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venerdì 1 gennaio 2010

I senza nome ( Le cercle rouge) ( Jean-Pierre Melville , 1970 )

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Rivisitazioni cinematografiche
La forza del destino ineluttabile


Da molti considerato il capolavoro del regista francese, anche questo subisce l'ignominia di una traduzione del titolo in italiano ridicola, che spoglia ancora una volta del senso il titolo stesso e con esso il (presunto) aforisma di Buddha che apre il film.
Al di là di questa operazione scellerata, il lavoro di Melville sicuramente è la sua summa cinematografica, nel quale sono contenuti tutti gli aspetti poetici e filmici del regista.
I senza nome del titolo sono tre personaggi che più melvilliani di così non si può, che vivono la loro esistenza nella consueta gabbia imperforabile fatta di solitudine, malaffare e personalissimo codice d'onore. Il destino li farà unire in un arditissimo colpo e in un finale che cala il sipario come una accetta sul film.
Non sappiamo nulla dei tre, salvo che uno è appena uscito di galera, l'altro è un fuggiasco ricercato e il terzo avviato sul viale della rovina dall'alcool e dagli incubi; capiamo però subito che il destino per loro ha in serbo solo quella vita, grigia,vacua, ai limiti e spesso oltre, braccati da una polizia che fa il suo mestiere giocando anche sporco.
Sarà come sempre il tradimento...

venerdì 18 dicembre 2009

Le Samourai (Frank Costello faccia d'angelo) ( Jean-Pierre Melville , 1967 )


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Rivisitazioni cinematografiche
Pietra miliare


Dopo oltre quaranta anni ancora verrebbe voglia di insultare pesantemente colui che ha tentato di deturpare questo capolavoro presentando un titolo in italiano così assurdo e ridicolo che , soprattutto, spoglia il film del suo senso più intimo, della sua genesi artistica e culturale: eh sì perchè titolo originale e citazione iniziale raramente sono così rappresentativi ed esplicativi di una pellicola che, possiamo ben dire ormai, rappresenta una pietra miliare nella storia del cinema, un paradigma cui tanta cinematografia in tutto il mondo ha fatto riferimento.
Mai descrizione di un killer è stata così grandiosa e geniale , nella sua solitudine, nel suo travaglio, nel suo modo di essere contro tutto e contro tutti: quante volte abbiamo visto nei noir di Hong Kong personaggi simili? Quanto di Melville c'è in larga parte dei gialli e dei noir francesi ed europei?
Essersi affermato universalmente come riferimento per tanto cinema è un onore che solo pochi grandi hanno avuto il privilegio di avere(Leone e Kurosawa ad esempio) e la regia di Melville è bellissima , secca, tagliente come una lama, senza fronzoli, usando solo materia primordiale ed un attore che ha saputo essere glaciale ed asettico in ogni momento: quando si crea il doppio alibi, quando ruba la macchina, quando compie la sua missione, quando è attratto nella tela del ragno dalla pianista, quando fugge e semina i pedinatori tra vagoni della metro e viuzze parigine, quando capisce il gioco sporco col quale lo hanno incastrato; anche nel suo gesto finale non c'è emozione, c'è la solitudine che si prende la rivincita; il suo sguardo sembra avere degli impercettibili sussulti solo quando osserva l'uccellino nella gabbia, unica sua compagnia e nel contempo presenza metaforica sulla sua esistenza.
Quando un film, seppur visto e rivisto, dona sempre qualcosa di nuovo e carpisce l'attenzione e i sensi, significa che è un capolavoro assoluto, e questo "Le Samourai" lo è in pieno.
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