mercoledì 16 gennaio 2019

The House That Jack Built ( Lars Von Trier , 2018 )




The House That Jack Built (2018) on IMDb
Giudizio: 8.5/10


Il ritorno di Lars Von Trier a Cannes dopo sette anni dal grande scandalo che accompagnò alcune sue dichiarazioni su Hitler e sul nazismo in occasione della presentazione di Melancholia che  costarono l’espulsione dalla rassegna con gran codazzo di polemiche abilmente alimentate dagli ambienti del Festival francese, indubbiamente oltre alla curiosità che il regista danese porta sempre con sé faceva sospettare  qualche messa in scena maldestramente costruita ( dagli organizzatori e dal regista) che servisse a sottolineare  l’imperituro legame che unisce Lars Von Trier alla rassegna della Croisette: una pagliacciata insomma di quelle cui il nostro simpatico regista si è reso più e più volte protagonista.
Invece The House that Jack Built non solo è un bel film, decisamente tra i migliori in assoluto di Von Trier, ma si erge, più di quanto abbiano fatto altri suoi lavori, a summa filosofica e artistica, una riflessione, molto a modo suo ovviamente, sul rapporto tra l’uomo e l’opera d’arte calato in una realtà nella quale dominano gli aspetti più negativi che emergono dalla natura umana.


Sebbene il film  ondeggi di frequente tra un sarcasmo nerissimo e situazioni ironiche, le tematiche che emergono risultano maledettamente serie e profonde, rendendo l’opera nel suo insieme anche piuttosto complessa per la mole di argomenti affrontati, di sottili citazioni e di riferimenti.
Il racconto si svolge intorno a Jack, in un lasso tempo di 12 anni, nei quali la sua voracità da serial killer si è consumata, ed è raccontata in prima persona dallo stesso Jack insieme ad un misterioso personaggio, Verge (occhio al nome…) di cui solo nel finale capiremo qualcosa di più.
La narrazione è strutturata a capitoli, cinque omicidi  ( o incidenti come sarcasticamente vengono definiti) che in qualche maniera hanno segnato le tappe più importanti della carriera da serial killer compulsivo-ossessivo del protagonista.

martedì 15 gennaio 2019

First Reformed-La Creazione a rischio ( Paul Schrader , 2018 )




First Reformed (2017) on IMDb
Giudizio: 8/10

Padre Toller è il pastore che amministra la piccola comunità religiosa che orbita  intorno ad una chiesa antica fondata da coloni olandesi 250 anni prima, "prima chiesa riformata di Snowbridge, New York".
Il pastore porta nell'austerità del suo volto sofferto il dramma della morte del giovane figlio spinto ad arruolarsi per rispetto di una antica tradizione di famiglia e morto in una operazione di guerra; con la morte di un figlio tutto crolla, compresa la famiglia,dice Padre Toller, motivo per cui l'uomo con il figlio ha perso anche la moglie.
Non bastasse il tormento interiore il pastore cova nel suo corpo anche il male della carne, un cancro che già da segno di sè in maniera cattiva.


Tra i fedeli che frequentano la chiesa c'è una giovane donna, Mary, sposata con Michael e in attesa di un bambino; la donna è preoccupata per le condizioni del marito, un attivista politico che vede nel mondo attuale l'inferno sulla terra dove far nascere il figlio; su richiesta della donna Toller incontrerà Michael, ma lungi dall'essere in grado di dare spiegazioni sulla deriva che il mondo sta prendendo, il confronto sembra acuire il turbamento e il malessere spirituale che attanaglia il pastore.
Quale risposta dare all'apocalisse che si avvicina, alimentata dalla cupidigia e dall'avidità dell'uomo , di fronte alla quale persino le autorità religiose sembrano ignave se non addirittura conniventi? 
Se persino un uomo di chiesa che ha nel rapporto con Dio una ciambella di salvataggio mirabile non è in grado di poter tracciare una strada da percorrere per uscire dal percorso di distruzione, come pensare che l'uomo del popolo, il fedele della domenica possa  credere in qualcosa che gli eviti la catastrofe interiore e quella del mondo che lo circonda?

venerdì 11 gennaio 2019

Cold War ( Pawel Pawlikowski , 2018 )




Cold War (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10


Nelle campagne della Polonia appena  emersa dal dramma della Seconda Guerra Mondiale, la compagnia di ballo e canto popolare Mazurka si pone l’obiettivo di rilanciare le tradizioni popolari in ottica patriottica-internazionalista: in un grande palazzo che lascia intravvedere lo splendore del passato e le miserie del presente la compagnia trova la sua sede e qui si incontrano Wiktor il direttore d’orchestra e Zula una giovane cantante dal carattere fermo e dalla grande personalità.
Wiktor ha girato il paese col suo registratore per raccogliere le canzoni popolari soprattutto quelle contadine, Zula viene da un passato orribile nel quale le dicerie raccontano che abbia ucciso il padre-violentatore.


Tra i due, esempio di classi sociali agli antipodi, scatta un amore intenso, che si nutre delle loro diversità e del loro amore per l’arte; in una tournée a Berlino Est Wiktor e Zula progettano di fuggire in occidente per poter vivere il loro amore in maniera libera e priva di condizionamenti ma nel momento cruciale la ragazza rinuncia a scappare e Wiktor si ritrova da solo nella splendente Parigi esempio della rinascita di quell’Europa che sta al di qua della cortina di ferro.
Tra incontri furtivi in territorio neutro,  riavvicinamenti e distacchi però la storia d’amore tra i due continua a rimanere in piedi finché Zula finalmente decide di tagliare i ponti col suo paese e di raggiungere Wiktor a Parigi, dove lui nel frattempo partecipa attivamente alla frenetica vita culturale e musicale che anima la capitale francese.

martedì 13 novembre 2018

American Animals ( Bart Layton , 2018 )



American Animals (2018) on IMDb
Giudizio: 5.5/10


Nei primi anni del nuovo millennio due amici studenti universitari nel Kentucky organizzarono, coinvolgendo altri due colleghi ,il furto di alcuni preziosi libri conservati nella biblioteca dell’università del Kentucky a Lexington; le motivazioni per la quale questi giovani rovinarono le loro vite apparvero sin dall’inizio oscure considerato che tutti avevano una buona carriera scolastica e delle famiglie alle spalle solide e senza grossi problemi economici.


Il lavoro del regista inglese Bart Layton, alla sua opera prima dopo svariati documentari per la TV alle spalle, ripercorre quell’episodio costruendo un heist movie atipico in cui accanto alla fiction hanno il loro ruolo fondamentale i quattro personaggi reali, tutti ormai liberi dopo aver scontato le pere detentive, che raccontano dal proprio punto di vista come siano andate le cose, perché qualche divergenza nella prospettiva dei fatti sembra esistere basandosi sul loro racconto; il saltare dai personaggi veri che raccontano i loro ricordi a quelli di finzione che li interpretano, dapprima regala una certa verve alla storia condita da qualche citazione cinematografica ( Le Iene di Tarantino ad esempio), lascia alla realtà il compito di mischiarsi con la fantasia, ma a lungo andare la situazione stanca, anche perché per molti versi, pur considerando tutte le possibili motivazioni che con una certa superficialità il regista espone, le motivazioni per cui i quattro si imbattono in una così grottesca e ridicola impresa non riescono ad essere convincenti.

lunedì 12 novembre 2018

The Girl in the Spider's Web [aka Millennium-Quello che non uccide] ( Fede Alvarez , 2018 )



The Girl in the Spider's Web (2018) on IMDb
Giudizio: 6/10


La saga di Millennium, legata fino ad ora alla trilogia del defunto Stieg Larsson cui è subentrato a partire dal quarto libro David Lagercrantz, riparte  dal punto di vista cinematografico praticamente da zero: regista nuovo (Fede Alvarez) ed eroina dal volto nuovo (Claire Foy) che va ad aggiungersi a Noomi Rapace protagonista dei primi tre episodi cinematografici ed anche a Rooney Mara che fu la protagonista della versione Hollywoodiana di David Fincher del primo capitolo.


Nel nuovo episodio , thriller ad alto impatto tecnologico, ritroviamo la hacker Lizbeth Salander , come sempre strenua paladina della difesa delle donne abusate e maltrattate come ci ricorda il prologo ,alle prese con un sofisticato programma di gestione delle armi atomiche il cui inventore vorrebbe togliere dalle mani degli americani per i quali lo aveva sviluppato ; intorno al software si muovono anche apparati svedesi statali deviati , ovviamente gli americani e un gruppo di feroci assassini capitanato dalla sorella di Lizbeth che in un breve prologo-flashback di 16 anni prima vediamo rimanere nelle grinfie del padre psicopatico mentre Lizbeth riesce a fuggire.
Per la protagonista non sarà solo una battaglia durissima contro avversari spietati, ma anche , soprattutto, un guardare in faccia il passato per saldare i conti con l’odiata sorella.

Monsters and Men ( Reinaldo Marcus Green , 2018 )



Monsters and Men (2018) on IMDb

Giudizio: 5/10

Film indipendente , proveniente , con tanto di premio dal Sundance e successiva tappa nell’immancabile Toronto, regista alla sua opera prima e tematica imperniata sulle tensioni razziali che solcano gli States; l’identikit perfetto per la tipologia dominante alla Festa del Cinema di Roma di quest’anno.

Darius ,un nero disarmato, viene ucciso dalla polizia al termine di una normale operazione di controllo di quartiere finita malissimo; l’uomo è ben voluto nel quartiere e la sua morte scatena la rabbia della comunità afroamericana; Manny, un giovane che sta per iniziare un  nuovo lavoro e che riprende tutta la scena con il cellulare; un agente di polizia nero che appartiene alla stesso gruppo dell'agente accusato di aver premuto il grilletto; una giovane promessa del baseball che di fronte alla rabbia montante della comunità nera decide di abbracciare la causa: sono le tre prospettive con le quali il regista decide di esplorare le reazioni alla situazione di tensione razziale; tre prospettive che sono però anche vere e proprie storie personali nelle quali ognuno dei protagonisti ha qualcosa da perdere o da guadagnare.

venerdì 9 novembre 2018

Ether [aka Eter] ( Krzysztof Zanussi , 2018 )



Eter (2018) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Ambientato agli inizi del Novecento, alla vigilia della Grande Guerra il film racconta di un medico che sperimenta l’etere come sostanza in grado di ridurre il dolore e condizionare i comportamenti umani; finito male un esperimento il protagonista eviterà il boia mettendosi al servizio dell’Impero Austro-Ungarico , dove ,grazie alla complicità del comandante della guarnigione dove viene destinato, continua coi suoi esperimenti.
Lungi dall'essere la sete di conoscenza il motore che muove le gesta del medico, questi ha a cuore in modo ossessivo il suo studio comportamentale sugli effetti dell'etere semplicemente perchè creando lo stordimento o addirittura l'incoscienza , può facilmente esercitare il suo potere sugli altri.


Riflessione sulla scienza , sul valore della vita, su quanto si è disposti a mettere sul piatto della bilancia per raggiungere i propri obiettivi anche più turpi, assistiamo ad una versione rivisitata e corretta del mito di Faust, che Zanussi però, grazie ad una struttura cinematografica un po' cervellotica seppur originale, ci svela solamente in un secondo tempo, quando nel finale del film assistiamo a quella che viene definita la storia segreta.
In quella ufficiale di storia il protagonista appare come il tipico scienziato disposto a superare ogni ostacolo gli si pari davanti pur di continuare nei suoi studi, armato di cinismo e di totale assenza di etica e morale fino a configurare in maniera netta il dominio aprioristico della scienza e della tecnocrazia sull'uomo.

La Negrada ( Jorge Perez Solano , 2018 )



Black Mexicans (2018) on IMDb
Giudizio: 5/10


L’ 1% della popolazione messicana è di origine africana, retaggio della schiavitù largamente presente fino a buona parte del XX secolo in tutto il continente americano, minoranza che non possiede alcun riconoscimento né come identità tanto meno come comunità, una parte del paese insomma che vive in bilico tra il suo passato e le sue origini ed un  presente in cui, assurdo a pensarlo quasi, persino in un paese come il Messico esiste uno strisciante razzismo.
La Negrada del regista messicano Jorge Perez Solano,sebbene sia spacciato come primo film di fiction che si occupa della comunità afroamericana messicana, di fatto è un documentario a sfondo antropologico, in cui si segue da vicino la vita di tutti i giorni in una piccola località marittima in Oaxaca abitata dalla minoranza nera.


Il racconto che si svolge nell’arco di pochi giorni ci mostra una famiglia allargata nella quale il capofamiglia si avvale di una usanza radicata nella comunità di poter avere più di una compagna, conducendo una vita che sembra in tutto e per tutto confermare tutti i luoghi comuni che accompagnano sia i messicani ( e i centroamericani in genere) che gli afroamericani: l’uomo infatti non fa nulla se non svolazzare come un allegro augello tra una casa e l’altra , fermarsi al bar a bere e disinteressarsi di tutto quanto riguarda la sua famiglia allargata.
Dall'altra parte le sue due donne che vivono questa rivalità con una forte dose di spiritualità, gravemente malata una , affranta dalla gelosia l'altra ma con la speranza e la certezza che una volta morta la rivale , avrà finalmente per sè l'uomo.

giovedì 8 novembre 2018

Green Book ( Peter Farrelly , 2018 )



Green Book (2018) on IMDb

Giudizio: 5.5/10

Nei primi anni 60 Tony lavora come buttafuori in un night club di New York City, quando il locale deve chiudere per alcuni mesi per lavori di ammodernamento, Tony trova come impiego temporaneo quello di autista di un brillante e geniale pianista afroamericano, Don Shirley, in procinto di affrontare un lungo tour che durerà fino a Natale  e che lo porterà a raggiungere anche gli stati del sud dove l’intolleranza razziale è ancora ben consolidata. Inizialmente tra Tony e Dan sono più gli attriti che i momenti di armonia, ma come ogni buddy-road movie strada facendo tra i due cominciano a cadere le barriere ed inizia a svilupparsi una amicizia seppur con momenti di tensione; d'altronde troppo diversi sono i due, tipico italoamericano chiacchierone e con ben poca istruzione Tony, raffinato, colto e introverso Dan; insomma due mondi che mai si sarebbero incontrati spontaneamente ma che debbono trovare il modo di non cozzare troppo violentemente. 


Dan accetta passivamente, cercando di non perdere mai la dignità, gli odiosi comportamenti razzisti persino di chi accorre per ascoltarlo suonare, Tony, tipo più alla mano e sempliciotto, invece è più propenso a risolvere i problemi a modo suo, la loro convivenza comunque, che procede attraverso momenti anche di scontro, diventa sempre più profonda al punto di diventare una vera e propria amicizia nella quale ognuno mette tutto se stesso dalla parte dell'altro..
Sfruttando un modello cinematografico consolidato e di sicuro successo Peter Farrelly   costruisce una commedia che se si limitasse ad essere tale risulterebbe di certo  piacevole e ben riuscita; purtroppo però il tentativo di infarcire il racconto con valutazioni morali sul problema dell’apartheid, tra l’altro prive di originalità e per di più grondanti di quella ironia da radical chic che è il marchio di fabbrica di buona parte del cinema indipendente americano ,  lungi dall’arricchire il film lo impoveriscono facendogli spesso perdere la buona atmosfera da commedia.

lunedì 5 novembre 2018

Beautiful Boy ( Felix Von Groeningen , 2018 )



Beautiful Boy (2018) on IMDb

Giudizio: 7.5/10

Nic ha 18 anni, brillante studente liceale , pronto ad iniziare il college, una buona famiglia (allargata ) alle spalle; quando la curiosità tipica giovanile lo porta a provare quasi per scherzo quella che nei primi anni del nuovo millennio fu una droga boom, la metanfetamina, la sua vita cambia per sempre: una dipendenza dalla quale non riesce a liberarsi nonostante periodi illusori di disintossicazione presso strutture specializzate e nonostante la famiglia soprattutto il padre cerchino di dargli tutto il sostegno necessario.


Il continuo tira e molla tra periodi di dipendenza , riabilitazione e transitoria guarigione mettono a dura prova i rapporti personali soprattutto quello tra Nic e il padre che è colui che maggiormente subisce le conseguenze di quanto accade e che vede il rapporto col figlio diventare sempre più problematico e di sempre più difficile gestione a causa della spirale nella quale il ragazzo sembra essere entrato e della quale non riesce a liberarsi.
Proprio la figura paterna è quella verso la quale Nic periodicamente sfoga tutti i suoi malesseri che coincidono con il suo stato di tossicodipendente; forse è proprio il rapporto con un padre cui è stato affidato dopo la separazione  con la madre del ragazzo , troppo apprensivo e pressante, o forse troppo poco padre e troppo amico, a scatenare in lui la forza autodistruttiva; sta di fatto che il dramma di Nic è quello di tutta la famiglia che giunge al punto di mettere in gioco se stessa pur di tentare un salvataggio reso forse impossibile fino ad allora a causa della troppa tolleranza verso di lui.

domenica 4 novembre 2018

The Hate U Give ( George Tillman Jr , 2018 )



The Hate U Give (2018) on IMDb
Giudizio: 7.5/10


Ispirato al romanzo autobiografico omonimo scritto dalla sedicenne Angie Thomas, autentico caso letterario non solo negli States, The Hate U Give racconta di Starr , una sedicenne afroamericana che vive, seppur in maniera più che dignitosa, nel tipico ghetto residenziale di una qualche città americana ( la location è comunque Atlanta ); la famiglia è unita con un padre stimato e ben voluto nonostante il suo passato da gangster nella banda del quartiere, una madre che ha come unico scopo quello di tenere i figli lontano dai guai , un fratello  quasi coetaneo avuto dal padre con un’altra donna e uno più piccolo; il contesto in cui vive la famiglia sebbene con pretese residenziali, è il classico ghetto nel quale si cerca di tirare avanti alla meno peggio e di sfuggire ai pericoli della strada.


Sia Starr che il fratello maggiore frequentano una scuola prestigiosa dove i bianchi sono in numero nettamente superiore, questa scelta della famiglia rivela la volontà di madre e padre di tenere i figli lontani dal ghetto e costruirgli un futuro che non passi necessariamente per le gang , la droga e i colpi di pistola; questo crea nella ragazza uno strano sentimento di doppiezza, che spesso richiama nelle sue riflessioni che , come voce narrante , si ripetono spesso: c'è dunque una Starr versione 1 che è quella del ghetto che il padre ha cresciuto nella fierezza del suo essere nera e c'è la Starr versione 2 che una volta messo fuori il naso dal ghetto, sveste la felpa e indossa la divisa del liceo frequentato da bianchi dove va a scuola. 
Starr , seppure con qualche difficoltà, riesce a vivere questa sua doppiezza divisa tra ghetto e ambiente scolastico tipico da bianchi progressisti, spronata dalla convinzione che ciò le consentirà una vita migliore, sebbene non pensi assolutamente di ripudiare la sua provenienza e le sue radici.

giovedì 1 novembre 2018

The Old Man and the Gun ( David Lowery , 2018 )



The Old Man & the Gun (2018) on IMDb
Giudizio: 7/10


Ispirato alle gesta di Forrest Tucker, un rapinatore che fino alle soglie degli 80 anni si è reso responsabile di decine di rapine e di rocambolesche evasioni (qualche decina...), creando un personaggio tra l’eroico e il leggendario che destò grande scalpore e interesse, il film di David Lowery sovrappone l’immagine del protagonista con quella del suo interprete, Robert Redford, che per l’occasione ha annunciato l’abbandono delle scene.
Suo strenuo inseguitore il detective John Hunt, che per lungo tempo gli diede la caccia rimanendo però sempre più stupito e affascinato dalla figura del ladro dal sorriso sempre sulle labbra e dai modi gentili ,mentre  negli ultimi anni Forrest ebbe come fedele compagna una donna, Jewel, rimasta anch’essa colpita dai modi gentili dell’uomo.


I colpi messi a segno da Forrest in effetti lasciano tutti il medesimo segno nelle vittime: al vecchio ladro non servono pistole o minaccia, è sufficiente la sua giovialità e gentilezza per vedere cassaforti aperte e borsoni ripieni di soldi con cui allontanarsi indisturbato dalle banche.
Un personaggio insomma che coniuga ironia e garbo e verso il quale persino i tutori della legge provano una istintiva simpatia.
Il racconto di Lowery , sostenuto da toni leggeri e disincantati , tratteggia i contorni di un uomo che solo nelle rapine e nella vita avventurosa trovava lo stimolo per avere una esistenza divertente, ed inevitabilmente riflette sul trascorrere del tempo sempre con uno sguardo carico di empatia e di nostalgia, soprattutto perchè la storia si focalizza essenzialmente sulle imprese degli ultimi anni, quando Tucker era ormai prossimo agli 80 anni.

The Widowed Witch / 北方一片苍茫 ( Cai Chengjie /蔡成杰 , 2018 )



The Widowed Witch (2017) on IMDb
Giudizio: 8/10


Er Hao è rimasta vedova per la terza volta nonostante la sua ancora giovane età, l’ultimo marito è morto in seguito all’esplosione della casa dove fabbricava fuochi d’artificio; la donna viene accudita dai parenti del marito in attesa che si riprenda dallo shock; uno dei parenti se ne approfitta e la violenta, proprio mentre lei ancora scossa per l’incidente non riesce a muoversi.
Recuperata un minimo di forza la donna decide di andarsene, portando con sé il giovane fratello muto del marito: una strana coppia che parte senza meta per trovare un posto dove vivere.
Er Hao , per la incredibile sfortuna che gli è piovuta addosso, viene considerata dai suoi paesani, siamo nella Cina gelida del profondo nord, una strega e quindi nessuno le offre riparo; l’unico rifugio che possiede è il vecchio pulmino del marito che viene riadattato a dimora itinerante.


Mentre tutti la evitano e la maledicono, Er Hao escogita il modo per poter tentare di campare: sfruttare la sua ben poco invidiata nomea di strega e grazie ad un paio di fortunati episodi ( un vecchio che torna a camminare e un nascituro femmina che invece viene alla luce maschio) nei quali millanta di esercitare le sue doti  sovrannaturali, la situazione cambia in un batter d’occhio; da strega a sciamana e come tale dotata di enormi poteri e , con essi, riparo e cibo gratis.
Er Hao solcherà quindi i campi innevati con tutto il corredo che una sciamana porta con sé, ma sfuggire al destino è comunque operazione impossibile.

mercoledì 31 ottobre 2018

Bad Times at the El Royale [aka 7 sconosciuti a El Royale] ( Drew Goddard , 2018 )



Bad Times at the El Royale (2018) on IMDb
Giudizio: 6/10

El Royale un tempo è stato un grande e glorioso hotel , frequentato da gente che conta; ora, siamo sul finire degli anni 60, è in piena decadenza quasi sempre privo di ospiti, adagiato esattamente sul confine tra Nevada e California, al punto che l'ospite può scegliere se alloggiare in uno o nell'altro stato cui corrisponde uno stile diverso delle camere dell'albergo.
Di fronte al al receptionist tormentato dai fantasmi del suo  recente passato in Vietnam si ritrovano appunto altri sei personaggi: un commesso viaggiatore, una cantante soul di colore, un anziano prete, due giovani hippie e un aspirante santone figlio dei fiori a capo di una setta; ognuno di loro è qualcosa di diverso da quello che appare all'inizio e che col passare del tempo verrà svelato in maniera più o meno repentina.


Anche l'albergo però ha qualcosa da nascondere: bottini di rapine andate a male anni prima, strani incontri che vedono coinvolti personaggi importanti e persino una galleria sotterranea sulla quale si affacciano come finestre attraverso un vetro di quelli utilizzati nei locali di polizia che nascondono chi guarda dietro uno specchio, le stanze delle due ali dell'albergo.
Le premesse per rimettere in atto le situazioni che furono il successo  del precedente film di Goddard Quella Casa nel Bosco, ci sono tutte, spazi limitati, persone  costrette per un motivo o per un altro a convivere in quegli spazi, e l'inizio del film è anche ben costruito in attesa della gragnola di sorprese e colpi di scena che si abbatterà sulla storia di certo, però poi la pellicola comincia ben presto a mostrare dei difetti anche importanti.
Anzitutto il richiamo e l'ispirazione chiara al cinema di Quentin Tarantino, vuoi per la suddivisione del racconto in capitoli, vuoi per il chiarissimo riferimento a The Hateful Eight verso il quale , inevitabilmente, paga un debito incolmabile.

martedì 30 ottobre 2018

An Elephant Sitting Still / 大象席地而坐 ( Hu Bo / 胡波 , 2018 )



An Elephant Sitting Still (2018) on IMDb
Giudizio : 9/10


Relegato nella sala più scomoda, l’ultimo giorno della Festa, quando già tirava aria di smobilitazione, inserito in quella ristretta categoria di film di cui , pare, tutti parlano,  tra cui anche il New York Times che, pare , ne abbia tessuto le lodi convincendo gli organizzatori a inserirlo nel programma seppur fuori concorso, An Elephant Sitting Still è stato l’unico vero, autentico, luminosissimo lampo in una rassegna che per il resto ha vissuto all’insegna di un grigiore ben poco esaltante.
An Elephant Sitting Still è l’opera prima e, purtroppo ,anche ultima di un giovane regista cinese, Hu Bo che a ventinove anni, subito dopo aver terminato il montaggio del film si è tolto la vita nella sua casa di Pechino; decisione alla quale, si narra, abbia profondamente contribuito la storia tribolata del film e le feroci diatribe con i produttori ( il grande regista Wang Xiaoshuai e sua moglie Liu Ye ) che avevano addirittura portato al montaggio di una versione di due ore del film.


L’opera ha visto la luce alla Berlinale dove ha riscosso grande successo di critica e anche di pubblico e dove il regista non era presente essendo morto già da qualche mese; da lì in poi il film ha solcato gli oceani dei Festival di mezzo mondo riscuotendo ovunque grandi riconoscimenti.
La premessa alla recensione vera e propria non deve apparire inutile, perché  , inutile dirlo, il dramma che accompagnato la nascita di questa opera costituisce parte fondamentale dell’opera stessa, regalandole quell’aura da film maledetto, intorno al quale si celano misteri ancora irrisolti..
Sviluppato lungo un lasso di tempo che occupa poco meno di 24 ore e raccontato in poco meno di 4 ore, An Elephant Sitting Still presenta la giornata di alcuni personaggi attraverso delle storie che sono dapprima indipendenti ma che poi si incrociano col procedere del racconto.
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