Giudizio: 8.5/10
C'è voluto il trionfo alla Mostra Cinematografica di Venezia di qualche settimana fa che ha assegnato a The Woman Who Left il Leone d'Oro, seppur accompagnato dai soliti grugniti di protesta dei presunti cineasti (italiani ovviamente), per sdoganare definitivamente anche in Italia Lav Diaz, dopo quasi venti anni di attività che ha prodotto autentici capolavori e una forma personalissima di approcciare l'arte cinematografica: Storm Children ( Figli dell'Uragano è il titolo italiano) è infatti il primo lavoro del grande regista filippino ad approdare in Italia, in sala e in streaming, grazie anche al coraggio di due piccole case di distribuzione indipendenti, Malastradafilm e Zomia.
Il lavoro di Lav Diaz fu concepito nel 2014 all'indomani del disastroso tifone Yolanda che sconvolse l'arcipelago filippino: il regista raggiunse le zone colpite e iniziò a raccontare quello che la catastrofe aveva lasciato alle spalle, incentrando il suo racconto sulle figure dei ragazzini scampati all'uragano.
Storm Children non è però un documentario in senso stretto, è piuttosto il racconto del passaggio di un evento apocalittico che spazzo via migliaia di persone lasciando distruzione ovunque.
Il film si apre con un lungo piano fisso su una notte sconvolta da piogge torrenziali, appena illuminata da luci fioche che sembrano provenire da un altro mondo; a questo prologo fanno seguito tre diversi momenti raccolti subito dopo il passaggio del tifone: strade allagate lungo le quali a fatica si muovono automibili, motocicli e i tipici veicoli adattati a minitaxi simili alle nostre Api che si trovano ormai solo , forse, nelle aree rurali; nelle strade allagate i ragazzini giocano come se si trovassero in una immensa piscina, piena di acqua sporca e carica di rifiuti.