mercoledì 8 luglio 2020

Vertigo ( Jeon Gyesoo , 2019 )




Vertigo (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Seoyoung è una trentenne designer che lavora come precaria in una azienda che ha sede in un grattacielo di Seoul; il suo status lavorativo le impone il rispetto delle rigide regole da caserma che regnano negli ambienti lavorativi coreani con inoltre il continuo ricatto della possibilità di essere assunta a tempo indeterminato , cosa che farebbe di lei una donna perlomeno appagata lavorativamente , anche se ormai fatta fuori nella vita sociale come possibile moglie e madre per le usanze coreane.
Con queste regole non scritte ma scrupolosamente applicate sul lavoro come retaggio di tradizioni che fanno da substrato per un classismo e un sessismo odioso, la donna riesce a convivere alla meno peggio, ha un rapporto clandestino con il capo che però non evolve verso una normale relazione tradizionale per la resistenza di quest'ultimo.
Seoyoung inoltre soffre di fastidiosi disturbi causati da un problema all'orecchio: acufeni, instabilità, sensazione di perdita di equilibrio che il grattacielo a vetri scintillanti dove lavora al 42° piano non aiuta certo a superare.


Ma è soprattutto nel suo profondo che la donna ribolle di una instabilità dolorosa che nasce dall'appartenere ad una famiglia distrutta dai conflitti parentali: con il padre violento che le ha rotto il timpano che le causa i problemi non ha più rapporti da tempo, la madre la chiama solo per colpevolizzarla e per dare sfogo alle sue frustrazioni consumate nell'alcol che derivano da una relazione con un altro poco di buono e per accusarla di non pensare a lei, un rapporto veramente malato fatto di odio reciproco cui Seoyoung tenterà di mettere una volta per tutte la fine quando di fronte alla madre dichiara: "E' meglio che noi non ci vediamo più".
Inoltre la sua instabilità sentimentale che perdura nel rapporto clandestino con il proprio capo accentua i suoi malesseri e il suo senso di sconfitta e frustrazione, già notevolmente alimentato dal comportamento servile che le viene richiesto sul lavoro, a maggior ragione ora che l'azienda dovrà scegliere se confermarla o meno.
A parte la collega Yedam che mostra un minimo di interesse per lei e che non risparmia i suoi consigli, Seoyoung è un donna profondamente sola , che si sente quasi inadeguata al suo ambiente; solo un giovane che lavora come lavavetri delle finestre del grattacielo e col quale incrocia lo sguardo  dall'altra parte del vetro, mentre pulisce sospeso nel vuoto, sembra capire il disagio della donna quasi però con un atteggiamento voyeur; lei a volte si accorge di lui , lui invece diventa un po' il suo angelo custode, intrufolandosi nell'ufficio quando è vuoto per lasciarle messaggi. 
Vertigo regala un finale bellissimo , emozionante nella sua semplicità che sembra offrire alla protagonista una via d'uscita dalla sconcertante situazione in cui si trova.
Detto che non esiste alcun riferimento al capolavoro di Hitchcock, il quarto lungometraggio del regista coreano Jeon Gyesoo, è una opera che può contare su alcuni presupposti fondamentali: anzitutto la fotografia e la musica entrambe di alto livello, una regia , nella quale abbondano le lunghe carrellate, che ben riesce a creare una atmosfera adatta alla descrizione di un personaggio riuscitissimo, vuoi per la bravura della interprete , vuoi per il carico emozionale che veicola.

martedì 7 luglio 2020

Exit ( Lee Sanggeun , 2019 )




Exit (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

Opera prima del regista coreano Lee Sanggeun giunta a Udine carica di riconoscimenti ottenuti prevalentemente in patria, Exit  ha ottenuto al FEFF22 il premio come migliore opera prima in concorso in una edizione del festival che passerà agli annali soprattutto per la stupefacente quantità di opere prime di qualità presentate; Exit ha dalla sua un banale assunto: fare un film di intrattenimento, divertente, se vogliamo senza pretese ma che risulti un'opera splendidamente riuscita nella sua semplicità narrativa che riesce a coniugare due generi un po' agli antipodi ma che per un certo periodo nella storia del cinema andarono a braccetto: la commedia brillante e il disaster movie.
Il film di Lee ha infatti una lunga introduzione da tipica commedia: il protagonista Yongnam è un mezzo sfigato che non trova lavoro, passa il tempo ad allenarsi per la sua passione che è l'arrampicata e l'alpinismo, la ragazza lo ha mollato e in famiglia è un po' lo zimbello di tutti compreso il nipotino che si vergogna di lui con i suoi amichetti , per non parlare della sorella con lo bullizza quasi a forza di schiaffi ed insulti ( " che mai ci potrà fare con tutta quella roba di alpinismo" si domanda aprendo l'armadio del fratello pieno di zaini moschettoni e corde).


Insomma ci ritroviamo con grande brio all'interno di una famiglia piuttosto numerosa nella quale sono presenti le solite tensioni tra parenti; tra l'altro entro pochi giorni è prevista una festa in onore della mamma di Yongnam per i suoi 70 anni.
Nella location scelta , tra canti, balli e clima da festa il nostro eroe ha la sventura di incontrare anche la sua ex fidanzata che lavora nello staff dell'albergo dove si tiene la festa.
All'improvviso però questo clima da commedia ridanciana viene sconvolto da un atto violento che getta nel terrore tutta la città: un pazzo con una cisterna carica di un gas tossico inizia a insufflare il gas per le vie della città, causando il panico, che colpirà anche Yongnam e la sua famiglia al termine della festa: l'unica salvezza per tutti è salire sui tetti per sfuggire al gas che si propaga; messa in salvo tutta la famiglia grazie all'intervento dell'elicottero e alle spericolate arrampicate , per Yongnam rimane da mettere in salvo se stesso e la sua ex fidanzata in una corsa contro il tempo e contro una serie di eventi sempre più incalzanti.
Exit è il prototipo del film in cui lo sfigato di turno diventa l'eroe e riesce a trovare un suo riscatto personale e sociale, grazie alle sue abilità che venivano derise ; diciamo pure che se vogliamo trovare una qualche involontaria aderenza con quanto è accaduto nel mondo negli ultimi mesi, il film veicola il messaggio che chiunque se segue il suo coraggio può risultare decisivo in una situazione difficile, basta credere in quello che si fa.

My Sweet Grappa Remedies ( Ohku Akiko , 2020 )




My Sweet Grappa Remedies (2019) on IMDb
Giudizio: 5/10

In un FEFF che mai come quest'anno ha visto la presenza massiccia di registe donne nei film in programmazione e di conseguenza una abbondanza di storie molto al femminile, un lavoro come quello di Ohku Akiko si presenta coerente con un dei temi dominanti di questo festival e cioè i ritratti di donne , per lo più non giovanissime, solitamente sole, quasi sempre ben inserite nel tessuto sociale e lavorativo che si ritrovano a gettare uno sguardo sulla propria esistenza.
My Sweet Grappa Remedies è probabilmente il più "estremo" all'interno di questa tipologia di racconti perchè si struttura come un lungo diario personale scritto e letto  dalla protagonista del film.
Yoshiko è una donna sulla quarantina, ha un buon lavoro che le consente di vivere comodamente, è single impenitente ormai e senza figli, vive completamente da sola, no amiche, nè animali in casa e da come si capisce ben presto non è neppure frustrata da questa vita in solitudine con se stessa, anzi sembra quasi che ne trovi piacere, al punto di umanizzare i propri rapporti anche con le cose inanimate come la bicicletta cui è legatissima.


E' talmente equilibrata che riesce persino a bere la sera da sola senza che la prenda nè la nostalgia , nè crisi isteriche, anzi è il momento in cui riesce a distendere tutta se stessa con l'aiuto di un bicchiere di vino rosso o di grappa; una donna insomma che sembra avere raggiunto una pace interiore e che non ha demoni che si agitano al suo interno.
Il ritratto che scaturisce dalla prima parte del film è quello quindi di una donna serena, riservata, ma che sa essere anche spiritosa con se stessa, che al lavoro è stimata per la sua riservatezza e che si concede questo lusso personale di scrivere un diario nel quale annota i suoi pensieri, a volte i più insignificanti.
Quando però al lavoro conosce Wakabayashi, una collega più giovane di lei, estroversa e abbastanza casinara, un po' l'opposto di Yoshiko, tra le due nasce una affettuosa amicizia, quasi una magnetica attrazione di poli opposti che però ci inizia a far venire il dubbio che forse la solitudine della protagonista non è del tutto confortante e spontanea.
Allo step successivo poi abbiamo la conferma di quanto sospettato e cioè la comparsa al lavoro di un giovane che attrae subito l'attenzione di Yoshiko che finalmente sente battere il cuore in maniera ben diversa da come le avviene quando periodicamente la vediamo concedersi qualche avventura di una notte spesso con sconosciuti rimorchiati al bar; vediamo fiorire una Yoshiko diversa, come se qualcosa si fosse messo in moto dopo tanto tempo o forse addirittura per la prima volta.
In questa parte del film l'aspetto quasi solipsistico che animava la prima viene un po' meno e diventa il racconto di una grande amicizia , quella con Wakabayashi e di un grande amore , quello con il giovane Okamoto, vissuti da Yoshiko all'unisono e che aprono alla donna nuovi orizzonti.

lunedì 6 luglio 2020

Lucky Chan-sil ( Kim Chohee , 2020 )




Lucky Chan-sil (2019) on IMDb
Giudizio: 8/10

La storia di Chansil, produttrice coreana di pellicole indipendenti, inizia con un episodio tragicomico: marcia funebre di Chopin in sottofondo, adunata intorno ad un tavolo e tutti alticci, un uomo di mezza età stramazza sul tavolo morto; dopo due minuti di film il regista col quale la protagonista lavorava da anni muore miseramente e per lei, che aveva sempre legato il suo nome alle opere del regista finito all'altro mondo, sopravvivere nel mondo del cinema è impresa titanica.
Ben presto infatti Chansil, vende la macchina, trasloca presso una casa in estrema periferia dove vive una anziana signora e per guadagnare qualcosa fa la colf ad ore a casa della sorella attrice in attesa del grande salto nel mondo del cinema.
Per la protagonista  che al cinema ha sempre donato tutta se stessa, inizia un periodo nel quale si trova a riesaminare la sua vita lavorativa e non solo, ma è chiaro che è sempre il cinema quello che rimane il punto fisso della sua esistenza.


Presso casa della sorella incontra un giovane insegnante di francese col quale si imbarca in frequenti discussioni cinematografiche su Ozu da lei amato per la sua semplictà, mentre inorridisce nell'apprendere che il preferito dell'uomo è Christopher Nolan con tanto di dissertazione che ne segue.
Ma la passione di Chansil è per il cinema di Hong Kong e , quella casa dove vive possiede una sorta di museo vivente del cinema, la stanza della figlia della anziana padrona, morta prematuramente: ottenuto il permesso della donna a poterci entrare troverà videocassette registrazioni, libri e soprattutto il cinema si carne e ossa con la presenza del fantasma di Leslie Cheung , rigorosamente in mutande e canottiera; inutile dire che per chi ama il cinema questo è uno dei momenti più alti che abbia offerto il FEFF22, a maggior ragione quando i dialoghi tra Chansil e il fantasma di Leslie assumono connotati esilaranti nella loro leggiadria; " me la immaginavo diversa" dice la donna a lui , per poi citare Maggie Cheung ( " dove stai andando da Maggie Cheung?"); il grande attore morto giovane rivive in quella casa perchè lo spirito del cinema di Hong Kong la permea vista la passione della donna che abitava quella stanza.
Per Chansil è un modo per sopravvivere continuando a vivere il cinema come il sogno della sua vita , come il tramite per permettere a certe cose di succedere, il confine tra realtà e fantasia, mentre Leslie Cheung le continua a ripetere, consigliere spirituale etero come un fantasma ,di cercare di sapere cosa si desidera veramente e di evitare di sentire la solitudine nella quale è immersa, dopo che perfino un approccio con l'insegnante di francese finisce miseramente.
Lucky Chansil è film che fa della cinefilia nel senso più ampio il suo argomento principale, attraverso il ritratto di una donna che ha vissuto per il cinema, ne conosce tutti i meccanismi ma che improvvisamente si trova espropriata di tutto , impossibilitata a lavorare e quindi ad alimentare la sua passione e che rischia di affogare nell'umiliazione personale e nella solitudine.
Un po' i fantasmi che rivivono nella casa, un po' la grazia e la sapienza della anziana proprietaria, un po' il suo poter ancora parlare di cinema citando Ozu e Kusturica di Il Tempo dei Gitani che è stato il film che l'ha folgorata e avvicinata alla settima arte, il tempo riuscirà forse a lenire la delusione di Chansil, anche perchè chi ama il cinema sa benissimo che nel cinema tutto può succedere sempre.

domenica 5 luglio 2020

I WeirDO / 怪胎 ( Liao Mingyi / 廖明毅 , 2020 )




I WeirDO (2020) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Il protagonista assoluto di I WeirDO è un oscuro acronimo, OCD in inglese e DOC in italiano, che sta a significare una alterazione psichiatrico-comportamentale che si manifesta con atteggiamenti ossessivi compulsivi: ne dà una rapida ma esaurientissima spiegazione il protagonista Po-ching nei primissimi minuti del film; probabilmente più chiara ed efficace di mille simposi o articoli specializzati in materia.
Il ragazzo infatti vive la sua esistenza recluso nella sua casa dove tutto è perfetto e ripetuto nello stesso modo per sempre, dove la pulizia, il lavaggio delle mani e le altre attività sono scandite da una efficientissima maniacalità; Po-ching si permette una sola uscita al mese per fare la spesa e lo fa vestendosi come se dovesse andare ad una guerra batteriologica.
Un giorno incontra al supermercato una ragazza che gira protetta come lui, guanti maschera e ogni dispositivo di protezione individuale possibile; i due dapprima si guardano e si scrutano, il giorno dopo venendo meno alle regole lui ritornerà al supermercato così come farà anche lei che fra i suoi disturbi compulsivi scopriamo che ha quello di rubare una confezione di cioccolata sebbene neppure la mangi.


Insomma i due diventano dapprima amici, quindi iniziano a frequentarsi contando su quella solidarietà tipica di chi si trova a condividere la stessa condizione ed infine i due iniziano una relazione e vanno a vivere assieme.
Tutta la prima parte di questo processo di comunione tra due  a loro modo "emarginati" si contraddistingue per le atmosfere da commedia, strappando spesso il sorriso come quando iniziano insieme una sorta di personale liberazione dal DOC attraverso una serie di prove da superare, infondono tenerezza quando si promettono vicendevolmente di non cambiare mai, ben sapendo che se ciò avvenisse sarebbe la fine della loro storia d'amore, a meno che il cambiamento , che poi sarebbe la guarigione, non avvenga simultaneamente.
Una bella mattina poi Po-ching alzandosi, apre la porta perchè un piccione lo disturba e magicamente si ritrova all'aperto senza protezione con le mani nella terra: è la guarigione? E soprattutto sapranno gestire insieme questo momento?
Pur non essendo un thriller o un film che crea suspance penso sia utile fermarci qui con la sinossi, perchè il finale del film oltre a far virare   le atmosfere verso il dramma , seppur molto contenuto nei toni, merita una visione libera da interpretazioni perchè il regista credo centri benissimo quale è la riflessione contenuta nella storia.

Detention / 返校 ( John Hsu Han-Chiang / 徐漢強 , 2019 )




Detention (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Il film horror, sin dai tempi dei primi lavori di George Romero degli anni 60 che vanno considerati come l'alba del genere moderno, ha sempre costituito un ricettacolo di riflessioni politiche , il più delle volte sotto forma di metafora; quello che distingue il film taiwanese Detention è la chiara e inequivocabile dichiarazione di intenti: lo sguardo è posato in maniera esplicita su uno dei periodi più drammatici della storia recente di Taiwan, i quaranta anni cioè in cui l'isola fu sottoposta alla legge marziale, un terrore bianco, come viene universalmente riconosciuto quel periodo , in cui bastava anche il minimo sospetto per finire sotto la scure del potere politico repressivo; migliaia furono i morti e gli scomparsi e quelle pagine rimangono ancora oggi impresse nella memoria di chi le visse.


Il racconto prende il via con due studenti che rimangono intrappolati in una vecchia scuola impossibilitati a fuggire dalle misteriose presenze che la abitano; con un flash back ci ritroviamo in quella stessa scuola, proprio nel periodo del terrore bianco, dove un gruppo di studenti guidati da due insegnanti hanno costituito un gruppo segreto che si riunisce per leggere libri considerati vietati e per copiarli di modo da metterli in salvo dalla eventuale scoperta.
Gli eventi tragici che si succederanno saranno quelli che daranno vita agli avvenimenti terribili e spaventosi che i due ragazzi si troveranno ad affrontare; alla fine la verità su quello che successe e che di come andarono le cose veramente verrà a galla rivelandosi ben più drammatica di quanto potesse apparire.
Detention, una delle tante opere prima di questo per molti versi straordinario FEFF22, tratto da un videogioco pare piuttosto popolare, è un film che colpisce per un motivo soprattutto: la bravura del regista John Hsu a sapere condurre il film sui binari di un horror che appassiona e spaventa e al contempo di saper costruire un film storico, di memoria da conservare e da tramandare che forse , al di fuori dei magari poco attraenti libri di storia possa rimanere come un messaggio vivido e potente nelle menti delle nuove generazione affinchè apprezzino l'evoluzione democratica avuta da Taiwan dopo un periodo così lungo e drammatico.
Se l'avventura dei due studenti, che ovviamente non stanno lì per caso, tra realtà ed incubo dà vita ad un contesto che alimenta la tensione e si arricchisce sempre più di situazioni irrisolte, l'analisi politica e storica del periodo, pur senza pedanterie con intenti pedagogici, ben inquadra il momento e lo stile di vita della Taiwan di quegli anni, dove la delazione era l'ancora della propria salvezza a discapito della morte di qualcun'altro, a maggior ragione quando essa era un modo anche per saldare i conti personali con altri, ed è in effetti quello che accade nella storia che John Hsu ha messo abilmente in piedi, strutturandola in due capitoli ed un breve epilogo.

giovedì 2 luglio 2020

Crazy Romance ( Kim Hankyul , 2019 )




Crazy Romance (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Dopo aver letto tutte le brevi sinossi di presentazione di Crazy Romance, il pensiero è stato subito : " ecco il film che farà il botto al FEFF, anche se soltanto online"; ed in effetti cosa aspettarsi da un film coreano che parla d'amore (ma non solo)  e nel quale i protagonisti sono per la gran parte del tempo ubriachi? Ci sono registi che sui comportamenti dei corani seduti ad un tavolino con davanti il soju hanno fatto uno dei capisaldi delle loro storie ( Hong Sansoo ad esempio) e comunque l'immancabile scena dei coreani ubriachi durante un film è quasi sempre la più divertente e quella che spesso è più carica di significati.


Lui , Jaehoon , è stato mollato dalla fidanzata da poco, proprio il giorno prima del matrimonio, cerca pateticamente di comunicare con lei che lo ignora e passa il tempo ad ubriacarsi praticamente tutte le sere, non ricordando poi il giorno dopo quanto accaduto; lei, Sunyoung sta cercando ti togliersi di torno definitivamente un fidanzato col quale ha rotto ma che non si da per vinto, pure lei beve che è una bellezza ed è stata appena assunta dalla società pubblicitaria dove lavora Jaehoon; si può quindi facilmente immaginare cosa possa accadere quando i due , inevitabilmente, inizieranno a frequentarsi davanti ad una bottiglia di soju e ancor peggio quando lui, al colmo della sua ubriachezza, in piena notte telefona a lei raccontandogli tutte le sue disgrazie e non ricordando nulla la mattina dopo.
Presentando prevalentemente situazioni lavorative Crazy Romance diventa anche una sarcastica analisi del mondo del lavoro dove regna il machismo più spietato che va ad offrire ancora più spunti ai toni commedia di cui il film si nutre.
Il rapporto che si crea tra i due protagonisti  è naturalmente l'asse portante narrativo del lavoro della regista esordiente Kim Hankyul che trova sì la sua sublimazione nei momenti di ubriachezza dei due , ma che getta uno sguardo anche sui difficili rapporti interpersonali, sull'ambiente lavorativo competitivo e spesso trasformato in un nido di serpi, sul sessismo che si basa su tradizioni ormai chiaramente retrograde e soprattutto mette in guardia dal considerarsi privi di scheletri nell'armadio , a maggior ragione in epoca di internet onnipotente: tutti i personaggi del film hanno la loro vita segreta e i loro misteri , e nessuno può considerarsi al sicuro, come brillantemente dimostra il finale di Crazy Romance.

mercoledì 1 luglio 2020

Chasing Dream / 我的拳王男友 ( Johnnie To / 杜琪峰 , 2019 )




Chasing Dream (2019) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

A tre anni dalla sua ultima fatica, Johnnie To ritorna alla ribalta, e virtualmente presente anche al FEFF22, firmando con l'inseparabile sceneggiatore Wai Ka-fai un lavoro che sembra posizionarsi sulla scia di Office; quindi per stavolta, gli appassionati del genere thriller-noir-action che To ha nobilitato in decenni di attività avranno ben poche motivazioni per vedere Chasing Dream , semmai il film è una delle tante incursioni del regista nella commedia romantica che ogni tanto si concede, spesso con uguale successo.
In Chasing Dream abbiamo un giovane di umili origini ( Tiger) che pratica le arti marziali miste e a tempo perso fa lo scagnozzo per un gangster andando a riscuotere i debiti contratti da qualche disgraziato  con la gang, dall'altra parte una ragazza dal passato difficile (Cuckoo Du), aspirante cantante ma pesantemente indebitata proprio con il boss del ragazzo, che sbarca il lunario facendo la ragazza pon pon durante i combattimenti.


Per sottrarla da una brutta fine Tiger  prende la ragazza sotto la sua protezione nel suo umile appartamento, che poi è un magazzino, e quando il medico lo consiglia di smettere con le arti marziali per non incorrere in gravi problemi di salute, inizia ad accompagnare la ragazza nelle varie audizioni e matura il suo sogno di aprire un ristorante.
Due giovani apparentemente agli antipodi, ma con un passato difficile, un presente che si fa pesante e che coltivano però entrambi un sogno di riscatto.
Naturalmente raggiungere gli obiettivi non è facile e quello che si voleva mettere alle spalle spesso si ripresenta e chiede il conto; comunque gli obiettivi dell'uno diventano quelli dell'altra e viceversa, motivo per cui tra i due si stabilisce una comunione di intenti.
Tiger dovrà per una ultima volta salire sul ring , soprattutto per motivi di lealtà col suo maestro e Cuckoo avrà l'occasione della vita in un talent show di grande rilevanza che la metterà di fronte ai soprusi subiti nel passato.

One Night ( Shiraishi Kazuya , 2019 )




One Night (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Il decimo film di Shiraishi Kazuya, uno degli autori più interessanti del recente panorama cinematografico giapponese è un potente drammone famigliare dalle tinte fosche che in qualche maniera, seppur con un genere e quindi tematiche diverse, sembra accodarsi al recente The Blood of Wolves; ispirato ad una opera teatrale di Kawabara Yuko One Night inizia con un prologo ambientato nel 2004: in una serata piovosa in un parcheggio di una compagnia di taxi di cui è proprietaria Koharu investe deliberatamente il marito e lo ammazza; il contesto famigliare che ci viene presentato in qualche flashback è quello di una famiglia tiranneggiata e abusata da un padre e marito violento che non perde occasione per maltrattare e umiliare i figli; per tale motivo Koharu compie quel gesto di liberazione pensando di rendere la vita migliore ai tre figli adolescenti; finirà in galera dove sconterà quindici anni.


Nel frattempo i figli, con la vita irrimediabilmente segnata da un simile evento, crescono senza genitori e si portano addosso le rovine della famiglia: la femmina, Sonoko, fa la squillo nei locali ed è prossima ad essere una alcolizzata, Yuji sbarca il lunario scrivendo per una rivista porno pur continuando a coltivare velleità letterarie, Daiki è balbuziente, lavora presso il negozio della moglie con la quale è in via di separazione, per cui quando quindi anni dopo vedono bussare alla porta la madre la reazione dei tre è ben lungi dall'essere quella di felicità per il ritorno della donna.
Tutti , seppur con sfumature diverse, pur continuando a detestare persino la memoria del padre, sono coscienti che il gesto della madre ha causato loro solo problemi , da tutti i punti di vista, sia socialmente per essere additati come i figli dell'assassina ed irrimediabilmente emarginati, sia personalmente per avere fatto crescere in loro una sorta di di senso di colpa e di rimorso represso.
Col ritorno della madre saranno inevitabili i confronti e gli scontri anche duri, specialmente Yuji, accusato dai due fratelli di avere usato la loro esperienza personale per tentare la via letteraria: l'uomo infatti possiede registrazioni e documentazione con le quali sta tentando di scrivere un libro.
Nel finale un'altra storia parallela di famiglia disgregata che vede protagonista un tassista della compagnia va a rafforzare la tematica del rapporto genitori-figli e il nesso di causa-effetto che simile rapporto produce sulle esistenze degli uni e degli altri.
Un finale probabilmente troppo frettoloso, uno tra i pochi difetti del film, sembra lasciare spazio ad un certo ottimismo affermando l'importanza fondamentale della elaborazione personali degli eventi della vita che ci segnano.

martedì 30 giugno 2020

The Captain / 中国机长 ( Andrew Lau / 劉偉強 , 2019 )




The Captain (2019) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

L'incidente che si verificò nel maggio del 2018 a bordo di un Airbus di una compagnia aerea cinese mentre era in viaggio sopra l'Altopiano del Tibet e che si concluse con il salvataggio di tutti i passeggeri grazie alle formidabili capacità del comandante e del resto dell'equipaggio, è uno di quegli episodi che non potevano mancare nel festival di eventi da ricordare nella storia della Repubblica Popolare Cinese di cui nel 2019 si sono festeggiati i 70 anni di vita: ed infatti insieme a numerosi altri lavori a forte impronta nazionalistica e rievocativa, è uscito nelle sale cinesi riscuotendo un enorme successo The Captain diretto da Andrew Lau, uno dei registi che più di tutti hanno segnato il cammino del cinema di Hong Kong prima che l'industria mainlander consigliasse alla gran parte dei registi e delle crew di emigrare sulla terraferma e cercare nel ricco mercato cinese la strada per continuare a svolgere il loro lavoro.


Il film di Lau descrive quasi fosse una cronaca quelle poche ore intercorse da quando l'equipaggio giunge in aeroporto a quando scende finalmente dall'aereo costretto ad un atterraggio di fortuna a Chengdu; nel racconto naturalmente vengono create storie e personaggi che in qualche modo fossero l'alter ego dell'equipaggio: figli che tornano dal padre in Tibet, buddhisti che intraprendono il viaggio in cerca di spiritualità, l'anziano militare che come ogni anno va a rendere omaggio ai compagni morti in guerra, famiglie che si trasferiscono, insomma tutto un campionario di umanità che serve a creare quel substrato che permetta il formarsi di una empatia verso i passeggeri e la loro terribile esperienza.
Viceversa, anche dal punto di vista meramente tecnico, l'equipaggio è descritto come un gruppo di grandi professionisti, un mix di esperienza e vigore giovanile, nel quale comunque regna la disciplina e la precisione sul lavoro; in particolare la figura del comandante Liu, un ex pilota e addestratore militare , è disegnata col rigore di rito ( forse anche troppo ...) e con la necessaria professionalità: per lui la tratta da Chongqing a Lhasa, dove sorvolando il Tibet si deve costantemente viaggiare ad altezze ben maggiori del consueto, è un compito routinario , almeno finchè l'incidente con il quale si infrange il vetro della cabina di pilotaggio causando una veloce depressurizzazione all'interno dell'aereo, non impone il ricorso a tutte le conoscenze, alla freddezza e alla capacità di prendere decisioni fatidiche.
Sebbene  come detto il racconto spesso si configuri come una cronaca, Andrew Lau riesce comunque a far sì che la tensione e la suspance salgano in maniera esponenziale, nonostante tutti sapessimo già come sarebbe andata a finire e questo perchè le riprese e l'aspetto più puramente tecnico del film si sono rivelate particolarmente credibili , calandoci all'interno del dramma delle 120 persone a bordo dell'aereo.

lunedì 29 giugno 2020

Victim(s) / 加害者、被害人 ( Layla Zhuqing Ji / 季竹青 , 2019 )


Giudizio: 8/10

Con l'aumentare vertiginoso dei casi riportati di bullismo in tutto il mondo ,  l'ambiente cinematografico ha parallelamente aumentato il suo interesse per il problema sociale che va sempre più configurandosi come una vera e propria emergenza.
Quello che distingue Victim(s) , opera prima della regista cinese Layla Zhuqing presentata in prima mondiale al FEFF22 , è la prospettiva scelta per raccontare la sua storia: non esiste un taglio netto che mette da un lato i buoni e dall'altro i cattivi,  bensì esiste una stratificazione nella quale tutti sono un po' l'uno e un po' l'altro, nessuno insomma può sentirsi innocente.
La scelta di girare e produrre il film in Malaysia è conseguenza del rischio di vedere la censura cinese intervenire pesantemente , come già fece con l'acclamato Better Days, altro film a tematica molto simile.
Il film si apre  con l'omicidio di Gangzi, e il ferimento di altri due ragazzi compagni di classe , avvenuto nei pressi della scuola che frequentano; le immagini di una telecamera in strada mostra l'omicidio e i sospetti ricadono su Chen, il migliore alunno della classe, nel frattempo resosi irreperibile , figlio di una facoltosa imprenditrice , anche in base alle testimonianze degli altri alunni che riferiscono come i rapporti tra i due non fossero buoni anche a seguito dell'arrivo di una nuova alunna , Qianmo, verso la quale entrambi hanno mostrato interesse.


Chen poco dopo si costituisce, la madre non crede che possa essersi macchiato di un simile delitto mentre la madre di Gangzi reclama giustizia per il figlio; Chen finisce in galera e la stampa e tutta l'opinione pubblica  crede di aver trovato il colpevole da additare , assolutamente  insensibili al fatto se quella fosse la verità.
Attraverso alcune cose scoperte dalla madre di Gangzi e un lungo inserto centrale in flashback che ci racconta la vita nella scuola, scopriamo come le cose siano in realtà molto più complesse ed affondino le radici nel bullismo, nella violenza indiscriminata, connivenza ed omertà  e nella miopia degli insegnanti incapaci di vedere quanto avvenga sotto i loro occhi: Victim(s) insomma diventa un lungo, durissimo, a tratti disturbante  racconto di sopraffazione , di realtà distorta , di legame con il mondo digitale perverso che porterà a vedere i fatti avvenuti nella giusta prospettiva.
Il finale che squarcia una piccola fessura nel buio pesto e nella coltre cupa che ricopre il film , indica forse una qualche speranza veicolata, in maniera simbolica, dai tre personaggi femminili del racconto.
Layla Zhuqing, mostrando una sicurezza e una maturità solida, si lascia alle spalle i rischi tipici che si affrontano quando si prende di petto un problema simile e cioè quelli di utilizzare situazioni di facile presa e ovvie  senza rischiare nulla; la scelta di offrire varie prospettiva che sembrano in continuazione voler cambiare il ruolo della vittima e quello del carnefice, oltre a proporre tematiche più originali, mette lo spettatore di fronte a diversi problemi morali: fin dove la colpa è personale e fin dove arriva invece quella degli altri? Essere deboli è una colpa perchè si ci si concede come bersaglio ai bulli? Perchè se tutti vedono il problema nessuno fa niente ?  Nessuno dice la verità perchè conosce le conseguenze nel dirla?

Ashfall ( Kim Byungseo , Lee Haejun , 2019 )




Ashfall (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10

Dopo avere letteralmente infranto tutti i record del cinema coreano Ashfall diretto dalla coppia Kim Byungseo e Lee Haejun è stato scelto per aprire il  22° Far East Film Festival di Udine , che a suo modo scrive ancora una volta la storia del cinema con la scelta di presentare la rassegna tutta online, un viaggio insomma solo virtuale per questa volta  nella città friulana attraverso la rete che ormai connette tutto il mondo in tempo reale.
Il film, un intelligente mix di fantascienza, dramma, action e disaster movie, si apre con le imagini del disarmo nucleare della Corea del Nord sotto la supervisione degli USA; mancano solo poche testate da rimuovere quando un vulcano, il Monte Paekdu, situauo nei pressi de confine che divide le due Coree e apparentemente silente da moltissimi anni, riprende ad eruttare causando una serie di terremoti devastanti che sconquassano le viscere di tutta la penisola coreana; ma questo è solo l'antipasto, perchè se non si mette in atto qualche soluzione entro pochi giorni il vulcano darà vita ad un'altra terribile e devastante serie di terremoti che porteranno la devastazione totale sia nella Corea del Nord che in quella del Sud.


A studiare il fenomeno per trovare soluzioni che salvino dalla catastrofe viene chiamato il più noto sismologo , il professor Kang che inizialmente si mostra titubante a collaborare per poi accettare senza riserve: la sua soluzione è quella di far esplodere nelle viscere del vulcano un ordigno atomico che annienti la potenza del vulcano.
Il piano messo in atto per effettuare questa operazione ben presto va a gambe all'aria, per cui tutto l'onere dello stesso ricade sulla squadra di artificieri che dovrà nell'ordine:  passare il confine, trovare Ri la spia della Corea del Nord , liberarla dalla detenzione, farsi passare le notizie su come raggiungere l'ultimo sito in cui ancora si conservano le testate atomiche in Corea del Nord, rubarle , portarle all'interno del vulcano e farle esplodere.
Naturalmente le cose non andranno via lisce , e soprattutto il confronto tra Ri e il capitano Jo , l'artificiere a comando della squadra infiltrata nel Nord, animerà tutto il racconto, tra momenti di altissima tensione e di immagini spettacolari; inoltre altre sottotrame irrobustiscono il racconto, soprattutto quella della moglie di Jo, incinta, che non riesce ad essere evacuata e che non sa della missione del marito, e quella della figlia di Ri, unico legame rimasto per l'uomo con il suo paese. 
E' proprio il mescolare generi diversi che fa di Ashfall un lavoro interessante e di indubbia presa popolare: un po' mainstream, un po' kolossal , ma anche buddy-movie con venature nazional popolari attraverso la tematica sempre più presente nel cinema coreano della divisione delle due Coree e del desiderio della popolazione di sanare una volta per tutte questa ferita che dura ormai da tre quarti di secolo, in questo caso particolarmente ben trattata perchè carica di ironia che gioca coi luoghi comuni che emergono dai frequenti confronti serrati  tra Ri e  Jo, così come non guasta per nulla anche un pizzico di autentico sarcasmo quando ci fa vedere le statue dei vari condottieri della patria della famiglia Kim miseramente gettate a terra dal sisma oppure ci raffigura gli americani come i veri cattivi subdoli del film.

sabato 27 giugno 2020

Changfeng Town / 长风镇 ( Wang Jing / 王晶 , 2019 )




Changfeng Town (2019) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Changfeng Town, una minuscola cittadina, forse sarebbe quasi meglio definirlo un paese, immaginaria, situata in quale chissà angolo della immensa provincia cinese è il crogiuolo all'interno del quale la regista Wong Jing, che ha alle spalle pochi ma buoni lavori e soprattutto una frequentazione come aiuto regista di Jia Zhangke in Mountains May Depart, costruisce il suo universo di nostalgia e di ricordi firmando la pellicola con l'omaggio ai genitori.
La piccola cittadina, un luogo che appare sin da subito quasi uno di quegli scenari di fantasia, animato da una atmosfera fiabesca, vede le gesta di un gruppo di persone rigorosamente divise in due: da un lato alcuni ragazzini che trascorrono tutta la giornata in strada in giro per il paese, tirando scherzi e prendendo di petto solitamente qualcuno più debole da poter sottomettere; dall'altro una serie di personaggi adulti che sono tutti a loro modo il risultato di una vita trascorsa per decenni in una provincia povera , sonnecchiosa, priva di vitalità e che hanno immaginato chissà quante volte di trasferirsi in città, miraggio di una vita migliore e più agiata; alcuni hanno orami le loro indelebili radici a Changfeng: il vecchio muto che gira col pappagallo e che ve alla stazione a vedere i treni pensando così di poter viaggiare con la fantasia, il barista che ormai ha perso ogni possibilità di fare il famoso viaggio in città, madri e padri di quei ragazzini che tirano avanti tra mille difficoltà.


Non è un caso che il tema del viaggio si affaccia in continuazione nel film, puntualmente evocato dall'immagine dell'aereo che solca il cielo azzurro, e che il viaggio è quello intraprende il teppistello Testarossa, il capo banda dei ragazzini in quanto più grande, un viaggio però con ritorno e nemmeno troppo fortunato.
La regista si adagia sul racconto di questa placida quotidianità, uno scorrere come fosse senza tempo di immagini, di simbiosi dell'uomo con la natura nelle sue forme leggiadre (fiori di cui si favoleggia si possa udire il rumore mentre crescono, uccelli che cantano nascosti in cima agli alberi), ma anche in quelle più terribili come le invasioni di topi che affligge la cittadina.
A scandire i sentimenti, la fantasia , la favola, la maraviglia Wong Jing, da autentica cinefila, mette al centro del film uno di quei cinema che persino la memoria di chi ha qualche anno sulle spalle ricorda anche qui da noi: è qui che la ragazza più carina della città , corteggiata dal teppistello Testagrossa, ma anche dall'intellettuale giornalista e aspirante scrittore , sogna l'amore guardando le dive occidentali del cinema ed è qui che i ragazzini sognano guardando le gesta degli spadaccini wuxia ed infine è qui il luogo del ricordo e dalla immaginazione filmica della regista stessa che cita Truffaut e Fellini, il cinema francese e quello d'epoca cinese e si affida ad una colonna sonora che spazia nella musica di ogni tempo.

martedì 23 giugno 2020

Gone With the Light / 被 光 抓走 的 人 ( Dong Runnian / 董 润 年 , 2019 )





Gone with the Light (2019) on IMDb
Giudizio: 7/10


Nel bel mezzo di una mattina di dicembre  come tante una luce improvvisa squarcia il cielo di una città della Cina centrale, pochi attimi di sbandamento e una volta passata la sensazione di stordimento tutto torna normale, tranne che alcune persone sono misteriosamente scomparse: alunni in aula, guidatori che lasciano la macchina alla deriva nelle strade, persone intente a fare qualsiasi attività normale e abitudinaria; ancor più sorprendente il fatto che il fenomeno si è verificato in altre città del mondo, motivo per cui iniziano a rincorrersi le teorie più fantasiose su cosa sia realmente accaduto, dal rapimento da parte di una civiltà aliena alle teorie psudoscientifiche più assurde.
La storia si focalizza su quattro personaggi privi di qualsiasi legame tra di loro dando quindi al film una struttura quadripartita: Wenxue è un maestro di scuola che insegna letteratura cinese e nella sua classe scompaiono due ragazzini insieme ad altri alunni e professori, Kuazi , un delinquente che sta assistendo un compare che sta impartendo una lezione ad un negoziante, quando improvvisamente l'amico scompare, l'impiegata di banca Li Nan che è impegnata nelle pratiche di divorzio e che si trova a bordo di un taxi rimasto senza autista e infine Li Jiaqi una giovane che vorrebbe sposarsi contro il parere dei genitori e che li vede sparire proprio davanti ai suoi occhi mentre litiga con loro.


Finalmente qualcuno, valutando la connessione esistente tra le persone scomparse teorizza che coloro che si sono volatilizzati siano persone unite da un forte legame amoroso; pur essendo una semplice teoria, questa trova subito presa sulla popolazione, anche se poi una volta valutato bene il significato della teoria stessa è chiaro che inizia a scorrere malumore tra le coppie "rimaste indietro" e attraverso i nostri quattro personaggi assistiamo a come il sospetto si instauri e soprattutto come il valore morale delle persone venga screditato.
Wenxue addirittura, preoccupato per la sua carriera professionale, inscena una farsa per dimostrare che la moglie quel giorno non era in città ma in un altra dove il fenomeno non si era verificato, anche se nel frattempo pure in lui i dubbi iniziano a insinuarsi e non solo verso la moglie ma anche verso se stesso.
Li Nan deve far fronte agli assalti dell'amante del marito da cui sta divorziando la quale continua a credere che la donna che questi amasse veramente fosse  lei nonostante scoprano assieme che l'uomo era un donnaiolo incallito.
Insomma l'evento di cui tutti parlano e teorizzano crea non pochi problemi nei vari protagonisti, mettendo a repentaglio la pacifica convivenza e i legami.
Ma quando qualcuno capirà che quella luce bianca altro non era che una sorta di soprannaturale  avvertimento, le cose potranno tornare alla loro normalità con rinnovata coscienza del  senso dell'amore , o comunque trovare la loro soluzione.
L'opera prima del regista cinese Dong Runnian, dietro le tematiche sci-fi e il mistery nasconde una profonda riflessione sul senso dell'amore e sulla fenomenolgia dell'amore stesso: se quella luce fosse qualcosa che ci porta a riflettere sul fatto che siamo dei deboli o dei bugiardi quando affermiamo che siamo innamorati? E se quella stessa luce fosse una prova e un avvertimento che una entità superiore ci manda per testare la nostra onestà, il nostro essere pronti a cadere sotto il peso del sospetto, la nostra moralità?

domenica 21 giugno 2020

Dear Ex / 誰先愛上他的 ( Mag Hsu / 徐譽庭 , Hsu Chih-Yen / 許智彥 , 2018 )





Dear Ex (2018) on IMDb
Giudizio: 7/10

Il sempre vitale cinema di Taiwan riesce a sfornare con grande puntualità ogni anno alcuni lavori di buona fattura che confermano che nonostante le difficoltà generali del settore e quelle in particolare del cinema taiwanese, la qualità è ancora di casa nell'isola e non solo grazie al cinema più autenticamente d'autore, ma anche per merito di pellicole ad impronta più popolare ma non per questo meno interessanti.
Un esempio tipico è Dear Ex della coppia esordiente Mag Hsu, attivissima però come sceneggiatrice e regista di fortunate serie tv e Hsu Chih-Yen molto conosciuto invece per la sua attività di creatore di videoclip; l'opera fu presentata in anteprima mondiale al Far East Film Festival di Udine  del 2018 prima di essere proiettata in diverse altre rassegne e approdare alfine su Netflix, carica di numerosi riconoscimenti e premi.
Il film è una commedia a tematica gay, nella quale si riscontrano spunti romantici e anche qualche venatura drammatica, senza però indugiare mai troppo.


E' il racconto di un dramma famigliare a tinte colorate perchè tratta la storia di Zhengyuan che abbandona la famiglia perchè innamorato di un giovane attore e regista di teatro conosciuto durante la preparazione di una rappresentazione; una volta morto ancora in giovane età si scopre che l'amante è diventato il beneficiario della assicurazione sulla vita inizialmente riservata al figlio Chengxi per permettergli di studiare all'estero, cosa che manda su tutte le furie Sanlian la moglie del defunto, la quale non ha problemi a recarsi dall'amante del marito ricoprendolo di insulti e minacciandolo se non gli avesse restituito i soldi dell'assicurazione.
Chengxi, tipico adolescente in crisi di ribellione, provato inoltre dall'abbandono del padre, vuole però conoscere meglio questo uomo che ha distrutto la sua famiglia, per cui si va a stabilire a casa sua , una autentica topaia, tipica di un single trasandato, fuggendo dalla madre isterica e oppressiva che naturalmente non lo mollerà certo facilmente.
La storia per grandissima parte di Dear Ex è raccontata attraverso la prospettiva del ragazzo, alle prese con sedute dallo psicologo da cui viene mandato dalla madre per sedare il suo istinto di ribellione.
Chengxi inizia a scrutare il comportamento di Jay, si domanda se sia veramente un bastardo sfasciafamiglie frocio , come lo chiama la madre , o se invece sotto quella scorza di cinico trasandato non si nasconda invece una persona dai buoni sentimenti.
I suoi dubbi verranno fugati allorquando verrà a conoscenza , sia lui che la madre, di come Jay abbia accudito Zhengyuan nel corso della malattia che lo ha portato a morte e soprattutto un piccolo colpo di scena obbligherà sia il ragazzo che la madre a guardare i fatti sotto un'altra prospettiva.
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