Visualizzazione post con etichetta Far East Film Festival 18. Mostra tutti i post
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lunedì 8 agosto 2016

Fatal Intuition ( Yun Jun-hyung , 2015 )




Fatal Intuition (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nonostante si sforzi in tutti i modi di sembrare un thriller, il più classico e convenzionale possibile, Fatal Intuition del regista coreano Yun Jun-hyung troppe volte deraglia dai canoni del genere per concedersi dissertazioni in altri ambiti (l'horror psicologico ad impronte soprannaturale ad esempio), creando di fatto una impalcatura narrativa all'interno della quale si muovono altre tematiche.
Il racconto vede come protagonista Jang-woo un giovane aitante che vive con la sorella minore in una cittadina costiera della provincia coreana:lavora in una industria locale che produce ghiaccio e progetta di vendere la casa dei genitori per trasferirsi a Seoul.


Quando la sorella scompare misteriosamente Jang-woo si mette alla sua ricerca con il casuale ausilio di una sensitiva locale dall'aspetto timido ed impaurito che sembra possedere qualche risposta al drammatico mistero.
Le indagini condotte dall'uomo , ovviamente intralciate dalla consueta polizia inefficiente e sciatta, sembrano condurre ad uno dei personaggi più benvoluti e rispettati della comunità.
Perchè Fatal Intuition non è quindi un thriller in senso stretto? Anzitutto perchè il ricorso al soprannaturale che in alcuni frangenti è decisivo e basilare contamina la storia dandogli qualche pennellata quasi da horror, in secondo luogo perchè quello che maggiormente emerge, ed il regista sembra volere assecondare questa deriva, è più uno studio antropologico di una provincia coreana schifosa e sporca dove domina la cattiveria, la totale assenza di etica e e di moralità, dove persino i peggiori individui sanno nascondersi con grande capacità dietro maschere rassicuranti.

domenica 7 agosto 2016

The Tag-Along / 紅衣小女孩 ( Cheng Wei-Hao / 程伟豪 , 2015 )




The Tag-Along (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Nel 1998 fu diffuso un video amatoriale che ritraeva un gruppo di escursionisti lungo un sentiero di montagna dell'entroterra taiwanese  alle cui spalle compare una misteriosa ragazzina vestita di rosso; l'episodio che andò a toccare le sensibili corde delle tradizioni e delle credenze taiwanesi viene ripreso come spunto di The Tag-Along opera prima di Cheng Wei-Hao, autore piuttosto conosciuto soprattutto nell'ambito dei cortometraggi e qui al suo primo lungometraggio.


Nel film il misterioso essere viene identificato come un mosien, figura della tradizione dell'isola, un piccolo demone della montagna che secondo il folklore locale si nutrirebbe delle paure e dei sensi di colpa delle vittime.
Partendo da queste forti basi popolari tradizionali, The Tag-Along racconta di un giovane che lavora nel campo delle agenzie immobiliari che vive con la nonna che improvvisamente sparisce rapita dal misterioso essere che vive in montagna.
Il giovane Wei oppresso dal senso di colpa per avere trascurato la nonna diventa il prossimo bersaglio del demone e dietro a lui anche la fidanzata che nel rapporto col giovane ha le sue cose da farsi perdonare; Yi-chun, la ragazza che diventa la protagonista della seconda parte del racconto, è decisa a a ritrovare il fidanzato spezzando il cerchio di sensi di colpa che rischia di coinvolgere anche lei.
The Tag-Along è film che inizia mostrando una faccia tutt'altro che orrorifica, semmai sembra prediligere il thriller psiscologico, ma quando le escursioni in montagna alla ricerca delle persone rapite dal mosien diventano dominanti nel percorso narrativo , la pellicola si indirizza su canoni più consoni all'horror.

domenica 31 luglio 2016

Weeds on Fire /点五步 ( Chan Chi-fat / 陈志发 , 2016 )



Giudizio: 6.5/10

Weeds on Fire è un altro di quei lavori venuti alla luce grazie agli sforzi produttivi governativi e non messi in atto per riportare in auge il cinema con connotati più squisitamente HKesi; in questo caso il lavoro dell'esordiente Chan Chi-fat vede la luce grazie al First Feature Film Institute , un programma messo in piedi dal governo di Hong Kong per permettere a giovani talenti di ottenere finanziamenti, sebbene piuttosto magri, per produrre le loro opere.
Per tale motivo Weeds on Fire, un po' come è avvenuto di recente per alcuni lavori prodotti con modalità simili, è opera che ha il suo interesse a prescindere.
Il regista poi decide di affrontare una tematica per nulla originale, il film su tematiche giovanili, filtrandolo però attraverso lo sport, uno di quelli, tra l'altro, ben poco praticati ad Hong Kong e cioè il baseball.



Ispirandosi ad una storia vera degli anni 80 con protagonisti reali, che vediamo poi omaggiati sui titoli di coda, Chan racconta il tentativo di un preside di una scuola dei Nuovi Territori di ottenere finanziamenti per mettere in piedi una squadra giovanile di baseball, la prima di tutta la città; per fare ciò mette insieme una masnada di giovanotti tutt'altro che disciplinati che trovano, seppur faticosamente, una motivazione interiore, filtrata attraverso le esperienze personali, per ottenere qualche risultato.

venerdì 22 luglio 2016

Flying Colors ( Doi Nobuhiro , 2015 )




Flying Colours (2015) on IMDb
Giudizio: 5.5/10

Può una ragazzina che è il prototipo della teen ager ignorante, frivola e pure mezza scema rendersi conto che rimanendo tale al di là dell'effimera ribellione giovanile vuota e fine a se stessa non fa altro che rovinarsi l'esistenza?
E può una tematica del genere apparire come una storia di rivalsa e redenzione?
Il lavoro di Doi Nobuhiro affronta questo tema raccontandoci la storia di Sayaka, biondo platino, minigonne ascellari, totalmente disinteressata alla scuola al punto di avere un rendimento nelle scuole superiori da ragazzina delle  elementari, interessata solo al suo look e alle mode fugaci dell'età adolescenziale.


La madre, unica ad interessarsi a lei visto che il padre pensa solo a lavare il cervello al figlio per farlo diventare un giocatore di baseball, decide di salvare il salvabile affidandola ad un insegnante che si occupa di corsi di recupero per adolescenti ignoranti come capre.
Il piglio e la simpatia dell'insegnante riescono a far breccia nell'orgoglio della ragazzina che piano piano prima prende coscienza della propria condizione poi decide di recuperare il tempo impegnandosi nello studio, sebbene i risultati all'inizio non fanno altro che mettere in luce la sua profonda inadeguatezza oltre che ignoranza abissale.
Ma i risultati sorprendentemente arrivano al punto che la ragazza punta addirittura ad entrare in una delle tante università d'elite di Tokyo , tipica mission impossible che però coinvolge tanto.

lunedì 18 luglio 2016

Round Trip Heart ( Tanada Yuki , 2015 )




Round Trip Heart (2015) on IMDb
Giudizio: 6/10

Hachiko lavora come addetta alla ristorazione sul Romance Car un treno intriso di nostalgia che ogni giorno fa la spola con Hakone una località celebre per le sue terme e per le vedute mozzafiato sul Fuji; la ragazza svolge il suo lavoro con nipponica gentilezza e professionalità trascinando il suo carrello tra le file dei passeggeri in viaggio dispensando snack e bevande; uno dei passeggeri cerca di rubarle uno snack e lei , ligia al dovere, lo insegue nella stazione per consegnarlo ai poliziotti.
L'uomo è uno strambo personaggio ingobbito sotto il peso della sua altezza e quando Hachiko riesce a raggiungerlo entrambi sono esausti dalla folle rincorsa quasi fossero guardia e ladro; non solo , dopo un breve colloquio i due , con un colpo di scena quasi grottesco, si concedono una escursione, guidati dalla volontà della ragazza di rintracciare la madre,  fino alla cittadina termale della quale la ragazza ha un vago ricordo per una gita compiuta anni prima con la sua famiglia prima che si sfaldasse con la separazione tra i genitori.


Dal canto suo Sakuraba, strambo e cialtrone che millanta posizioni sociali fasulle, è in realtà un povero disgraziato in fuga perchè la sua attività da produttore lo ha portato sull'orlo del fallimento, nonostante ciò mostra il suo lato più umano e quello che inizia con uno stranissimo incipit diventa ben presto un nostalgico road movie all'insegna della solitudine e della fragilità.
I due ben disposti a raccontarsi le proprie vicende pur mantenendo sempre un rigoroso distacco, nonostante per un momento sembra che qualcosa possa accadere, diventano insomma i protagonisti di una commedia agro dolce che nonostante le premesse non scade mai nel facile sentimentalismo, anzi lo evita accuratamente continuando ad affidarsi ad atmosfere spesso eteree e  riflessive.

sabato 16 luglio 2016

Inside Men ( Woo Min-ho , 2015 )




Inside Men (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Che la Corea del Sud potesse essere uno dei tanti paesi fondato e alimentato dalla corruzione dilagante è dato di fatto appurato vuoi dalla storia e vuoi dalle numerose storie cinematografiche che seppur di fantasia, si ispirano comunque a fatti realmente accaduti; ma che un film come Inside Men potesse ergersi quasi a film di denuncia risulta invece più sorprendente; il motivo del grande successo riscosso dal lavoro del regista coreano Woo Min-ho sta nel fatto di avere messo sullo schermo tutto ciò che bolle nelle viscere di un paese in cui la corruzione alimentata dalla bramosia di potere regola tutti i meccanismi politici e sociali: storia da dare in pasto insomma ad una opinione pubblica sempre più sospettosa e mal disposta verso il potere politico.


Va però detto che , fatte tutte le doverose distinzioni, Inside Men non è quello che ci si sarebbe aspettati da un Francesco Rosi o un Elio Petri asiatico del terzo millennio: la componente di denuncia è chiarissima, con tanto di riferimenti e di ambientazione a 360°, ma Woo sceglie quella che potremmo definire la via coreana al film di denuncia e cioè una pellicola nella quel accanto alle tematiche accennate c'è il thriller, c'è la violenza alla coreana (quindi tosta...) e c'è la vendetta.
Il racconto è imperniato intorno ad un losco affare che sta dietro ad alcuni importanti personaggi dell'establishment politico-finanziario coreano: il politico rampante, il giornalista che da anni muove le fila attraverso gli organi di stampa, industriali trasformati in bancomat senza fondo , tutti coagulati intorno ad una truffa che dovrebbe favorire il politico nella corsa elettorale e il potere industriale.

venerdì 15 luglio 2016

The Kodai Family ( Hijikata Masato , 2016 )




Kôdaike no hitobito (2016) on IMDb
Giudizio: 5/10

Ha ancora un senso riprodurre, con opportune correzioni e adattamenti, la favola di Cenerentola in un mondo come quello del terzo millennio dove le favole sembrano avere tutte la stessa confezione e il lieto fine standardizzato?
The Kodai Family del regista giapponese Hijikata Masato è la risposta forse più completa e al tempo stesso ovvia: chi vive nel mondo dei sogni perennemente ha bisogno di qualcuno che la comprenda e la aiuti a far sì che almeno una parte di quei sogni bambineschi diventino realtà.
Kie lavora come segretaria in una grande azienda, sognatrice ad occhi aperti col suo mondo personale popolato da personaggi di fantasia, aspira all'incontro della sua vita che possa far concretizzare le ingenue e semplici aspirazioni che si fondano sul bisogno di essere compresa ed accettata.


Quando nell'azienda in cui lavora compare il giovane rampollo della famiglia proprietaria, un autentico principe tanto etereo quando inarrivabile, i pensieri di Kie spaziano a 360° gradi; il problema però è che Mitsumasa, il giovane belloccio e ricco figlio del padrone dell'azienda ha lo strana e prodigiosa dote di saper leggere il pensiero: di fronte a tanta purezza di sentimenti il ragazzo un po' incuriosito e divertito, un po' colpito agevola l'incontro con Kie che ben presto si tramuta in amicizia e quindi in amore.
Mitsumasa a dimostrazione dei suoi buoni propositi introduce la ragazza nella sua famiglia dove anche il fratello e la sorella sono telepatici per uno strano dono genetico; l'unico ostacolo è ovviamente la madre rigida e dispotica che non contempla per il futuro del figlio un matrimonio con una ragazza di origini non altolocate.

giovedì 14 luglio 2016

Young Love Lost / 少年巴比倫 ( Xiang Guoqiang / 相國強 , 2015 )




Young Love Lost (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

Siamo nei primi anni novanta in una città del nord della Cina che vive agglomerata intorno ad una gigantesca fabbrica di prodotti chimici, uno degli ultimi baluardi della industrializzazione comunista, fonte inesauribile di lavoro e di speranza per gli abitanti della città.
Il protagonista della storia è un giovane , Lu Xiaolu, il cui padre appena ha potuto ha pensato di infilarlo, seguendo i soliti metodi basati sul favore e sul clientelismo, nella immensa fabbrica assicurandogli così un futuro; è lo stesso ragazzo che anni dopo racconta la sua storia, quegli anni che lo portavano fuori dalla adolescenza per affacciarsi al mondo degli adulti e alle prospettive che i cambiamenti sociali seguiti alla modernizzazione del paese si paravano davanti.


Ma il giovane ha ben altre idee per la testa: le pulsioni sessuali si affacciano prepotentemente e il vedersi infilato in un microcosmo colorato e variegato quale è quello della fabbrica non fa altro che alimentare i suoi desideri; eh sì perchè il regista Xiang Guoqiang, qui alla sua opera prima, ritrae il mondo della fabbrica come un universo colorato popolato da uomini allupati e sempre sensibili alle problematiche sessuali pecorecce, un ambiente che è un po' a metà strada tra una caserma e una scuola di eterni adolescenti.
Xiang è assegnato al nucleo che si occupa della parte meccanica del complesso industriale e ben presto scopre come ogni reparto vive delle sue regole , spesso in vivace contrapposizione con gli altri.
Unica traccia gentile all'interno della fabbrica è la giovane dottoressa Bai Lan che da parte sua tratta con distacco tutti, più che altro per salvaguardare se stessa.
Tra i due comunque, a tappe di lento avvicinamento, inizia un rapporto di amicizia che alla fine sfocerà in vero amore, culminando, grottescamente in una serata segnata da un forte terremoto.
Quegli anni sono stati per Lu di certo i più belli , come ricorda nel finale, ma anche i più amari, perchè sotto i suoi occhi sono passati a folle velocità non solo l'amore ma anche tutti i cambiamenti che hanno portato la Cina su una strada diversa: insomma alla fine Young Love Lost si tinge in maniera netta e decisa di quei colori della nostalgia verso l'epoca della giovinezza e di un'era che appare lontanissima nel tempo, approdando a quel genere di tematiche che il cinema cinese degli ultimi anni sta sempre più abbracciando nel suo guardare al passato che non è solo personale e nostalgico, ma anche storico e sociale.

mercoledì 13 luglio 2016

Lowlife Love ( Uchida Eiji , 2015 )




Lowlife Love (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

In una società come quella giapponese, votata al formalismo e animata da una competitività estrema che non prevede l'insuccesso o peggio il fallimento, non risulta difficile immaginare il sottobosco cinematografico che si muove tra produzioni low cost e cinema indipendente come un magma dove tutto sembra ridursi ad una lotta per la sopravvivenza, un ampio campo di battaglia dove esistono pochissime regole e dove imperversano millantatori, imbroglioni, farabutti, produttori privi di soldi e di scrupoli e l'immancabile yakuza.
Lowlife Love di Uchida Eiji  osserva proprio questo mondo marginale, quasi nascosto nel quale la domanda che tutti si pongono, più o meno esplicitamente , è: "quanto sono disposto a mettere in gioco per raggiungere il risultato ?".


Il protagonista Tetsuo, ad esempio, regista di un film indipendente alcuni anni e da tempo impegnato a trovare il modo di dirigerne un altro, sebbene sia un personaggio di quelli che certamente non potremmo definire raccomandabili, ha però la sua sacra morale cinematografica votata all'idealismo un po' donchischottesco; poco importa che dietro questa sua forma di puro idealismo si nasconda un pornomane, un  molestatore che naturalmente sfrutta il suo ruolo per circuire le aspiranti attrici, Tetsuo sa però riconoscere il talento, spogliandosi del suo ruolo sgradevole da clichè cinematografico di quart'ordine.
Minami, una giovane appena giunta dalla provincia e che ben presto deve fare i conti, adeguandosi senza troppe difficoltà, con le regole che governano quel sottobosco e Ken, un giovane sceneggiatore alle prime armi, entrano ben presto nell'orbita di Tetsuo che vede in loro grandi potenzialità; ma la concorrenza nel variegato mondo del cinema indipendente e povero è feroce e quindi il protagpnosta deve fare i conti con colleghi e produttori senza scrupoli che usano i suoi stessi metodi, cioè le avances sessuali, per portare dalla propria parte la giovane aspirante attrice.

Mountain Cry / 喊山 ( Larry Yang / 杨子 , 2015 )




Mountain Cry (2015) on IMDb
Giudizio: 7.5/10

Il giovane regista cinese Larry Yang, appartenente a quella generazione di cineasti che sebbene diplomatisi nelle prestigiose Accademie cinesi ( la Beijing Film Academy in questo caso), possiedono un bagaglio culturale di ampie vedute grazie alle esperienze maturate in altri paesi che gli hanno consentito di introdurre all'interno della a volte austera autorialità tipica del cinema cinese nuove vedute cinematografiche di certo più contaminate dalle esperienze occidentali.
In Mountain Cry Yang si cimenta con un periodo storico tra i più difficili e al tempo stesso più affascinanti che ha influenzato in maniera radicale la società cinese: siamo infatti negli anni 80, in un villaggio dello Shanxi dove, sebbene ormai il paese abbia imboccato la via delle aperture che lo porteranno al boom economico che conosciamo, l'eco della appena conclusa Rivoluzione Culturale è ancora forte , col suo carico di usanze , tradizioni e regole quasi tribali.


Quando il marito della giovane e bella ma purtroppo muta Hong Xia muore a causa di una trappola piazzata maldestramente dallo scapestrato Han Chong, il consiglio del villaggio, temendo la reazione delle autorità che avrebbe minato l'armonia della comunità, decide di non denunciare il fatto e di compensare la perdita della donna con l'impegno del giovane a farsi carico dei bisogni della famiglia della giovane vedova, da tutti vista come una intrusa nel villaggio in quanto giunta da poco insieme al marito.
Han Chong accetta obtorto collo l'incarico e si prende sulle spalle i bisogni della famiglia, Hong da parte sua si dimostra fedele al suo ruolo di donna di casa sfamando il giovane e accudendolo dopo le fatiche lavorative.
I due trovano quindi un modo per comunicare e per riuscire a mettere su una specie di famiglia surrogata, ma soprattutto, quello che all'inizio era un rapporto fondato sulla diffidenza e sul rancore si tramuta in una storia di amore cresciuta all'ombra di un ambiente ostile e gretto, che si nutre anche del tragico passato della donna.

lunedì 11 luglio 2016

The Exclusive: Beat the Devil's Tattoo (Roh Deok , 2015 )




Journalist (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Heo lavora come reporter in un grande network, con la sua professionalità cerca di mettere una pezza nella vita personale ( la moglie non crede in lui e vuole il divorzio) e in quella professionale dove si addensano le nubi di un ridimensionamento del personale che potrebbe coinvolgerlo; quasi per caso però si trova di fronte ad una soffiata che potrebbe cambiare la sua vita per sempre; negli ultimi mesi Seoul è stata sconvolta dalle gesta esecrabili di un serial killer feroce e Heo sembra avere una informazione che potrebbe risolvere il caso sul quale anche la polizia annaspa senza fare progressi.
I dirigenti del network si gettano sulla notizia , infervorati nella solita corsa allo scoop e prima ancora che possa rendersi conto di quanto sta accadendo Heo si ritrova sbattuto sugli schermi insieme alla sua informazione preziosa della quale però ben presto non si dimostra così sicuro come appariva all'inizio.


Strutturato come un thriller con tutti canoni giusti del genere, The Exclusive è però fondamentalmente tutt'altra cosa: uno spaccato ricco di sarcasmo e con toni spesso da commedia, seppur nera, del mondo dell'informazione e della sua competitività all'interno del paese forse più competitivo del mondo.
L'iniziale euforia del protagonista ben presto scivola nel dubbio e nel terrore per le conseguenze nefaste che potrebbe avere mentre i vertici del network misurano il successo della scelta con incrementi vertiginosi dell'audience ben poco inclini a riconoscere la possibilità seppur remota dell'errore; come se non bastasse anche la polizia mostra il suo volto più sgradevole ed incapace: per Heo insomma un salire e scendere continuo dalla polvere agli altari in una storia che mette la mancanza assoluta di etica al centro delle tematiche e il disagio di chi invece un briciolo di morale professionale lo mantiene ancora.

sabato 2 luglio 2016

The Inerasable ( Nakamura Yoshihiro , 2016 )




The Inerasable (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

La tematica delle case infestate da spiriti è una di quelle più classiche del cinema horror di tutti i tempi: case che vivono e perpetuano maledizioni, case che nascondono eventi spaventosi, case dove gli spiriti alloggiano incontrastati da secoli e case che sono state testimoni di eventi tragici e che sembrano voler trasmettere il segreto; tutto costruito per smaterializzare, personificare e rendere viva, col suo carico anche di dolore, quello che dovrebbe essere il rifugio sicuro e tranquillo di tutti noi.
Prendendola un po' alla larga Nakamura Yoshihiro è questo che vuole raccontare nel suo ritorno all'horror, partendo da una premessa interessante ed originale.
Una scrittrice di romanzi horror si affida ai suoi lettori per avere ispirazione: raccontare episodi spaventosi nei quali il soprannaturale sembra prendere il sopravvento.


Tra le mille storie ricevute quella della studentessa Kubo è  la più  interessante, anche perchè sembra avere delle sconcertanti coincidenze con una storia ricevuta anni prima.
La scrittrice decide quindi di incontrare la ragazza ed assieme cercano di saperne di più sui strani rumori e sulla misteriosa presenza che sembra abitare la casa di Kubo.
La coppia ben presto si ritrova a scavare come due archeologhe della paura e del soprannaturale nel passato anche molto remoto, perchè eventi che si concatenano e si intersecano appaiono riportare la soluzione del mistero nel passato per una sorta di perpetuarsi di una dinamica inspiegabile ed oscura.
Raccontare oltre di The Inerasable significherebbe spoilerare troppo, quindi meglio fermarsi qui, anche perchè il film, più un horror psicologico che altro, vive molto sulla ambientazione e sulle sottili dinamiche narrative  che comunque condurranno ad un finale risolutivo (questo possiamo almeno dirlo).

venerdì 1 luglio 2016

The Forest ( Paul Spurrier , 2015 )




The Forest (2016) on IMDb
Giudizio: 6/10

Il compito di rappresentare al Far East Film Festival uno dei generi da sempre più in voga nella cinematografia thailandese, quello che ruota intorno a storie di fantasmi con ambientazioni horror, è demandato per quest'anno ad un regista britannico Paul Spurrier da anni ormai stabilitosi in Thailandia e che ha al suo attivo un solo altro lavoro datato 2005.
Questi presupposti piuttosto atipici non impediscono a The Forest di risultare un lavoro dalla profonda anima thai, prodotto a basso budget e improntato ad un minimalismo, sotto tutti gli aspetti, da tipico film indipendente.


La storia racconta di un giovane maestro inviato ad insegnare in una piccola comunità che vive ai margini di una gigantesca ed impervia foresta che le tradizioni popolari e le superstizioni vogliono popolata da oscure presenze; qui il maestro conosce la sua graziosa collega che si occupa di un'altra classe e una schiera di ragazzini in età preadolescenziale tra i quali Ja una giovane solitaria e taciturna che ha scelto la via del mutismo volontario, tranne che con il padre ubriacone; la ragazzina è oggetto di bullismo dalle sue compagne di classe a causa della sua ostinazione a non parlare e del suo carattere schivo.
Ja però è l'unica che ha il coraggio di entrare nella foresta dove incontra un ragazzino che vive allo stato brado come un selvaggio e con il quale riesce ad esprimersi usando le parole.
Tutto il film vive sulle figure del giovane maestro che lentamente sembra scivolare nel gorgo intriso di mistero e di paura e sui due ragazzini protagonisti che all'interno della foresta vivono in piena libertà circondati dal mistero e dalle presenze oscure.

giovedì 30 giugno 2016

Assassination ( Choi Dong-hoon , 2015 )




Assassination (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

L'epoca della dominazione coloniale giapponese in Corea durata 35 anni (1910-1945) è sempre stata vissuta come una ferita profonda e silenziosa da parte della società coreana, quasi una vergogna che mina l'orgoglio nazionale e la fierezza di un popolo intero; al contrario di quanto fatto dal mondo cinematografico cinese che ha utilizzato la tematica dell'occupazione nipponica per la produzione di una serie infinita di lavori che avessero invece lo scopo di stimolare l'orgoglio nazionale, in Corea a quel periodo storico l'industria cinematografica ha raramente fatto ricorso.
E' perciò tutto sommato sorprendente vedere giungere al Far East Film Festival ben due opere che trattano l'argomento dell'occupazione giapponese: dopo l'attesissimo kolossal The Tiger infatti abbiamo avuto modo di poter assistere anche alla proiezione di Assassination uno dei film di maggior successo della stagione cinematografica coreana, oltre che uno tra quelli che hanno riscosso i migliori giudizi della critica per lo meno sul versante del prodotto popolare e mainstream.


Il film racconta le vicende di un ristretto gruppo di specialisti coreani chiamati dalla resistenza a compiere un attentato clamoroso contro le autorità giapponesi; a capo del gruppo c'è un vecchio combattente indipendentista, che già anni prima aveva egregiamente servito la causa, affiancato da cecchini formidabili ed esperti di esplosivi reclutati con cura  la cui strada ben presto si incrocia con un famoso e leggendario sicario cacciatore di taglie.
Costruito come il più classico film d'azione e di spionaggio, Assassination svolge il suo compito con grande efficacia: azione, suspance, storie personali, momenti carichi di ironia quando non addirittura brillanti, dramma e sottili giochi sotterranei  si mescolano in un racconto che si lascia guardare piacevolmente , soprattutto perchè riesce a far leva sui personaggi e sul loro vivido ritratto.
Il gruppo incaricato dell'azione incarna i tipici personaggi dei film di genere dove accanto alla grande maestria professionale vediamo scorrere le personalità ora istrioniche, ora camaleontiche, ora fuori dagli schemi, affiancate da un sano e mai retorico spirito nazionalista e di rivincita.

martedì 28 giugno 2016

Trivisa / 樹大招風 ( Frank Hui/许学文 , Jevons Au/欧文杰 , Vicky Wong/黄伟杰 , 2016 )




Trivisa (2016) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Proprio nell'anno in cui fortemente ci si interroga sul destino del cinema di Hong Kong sempre più compresso tra la presenza mainlander forte del potere economico e la conseguente fuga di autori alla ricerca di un pubblico più vasto e di investitori facoltosi, Trivisa si pone , assieme Ten Years , come il pregevole tentativo di dare voce a nuovi autori capaci di perpetuare la grande tradizione cinematografica hongkongese; se il lavoro corale votato come miglior film dalla critica di Hong Kong è un eccellente esempio di cinema indipendente e coraggioso, Trivisa è il risultato di una grande intuizione  di Johnnie To e della sua Fresh Wave , il concorso riservato ai nuovi autori dell'ex colonia britannica, da cui provengono i tre registi che firmano questo lavoro.


Se a ciò aggiungiamo la particolare scelta narrativa su cui si base Trivisa non è azzardato assegnare al film una importanza che va ben oltre il reale valore artistico.
Costruito come la somma di tre cortometraggi diretti ognuno da tre diversi autori, Trivisa ha però la sua linea comune, sebbene le tre storie si intersechino fugacemente per brevi attimi: Frank Hui, Jevons Au e Vicky Wong infatti raccontano le gesta di tre personaggi che a cavallo tra gli anni 80 e gli anni 90 stimolarono le fantasie della cittadinanza grazie alle loro gesta criminose.
Kwai Ping-hung, divenuto famoso per aver sparato ad alcuni poliziotti, Yip Kwok-foon, lo svaligiatore di gioiellerie sempre col suo inseparabile kalashnikov e Cheuk Tze-keung lo spendaccione che trasportava i soldi dei rapimenti di ricchi uomini d'affari con la sua Lamborghini gialla sono infatti personaggi notissimi nella cronaca di Hong Kong oltre che conosciutissimi dal pubblico per le loro gesta.

venerdì 24 giugno 2016

Three Stories of Love ( Hashiguchi Ryosuke , 2015 )




Three Stories of Love (2015) on IMDb 
Giudizio: 6/10

Film tra i più attesi al recente Far East Film Festival di Udine, dove è giunto preceduto da una bella messe di giudizi positivi che lo hanno fatto considerare uno tra i lavori migliori prodotti in Giappone nel 2015, Three Stories of Love di Hashiguchi Ryosuke è un potente dramma tripartito nel quale si esplorano vari aspetti dei rapporti amorosi.
Costruito intorno alle figure di tre personaggi, le loro storie , totalmente indipendenti una dall'altra, costituiscono l'asse portante del film: Atsushi ha perso la moglie da ormai tre anni in un incidente causato da un pazzo, lavora come tecnico della manutenzione dei ponti e ne studia con una tecnica tutta sua, molto istintiva , la tenuta e le eventuali riparazioni da compiere; la sua casa è una stamberga nella quale si accumula immondizia e ciarpame vario, perchè quando egli non lavora passa il tempo a ricordare la moglie, a disperarsi nella ricerca di una possibile accettazione del lutto e della perdita.


Toko è una casalinga di mezza età con un marito che non la degna di uno sguardo e una suocera pedante, il suo unico momento di felicità è l'ossessiva visione di un vecchio video che la immortala in un fugace incontro con la principessa Masako e che le suscita una struggente nostalgia; il suo noioso vivere quotidiano la porta ad intraprendere una relazione stramba con un presunto artista truffatore che sogna un allevamento di polli e che consuma droghe in maniera industriale.
Infine Shinomiya , un rampante e altezzoso avvocato gay che tratta il suo amante come un servetto, fino a quando qualcosa inizia a sgretolarsi e lui cerca conforto presso un vecchio compagno di scuola amato anni prima e che ora è sposato con prole.
Tre storie che sembrano distanti anni luce, ed in effetti lo sono, nelle quali è difficile trovare un filo conduttore, semplicemente perchè le facce dei rapporti amorosi sono talmente numerose e variegate da non riuscire a trovare nulla in comune.

giovedì 23 giugno 2016

The Priests ( Jang Jae-hyun , 2015 )




The Priests (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

The Priests , opera prima del regista e sceneggiatore coreano Jang Jae-hyun, è un buon esempio di film di genere che segue modelli storici e consolidati a tema esorcismo; definirlo una versione coreana del capolavoro di Friedkin è probabilmente affermazione sbagliata, ma il solco su cui si muove la pellicola è quello.
Introdotto da un prologo nel quale c'è già tutta la tematica sviscerata poi nel contesto della trama, The Priests racconta di una giovane studentessa il cui corpo viene carpito dal demonio e per mettere in pratica gli opportuni esorcismi il Vaticano si rivolge alla chiesa locale coreana che a sua volta individua nel sacerdote Kim l'uomo giusto per portare a termine l'operazione, sebbene quest'ultimo sia fortemente inviso alla maggior parte degli alti prelati per il suo modus operandi tutt'altro che ortodosso.


A tal proposito gli viene affidato come assistente il giovane Choi, prete alle prime armi, soprattutto con lo scopo di controllare i metodi di Kim.
Tra i due sacerdoti si instaura quasi subito il classico rapporto mentore-allievo, nonostante Kim faccia di tutto per mostrare al giovane collega il suo lato più deteriore accanto alle indubbie capacità da esorcista, cui fa da background personale il passato non proprio limpido dei due.
Nel film ovviamente non mancano i classici momenti da horror, conditi in qualche circostanza anche di una certa dose di umorismo, ma nel complesso  The Priests è film terribilmente serio che affronta il tema della visione coreana del cattolicesimo, sempre in bilico tra fanatismo e integralismo.

mercoledì 22 giugno 2016

Apocalypse Child ( Mario Cornejo , 2015 )




Apocalypse Child (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Nell'isola filippina di Luzon Francis Ford Coppola ambientò una delle scene più famose di Apocalypse Now, quella dove il tenente colonnello William Bill Kilgore si trastullava con il surf mentre gli elicotteri annientavano tutto col napalm.
Una tavola da surf abbandonata dai soldati e ritrovata da alcuni ragazzini diede il via alla penetrazione di quello sport nell'arcipelago delle Filippine.
Quasi quaranta anni dopo il surf è uno delle attrattive  di Baler e Ford (potenza del nome...) è un simulacro vivente di quegli eventi lontani: insegnante con tavola sempre pronta e frutto di una fugace relazione tra la madre adolescente ed un membro della troupe cinematografica , facilmente identificabile visto il nome che porta.


Ford se la spassa con la su amica Fiona tornata in patria dagli States per la malattia della nonna e intrattiene un rapporto praticamente paritario con la madre che è quasi sua coetanea: un menage piuttosto free tenuto in piedi da bevute, fumate e sesso a volontà.
Ford ha un caro amico, Rich , che ha intrapreso la carriera politica e col quale non scorrono però rapporti molto amichevoli per qualche episodio avvenuto nel passato; l'amico ha con sè la fidanzata Serena che ne approfitta per prendere lezioni da Ford e non solo.
Rich da parte sua saprà rendere pan per focaccia al suo amico fino ad un risolutivo confronto finale.
Quello che emerge in maniera netta dal film di Mario Cormejo è l'atmosfera rilassata, quasi giocosa che deriva da una vita vissuta a ritmi non frenetici e a misura d'uomo dove i rapporti personali possono disperdersi in mille rivoli e in cento sfaccettature.

giovedì 26 maggio 2016

Bakuman ( One Hitoshi , 2015 )




Bakuman. (2015) on IMDb
Giudizio: 6.5/10

Il Manga è probabilmente uno dei simboli indiscussi del Giappone, della sua cultura e della sua società; non a caso spesso assistiamo a lavori cinematografici ispirati ai manga diretti da registi di fama riconosciuta a conferma dell'importanza culturale che questo genere letterario ha nel paese.
Naturalmente da ciò ne deriva che diventare disegnatore di manga è una porta aperta sul successo e sulla fama che in una società animata da grande competitività quale quella giapponese garantisce benessere e soddisfazioni.


Ma per diventare uno scrittore di manga di successo si deve scalare una montagna infinita sulla quale in molti ci lasciano le penne perchè si parte in tanti ma in pochi arrivano in vetta.
Da questo concetto parte Bakuman il lavoro del regista giapponese One Hitoshi, visto al recente Far East Film Festival, che vuole essere un ritratto vivace e snello dell'ambiente dei disegnatori manga.
I protagonisti sono due adolescenti: Saiko, dotato di grandi capacità grafiche che sfrutta per riempire quaderni di ritratti segreti della sua compagna di classe Azuki della quale è infatuato e Shujin, dotato di maggiore visionarietà progettuale e che coinvolge l'amico il quale inizialmente appare indifferente nell'avventura; Saiko il grafico, Shujin il narratore e Azuki la musa del primo che dà il colpo finale affinchè la coppia prenda piede nel loro percorso verso il successo.
Il successo passa per le incasinate e rumorose stanze della rivista Weekly Shonen Jump, una sorta di tempio del manga, dove i due cercano di piazzare i loro lavori.

mercoledì 25 maggio 2016

Fourth Place ( Jung Ji-woo , 2015 )




Fourth Place (2015) on IMDb
Giudizio: 7/10

La grande promessa del nuoto coreano Gwang-soo possiede un talento natatorio smisurato che potrebbe portarlo a ben figurare alle prossime Olimpiadi, ma al contempo quel talento è racchiuso in una mente immatura, da ragazzino scapestrato e bizzarro che si comporta quasi fosse un idiota fino a veder fallire le sue aspettative e soprattutto quelle del coach con comportamenti assurdi (si può saltare di punto in bianco una settimana di allenamenti in vista delle selezioni olimpiche solo perchè si vuole cazzeggiare giocando d'azzardo con un manipolo di compari? ).


Nei primo quarto d'ora di Fourth Place prendiamo quindi contatto con la personalità di Gwang-soo, attraverso un elegante bianco e nero.
Salto in avanti di sedici anni e vediamo lo stesso Gwang-soo, grigiamente adagiato nella sua vita insulsa, contattato da una donna cui vuole affidare il figlio adolescente, anche lui dotato di buon talento ma che inevitabilmente alle gare arriva sempre quarto.
Per un coreano la medaglia di legno è una umiliazione prima di tutto, perchè non placa la competitività , più o meno indotta dalla società, tra le più selettive del mondo.
Inoltre per il ragazzino Joon-ho primeggiare nel nuoto significherebbe poter ambire ad una borsa di studio che gli assicuri la frequenza di qualche prestigiosa università.
Gwang-soo ha fama di essere inaffidabile, scontroso e terribilmente duro coi suoi allievi, nei quali, probabilmente sfoga la sua frustrazione per l'occasione persa in giovane età.
Da un lato un insegnante tirannico e violento che non lesina le bastonate di fronte ai scarsi risultati del ragazzino, dall'altra un allievo con talento sì ma irrimediabilmente figlio dei nostri giorni, terzo incomodo una madre che pur di vedere il figlio affermato, e quindi socialmente encomiabile, è disposta a tutto in un eccesso di amore materno che sconfina nella ossessione accecante.
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