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giovedì 6 settembre 2012

Painted Skin / 画皮 ( Gordon Chan / 陈嘉上 , 2008 )

Giudizio: 7/10
I demoni che mangiano il cuore

Segno di una Cina che cambia, Painted Skin, film del 2008, è un lavoro che va ad affondare le sue radici narrative in un ambito, quello del soprannaturale abitato da fantasmi e da superstizioni, verso il quale la censura ha sempre fatto cadere la sua immancabile scure (così come il sesso e crime story oltre ai film di denuncia sociale), che però è parte fondamentale nella storia e nelle tradizioni della cultura cinese, affrontato sempre solo e soltanto da produzioni HKesi, come fu l'omonimo titolo del 1993, ispirato anch'esso alle novelle di Pu SongLing.
Se vogliamo usare come modello narrativo quello che a tutt'oggi rimane il totem cinematografico del genere, A Chinese Ghost Story di Ching SiuTung con Tsui Hark produttore, dobbiamo dire con non molta acqua è passata sotto i ponti, risultando quest'ultimo ancora una bella spanna superiore a Painted Skin, che da parte sua offre una rilettura della storia molto più in chiave fantasy, con qualche sprazzo di azione e con l'inevitabile corredo romantico-sentimentale, affrontato con il consueto tradizionale gusto cinese.

domenica 9 ottobre 2011

The One armed swordsman ( Chang Cheh , 1967 )


Giudizio: 9/10
Il mito dell'eroe tragico

Altro imprescindibile paradigma del Cinema wuxia, e di tutto un certo genere che fece la fortuna cinematografica di Hong Kong sul finire degli anni 60 e per tutti i 70, The one armed swordsman (grottescamente titolato in italiano Mantieni l'odio per la tua vendetta), va considerato assolutamente come uno dei capostipiti indiscussi ,oltre che capolavoro assoluto, di Chang Cheh, capace di creare un personaggio che è entrato nella leggenda cinematografica, riferimento di numerosi altri lavori.
L'uomo fedele, valoroso, rispettoso dell'onore mutilato del suo braccio destro costretto a risalire dall'abbisso in cui il suo nuovo stato lo ha gettato e che trova nella sua volontà e nella sua disciplina interiore, oltre che nella sete di vendetta, la forza per poter affermare i valori di cui si fa paladino.
Sono tutte tematiche che fanno parte dei valori cavallereschi che il wuxia conserva nel suo dna, che Chang Cheh ben incastona in un racconto che affianca alle atmosfere cupe un senso di dramma incombente, spesso soverchiante rispetto agli aspetti puramente tecnici su cui si basano le pellicole sulle arti marziali.

mercoledì 5 ottobre 2011

Police story ( Jackie Chan , 1985 )

Giudizio: 8/10
Jackie Chan, one man show

Quando nel 1985 Jackie Chan diresse Police story aveva 30 anni, era nel pieno della sua efficenza fisico-atletica, veniva da una lunga serie di lavori del genere kung fu movie e si andava affermando come una star a livello planetario.
L'intuizione di Police story, film che apre la porta non solo ad una lunga serie di sequel, ma anche quella della contaminazione burlesca tra commedia e action movie, ha fatto sì che il lavoro diventasse in breve un capostipite del genere di cui ancora oggi si riesce ad apprezzare l'onda lunga creativa.
Il film di per sè è di una semplicità disarmante: storia tipica e ben conosciuta, azione portata al parossismo e one man show con Chan che non solo dirige (film , azione e stunt), interpreta, coreografa , ma si erge ad assoluto mattatore nel più classico stile del mattatore inarrivabile.

sabato 1 ottobre 2011

A Touch of Zen ( King Hu , 1969 )

Giudizio: 9/10
Il precursore del wuxia moderno

A touch of Zen , pateticamente titolato e stravolto in italiano in La fanciulla cavaliere errante, è probabilmente il capolavoro assoluto di King Hu e una di quelle opere che vanno ascritte nell'olimpo della Cinematografia di tutti i tempi, al di là delle sterili e poco realistiche iperboli che si mettono in atto quando si parla di film che hanno segnato indelebilmente non solo un epoca ma anche tutta la storia dell'arte cinematografica.
Il lavoro di King Hu , che impiegò due anni per prepararlo, un tempo abnorme visto che a quell'epoca un film si girava in un mese, possiede una complessità narrativa ed una struttura che lo rendono unico nel suo genere , e soprattutto, contiene, venti anni prima, quell'idea di wuxia rivoluzionaria che ebbe in Tsui Hark il grande artefice.

mercoledì 13 luglio 2011

Shaolin martial arts ( Chang Cheh , 1974 )



Giudizio: 8/10
L'arte della disciplina


Nella monumentale produzione cinematografica di Chang Cheh, Shaolin martial arts appartiene al ciclo Shaolin dei lavori sul kung fu: a partire dalla distruzione del Tempio da parte dei Mancesi , la riorganizzazione delle scuole trova l'ostacolo dei Qing che vedono i discepoli come dei ribelli restii a sottomettersi al potere Manciù.
Ed infatti la storia prende il via da un'episodio che si verifica durante i festeggiamenti del God of Chilvary in cui due scuole rivali , Han e Manciù appunto, si affrontano a colpi di kung fu; la morte di uno dei discepoli Shaolin diviene il pretesto per i Qing di fare piazza pulita avvalendosi anche della forza e dell'invincibilità di due maestri esperti di tecniche letali.
Ai superstiti non rimane altro che rivolgersi al loro mestro che li invita ad imparare  le tecniche del Wing Chun e  del Tiger Crane che potrebbero portare alla sconfitta della scuola mancese.
Li Yao e Bao Rong  dopo un lungo addestramento potranno finalmente tornare per cercare la vendetta.

martedì 5 luglio 2011

A chinese ghost story ( Ching Siu-tung , 1987 )


Giudizio: 9/10
Il destino del fantasma

Film ormai divenuto pietra miliare nel cinema di Hong Kong , mitizzato anche in Occidente, punto di partenza di svariati remake e rielaborazioni (anche con lavori di animazione), ebbe persino la ribalta della kermesse veneziana ormai quasi 25 anni orsono, liberamente tratto da una novella cinese del XVII secolo, A chinese ghost story è pellicola che sa amalgamare come poche il gusto per la tradizione che si fonda sulle infinite leggende cinesi e la forza visiva sorretta da un rutilante impianto cinematografico  dietro cui si sente fortissima l'ispirazione di Tsui Hark , anche qui in veste di produttore.
Storia semplicissima , quasi assente: il giovane Ning giunge in  un villaggio nelle vesti di esattore, non trovando alloggio trova riparo presso un tempio, dove ben presto si sveleranno tutta una serie di personaggi che altro non sono che fantasmi, al suo fianco un monaco taoista che sarà il suo protettore , insieme alla bella Xiaoqian, corpo da fanciulla candida abitato da un fantasma costretto a nutrire il demone sovrano procacciando vite umane.

domenica 26 giugno 2011

La sottile linea rossa ( Terrence Malick , 1998 )

Giudizio: 7/10
L'uomo e la guerra

L'impressione rimasta nella memoria dopo la visione di questo lavoro di Malick 13 anni orsono era quella di un film dalla regia accuratissima, che viveva di momenti di cinema immenso e di larghi spazi desolati.
Rivederlo ha confermato in ogni tratto quella sensazione.
La pausa di circa venti anni che Malick si prese dopo i suoi primi due splendidi lavori ci ha restituito un regista molto meno istintivo ed essenziale e molto più propenso ad affrontare temi filosofici e religiosi in cui al centro c'è sempre l'uomo e il suo rapporto drammaticamente conflittuale con la natura e con il soprannaturale.
La sottile linea rossa non è un film di guerra, come non lo era Apocalypse now, è un tentativo di mostrare la deflagrazione dell'anima umana di fronte all'evento bellico, che altro non è che il prodotto della costante lotta tra bene e male che alberga nel creato.

mercoledì 8 giugno 2011

I giorni del cielo ( Terrence Malick , 1978 )


Giudizio: 8.5/10
Il mito dell'America e dei grandi spazi

Cinque anni dopo quella che a tutt'oggi rimane probabilmente la sua opera più grezza e al contempo più genuina, Terrence Malick diresse I giorni del cielo che per buona parte segue il solco segnato da Badlands e , contemporaneamente, arricchisce di tematiche spirituali il credo cinematografico del regista.
Ancora il natio Texas, visto stavolta come meta dell'anelito alla fuga da una realtà deprimente, un Texas rurale all'infinito, dove esistono solo grani distese di campi coltivati in cui la natura trabocca di vita e di un armonia abbaglianti.
Ancora la voce fuori campo narrante di una adolescente che racconta la drammatica storia di Bill e Abbey e della giovane narratrice Linda che riversa sulla schermo quello che Malick racconta con le immagini bellissime di una ambientazione rurale, quasi georgica in cui però la violenza che è propria della natura è pronta ad esplodere.

domenica 13 febbraio 2011

Blood simple ( Joel Coen , 1984 )

Giudizio: 9/10
L'esordio dei fratelli Coen con l'occhio fisso su Hitchcock


Dopo aver visto il bel remake di Zhang Yimou, si imponeva una rivisitazione del lavoro d'esordio dei fratelli Coen, ormai 27 anni orsono.
L'idea che di grandissimo film si tratti si consolida ancora più , anche alla luce delle loro opere seguenti: è un film che contiene molti dei perni dominanti la cinematografia dei registi , esplicitamente dichiarati nel breve prologo parlato, con in più un impronta da noir che richiama opere e Maestri del passato.
La storia parte con una atmosfera che sembra creata da Chandler, si sviluppa con ritmi e canoni tipicamente hitchcockiani e si coagula intorno al concetto base del Coen-pensiero: una umanità ferita e corrosa dall'avidità verso cui il fato (neppure tanto cieco) si accanisce a scagliare dardi velenosi.

lunedì 31 gennaio 2011

Anatomia di un rapimento ( Akira Kurosawa , 1963 )

Giudizio: 8.5/10
Noir e la forza dell'etica


E' senz'altro uno tra i lavori più atipici della filmografia del Sommo Maestro: anzitutto perchè è una delle rarissime incursioni nel noir, poi perchè anche nella struttura , oltre che per i riferimenti, si avvicina molto ad un certo modello molto occidentale di intendere il Cinema, specificatamente il giallo di stampo americano.
Kurosawa divide il film in due parti ben separate tra loro: una fase iniziale, molto teatrale, con un unico ambiente costituito dalla casa di Gondo , ricco industriale , in cui si consuma il tentato rapimento del figlio a scapito del figlio del suo autista che viene scambiato per il vero obiettivo, e gli inziali contatti con il rapitore.
Ed una seconda parte che si incentra sulla liberazione del ragazzino , dopo il pagamento di un riscatto che comunque l'uomo paga, anche se la perdita di quei soldi lo manderà in rovina, e sulle indagini della polizia.

Heroes of the east [ Shaolin sfida Ninja ] ( Liu Chia-liang , 1978 )

Giudizio: 9/10
Scuola di arti marziali


Nello stesso anno in cui  dirigeva La 36° camera dello Shaolin, il grande Liu Chia-liang sfornava un altro caposaldo fondamentale della sua filmografia e del genere con questo Heroes of the east, grottescamente titolato Shaolin sfida Ninja nella versione italiana homevideo.
L'operazione che mette in piedi il regista è assolutamente geniale: sfruttando una trama semplice e lineare costruisce una sorta di compendio sulle arti marziali cinesi, in contrapposizione con quelle giapponesi, prestando grande attenzione all'aspetto tecnico e tralasciando quella trasposizione cinematografica carica di avversione ed astio verso la civiltà e le cultura nipponica, che ancora oggi (vedi Ip Man ) emerge in molte pellicole cinesi.

venerdì 28 gennaio 2011

Il fascino discreto della borghesia ( Luis Bunuel , 1972 )

Giudizio: 9/10
Lo status che si mantiene
E' forse l'opera più rigorosamente paradigmatica del grande Maestro spagnolo e al contempo la sua più intellegibile seppur ben permeata di quel surrealismo che sconfina nell'onirico tanto caro al regista: ogni momento del film è chiaramente interpretabile e riconducibile ad un  senso di grottesca ironia e sarcasmo come rarissimamente si è visto sul grande schermo, senza cadere in alcun tipo di eccesso che non sia puramente descrittivo.
Una classe sociale così ferocemente rappresentata nella sua meschinità e nei suoi falsi valori funge da protagonista di una pellicola passata definitivamente alla storia proprio per la sua lucida descrizione, in cui il surrealismo tanto caro a Bunuel altro non è che la materializzazione delle ossessioni , delle paure e della bassezza, presentate sotto forma di sogno e sotto forma di una assoluta incapacità di costruirsi una morale e una etica.

mercoledì 26 gennaio 2011

La fiamma del peccato ( Billy Wilder , 1944 )

Giudizio: 9/10
Il primo noir di Billy Wilder


Dopo anni  e anni  e migliaia di film noir visti, rivisitare La fiamma del peccato di Billy Wilder offre una ulteriore conferma, ammesso ce ne fosse bisogno, della grandezza del film , autentico capostipite del genere, impreziosito dalla magnifica sceneggiatura di Raymond Chandler ( e si vede tutta) e da una regia talmente perfetta che sembra quasi impalpabile.
Al di là dello script assolutamente straordinario, il film offre un modello di ambientazione e di scelta narrativa che aiutano alla perfezione il coinvolgimenrto dello spettatore in un clima torbido, oscuro, rassegnato.

martedì 18 gennaio 2011

Takeshis' ( Takeshi Kitano , 2005 )

Giudizio: 7/10
E' un punto di arrivo o di partenza ?


Alla luce dei lavori seguenti , la rivisione di Takeshis' si rende quasi obbligatoria, soprattutto per chi, come il sottoscritto, provò un senso di stordimento allorquando il film uscì sei anni orsono.
Con questo lavoro, assolutamente atipico sia in senso assoluto che , soprattutto, relativamente al percorso cinematografico di Kitano, di fatto il regista sembra allo stesso momento chiudere una pagina della sua vita artistica ed aprirne un 'altra, quasi a volere tirare un consuntivo del suo Cinema.
Al di là della scelta narrativa, vicina a certo surrealismo felliniano, Kitano si guarda allo specchio come cineasta e come uomo di spettacolo, rimandando la riflessione sul Cinema al seguente Glory to the filmaker e sull'arte a Achille e la tartaruga: un tirare le somme del suo lavoro che presenta tante facce quanti sono i Kitano che conosciamo: showman, regista, guitto, attore e pittore.

lunedì 10 gennaio 2011

Per un pugno di dollari ( Sergio Leone , 1964 )



Giudizio: 10/10

La resurrezione del mito del Cinema


Come ogni capolavoro immortale del Cinema, anche Per un pugno di dollari possiede la straordinaria capacità di stupire e di entusiasmare ad ogni visione.
Anzitutto la fonte di ispirazione: il copione poco si discosta da La sfida del Samurai di Akira Kurosawa, ma ciò che rende unico il film di Sergio Leone è come i temi trattati già dal Maestro giapponese sianostati eleaborati e messi sullo schermo, in un film che dimostra la sua grandezza nel momento stesso in cui si dipana.
Ad esempio l'iniziale scena in cui il pistolero senza nome giunge nel macabro paese ci si offre in tutta la sua grandezza coreografica, quasi fossimo su un palcoscenico di un teatro di prosa: gli occhi di ghiaccio di Clint che scrutano, carpiscono brevi momenti, ondeggiano da una parte all'altra alla ricerca di quello che si nasconde dietro le bianche case; indubbiamente è un momento anche tecnicamente di grandissimo cinema che si perpetua nel prosieguo , laddove Leone descrive con apparente superficialità i personaggi, dei quali però più che le parole parlano gli occhi, i movimenti delle mani, le gesta.

domenica 5 dicembre 2010

Il giorno della civetta ( Damiano Damiani , 1968 )

Giudizio: 8/10
Rivisitazioni cinematografiche
Immutabilità e rassegnazione


Espressione di quel cinema civile impegnato che non esiste più, Damiamo Damiani , trova nella trasposizione del testo del grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia la sua opera probabilmente più valida; Il giorno della civetta, oltre a rendere alla perfezione sullo schermo quelle atmosfere magistralmente descritte dal narratore, racconta uno spaccato di vita reale molto poco romanzata, posando lo sguardo soprattutto sull'ambiente e sulle persone grazie ad un realismo che sembra quasi voler rimandare a certa cinematografia italiana dell'immediato dopoguerra.
Quello che ad una lettura più superficiale può essere visto come un giallo, è invece uno studio sociale ed antropologico che dopo oltre 40 anni costituisce ancora un documento sulla cultura mafiosa, da rilegge probabilmente con grande attenzione per poter meglio capire le differenze e le radici di un fenomeno che ancora oggi aflligge, seppur in forme diverse e molto più "degradate", la società italiana.

mercoledì 1 dicembre 2010

Io sono un evaso ( Mervin LeRoy , 1932 )

Giudizio: 9/10
Quando anche la speranza viene spazzata via


Grande classico degli anni 30 dal fortissimo impatto sociale e politico, questo magnifico lavoro di Mervin LeRoy costituisce un coraggioso esempio di denuncia sia dei danni della guerra, sia della grande depressione e sia, soprattutto, di un sistema carcerario inumano al limite della barbarie che ben lungi dal rieducare i detenuti li trasformava il più delle volte in abbrutiti malviventi.
James Allen torna dalla guerra in Europa, convinto che l'aver subito anni di stenti e di privazioni, gli dia il giusto diritto ad un esistenza migliore, motivo per cui rifiuta il lavoro da operaio in fabbrica che il vecchi datore di lavoro gli propone e decide di dedicarsi a quella che è la sua passione, cioè l'edilizia.

domenica 31 ottobre 2010

Johnny Guitar ( Nicholas Ray , 1954 )


Giudizio: 9/10
Rivisitazioni cinematografiche
Il cuore pulsante del Cinema


Come ogni film iscritto a pieno titolo nell'Olimpo cinematografico, anche Johnny Guitar offre ad ogni visione qualche nuove spunto di riflessione, qualche segmento rimasto nascosto e che affiora all'improvviso.
Più lo si vede e più ci si convince quasi con stupore che del western ha solo l'involucro esterno fatto di diligenze, cavalli, tempeste di sabbia e saloon, mentro il suo cuore pulsante è quello di un melò in cui le regole del western stesso e quelle del cionema drammatico vengono stravolte e rielaborate.
Un western al femminile? Indubbiamente è contro tutti i canoni del genere vedere la storia sorretta prepotentemente dalle figure femminili di Emma e Vienna, le vere mattatrici della narrazione,che danno vita ad un duello  aspro che trova la ragione d'essere non solo nella gelosia d'amore, ma anche nella brama di potere e di controllo che vogliono avere sugli altri protagonisti.

domenica 10 ottobre 2010

Hard boiled ( John Woo , 1992 )

Giudizio: 7.5/10
Rivisitazioni cinematografiche
L'arrivederci di John Woo


Con Hard Boiled John Woo pone idealmente fine al suo periodo HKese, prima di trasferirsi ad Hollywood dove ormai la sua enorme fama lo aveva preceduto e le lusinghe avevano ottenuto il risultato di far attraversare l'oceano a uno dei registi più stimati e più "spettacolari" dell'epoca.
L'ultimo lavoro in patria, al di là del suo valore intrinseco, decisamente un gradino al di sotto di quasi tutti i suoi lavori precedenti, possiede però nella sua iperbolica eccessività un segnale d'arrivo di un genere che a tutt'oggi rimane uno degli esempi più belli e ricci del panorama cinematografico.

lunedì 4 ottobre 2010

Lost in translation ( Sofia Coppola , 2003 )

Giudizio: 8/10
Rivisitazioni cinematografiche
La finestra sulla solitudine

Ri-visione propedeutica all'ultimo lavoro vincitore a Venezia, Lost in translation, conferma l'ottima impressione ricevuta al primo impatto. Da allora Sofia Coppola si è giustamente meritata la fama di regista emergente e si è scrollata di dosso tutte le insinuazioni e i dubbi che le derivavano dal nome altisonante, ma soprattutto Lost in translation si conferma lavoro fondamentale nella sua carriera cinematografica.
Rispetto alla precedente opera prima il cambio di registro è abbastanza evidente, pur mantenendosi fedele ad uno stile pacato che poggia molto sul sentimento e sullo stato d'animo, giocato su ritmi blandi con frequenti spunti brillanti, sempre però misurati e mai fuori luogo.
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