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lunedì 29 febbraio 2016

Remember ( Atom Egoyan , 2015 )




Remember (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

La memoria e la verità dalla mille facce sono da sempre due tra i pilastri narrativi della cinematografia ormai trentennale di Atom Egoyan: in Remember utilizza come traino la memoria dell'olocausto e il thriller che indaga scoprendo i vari strati sotto i quali è sepolta la verità; ad accentuare le due tematiche la scelta di raccontare la storia di un uomo che la memoria la sta perdendo perchè affetto da demenza senile e l'identità come veicolo di verità labirintiche.
Infatti il canovaccio intorno cui si muove l'ultimo lavoro del regista di origini armene vede protagonista Zev un vecchio reduce di Auschwitz affetto da morbo di Alzheimer che ha perso l'amata moglie da poco; nella casa di riposo in cui vive, l'amico Max, collaboratore del Centro Weisenthal, convince Zev a compiere l'ultima missione della sua vita: scovare l'aguzzino delle SS che sterminò la loro famiglia nel campo di concentramento e ucciderlo, perchè il corso della giustizia sarebbe troppo lungo per poter dare loro soddisfazione prima di morire; negli USA esistono quattro persone con quel nome e Zev, sotto la guida di Max, dovrà cercare quale di questi è quello da uccidere.


Il vecchio Zev, zoppicante, confuso e di frequente vittima di amnesie totali si mette alla ricerca sfruttando l'aiuto di Max che dalla casa di riposo lo pilota accuratamente.
Sebbene solo all'ultimo tentativo il vecchio troverà il responsabile, il suo viaggio all'interno dell'America è una lunga rimembranza sotto varie forme della tragedia personale, acuita dalla sua malattia che lo conduce spesso in situazioni difficili da affrontare.
Il thriller che Egoyan mette in piedi funziona, forse fin troppo bene, al punto di mettere da parte, spesso le altre tematiche, e soprattutto condiziona con un finale che contiene un colpo di scena clamoroso tutto il film, che se da una parte è coerente con la scelta del genere dall'altro appare troppo affrettato e anche forzato.

mercoledì 19 gennaio 2011

Ararat - Il monte dell'arca ( Atom Egoyan , 2002 )

Giudizio: 6/10
L'arte che veicola la memoria


La memoria di un genocidio troppo spesso sottaciuto, quello degli Armeni ad opera dei Turchi nel 1914, quando non addirittura negato, incombe , pesante come un macigno, sul film , e non potrebbe essere altrimenti ,considerando le origini del regista.
Egoyan però non si lancia in un film storico-politico e assieme di denuncia, probabilmente non è proprio nelle sue corde, troppo interessato come è ai piccoli mondi che si incrociano  ed entrano in conflitto, bensì tenta una operazione di proiezione, ricorrendo all'ormai classico , e spesso abusato, registro narrativo del cinema nel cinema.
Non è quindi lui a dirigere il film sullo sterminio, bensì un affermato regista armeno, che vediamo all'opera nella costruzione di una pellicola dalla chiara impronta retorica; intorno a questo nucleo centrale, ruotano altre tessere di un mosaico, secondo i canoni cari al regista: una scrittrice studiosa di Gorky, artista armeno , simbolo del genocidio, morto suicida nel 1948, il giovane figlio che di ritorno da un vaggio in Turchia alla ricerca delle sue radici, passa la notte in dogana, in attesa che si chiarisca cosa contengano realmente quelle scatole dove abitualmente si conservano le pellicole cinematografiche e che intrattiene col doganiere un lungo discorso sul genocidio e sull'importanza dell'arte; lo stesso pittore Gorky, che vediamo intento a dipingere un suo autoritratto con la madre , opera simbolo sulla quale si teorizza in lungo e in largo nel film; un attore di origine turche che nell'interpretare il film scopre quanto gli eventi di tanti anni prima ancora pesano sulla realtà odierna.

domenica 19 dicembre 2010

Chloe (Atom Egoyan , 2009 )

Giudizio: 7/10
Un gioco a tre senza ruoli


Rimanendo nella traccia segnata con Le false verità , Egoyan dirige un film che ne ripercorre sotto livree diverse le stesse tematiche legate all'apparenza , all'inganno e alla realtà, filo comune in tutte le sue opere, ma che rispetto a Il dolce domani, si spoglia di quella cupezza formale forse un po' eccessiva, mantenendo quella glacialità dei sentimenti che è il nucleo bollente del suo Cinema.
Il sottotitolo italiano (Tra seduzione e inganno), volutamente omesso, vorrebbe spiegare il senso del film , come se il povero spettatore fosse un idiota che non sa andare oltre il titolo, mistificandone in parte, tra l'altro, l'essenza, perchè se è vero che molto della pellicola ruota intorno ad un inevitabile gioco morboso di seduzione e di inganno, è altrettanto vero che c'è molto dell'altro: c'è quella ricerca spasmodica da parte del regista, mascherata dietro una regia rigorosa e molto pulita, di scoprire il lato oscuro , profondamente celato, che alberga in tutti noi.

martedì 2 novembre 2010

Exotica ( Atom Egoyan , 1994 )

Giudizio: 8/10
Il fumoso locale per uomini soli

Exotica è il nome dello stripper club che funge da ganglio vitale nella narrazione, un luogo in cui, tra fumo e musica soft, uomini soli passano il loro tempo, tra ballerine sinuose e seminude che si esibiscono, un luogo che somiglia tanto ad un tempio dell'oblio.
Ed in effetti, almeno per buona metà del film, sono persone sole quelle che popolano il racconto, siano esse ballerine, tenutarie , imbonitori dj o uomini racchiusi nella loro tragica solitudine ed apatia.
In questo primo frangente il film, pur se a ritmi blandissimi, getta sullo schermo delle tessere di un puzzle quasi incomprensibile, ognuna animate del proprio moto, nascoste dietro il loro destino tragico.
La ballerina Christina, il dj Eric legato a lei da un amore morboso, la tenutaria gravida Zoe, l'esattore delle tasse Brown , il trafficante di animali esotici Thomas, sembrano pedine gettate alla rinfusa sulla scacchiera , senza alcun apparente legame tra di loro che poco alla volta mostrano i loro volti interiori.

sabato 23 ottobre 2010

False verità ( Atom Egoyan , 2005 )

Giudizio: 7/10
Dove la verità mente

In un lasso di tempo di circa 20 anni si snoda la vicenda narrata da Atom Egoyan in False verità con frequenti salti temporali che in più di una occasione disorientano e confondono, prima di riuscire ad entrare nel meccanismo intimo del film.
Un lavoro in cui il regista di Il dolce domani rimane fedele alla sua quasi ossessione per le atmosfere morbosamente macabre che contraddistinguono anche questo lavoro, che comunque , va detto, è un film bello e che in queste atmosfere sapientemente costruite trova il suo puntello più robusto.
La storia narra della coppia di intrattenitori televisivi Lenny Morris e Vince Collins , autentici animali da palcoscenico, star induscusse e ricercatissime soprattutto nei Telethon benefici, che sul finire degli anni 60 si separarono in coincidenza del ritrovamento nella loro suite del cadavere di una giovane cameriera di hotel , aspirante giornalista, episodio per il quale nessuno dei due fu accusato ma che segnò misteriosamente le loro esistenze professionali.

venerdì 1 ottobre 2010

Il dolce domani ( Atom Egoyan , 1997 )

Giudizio: 6/10*
Tragedie in serie


Il destino malefico si abbatte sul piccolo villaggio innevato tra le montagne: lo scuolabus che porta i bambini a scuola precipita nel lago ghiacciato uccidendoli tutti , tranne la guidatrice ed una ragazza che rimane paralizzata. Poco dopo però incominciamo a sospettare quasi che l'evento tragico altro non sia che una punizione di qualche divinità severa e spietata contro una comunità in cui si consumano chiacchiere, maldicenze, tradimenti incrociati, addirittura incesti. Come non bastasse, sul posto arriva un avvocato  che cerca di spronare i genitori dei ragazzi ad una causa di risarcimento , basata su fantomatiche negligenze, ma che di fatto non fa altro che portare la sua gerla ricolma di drammi personali nel già plumbeo ambiente: separato e con figlia drogata avviata sul viale dell'autodistruzione senza ritorno, il suo sembra anzitutto un atto di autoespiazione per dare un fine alla rabbia e al dolore che lo consumano.

martedì 28 settembre 2010

Il viaggio di Felicia ( Atom Egoyan , 1999 )

Giudizio: 6.5/10
Solitudini a confronto

Il signor Hilditch dirige il catering di una grande azienda di una città industriale inglese, nell'aspetto e nei modi elegantemente retrò, tutto sembra fermo agli anni 50, compresa la tv nella quale montagne di videocassette ordinatamente catalogate rimandano le immagini di una chef affascinante che descrive i modi per preparare mille prelibatezze, diligentemente emulata dall'uomo, suo figlio , che la seguiva sempre sul set, trascinandosi dietro la goffaggine del tredicenne obeso e impacciato, amorevolmente dileggiato dalla premurosa madre.
L'esistenza solitaria , racchiusa in ricordi tangibili che rimandano a tanti anni indietro, si tinge di tinte inquietanti allorquando scopriamo che con metodicità paranoica l'uomo conserva ricordi visivi di ragazze cui si è gentilmente prestato a prestare aiuto e che immancabilmente lo abbandonano causando  reazioni che fanno di lui un seral killer sui generis.
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