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mercoledì 30 gennaio 2019

Roma ( Alfonso Cuaron , 2018 )




Roma (2018) on IMDb
Giudizio: 8/10

L'ingresso prepotente delle piattaforme streaming nella produzione cinematografica ha scatenato una lunga, infinita e per certi versi stucchevole diatriba tra Festival sull'opportunità o meno di considerare questi lavori eleggibili all'interno di una rassegna cinematografica di prestigio; la Mostra del Cinema di Venezia , sotto la guida di Alberto Barbera, non solo ha spazzato via ogni polemica sterile , ma ha dimostrato come anche una piattaforma come Netflix sia in grado di produrre film importanti, addirittura degni del Leone d'Oro come è stato quest'anno con Roma di Alfonso Cuaron, autore che a Venezia mancava dall'anno in cui, fuori concorso presentò quello che a tutt'oggi è il suo lavoro di maggior successo, Gravity.
Roma ha la forza del film autobiografico che sa essere non troppo personale, quello della purezza tecnica grazie ad un bianco e nero spettacolare cui si unisce una regia degna dei più grandi maestri del cinema.


Il racconto, minuziosamente ispirato persino nei più piccoli particolari alla vita del regista, si impernia intorno ad una famiglia della media-alta borghesia di Città del Messico nei primi anni 70, periodo di grande turbolenza del paese, ma anche periodo di crescita e maturazione del regista, alle prese con le problematiche di una famiglia che a stento cerca di mantenere la sua unità , prima di cadere sfaldata per l'abbandono del padre medico.
Se da un lato, e in questo aiuta senz'altro molto la scelta del bianco e nero, è palese la prorompente nostalgia per il periodo seppur problematico, dall'altro la scelta di Cuaron di raccontare la sua storia e quella della famiglia filtrandola con gli occhi della governante indios conferisce a tutta la pellicola una solidità obiettiva e priva di eccessivi e pericolosi personalismi.
In effetti la figura di Cleo, la governante, è l'elemento centrale del film non solo per il suo ruolo di filtro, ma anche perchè diventa l'anello di congiunzione con l'altro personaggio femminile dominante di questa storia matriarcale, la madre del regista: entrambe infelici ed abbandonate, Cleo addirittura con un figlio in grembo, ma al tempo stesso tenacemente attaccate alla famiglia nel tentativo di mantenere una unità sempre più difficile.

mercoledì 5 marzo 2014

Gravity ( Alfonso Cuaron , 2013 )

Giudizio: 7.5/10

Non possiederà la magniloquenza visionaria di 2001 Odissea nello spazio , nè il misticismo di Solaris, ma Gravity di Alfonso Cuaron, recente razziatore alla serata degli Oscar, è comunque un film destinato a lasciare una traccia , immediata nello spettatore durante e dopo la visione e, probabilmente più duratura, nel panorama cinematografico nel quale erano moltissimi anni che non si vedeva un film con al centro il tema dello "Spazio" trattato con tanta efficacia.
Per circa i tre quarti del film, la solitudine dell'unica sopravvissuta ad un incidente dello Shuttle mentre è in orbita intorno alla terra, infonde uno stato di angoscia che trae origine da molteplici aspetti.
Lo spazio raccontato da Cuaron è qualcosa che si avvicina nel suo concetto intrinseco di infinito alla morte: e l'uomo di fronte allo spazio siderale scopre la sua incapacità a poterlo in qualche modo amministrare, nonostante le orbite intorno alla terra tanto deserte non sono visto che vediamo succedersi nel film laboratori spaziali, tutti abbandonati e alla deriva nel nulla, cinesi , russi e americani; un ecumenismo scientifico che scopre prima di tutto la sua sconfitta.

martedì 2 febbraio 2010

Paris , je t'aime (Registi Vari , 2005)

 *****
Parigi, i suoi quartieri e l'amore

L'esperimento , ardito a dire il vero, può dirsi riuscito: mettere insieme una ventina di registi europei e non , dare loro 5-6 minuti per descrivere Parigi "citta dell'amore" , ambientando le loro storie in quartieri diversi che danno il titolo al corto.
Non era facile uscire dagli schemi paesaggistici-turistici e dall'abusato concetto di Parigi  spettatrice di amori impossibili e passionali, ma gli episodi, quasi tutti, hanno schivato questa doppia trappola.
Inoltre abbiamo anche avuto il privilegio di assistere i fratelli Coen per la prima volta all'opera in un corto, raccontando una storia come al solito estrema , ambientata dentro la stazione delle Tuileries, in cui uno stralunato Steve Buscemi non dice una parola ma in compenso, nell'ordine e in rapida successione, incrocia lo sguardo di una giovane intenta in effusioni amorose con l'esuberante fidanzato, si becca una valanga di insulti poi un bacio in bocca (con la lingua) dalla ragazza, un po' di cazzotti e si ritrova sommerso di souvenir del Louvre che aveva appena acquistato.
Gli altri episodi ondeggiano tra il melo spinto di Iasabel Coixet (Bastille) all'insinuante e ammiccante Le Marais di Gus Van Sant , dal dovuto omaggio di Christopher Doyle a Chinatown ( Porte de Choisy) all'onirico Place des victoires di Nobuhiro Suwa, dal divertente, tenero e giocoso Parc Monceau di Alfonso Cuaron girato in un unico piano sequenza al drammatico e commovente Place des fetes di Olver Schmitz, per finire al Quartier Latin in cui un Depardieu regista e attore si cimenta con la coppia Gazzarra-Rowlands, coniugi in fase di di separazione ma ancora molto complici.
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