Uomini soli a confronto
Nello stesso anno in cui Audiard col suo Il profeta poneva una pietra miliare nel filone carcerario di stampo europeo, lo spagnolo Daniel Monzon dirigeva questo Cella 211, a confermare un affrancamento europeo, speriamo definitivo, da quel filone cinematografico di netto stampo americano che ha contraddistinto il Cinema sulle carceri per troppi anni.
Il parallelismo col lavoro di Audiard non è peregrino, perchè in entrambi i casi, prima di una storia tra cronaca e fantasia , la pellicola è anzitutto un racconto di disperazione e di degrado, una parabola sulla sopravvivenza vissuta sulle pelli dei protagonisti, racchiusi nel loro microcosmo nel quale sono nudi di fronte a se stessi e agli altri.
Il parallelismo col lavoro di Audiard non è peregrino, perchè in entrambi i casi, prima di una storia tra cronaca e fantasia , la pellicola è anzitutto un racconto di disperazione e di degrado, una parabola sulla sopravvivenza vissuta sulle pelli dei protagonisti, racchiusi nel loro microcosmo nel quale sono nudi di fronte a se stessi e agli altri.