa delle angherie del marito e decisa a farlo fuori, Gary venendo meno al suo ruolo e soprattutto innamoratosi all’istante di lei, cerca di salvarla dal gesto estremo. 




La sua improvvisa ascesa nel mondo oscuro della criminalità si rivela così un viaggio interiore, un gioco delle parti in cui Gary si riscopre capace di pensare e agire in modi che mai avrebbe immaginato ed il consiglio che si può dare è quello di prestare molta attenzione a quanto Gary dice durante le sue lezioni, perché in quelle che potrebbero apparire come chiacchiere accademiche anche un po’ stantie, è nascosta la quintessenza del film.

Linklater non si limita a offrire una narrazione di genere: tramite la figura di Gary-Ron esplora la concezione freudiana della psiche, giocando con il confine tra Io e Super-Io, un dualismo che genera una identità fluida e mutevole.

Gary, nel suo ruolo da Ron- "hit man", viene spinto oltre i suoi limiti, esplorando lati di sé che nella vita ordinaria restano sopiti o repressi. 

La personalità di Gary sembra strutturata in modo tale da permettergli di adattarsi a circostanze estreme e inaspettate, un adattamento che Linklater espone in maniera lucida e mai troppo drammatica, mantenendo una costante vena brillante.

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