Pena di morte e dintorni
Una cupa riflessione sulla pena di morte e sulle dinamiche interiori di chi per professione è costretto ad applicarla; questo è fondamentalmente il nucleo del film di Hajime Kadoi che con delicatezza, senza facili ed eclatanti proclami , con la giusta dose di drammaticità, seppur non completamente scevra di qualche luogo comune, racconta una storia che è quella della solitudine, del rimorso e della paura di un condannato a morte, detenuto modello cui le gurdie riservano un timido comportamento benevolo; ma è anche la storia di solitudine e di rassegnazione di una guardia carceraria e di una giovane donna con piccolo figlio al seguito che cercano una unione che lenisca le loro inquietudini.
L'intreccio tra le tre vite offre momenti di buon cinema in cui disegni a colori fanciulleschi si uniscono a tavolozze in bianco e nero, specchio della monocromaticità del carcere , abbracci mortali segnano la vita per sempre, anche se portano con sè vantaggi immediati , rumori di passi nel corridoio che anticipano il vitto o più tragicamente la fine, una lettura della Genesi che , seppur con qualche accenno di retorica di troppo, dovrebbe spalancare le porte della vita celeste.