Giudizio: 7.5/10
Dwelling by the West Lake, secondo capitolo della trilogia "Shanshui" di Gu Xiaogang, si presenta come un'opera in bilico, per scelta dichiarata del suo autore, tra due mondi che nel cinema del regista di Fuyang sono sempre stati in tensione: la natura, intesa come spazio di continuità, di lentezza, di appartenenza ancestrale, e la società cinese contemporanea, ossessionata dalla velocità dell'arricchimento e pronta a divorare chiunque non sappia più distinguere il desiderio legittimo dalla truffa.
Dopo l'esordio di Dwelling in the Fuchun Mountains, pellicola che aveva conquistato l'attenzione internazionale chiudendo la Semaine de la Critique a Cannes nel 2019, Gu Xiaogang sposta il baricentro della sua indagine da un nucleo familiare allargato, disteso lungo le stagioni e il fiume Fuchun, a un rapporto più stretto e più doloroso: quello tra una madre, Wu Taihua, e suo figlio Mulian, sullo sfondo del Lago dell'Ovest e delle sue magnifiche colline coltivate a tè.
Dopo l'esordio di Dwelling in the Fuchun Mountains, pellicola che aveva conquistato l'attenzione internazionale chiudendo la Semaine de la Critique a Cannes nel 2019, Gu Xiaogang sposta il baricentro della sua indagine da un nucleo familiare allargato, disteso lungo le stagioni e il fiume Fuchun, a un rapporto più stretto e più doloroso: quello tra una madre, Wu Taihua, e suo figlio Mulian, sullo sfondo del Lago dell'Ovest e delle sue magnifiche colline coltivate a tè.
Il punto di partenza narrativo è quasi elementare, quasi una fiaba morale: Taihua è una raccoglitrice di tè, cioè l'erede di un mestiere che in Cina porta con sé secoli di stratificazione culturale, religiosa e persino filosofica, dato che la lavorazione del tè, in particolare nell'area di Hangzhou, è tradizionalmente associata a una pratica quasi meditativa, a un tempo lento che rispetta il ciclo delle stagioni. È un lavoro che chiede pazienza, ripetizione, umiltà nei confronti della pianta e del terreno.
Gu Xiaogang, che aveva già fatto della pittura di paesaggio il proprio codice visivo nel primo film, sceglie qui di partire da un'immagine altrettanto carica di significato: le mani di una donna che raccolgono le foglie, il corpo piegato sulle piante, la ripetizione di un gesto che sembra non appartenere più al presente. Ma è proprio questa immagine di continuità che il film si propone di incrinare, perché Taihua non si accontenta della sopravvivenza dignitosa che il tè le offre: dopo essere stata abbandonata dal marito, scomparso da oltre un decennio, e dopo essere stata cacciata dalla piantagione dalla madre del suo nuovo compagno-amante, la donna viene sedotta, insieme a migliaia di altri cinesi comuni, da un sistema piramidale ( una sorta di truffaldina catena di S.Antonio nostrana) che promette ricchezza rapida in cambio di un investimento iniziale e di un reclutamento a catena di nuovi adepti.
Il tè, lavoro antico e radicato nella terra, cede il passo a un'economia immateriale, fatta di riunioni motivazionali, di linguaggio pseudo-spirituale, di entusiasmo collettivo indotto, in cui il denaro non nasce più dalla fatica ma dalla capacità di convincere altri a fidarsi.
Questo scarto è una delle tematiche centrali e più cariche di significato del film, ed è anche il suo gesto più coraggioso: Gu Xiaogang non si limita a denunciare la truffa dall'esterno, con lo sguardo moralistico di chi già sa che la protagonista sta sbagliando, ma costruisce una discesa che è prima di tutto psicologica e affettiva.
Taihua non è una donna ingenua o sciocca: è una donna che ha subito abbandoni, umiliazioni, esclusioni, e che nello schema piramidale trova, prima ancora del denaro, un senso di comunità, di riconoscimento, di rivalsa sociale, una illusoria quanto vana rivincita personale. Il regista, che a suo dire si è ispirato ad un evento simile accaduto nella sua famiglia, mette in scena con notevole crudezza le tecniche di manipolazione psicologica proprie di questi sistemi, i canti corali, gli abbracci di gruppo, l'induzione a considerare ogni dubbio come un tradimento della fede collettiva, e lo fa attraverso un registro che si allontana radicalmente dalla contemplazione pittorica del film precedente per avvicinarsi a un espressionismo quasi febbrile, fatto di primi piani serrati, di rumore, di corpi che si toccano e si scontrano in spazi chiusi e soffocanti. È un cambio di grammatica visiva netto, e proprio per questo rivelatore: se la natura, nel cinema di Gu Xiaogang, si racconta per orizzonti aperti, per campi lunghi che lasciano respirare i personaggi dentro il paesaggio, la società del profitto si racconta invece per costrizione, per accerchiamento, per un'estetica che toglie aria: è il deflagare tra due bolle distanti ma che inevitabilmente collidono.
Il figlio Mulian, il cui nome non è casuale, essendo mutuato dalla celebre leggenda buddhista di Mulian che scende negli inferi per salvare la madre dalla dannazione, rappresenta il contrappeso morale della vicenda: è lui che tenta di riportare Taihua alla ragione, di sottrarla al vortice della setta commerciale, in un percorso che il film costruisce esplicitamente come una discesa agli inferi contemporanea, laica ma non priva di risonanze religiose.
L'operazione di Gu Xiaogang è interessante proprio perché rifiuta la separazione netta tra sacro e profano: il tè, la meditazione, il rapporto con la terra, appartengono a una spiritualità antica e silenziosa, mentre lo schema piramidale ne rappresenta una parodia grottesca, una religione fasulla costruita sul culto del denaro e travestita da promessa di elevazione personale. In questo senso il film può essere letto come un'allegoria della Cina odierna, sospesa tra una memoria contadina e artigianale che si sta rapidamente dissolvendo e una religione secolare del successo economico che promette scorciatoie e produce invece rovina, solitudine, disgregazione dei legami familiari.
Dal punto di vista estetico, il legame con Dwelling in the Fuchun Mountains resta comunque leggibile, anche se meno insistito e meno vivido rispetto al primo capitolo: il film d'esordio di Gu Xiaogang si strutturava apertamente come un omaggio al ciclo pittorico di Huang Gongwang, pittore del XIV secolo, autore del celebre rotolo Dimora tra i monti Fuchun, considerato uno dei vertici della pittura di paesaggio della dinastia Yuan.
Quella pellicola adottava la logica dello scorrimento orizzontale tipica della pittura a rotolo, con la macchina da presa che si muoveva lungo il fiume come lo sguardo dello spettatore scorre lungo un dipinto, restituendo un'idea di tempo circolare, di continuità tra uomo e paesaggio, di armonia formale tra le stagioni e le vicende umane.
In Dwelling by the West Lake questa impostazione pittorica sopravvive soprattutto nelle sequenze ambientate tra le colline da tè e sulle rive del lago, dove Gu Xiaogang continua a cercare l'inquadratura come composizione, la luce naturale come materia pittorica, il corpo umano come elemento che si integra nel paesaggio invece di dominarlo. Sono momenti in cui il film ritrova la propria voce più autentica, quella di un cineasta che pensa per immagini prima ancora che per intreccio narrativo. Ma proprio perché il racconto qui è più aggressivamente drammaturgico, orientato al conflitto e alla tensione psicologica, questi squarci pittorici finiscono per funzionare come parentesi, come respiri concessi allo spettatore prima di essere nuovamente risucchiati nella spirale ansiogena della truffa, più che come struttura portante dell'intero film, come invece accadeva nel primo capitolo della trilogia.
È qui che probabilmente,si annida anche il limite principale dell'opera: l'ambizione di tenere insieme due registri così distanti, la contemplazione pittorica ereditata dal debutto e il dramma sociale quasi thriller dello schema piramidale, produce un film che a tratti fatica a trovare un equilibrio stabile.
La parte dedicata alla setta commerciale, pur efficace nella sua capacità di restituire il meccanismo psicologico dell'adescamento, tende a dilatarsi fino a diventare ripetitiva, insistendo su un crescendo emotivo che rischia di sfociare nel melodramma dichiarato, con un'intensità recitativa, soprattutto nella parte della protagonista, che in alcuni momenti scivola nell'eccesso. La componente naturalistica, dal canto suo, pur restando visivamente la più preziosa, occupa uno spazio proporzionalmente minore rispetto al film d'esordio, come se il regista avesse dovuto cedere terreno alla necessità di raccontare una storia più esplicitamente drammatica e più immediatamente comprensibile per un pubblico ampio.
Il risultato è un film che funziona meglio come documento sociale e come denuncia, tema per altro urgente e poco affrontato dal cinema cinese contemporaneo con questa lucidità, di quanto non funzioni come opera pittorica coerente al livello del suo predecessore.
Resta comunque un film nel complesso ben costruito, che ravviva il panorama del cinema cinese recente, perché affronta senza reticenze un fenomeno, quello delle truffe piramidali, che ha colpito in modo trasversale milioni di famiglie cinesi negli ultimi decenni, e lo fa non con lo sguardo distaccato dell'inchiesta giornalistica ma con la compassione e la comprensione psicologica di chi sa che dietro l'avidità si nasconde quasi sempre una ferita più antica, un bisogno di riconoscimento e di riscatto che il capitalismo predatorio sa sfruttare con precisione chirurgica.
Gu Xiaogang conferma, pur con qualche squilibrio, di essere uno degli autori più interessanti del nuovo cinema cinese, mostrando una tecnica di ripresa eccellente, capace di leggere le trasformazioni del proprio paese attraverso il filtro della grande tradizione pittorica nazionale, e di trasformare il paesaggio non in semplice sfondo ma in vera e propria coscienza morale del racconto.
Se Dwelling in the Fuchun Mountains restava un'opera di quiete contemplazione, Dwelling by the West Lake è il suo doppio inquieto, la dimostrazione che quella stessa terra, quello stesso lago, quelle stesse colline coltivate a tè, possono oggi convivere, senza soluzione di continuità, con la violenza sottile e pervasiva del denaro facile.

Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.